Amburgo: una città ricca di sorprese

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Mi sono ritrovato ad Amburgo un weekend ad inizio giugno. E’ stato quasi per gioco, per soddisfare il desiderio di visitare una città del nord Europa che non fosse la solita capitale. Cercavo anche una località dal clima mite primaverile, dove il grande caldo non fosse ancora arrivato.

Ho scoperto così una città ricca di vita e posti da visitare. Sono stati giorni di piacevoli passeggiate tra i diversi quartieri di questa città/stato. Il clima è stato particolarmente caldo e afoso, ma questo non mi ha fermato. Ho macinato chilometri tra un grande magazzino e i pontili in riva al fiume Elba.

Ho fatto il turista in mezzo a tanti turisti. Pochi gli italiani che scelgono come meta Amburgo. Ho visitato i luoghi storici della città e i nuovi quartieri in pieno sviluppo edilizio, al posto dei vecchi magazzini di stoccaggio.

DOV’E’ AMBURGO

Amburgo è nel nord/ovest della Germania, più a nord di Berlino e anche di Londra. Si trova sull’estuario del fiume Elba, ed è proprio grazie alle acque navigabili di questo fiume che è diventata il secondo porto d’Europa per volume di traffico. Per molto tempo, i grossi porta-container arrivavano fin nel cuore della città, attraversata da una fitta rete di canali. Oggi le attività si sono spostate nelle aree a sud dell’Elba, liberando moltissime zone del centro, ora diventate moderne zone alla moda.

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Il centro di Amburgo

Sono i quartieri dei vecchi depositi di stoccaggio delle merci, riconvertiti in eleganti palazzi con affaccio sui canali. Intorno a questi edifici si sono moltiplicati locali dove andare a bere una birra, ascoltare musica dal vivo o mangiare in un romantico ristorante.

Si può anche semplicemente passeggiare tra un canale e l’altro e rimanere affascinati da come questi quartieri siano cambiati nel tempo. Infatti, per aiutare i turisti più curiosi, non mancano pannelli informativi che raccontano, anche con l’ausilio di foto d’epoca, come si sia evoluta la città negli anni.

Tra i tanti cambiamenti che ha visto la città, uno che sicuramente spicca agli occhi dei turisti è il modernissimo edificio della Filarmonica dell’Elba.

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La Filarmonica dell’Elba

ELBPHILHARMONIE DI AMBURGO

La Filarmonica dell’Elba sorge sopra un vecchio magazzino di stoccaggio nel quartiere di HafenCity, sulla riva dell’Elba. L’edificio ospita tre sale da concerto, una delle quali tra le più grandi ed avanzate del mondo. Ci sono pure un lussuoso hotel, 44 appartamenti e qualche ristorante.

E’ visitabile gratuitamente acquistando il biglietto direttamente all’ufficio informazioni che si trova di fronte l’ingresso. Altrimenti si possono comprare i biglietti on line, sul sito ufficiale dell’Elbphilharmonie, ma ho visto che viene applicata una commissione di 2€.

L’ accesso alla struttura è attraverso un lungo corridoio in salita, dove un tapis roulant particolare porta quasi all’ingresso dei teatri. Anziché avere un normale andamento rettilineo, questo tappeto mobile fa come una specie di onda prima di arrivare a destinazione all’ottavo piano. Un’altra breve salita conduce al foyer delle sale e alla terrazza panoramica, il Plaza,  che corre lungo tutto il perimetro dell’edificio. La vista della città che si gode da questo punto privilegiato lascia senza fiato.

Da questa zona si può fare una piacevole passeggiata tra i vecchi magazzini riconvertiti, attraversando antichi ponti su canali ora percorsi da battelli turistici. Oppure si può tornare in centro con la metropolitana o i bus.

IL CENTRO DI AMBURGO

Il centro cittadino è ricco di bellissimi monumenti e palazzi storici sopravvissuti prima ad un grande incendio e poi ai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Abili opere di conservazione e ripristino ne hanno restituito il fascino di un tempo.

La piazza del municipio, Rathaus in tedesco, è il cuore della città vecchia, Altstadt. Il municipio è ospitato in un edificio di stile neorinascimentale, costruito sul finire del 1800. Le sue dimensioni sono impressionanti: la facciata misura 111 metri e la torre raggiunge i 112 metri.

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La torre del Municipio di Amburgo

Nell’edificio hanno sede anche il Senato e il Parlamento del land di Amburgo. Durante la giornata vengono organizzate diverse visite guidate a pagamento che portano i turisti attraverso le numerose stanze del palazzo, sia nel Parlamento che nel Senato. Non sono previste guide in lingua italiana.

Nelle vicinanze si possono trovare moltissimi negozi di grandi marche di lusso, un paio di grandi magazzini con i marchi più conosciuti e tanti locali dove mangiare e bere.

Con una breve passeggiata si può raggiungere il Memoriale della chiesa San Nicola.

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Costruita poco prima del 1200, questa chiesa divenne cattedrale a tre navate dopo il Grande Incendio del 1842 che la distrusse insieme a gran parte della città. Ricostruita in stile neogotico, nel 1847 fu edificata una torre campanaria di 147 metri. I bombardamenti aerei che sconvolsero Amburgo nel 1943 non risparmiarono neppure questa cattedrale. Si salvarono solo qualche muro perimetrale e la torre campanaria, non completamente distrutta. Grazie a benefattori e donazioni, la torre venne completamente ricostruita, ma decisero di non recuperare l’intera cattedrale, lasciando le rovine superstiti come memoriale delle distruzioni della guerra.

Oggi, un ascensore in vetro raggiunge un belvedere situato a 76 metri all’interno della torre. Da qui si può ammirare un panorama a 360° della città. La vista spazia dalle gru del porto commerciale a sud dell’Elba fino ai quartieri più remoti. Una mostra fotografica mostra alcune viste dall’alto della città prima e dopo i bombardamenti.

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Vista di Amburgo dall’alto

ALTER ELBTUNNEL (IL VECCHIO TUNNEL SOTTO L’ELBA)

All’inizio del 1900 c’era il problema di velocizzare i collegamenti attraverso le due sponde dell’Elba. A nord risiedevano i lavoratori che dovevano raggiungere i cantieri navali a sud del fiume. Fino ad allora gli spostamenti venivano garantiti da traghetti, ma dal 1911 la situazione cambiò radicalmente.

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Il vecchio tunnel sotto l’Elba

Vennero infatti costruiti sotto il letto del fiume due tunnel di 426,5m che collegano tutt’oggi le due rive dell’Elba. La particolarità, direi unica al mondo, è che l’accesso ai tunnel è garantito esclusivamente da ascensori!

Non ci sono strade di accesso, solo 5 ascensori per lato (e una scala in metallo da mille mila gradini) che scendono fino a 23,5 metri sotto il fiume. Tre sono adibiti al trasporto di auto, due solo per pedoni e biciclette.

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Gli ascensori del vecchio tunnel

Oggi sono diversi i ponti che scavalcano il fiume e questo tunnel rimane più una attrazione turistica che una essenziale via di comunicazione. Le pareti delle gallerie sono ricoperte da mattonelle celesti. Alcune rilievi in terracotta raffigurano la fauna dell’Elba.

Al termine della passeggiata sotto il fiume, si emerge nel quartiere dei vecchi cantieri navali, dove da un belvedere si può ammirare tutto il profilo di Amburgo.

Dall’altra parte del tunnel, in città, il primo quartiere che si incontra è St Pauli. Un tempo considerato la zona meno desiderabile dove vivere, dal 18° secolo divenne casa dell’attività più antica del mondo. I marinai appena sbarcati correvano in questa area a farsi coccolare da donne che davano loro l’amore in cambio di parte dei guadagni. Ancora oggi è considerato il quartiere a luci rosse, con una strada, in parte protetta da sguardi ingenui, dove donne seminude mettono in mostra il loro corpo.

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Un ostello e un sexyshop

IL QUARTIERE ST PAULI

Tra un sexy shop ed un ostello, questo quartiere è il centro della vita notturna. Discoteche, pub, ristoranti in ogni via, i giovani riempiono le strade per tutta la notte. Non manca un enorme area all’aperto, nella Spielbudenplatz, dove si organizzano concerti e djset.

Il Reeperbahn, il quartiere a luci rosse, esercita ancora il suo fascino. Accanto allo storico St Pauli Theater, autorevole teatro di Amburgo, non mancano negozi bizzarri.

Questa area è al centro di un radicale cambiamento, intenzionato a far perdere l’aspetto erotico e popolare della zona, a favore di uno stile di vita più tranquillo.

Nella zona nord del quartiere si respira un’aria più romantica e bohemienne allo stesso tempo. Tra tranquille vie residenziali si trovano negozi di abiti usati, botteghe artigiane e bar caratteristici, dove la colazione tipica tedesca viene servita fino a tardi.

MINIATUR WUNDERLAND

Devo confessare un segreto che non è poi nemmeno tanto segreto. Già in questo post di qualche tempo fa avevo parlato della mia passione per i treni.

Il motivo del mio viaggio ad Amburgo è stato perché la città ospita il più grande plastico ferroviario del mondo.

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I trenini di Miniatur Wunderland

Più di 16 milioni di visitatori hanno visitato questa esposizione che si estende su quasi 1500 metri quadrati di superficie. Più di 1000 locomotive trainano i treni sugli oltre 15 km di binari. In oltre 16 anni dall’apertura sono state costruite almeno 9 sezioni con altrettante ambientazioni. Si passa dalla stazione centrale di Amburgo, alla Scandinavia. Austria e Svizzera sono presenti con i loro panorami anche innevati. Non mancano gli Stati Uniti dove i treni attraversano Las Vegas o le rosse montagne del deserto del Nevada.

Anche l’Italia fa bella mostra di sé. La stazione di Roma Termini è capolinea dei nostri treni. C’è Venezia con i suoi canali. I treni passano anche tra le montagne a picco sul mare delle Cinque Terre e della costiera Amalfitana. Il Vesuvio erutta i suoi lapilli mentre un treno sfreccia sul viadotto sopra Pompei.

Tutto è curato fin nei minimi dettagli. E’ proprio questa estrema precisione, quasi maniacale, a far rimanere a bocca aperta. Persone alle finestre, gente che scia, macchine e camion che sfrecciano su autostrade. Persino una nave cargo nelle acque di un fiume. E poi ponti mobili, concerti gremiti di folla, luna park e feste di paese.

Hanno ricreato un aeroporto dove gli aerei atterrano e decollano realmente, macchine di servizio in movimento sulla pista e terminal dove si attestano gli eaeroplani.

MINIATUR WUNDERLAND BY NIGHT

Se l’emozione di fronte a questo spettacolo non bastasse, gli ideatori del parco hanno pensato di creare anche suggestioni notturne. Ogni 15 minuti vengono spente le luci, simulato un tramonto e, grazie a più di 380mila luci led, viene ricreata una perfetta ambientazione notturna. Il Colosseo è illuminato in ogni suo arco, nei piccoli appartamenti vengono accese e spente le luci come nelle case vere. Sui televisori va in onda il tg ripreso nello studio anch’esso in miniatura. Il luna park in scala ridotta ha le sue luci intermittenti e sul palco del concerto le luci stroboscopiche vanno a ritmo di musica.

I treni corrono con i compartimenti illuminati, le macchine hanno le luci di posizione accese e tutto è creato per farti vivere la notte.

Passerei giornate intere a vedere i treni fare su e giù da un ambiente all’altro. Perderei ore intere a controllare ogni singolo particolare di questo immenso plastico.

PERCHE’ AMBURGO

Amburgo è stata una sorpresa sotto moltissimi punti di vista. Una grande città del nord, ben vivibile, con una efficientissima rete di trasporto pubblico. Offre moltissimo al turista curioso, che ama camminare e scoprire le piccole grandi perle che questa città regala.

Merita sicuramente di essere visitata anche solo per un weekend.


 

Dublino val bene una pinta

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Nell’agosto dello scorso anno ho fatto una vacanza di due settimane in Irlanda. Come avevo scritto subito dopo quel giro, e che potete leggere cliccando qua, era stata una vacanza piuttosto umida, ma non per questo meno emozionante. Ho concluso il tour facendo meta a Dublino, città sempre piena di turisti e con una vivace vita notturna.

DUBLINO D’AGOSTO

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Dublino al tramonto

Sono arrivato a Dublino verso la fine di agosto, dopo un giro in macchina di tutta l’Irlanda, compresa quella del nord. Dopo due settimane di pioggia, finalmente il tempo concede una tregua e il cielo si è rasserenato. Ho riconsegnato l’auto a noleggio in aeroporto e sono arrivato in città utilizzando il bus di linea. Collegamento molto, forse troppo, veloce. L’autista del tipico bus a due piani ha tenuto una velocità decisamente sostenuta e sembrava di ribaltarsi ad ogni curva.

Il bus mi ha lasciato praticamente sulla porta dell’hotel che ho prenotato, il St. George. Comodo e non lontano dal centro pedonale, è vicino alle vie dello shopping e dei pub. Sarebbe un albergo perfetto se non fosse per le stanze veramente piccole e troppo calde.

Dall’albergo, con una breve passeggiata mi ritrovo in O’Connell Street, una delle principali vie del turismo. Infatti, sono moltissimi i turisti che affollano questa ampia strada fatta di negozi, caffetterie e ristoranti. Il clima, perfetto per passeggiare, è un ottimo stimolo per visitare a piedi il centro città.

Proprio a metà di O’Connell Street si staglia nel panorama di Dublino The Spire, una torre di acciaio alta 120metri. Considerata la scultura più alta al mondo, la sua base ha un diametro di 3 metri, mentre la punta è di soli 15cm.

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The Spire

A questo enorme ago che si alza verso il cielo sono stati attribuiti diversi significati. Tra i tanti, quello più accreditato vuole che rappresenti la lotta per l’indipendenza dell’Irlanda dagli inglesi. Questa installazione artistica può lasciare perplessi, tuttavia ha un fascino particolare, soprattutto la notte, quando sembra essere un fascio di luci proiettato verso le stelle.

DUBLINO E TEMPLE BAR

Dublino è ricca di moltissimi punti di attrazione, dai monumenti ai musei. Tuttavia, la meta principale dei turisti è la zona di Temple Bar, famosa per i suoi pub e ristoranti. Affollata durante il giorno, è una zona molto vivace anche durante la sera, con locali dove ascoltare musica dal vivo o ballare.

Si trova subito a sud del ponte O’Connell che attraversa il fiume Liffey, l’importante corso d’acqua che taglia in due il centro cittadino. E’ un susseguirsi di pub, ristoranti, disco club che attirano migliaia di persone ogni giorno dell’anno. Il più famoso di questi locali è il mitico Temple Bar, che con i suoi muri rossi è di immediato riconoscimento. In questo caratteristico Irish Pub, se non si teme la folla, si possono gustare i tipici piatti della cucina irlandese, magari ascoltando musica dal vivo e bevendo birra.

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Due scurissime Guinness

LA BIRRA GUINNESS

La birra è una caratteristica quasi univoca di Dublino e dell’Irlanda stessa, tanto che non bere una bella pinta di Guinness, dal colore scuro e dal sapore deciso, è come non essere stati in Irlanda.

Questa birra è nata praticamente a Dublino, nel 1759, e nel birrificio originale di produzione, il St. James Gate Brewery, oggi c’è la Guinness Storehouse dove, attraverso un percorso con guide virtuali, si può conoscere la storia che ha portato questa birra scura ad essere rinomata in tutto il mondo. Dal piano terra, dove si conoscono gli ingredienti principali per la produzione della birra, si sale fino al settimo piano, seguendo le varie fasi di lavorazione. Curioso il piano dedicato alle diverse campagne pubblicitarie, che sono diventate virali nel mondo prima ancora dell’epoca di internet.

Decisamente più interessante la possibilità di degustare i diversi tipi di Guinness, non tutti reperibili sul mercato italiano. Al settimo piano di questo parco della birra c’è il Gravity Bar, dove potersi rilassare bevendo una pinta di birra, compresa nel biglietto d’ingresso alla Storehouse, mentre si rimane incantati davanti al panorama a 360° di Dublino.

DUBLINO E IL WHISKEY

L’Irlanda è anche terra di rinomati e ottimi whiskey. Nel cuore di Dublino, nel quartiere di Smithfield, nasce del whiskey irlandese. E’ la distilleria Jameson. Aperta nel 1780 in Bow Street, dopo 250 anni è ancora punto di riferimento per i cultori del whiskey e per tutti i turisti che vogliono conoscere qualcosa di più di questa bevanda alcolica. Oggi non si produce più nessun barile di whiskey, ma è diventato una sorta di museo dove ripercorrere la storia della famiglia Jameson, del whiskey che porta il suo nome e di Dublino.

Così come alla Guinness Storehouse, anche alla Jameson Distillery Bow St. è possibile ripercorrere la storia e il processo di produzione del whiskey. Questa volta si è accompagnati da una guida in carne ed ossa che, con simpatia e professionalità, racconta come sia nato e cresciuto il whiskey Jameson. Tra aneddoti legati alle vicende di Dublino e qualche effetto speciale, non manca l’occasione per assaggiare il prodotto di famiglia, confrontandolo con un whiskey scozzese e uno americano.

La mia visita è iniziata alle 10.30 del mattino e alle 11.15 avevo già mandato giù ben tre shot di whiskey. Capivo l’inglese come se fosse la mia lingua madre e la distilleria mi sembrava Disneyland vista dalle montagne russe. Ho un ricordo vago di quello che è successo dopo, ma di sicuro, al termine del tour, mi sono fermato nel raffinato lounge bar che c’è al piano terra e ho ordinato uno strepitoso whiskey cocktail, compreso nel biglietto d’ingresso, che ha reso tutto ancora più onirico. Alle 12.00, uscito dalla distilleria, non ero più a Dublino, ma a Las Vegas!

Vi consiglio una visita alla Jameson Distillery di Bow Street perché ne uscirete euforici!

DUBLINO PER TUTTI

Ovviamente Dublino non è solo per gli amanti di birra e whiskey. Esistono moltissime attrazioni dove essere sobri è di gran utilità. Come la visita al Trinity College, una delle università più prestigiose in Europa. Sorge nel centro di Dublino ed è meta turistica soprattutto per la suggestiva biblioteca ospitata nella Long Room.

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La biblioteca del Trinity College

Nella biblioteca del Trinity College è esposto il Libro di Kells, un testo miniato dell’800 che contiene i quattro Vangeli scritti in latino. Per l’eccellenza tecnica e la bellezza è considerato una delle migliori opere d’arte irlandese di quell’epoca.

Il posto può essere molto affollato e non è difficile trovare una lunga coda per l’acquisto del biglietto. Meglio comprarlo in internet, sul sito ufficiale del Trinity College, anche appena prima della visita.

A Dublino si possono fare delle bellissime passeggiate che toccano tanti altri punti interesse. Tra questi c’è il Centro James Joyce, ospitato in un vecchio edificio del 1784, un museo dedicato allo scrittore irlandese. Tra foto di famiglia e dettagli dei suoi manoscritti è ideale per gli appassionati dell’autore. Sempre passeggiando, questa volta sul lungo fiume, si può ammirare il moderno ponte Samuel Beckett. Progettato dall’archistar Calatrava, le linee disegnate da cavi e pilone di sostegno fanno assomigliare questo ponte di 180 metri ad una arpa, uno dei simboli caratteristici dell’Irlanda.

A 3km dal centro di Dublino c’è anche il meraviglioso Giardino Botanico nazionale irlandese. Chiamato l‘isola di smeraldo, ha più di tremila piante e bellissime serre vittoriane dove sono ricreate diverse zone climatiche. E’ un posto di grande relax e poco frequentato da turisti.

DUBLINO FUORI PORTA

Volendo fare una gita fuori porta, io mi sono lasciato consigliare da amici. Dalla centralissima stazione di Tara Street, sono andato a Howth, un rinomato borgo in riva al mare a circa mezz’ora di treno da Dublino. E’ un vecchio villaggio di pescatori, oggi ricco sobborgo piuttosto trafficato. A Howth si può vedere il più antico edificio abitato di tutta l’Irlanda, ma più semplicemente si può passeggiare sulla diga che protegge il porticciolo dalle acque del mare d’Irlanda e godersi un meraviglioso tramonto.

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Tramonto a Howth

Dublino è affascinante, con molti posti da scoprire e sicuramente molti locali dove divertirsi. Pochi giorni non bastano per apprezzare a sufficienza il fascino che questa capitale racchiude tra le sue strade e i suoi palazzi.


 

Capodanno a Maratea: la scoperta di un territorio

Lavorare nei giorni di fine anno può essere una gran seccatura, soprattutto se sei di turno nella notte di San Silvestro. Ho la fortuna di avere un lavoro che per l’ultimo dell’anno mi manda in “missione” in giro per l’Italia. Dopo la pausa australiana e il capodanno 2017 a Sydney, ho iniziato il 2018 a Maratea.

MARATEA E LA BASILICATA

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Il mare di Maratea

 

 

 

 

 

 

 

Maratea è una cittadina di poco più di 5mila abitanti in provincia di Potenza ed è l’unico comune della Basilicata ad affacciarsi sul mar Tirreno. È formata da una decina di frazioni spalmate tra splendide spiagge e un rigoglioso entroterra per cui non esiste una vera e propria città. Il “centro” è un suggestivo borgo molto simile ad un paesino di montagna, dove la vita scorre lenta e sottolineata dai rintocchi dei numerosi campanili.

Numerose sono le chiese, le cappelle e i monasteri presenti nel territorio di Maratea, tanto da essere chiamata la “città delle 44 chiese“. Il ritmo delle ore scandite dai campanili si alterna al fragore del mare che si infrange sugli scogli, a qualche belato delle greggi che pascolano paciose nei boschi, agli immancabili galli che riempiono i pollai e ai numerosi treni che transitano nelle stazioni del comune.

Infatti, il comune di Maratea ha ben tre fermate sulla linea tirrenica delle FS che collega Napoli a Reggio Calabria. Nella principale, “Maratea” appunto, fermano quasi tutti i treni, garantendo così numerosi collegamenti con il resto d’Italia.

MARATEA E IL MARE

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Spiagge a Maratea

 

 

 

 

 

 

 

Maratea deve parte della sua fama essenzialmente al meraviglioso mare che lambisce le sue coste. Negli ultimi anni ha ricevuto più volte la Bandiera Blu per la qualità delle sue spiagge e l’ottima accoglienza che riserva ai turisti di ogni parte del mondo. È conosciuta anche come la Perla del Tirreno.

La costa è un susseguirsi di ripide scogliere che lasciano spazio a piccole insenature e brevi spiagge ben curate. Nelle località di Acquafredda e di Fiumicello si possono trovare due tra le spiagge più belle di tutta la Basilicata, fatte di piccoli ciottoli uniformi, dove anche in pieno inverno si possono fare piacevoli passeggiate.

Il clima invernale, almeno sulla costa, è quasi sempre mite. Durante il mio soggiorno di fine anno, nonostante qualche giornata di brutto tempo e burrasca, ho avuto la possibilità di godermi la spiaggia con 15 gradi e mettere i piedi in acqua non è stato traumatico.

Le guide turistiche parlano di diverse grotte raggiungibili solo via mare, così come molto nascosta è una spiaggia che si scopre dopo aver attraversato, sempre dal mare, una galleria nella roccia.

MARATEA E LA MONTAGNA

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La montagna di Maratea

 

 

 

 

 

 

 

Il territorio di Maratea è ricco proprio per il suo aspetto vario. Dalle spiagge sul Tirreno, in pochi minuti, si può salire su alte montagne dalle quali godere di un panorama mozzafiato. Lo stesso “centro” della cittadina è un piccolo borgo che richiama i paesini di montagna delle alpi.

Non manca una vegetazione tipicamente montana, dove in pochi metri la macchia mediterranea lascia spazio a fitti boschi di pini.

La statua del Redentore, ormai simbolo della città, sorge in vetta al monte San Biagio, a 620m sul livello del mare. Con i suoi 22 metri di altezza, è considerata la statua più alta d’Italia e domina il centro storico di Maratea, volgendo le spalle al mare.

L’entroterra della cittadina è ricco di sentieri ed itinerari ideali per gli escursionisti e per gli amanti delle passeggiate in mezzo alla natura.

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Statua del Redentore

COME ARRIVARE A MARATEA

Non è così comodo arrivare a Maratea. L’aeroporto più vicino è quello di Napoli, a poco più di 200km di distanza. Si deve quindi poi raggiungere la cittadina utilizzando l’autostrada Salerno/Reggio Calabria fino allo svincolo di Padula, preferibile a quello virtualmente più vicino di Lagonegro Nord. Infatti, da Padula una scorrevole e comoda strada statale porta a Policastro, sul mare, dove prendere poi la Statale 18 in direzione Sud.

Superata Sapri, la strada diventa stretta e piuttosto tortuosa, occorre, quindi, fare attenzione e non farsi distrarre dal meraviglioso panorama a picco sul mare.

La fortuna è che, anche in alta stagione, il traffico è molto ridotto e quindi non ci sono particolari problemi a percorrere questo tragitto.

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Treno a Maratea

 

 

 

 

 

 

 

Ben più semplice è arrivare a Maratea in treno. Dalla stazione ci si può spostare con i bus di linea, noleggiare un’auto o organizzarsi con le navette degli alberghi.

DOVE SOGGIORNARE A MARATEA

L’ottima ospitalità di questo territorio mette a disposizione dei turisti diverse opportunità di soggiorno, b&b, appartamenti e ottimi hotel.

Io ho soggiornato presso l’Hotel Villa Cheta Élite e l’esperienza è stata al di sopra di ogni più rosea aspettativa.

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Hotel Villa Cheta a Maratea

 

 

 

 

 

 

 

 

Situato nella frazione di Acquafredda di Maratea, questo hotel offre un’esperienza di soggiorno fuori dall’ordinario. Ricavato in un antico edificio nobiliare dalle caratteristiche liberty, si fa presto ad essere sedotti dal fascino di questo posto.

L’accoglienza riservata agli ospiti è degna del più lussuoso albergo al mondo e l’eleganza degli interni lascia senza parole.

Gli spazi comuni sono un susseguirsi di salottini dove rilassarsi, leggere o guardare la tv, mentre le sale da pranzo offrono un servizio di prima categoria, così come eccellente è la qualità del ristorante. Durante la stagione calda è possibile cenare negli spazi esterni, dai quali godere di un meraviglioso panorama della costa.

Le camere, ognuna con un nome diverso, sono molto raffinate nell’arredamento e nei corredi, sempre in stile con l’epoca dell’edificio.

È disponibile anche una piscina all’aperto e il mare non è molto distante, raggiungibile con una breve passeggiata.

Utile una visita al sito ufficiale di Villa Cheta, cliccando qui, dove poter leggere di più sulla storia dell’hotel e trovare maggiori informazioni.

RILASSARSI A MARATEA

Scegliere di fare una vacanza a Maratea vuol dire garantirsi un’esperienza di totale relax, lontano dal caos di spiagge affollate o località inflazionate. Anche solo un weekend in questo territorio è sufficiente a ritrovare il giusto relax interiore, facendosi coccolare dall’ottimo cibo e da una natura ancora incontaminata.

Mi sono ripromesso di tornarci non appena ci sia la possibilità, perché l’esperienza vissuta è stata molto positiva.


 

Feste di Natale in riva al mare

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Chi è nato e cresciuto in Italia è abituato ad associare il Natale all’inverno. Temperature abbastanza fredde e, in alcuni casi, un po’ di neve rendono l’atmosfera natalizia molto suggestiva.

Trascorrere queste feste in località di mare, qua in Italia, è altrettanto piacevole, perché iI clima è tendenzialmente mite, tanto che i più temerari si cimentano in un bagno.

Vi è però mai capitato di trascorrere il Natale con temperature sopra i 25 gradi, sole a picco e spiagge meravigliose dove poter fare il bagno?

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Panorama di Sanremo il giorno di Natale

IL MIO NATALE ITALIANO

Sono cresciuto festeggiando il periodo natalizio in inverno e, come molti, alla parola Natale associo immediatamente sensazioni fredde: la neve, le renne con la slitta, il camino, maglioni pesanti, cappellino e guanti.

Del resto, la tipica immagine legata all’albero di Natale è un paesaggio nordico, dove una soffice neve si sta posando sugli addobbi colorati. Le decorazioni alle finestre lasciano intravvedere un camino acceso, dal quale un paffuto e rubicondo Santa Claus passerà nella notte col suo carico di regali.

Anche a Sanremo, dove sono nato e cresciuto, sebbene il clima sia particolarmente mite, comunque durante il Natale è inverno. Quest’anno, per esempio, la temperatura ha anche toccato i 15 gradi, ma sarà stato per non più di un’ora. Nel momento in cui è calato il sole, tra il vento di tramontana e l’immancabile umidità, la temperatura è scesa rapidamente.

E’ gradevole fare una passeggiata in riva al mare, ma maglioncino e cappellino sono più che consigliati

IL MIO PRIMO NATALE AL MARE

Prima di andare a Sydney lo scorso anno (inizia a leggere la mia avventura australiana qua), ero già stato in Oceania diversi anni fa.

A fine 2001, per lavoro, sono stato in Nuova Zelanda ed è stata la prima volta che trascorrevo il periodo natalizio in un posto “caldo“. L’esperienza all’inizio è stata decisamente straniante.

Come in Australia, anche in Nuova Zelanda le stagioni sono invertite rispetto alle nostre italiane, quindi nel mese di dicembre è estate. Sebbene la stagione estiva neozelandese non sia particolarmente calda, vista la latitudine, comunque non è periodo di neve. Niente maglioni e cappellini quindi, ma pantaloncini, maglietta e infradito. Ma come può essere Natale se sono in shorts e a maniche corte?

Se all’inizio mi sono trovato abbastanza stranito nell’affrontare le feste di fine anno con vestiti estivi, ammetto che non è stato difficile abituarsi. È sempre bello quando puoi stare con una piacevole temperatura e a pochi passi dal mare. Certo è che il Natale inizia a perdere un po’ della magia con la quale siamo cresciuti.

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Tipica giornata natalizia australiana

NATALE DOWNUNDER

Le decorazioni alle finestre, renne stilizzate, Santa Claus paffuti, luci intermittenti, sono tutti dettagli che hanno un sapore un po’ ironico quando fuori ci sono 27 gradi di temperatura. Sarà pur sempre festa, ma la sensazione è di vivere un ferragosto anomalo.

L’impatto più forte l’ho avuto il giorno di Natale, il 25 dicembre, quando si organizza il barbecue in spiaggia.

Per cultura, i neozelandesi, così come gli australiani, adorano il barbecue e ogni occasione è buona per ritrovarsi davanti ad un braciere a cucinare qualche costoletta. Non è difficile trovare nei parchi cittadini dei barbecue ad uso dei cittadini, quindi basta che ti porti la carne da arrostire e il gioco è fatto.

Questo succede anche nei parchi in riva al mare, dove la distanza tra il fuoco e la spiaggia è di qualche decina di metri (se la marea è alta, altrimenti devi camminare per chilometri).

Il giorno di Natale è d’obbligo il barbecue in spiaggia. Si mangia bene, si beve molto e di lì ad andare a dormire sotto un pino, col suono della risacca di sottofondo, è un attimo.

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Decorazione natalizia a Sydney 2016

QUALE NATALE E’ MEGLIO?

Per chi è nato e cresciuto in Italia, con i natali al freddo dell’inverno, queste feste natalizie in riva al mare possono essere considerate un vero Natale?

Ecco, io ci sto riflettendo ancora, dalla mia posizione privilegiata con vista mare dalle colline di Sanremo. Durante il Natale 2016 ero in maniche corte e pantaloncini a Sydney e mi è sembrato assolutamente normale festeggiare in riva al mare.

È questione di cultura e di abitudini, alle quali però ti adegui in fretta quando stai bene, e che senti mancare quando sei lontano. Durante i miei due natali a testa in giù un po’ mi è mancata l’atmosfera di questi giorni in Italia, inverno/freddo/neve/maglione/cappellino. Adesso ho un po’ di nostalgia per le feste di Natale in spiaggia, tra un barbecue e un bagno rischio squali/meduse/correntipericolose.

Alla fine, però, è sempre festa quando stai bene!


 

Viaggi in prima classe secondo me

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Ogni volta che organizzo i miei viaggi in prima classe, inizio sempre con molto anticipo rispetto alla data di partenza. La pianificazione dell’itinerario o il semplice acquisto dei biglietti per me vuol dire già essere in viaggio.

Negli anni ho consolidato un metodo, non certo infallibile, che mi ha dato il modo di confezionare vacanze a misura delle mie esigenze.

LA META DEI MIEI VIAGGI

Ammetto di non aver avuto mai grosse difficoltà a trovare una destinazione per i miei viaggi. Sono da sempre curioso come una bertuccia, quindi mi è abbastanza semplice scegliere una località, una regione o un Paese da andare a visitare durante le mie vacanze.

I compromessi più grossi li faccio sempre con il budget, mai illimitato, che determina in qualche modo la scelta della meta. Nel tempo ho constatato che anche con poche risorse economiche si possono fare splendide esperienze di viaggio e che non serve andare molto lontano per scoprire nuovi mondi.

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Scoperte dietro casa. Il Parco Nord – Milano

Negli ultimi anni ho preferito viaggiare in paesi anglosassoni per esercitarmi con la lingua inglese e poi perché mi piace il loro stile di vita.

Quindi il Regno Unito è stato meta di molte mie vacanze, alcune le potete trovare cliccando qua, leggendo questo post, oppure curiosando tra queste righe, e non sono mancati neppure viaggi negli Stati Uniti e un’indimenticabile esperienza a Sydney. (Se cliccate qua potete leggere il primo dei capitoli dedicati alla mia avventura in Australia).

Ho fatto piacevoli soggiorni in Francia e in Spagna, vedi questo post, e continuo a girare l’Italia con estrema gioia, dal Piemonte alla Calabria. Mi piacerebbe scoprire molto di più della Sicilia e conoscere la Sardegna dove ancora non sono stato, se non per un brevissimo weekend lavorativo in Costa Smeralda.

I VIAGGI PARTONO DALLA GUIDA

Dopo aver scelto la destinazione delle prossime vacanze, ecco che inizio il balletto per l’acquisto delle guide che mi accompagneranno nei miei viaggi.

Non mi accontento di comprarne una sola e se la prima scelta ricade su una Lonely Planet, molto utile e precisa nelle descrizioni, difficilmente lascio sugli scaffali le guide Mondadori/DK che con le loro cartine parlanti rendono più semplici i tour. Non mi dispiacciono neppure le guide del Touring Club, molto eleganti e raffinate.

La caccia parte mesi prima della partenza, alla ricerca della guida più aggiornata. Maniaco dei dettagli come sono, faccio veramente fatica ad affidare le mie escursioni a fonti vecchie di un anno. Quindi, vado prima in giro per la Libreria Hoepli di cinque e più piani nel cuore di Milano alla ricerca della pubblicazione più recente, poi mi affido ad Amazon per il prezzo più conveniente.

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Il castello di Edimburgo visto dal basso

Il gioco diventa più divertente una volta a casa. Inizio a confrontare le guide appena comprate, faccio paragoni e consulto internet. Prima di arrivare a stabilire l’itinerario da seguire nel mio prossimo viaggio, devo sapere cosa c’è da vedere, dove e come ci si arriva. E poi quanto i costi incideranno sulla vacanza. Per ultimo, ma sicuramente dal valore fondamentale, la scelta di come viaggiare e dove pernottare.

VIAGGI IN TRENO O IN AEREO?

Per alcune destinazioni non esistono scelte: l’aereo è sicuramente il mezzo più comodo e veloce!  Si risparmia tempo e così si hanno più giorni a disposizione per godersi la vacanza.

Inoltre, se si fanno scelte attente, si riescono a trovare biglietti ad ottimi prezzi senza dover viaggiare in low cost. Basta un po’ di pazienza, confrontare sui tanti siti a disposizione le varie tariffe e avere un po’ di fortuna. Può capitare di trovare biglietti a prezzi convenienti perché iscritti al programma fedeltà di qualche compagnia aerea, o perché è un periodo di saldi.

Io di solito confronto le proposte di Expedia e poi consulto i siti delle compagnie aeree che spesso sono più convenienti. In alcuni casi vado sulla pagina dell’aeroporto di destinazione per controllare quali voli atterrano, così da non perdere alcuna possibilità.

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In volo al tramonto

Per altre mete scelgo il treno. Si tratta di destinazioni non particolarmente lontane, verso le quali un viaggio su rotaie acquista un fascino maggiore. E’ vero, io sono di parte perché in treno girerei il mondo, e partire in treno è incominciare la vacanza nel migliore dei modi possibili.

Sono andato a Londra in treno, viaggiando prima sul TGV francese e poi attraversando la Manica attraverso l’Eurotunnel. Non è stato un viaggio breve, ma sicuramente comodo e per me emozionante. Ho passato ore e ore a guardare fuori dal finestrino, cercando di non perdere alcun dettaglio. Ero seduto ovviamente in prima classe, acquistando i biglietti parecchio tempo prima del viaggio e risparmiando rispetto alla tariffa intera.

Purtroppo non ci sono molte scelte da fare per i viaggi in treno. Non c’è la stessa concorrenza che c’è tra i vettori aerei, così da scegliere quello che si preferisce o quello che costa meno.

VIAGGI FLY&DRIVE

Se per raggiungere la meta normalmente scelgo tra aereo o treno, è quasi inevitabile che poi ricorra al noleggio di un’auto per gli spostamenti tra una tappa e l’altra della vacanza.

Anche in questo caso confronto prima tutte le offerte dei vari broker di noleggio disponibili in rete. Quindi vado sui siti delle maggiori compagnie di autonoleggio e vedo le loro proposte. Nonostante un numero infinito di soluzioni su internet, spesso le tariffe che mi ha proposto Avis sono state le migliori.

DOVE DORMIRE

Quando cerco il posto dove dormire durante le vacanze divento un segugio dall’olfatto finissimo. Inizio dalle guide cartacee e dai loro suggerimenti di alberghi e b&b. Passo quindi ai giudizi di Tripadvisor che incrocio con quelli di Booking. Sfoglio qualsiasi pagina internet che contenga suggerimenti su particolari sistemazioni, magari eleganti e di charme, confrontando anche opinioni di altri travel blog, come PanAnna, che offre tante idee di viaggio.

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Hotel Hibernian a Kilkenny – Irlanda

Cerco sempre strutture con una maggioranza di giudizi positivi e che rispondano a determinate mie esigenze. Non devono essere troppo lontani dal centro e dal trasporto pubblico, meglio se con colazione compresa, rigorosamente con bagno in camera. E poi mi affido alla sorte.

Raramente mi è capitato che una scelta non fosse all’altezza delle aspettative. Appoggiandomi spesso a catene internazionali o di una certa qualità, le camere in cui ho soggiornato sono sempre state molto curate, eleganti e in alcuni casi veramente lussuose.

Bene! E’ arrivato quasi il momento di organizzare le vacanze per l’estate del 2018. Passate le feste di fine anno tutte le varie compagnie mettono mano al loro listino e sicuramente usciranno nuove offerte e proposte.

E voi come e quando organizzate le vostre vacanze?


 

 

 

 

Uluru: il cuore sacro dell’Australia

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Pochi giorni fa il mondo internet è stato invaso da migliaia di foto dei tramonti infuocati sopra Milano. I colori accesi e le sfumature che dal rosso passavano all’arancione mi hanno ricordato Uluru, l’imponente massiccio roccioso che si erge nel centro dell’Australia.

ULURU – AYERS ROCK

Conosciuto con il nome inglese di Ayers Rock, Uluru è un enorme monolite che si trova nel Territorio del Nord australiano. Circondato dal bush, il deserto completamente piano tipico dell’Australia, Uluru è visibile da decine di chilometri ed è famoso per il suo colore rosso che cambia col passare delle ore. Si trova all’interno del Parco Nazionale Uluru-Kata Tjuta ed è considerato un luogo sacro per gli aborigeni, ai quali è stato riconsegnato nel 1985.

Uluru è uno dei simboli dell’Australia. Composto da un unico blocco di roccia arenaria, è alto solo 350 metri, ma ben maggiore è la parte non visibile. Infatti, i geologi sono riusciti a misurare l’estensione del monolite fino a circa 7 chilometri sotto terra!

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Il bush, il tipico deserto intorno ad Uluru

IL MIO VIAGGIO AD ULURU

Durante mio soggiorno a Sydney, del quale vi ho accennato giusto in pochi altri post, ho avuto la possibilità di organizzare un viaggetto di un fine settimana in questa incredibile località.

Considerate le enormi distanze australiane e i prezzi non proprio popolari dei voli, per questo viaggio mi sono affidato ad una compagnia aerea dai prezzi relativamente contenuti, la Jetstar. Sorella minore della compagnia di bandiera Qantas, offre un servizio paragonabile all’europea easyJet. I voli sono comodi, senza vendita di gratta e vinci durante il viaggio, e il servizio a bordo è buono.

Da Sydney ad Ayers Rock il volo diretto dura 3 ore e mezza ed il panorama che si vede dai finestrini dell’aereo è veramente unico. Dall’alto, infatti, avvicinandosi a destinazione,  si scorge un territorio completamente arancione, punteggiato di macchie scure. E’ il bush, il deserto ricco di vegetazione tipico dell’outback australiano. Solo a pochi minuti dall’atterraggio, durante un’ampia virata, si scorge il profilo unico di Uluru emergere isolato in questa vasta distesa.

L’aeroporto di Ayers Rock si trova a circa 30km dal Parco Nazionale di Uluru ed è poco più grande di un garage. Ha una sola pista di decollo/atterraggio e in una decina di metri sei dal sedile dell’aereo alla strada fuori dal terminal. Sembra più una stazione di provincia che un aeroporto. E’ l’unico dove non si è obbligati a buttare via l’acqua prima dei controlli di sicurezza!

NON ESISTONO CITTA’ AD ULURU

Stabilito che il nome ufficiale di questa montagna è Uluru e che Ayers Rock ormai si usa per indicare l’aeroporto nelle vicinanze, dove si vive da queste parti?

La prima vera città che si può incontrare scendendo dall’aereo è Alice Springs, a soli 450km a nord est. Scomoda per andare a prendere un caffè con gli amici.

A servizio del Parco di Uluru c’è il villaggio di Yulara, a 17km dal monolite, un vero e proprio resort di circa 3000 anime, turisti esclusi. Si trova all’esterno del Parco, al quale si accede solo a pagamento, poiché l’area è sacra per gli aborigeni e non è possibile costruire.

Yulara è un enorme villaggio turistico. Si va dal campeggio all’hotel extra lusso, passando da ostelli per backpackers, ossia i turisti zaino in spalla, a sistemazioni turistiche. E’ gestito da una società della quale fanno parte gli indigeni australiani ed organizza anche visite guidate al Parco ed eventi per i numerosi turisti che affollano le strutture.

Una comoda sistemazione a prezzi convenienti è l’Outback Pioneer Hotel, le cui grandi camere sono sistemate in bungalow sparsi sotto enormi eucalipti. Sono solo ad un piano e dalle enormi vetrate scorrevoli delle camere si può uscire nel mezzo del bush. Non mancano le zanzare nonostante il clima torrido tipico del deserto.

Nella pagina ufficiale del resort di Yulara, Ayers Rock Resort, ci sono molte indicazioni sui servizi offerti, sui tour e sulle attrazioni che si possono trovare in questa zona.

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Passeggiata intorno ad Uluru

LA MAGIA DI ULURU

Nella mitologia aborigena Uluru ha un ruolo molto importante e per gli indigeni questi luoghi mantengono l’essenza vitale di chi li ha creati. Per il mito si tratta di figure ancestrali descritte come giganti in parte umani, in parte animali o piante.

Diversi luoghi alla base del monte hanno una valenza particolarmente religiosa, tanto che i turisti non vi possono accedere, né fotografare. E’ notizia molto recente il divieto che dal 2019 verrà esteso anche alle scalate del monolite, da sempre attività molto gettonata da parte dei turisti, ma invisa agli aborigeni.

Lungo le pareti del monolite si possono vedere dipinti rupestri di migliaia di anni fa che rimandano alla mitologia del “dreamtime“, il tempo dei sogni, un’epoca più vecchia della memoria dell’uomo in cui tutto venne creato.

Per respirare meglio tutto questa atmosfera mistica basta godersi la magia del tramonto che scende su Uluru. Da un punto panoramico privilegiato per chi sceglie le visite guidate, si possono ammirare tutti i colori dell’iride mentre il sole cala e l’arancione del monolite viene assorbito dalla notte.

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Tramonto ad Uluru

Saranno stati i diversi calici di vino bevuti al buffet, o la mia naturale predisposizione ad emozionarmi, ma davanti ad uno spettacolo simile è veramente difficile non farsi venire la pelle d’oca.

Anche la mattina successiva, nonostante un risveglio nel cuore della notte, lo spettacolo dell’alba su Uluru è da brividi! Il cielo limpido e ricco di stelle lascia spazio alle prime luci e, in lontananza, il monolite prende forma accendendosi ai primi raggi del sole.

EMOZIONI SENZA FINE AD ULURU

Non si possono dimenticare queste esperienze emozionanti, così come forte è il ricordo della passeggiata intorno alla base di Uluru.

Subito dopo aver visto l’alba, si può scegliere di andare ai piedi del monolite e decidere di fare un’escursione di 12km intorno alla base, meglio se con una guida capace di raccontare aneddoti legati al luogo.

Tra caverne scavate dalla pioggia e dal vento, dove un tempo abitavano gli indigeni, laghetti che nascono e spariscono a seconda delle piogge, sentieri all’interno di boschi di eucalipti, lo spettacolo è sempre più emozionante.

Si è a pochi centimetri dalla roccia, la si può toccare, si può percepire il fascino che emana. E’ proprio arancione, tutte le tonalità di arancione. Sono percepibili segni dell’erosione dovuti al tempo, così come si vedono ombre disegnare volti sulle pareti della roccia.

E’ una passeggiata di diverse ore, ma, considerata la natura pianeggiante del terreno, non è molto impegnativa. Meglio avere un’adeguata scorta d’acqua perché, come sale il sole, la temperature aumenta parecchio. Utile anche una retina sul viso per difendersi dalle mosche appiccicose che non mancano nemmeno qua.

Da metà percorso in avanti, per evitare zone dal valore religioso per gli indigeni, il sentiero da seguire si allontana di non poco dalla roccia. Il panorama fatto di arbusti, sabbia e mosche rischia di diventare monotono. Basta alzare lo sguardo verso il monolite per ritrovare la magia che la stanchezza potrebbe far scomparire. Da questa distanza il monte appare ancora più imponente, emergendo solitario e massiccio dal deserto pianeggiante.

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Il cielo sopra Uluru

ULTIMO SALUTO AD ULURU

Prima di partire per tornare a Sydney, non si può fare a meno di dare un saluto al monolite.

Al centro del villaggio di Yulara c’è una piccola collina. Dalla sommità si può ammirare il panorama a 360 gradi del circondario. Laggiù, in lontananza, c’è lui, Uluru che emerge imponente sopra il deserto.

Da questa collina ho filmato uno dei tramonti più suggestivi che mi sia capitato di vivere. Lo potete vedere sul mio canale YouTube, cliccando qua.

Uluru: un altro posto che mi manca della mia esperienza australiana.


 

Londra in un giorno e mezzo

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Un fine settimana a Londra è sempre una splendida occasione per fare un viaggio quando si ha a disposizione poco tempo. Vicina a Milano e comoda da raggiungere con voli diretti, è una città capace di incantare con una miriade di posti da scoprire.

UN WEEKEND CORTO A LONDRA

Avendo accumulato molti punti “fedeltà” con il viaggio a Sydney, che potete rileggere qua e qua, ne ho approfittato per organizzare una gita a Londra. Con i punti dell’Executive Club di British Airways sono riuscito a comprare i biglietti alla metà del prezzo, meno di quanto possa costare un andata e ritorno Milano/Brindisi con Alitalia, anche scontato.

Per questioni lavorative, ho scelto l’ultimo volo del venerdì in partenza da Milano, alle 21.50 da Malpensa, con arrivo 90 minuti dopo a Londra Heathrow. Atterrando in uno dei satelliti del Terminal 5, base di British Airways, occorre un transfer interno prima di raggiungere il treno che porti in città. Si può scegliere tra una economica metro, la mitica Tube, o un più rapido e costoso treno, l’Heathrow Express. In entrambe le situazioni la percorrenza è intorno all’ora, anche di più se si arriva di notte.

Tra cambi di metro e lunghi tempi di attesa, sono arrivato in albergo quasi all’una di notte, che con il fuso orario erano le due in Italia. Giusto il tempo di una doccia e poi a dormire, in modo da essere freschi per il sabato.

I BIGLIETTI DEI MEZZI A LONDRA

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Il simbolo della metro di Londra

Londra è sempre stata avanti anni luce rispetto a noi italiani e questa volta mi ha stupito per l’ennesima innovazione pratica. Anni fa i londinesi si sono inventati una carta magnetica, la Oyster, per pagare i mezzi. Adesso si può usare la propria carta di credito direttamente ai tornelli. Infatti, puoi usare le nuove carte contactless, quelle che basta appoggiarle per pagare, direttamente sui mezzi pubblici. Agli ingressi della metro, salendo sui bus e anche sui treni, basta avvicinare la tua carta alle macchinette gialle per poterla usare come biglietto. Quindi nessun problema di rimanere senza credito sulla Oyster ricaricabile, o di perdere la cauzione di 5 sterline. La comodità è di avere tutte le agevolazioni dei ticket originali direttamente nel proprio portafogli.

Vi consiglio di dare una lettura al sito ufficiale dei mezzi di Londra, Transport for London,  per informarvi meglio sulle tariffe applicate pagando con la propria carta di credito e su come risparmiare.

UN ALBERGO NELLA CITY

Per il pernottamento di due notti a Londra ho scelto un albergo tra le offerte che mi ha proposto Booking.com, sfruttando uno sconto ottenuto facendo le recensioni di hotel dove ho soggiornato durante altre vacanze.

Il Chamberlain Hotel è un elegante albergo nel pieno centro di Londra, la famosa City, a pochi passi dal Tower Bridge, il ponte simbolo della città. E’ vicino a due stazioni della metro, Tower Hill, sulla Circle e District Line, e Aldgate, servita da altre tre linee. Il personale molto cortese è presente giorno e notte e la camera a disposizione è stata molto accogliente.

Tra gli optional a disposizione dei propri clienti, questo hotel offre uno smartphone da portare in giro per la città, così da non usare il proprio. Compreso nella tariffa della camera ci sono telefonate sia nazionali che internazionali ed internet illimitato. Ormai le attrattive per i clienti vanno oltre la spa e la colazione comprese nel prezzo.

UNA PASSEGGIATA NEL CENTRO DI LONDRA

Sabato mattina mi accoglie una meravigliosa giornata limpida, cielo terso e una piacevole temperatura. Ottimo per una passeggiata attraverso le strade della City di Londra e i suoi grattacieli ultra moderni.

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Il Gherkin svetta nella City

La posizione strategica del mio hotel è proprio a due passi dal grattacielo a forma di cetriolo, il Gherkin, la cui sagoma riconoscibile emerge tra i vecchi palazzi. Sebbene alto 180 metri, non è il più alto della città.

A poca distanza, un paio di minuti a piedi, ecco comparire un altro grattacielo diventato simbolo di Londra, il 20 Fenchurch Street, nome dato dall’indirizzo il cui sorge. Questo palazzo, alto 160 metri, si ricorda per la sua caratteristica forma a walkie talkie, che diversi problemi ha creato qualche hanno fa. Il profilo curvilineo e la facciata a vetri riescono a riflettere il sole sulle strade sottostanti, facendo aumentare notevolmente le temperature. Le cronache raccontano di auto con la carrozzeria rovinata a causa dei riflessi incandescenti creati dal grattacielo.

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Il Walkie Talkie di Londra

Finito di costruire nel 2014, questo grattacielo di 35 piani offre una meravigliosa terrazza con giardini, lo SkyGarden, con vista a 360 gradi su Londra. Se capita di avere un cielo terso com’è capitato a me, l’emozione per lo spettacolo è assicurata. L’accesso è gratuito e i giardini all’ultimo piano, con bar e ristoranti, sono molto suggestivi. Sarei stato ore a guardare Londra da questa altezza.

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La vista di Londra dallo SkyGarden

LA CATTEDRALE DI ST. PAUL

Proseguendo nella passeggiata dopo la sosta in vetta al Walkie Talkie,  sono arrivato ad un altro edificio icona, la Cattedrale di St. Paul.

L’imponente edificio di stile classico è la chiesa madre della diocesi anglicana di Londra ed è la cattedrale in cui si celebrano gli eventi religiosi più importanti. Il matrimonio di Lady Diana e il Principe Carlo è stato officiato proprio qua.

Per visitarla occorre sottoscrivere un piccolo mutuo. All’ingresso, per il biglietto intero, chiedono 18 sterline, circa 20 euro, forse eccessivo per visitare una chiesa, seppure di pregio architettonico e valore culturale. Questa volta non ho ceduto alle lusinghe di St. Paul e mi sono diretto verso la Tate Modern.

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L’imponente cattedrale di St. Paul

LA TATE MODERN DI LONDRA

Seguendo il percorso che dalla cattedrale di St. Paul scende verso il Tamigi ci si trova di fronte al suggestivo edificio del Tate Modern.

Situato sulla sponda meridionale del fiume, nel quartiere di Bankside, il museo è ospitato in quella che era una centrale termoelettrica. E’ interamente dedicato all’arte moderna internazionale. Accanto ad esposizioni permanenti dei più grandi artisti conosciuti, vi sono anche varie mostre temporanee che riscuotono sempre moltissimo successo.

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La Tate Modern vista dal Millennium Bridge

Pur essendo collegato molto bene alla rete di trasporti londinese, un modo suggestivo per raggiungere il museo è attraversare il Tamigi sul Millennium Bridge, il ponte pedonale in acciaio che collega le due sponde del fiume.

Aperto nel 2000, dopo una selezione di progetti durata un paio d’anni, ha avuto all’inizio una storia travagliata. Le vibrazioni causate dal passaggio di molte persone contemporaneamente creavano forti oscillazioni alla struttura, rendendolo instabile per i pedoni. Fu necessario ricorrere a costosissimi “ammortizzatori” in modo da mettere in sicurezza il ponte e permettere un attraversamento più tranquillo.

I ROYAL BOTANIC GARDENS

Essendo stato altre volte a Londra e avendo già visto quasi tutti i punti di riferimento della Londra turistica, in questa breve gita mi sono voluto dedicare a qualche aspetto insolito della capitale britannica.

Così ho deciso di andare a trascorrere il pomeriggio del sabato, complice anche la piacevole giornata, ai Kew Gardens, i giardini botanici della corona che sorgono a 10km a sud-ovest del centro cittadino.

Si raggiungono comodamente con la District Line della metro e per visitare questo gigantesco giardino botanico non bastano quattro ore. Tra serre, orti, giardini e padiglioni espositivi si può tranquillamente trascorrere un’intera giornata nella natura. Purtroppo il posto non è silenzioso perché si trova esattamente sotto la rotta di atterraggio dell’aeroporto di Heathrow, quindi è un continuo passaggio di aerei a bassa quota.

Tuttavia, il rumore degli aerei è ben poca cosa di fronte alle meraviglie custodite in questi giardini. Ci sono due enormi serre in stile vittoriano, la Temperate House (chiusa e in ristrutturazione) e la Palm House, simbolo dei Kew Gardens, oltre a musei, gallerie e spazi espositivi.

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La serra Palm House ai Kew Gardens

COSA VEDERE AI KEW GARDENS

La serra Palm House ospita una ricca collezione di palme e cicadi, suddivise per aree geografiche. Al suo interno c’è un microclima molto umido con temperature anche alte. Suggestiva la passerella che corre intorno al padiglione centrale ad una altezza superiore delle piante.

Di piacevole interesse la Princess of Wales Conservatory, una serra, inaugurata dalla Principessa Diana, in cui sono conservate diverse specie di felci, orchidee, piante carnivore e molto altro. Suddivisa in zone climatiche, è attraversata da sentieri a differenti livelli, in modo da permettere al visitatore un’esperienza più affascinante.

Tra le attività che si possono fare ai Kew Gardens c’è anche un sentiero sospeso tra le cime degli alberi. Il Treetop Walkway è una struttura metallica che porta i visitatori a 18 metri sopra il livello del suolo ed offre una visione mozzafiato dei giardini. La passerella si raggiunge attraverso una scalinata di 118 gradini, ma una volta in cima lo spettacolo è garantito.

Purtroppo, la mia breve visita non mi ha permesso di scoprire tutti i segreti di questo meraviglioso giardino botanico. Prima di andare via, però, sono riuscito a vedere The Hive, l’alveare, l’installazione che era presente all’expo di Milano del 2015 nel padiglione della Gran Bretagna e ricostruita in quest’area.

Vi consiglio di fare un giro sul sito ufficiale dei Kew Gardens, www.kew.org, per conoscere meglio cosa ha da offrire questo posto e per vedere delle fantastiche foto scattate in diversi periodi dell’anno.

E’ TEMPO DI SALUTARE LONDRA

Il tempo a disposizione è quasi giunto al termine. Il sabato sera mi sono concesso una cena a Soho, famosa per la sua vita notturna, ricca di fascino e piena di gente, mentre la domenica mattina ho passeggiato tra i Kensington GardensPortobello Road e Oxford Street.

I Kensington Gardens sono uno dei Parchi Reali di Londra e si trovano sul lato ovest di Hyde Park. Sono stati l’ambientazione per le avventure di Peter Pan e vi si trovano numerosi monumenti.

Portobello Road non ha bisogno di descrizioni. Talmente radicato nell’immaginario di ognuno, è una via famosa per il mercato che si tiene quotidianamente e che attira moltissimi turisti. Purtroppo, durante la mia visita nella tarda mattina della domenica, tutto era sotto tono e l’aspetto era alquanto desolante.

Oxford Street è la via dei grandi magazzini, del passeggio e del turismo. E’ una delle vie commerciali più grandi al mondo. Ci si possono trovare tutte le catene più famose al mondo, da Selfridges a Marks&Spencer. Non lontano c’è l’altrettanto nota Carnaby Street, una volta molto alla moda e alternativa, oggi turistica e poco originale.

SI TORNA A MILANO

Un giorno e mezzo è veramente poco per vedere Londra. E’ solo un lungo aperitivo che fa scatenare una fame micidiale. Tuttavia, è anche un bellissimo modo di trascorrere il weekend in maniera originale e affascinante, aspettando l’occasione per un soggiorno più lungo nella capitale britannica.


 

Il lungo viaggio verso Sydney

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Dopo avervi raccontato l’inizio del mio viaggio in business class verso Sydney nel post precendente, risalgo su un nuovo aereo in direzione Hong Kong.

VIAGGIO MILANO – SYDNEY IN DUE TAPPE E TRE VOLI

I voli intercontinentali mettono sempre un po’ d’ansia per via della durata. Un viaggio dall’Italia all’Australia può avere anche tratte aeree di 14 ore, per limitare il numero di scali.

L’aspetto positivo del fare un numero maggiore di soste è che la durata del volo delle singole tratte è molto più breve. Questo offre, inoltre, la possibilità di volare con diverse compagnie, vedere altri aeroporti e, se viaggi appunto in business class, poter usufruire di differenti lounge. 

Il mio biglietto prevede due scali e voli con due compagnie. Dopo la sosta a Doha, il mio viaggio prosegue verso Hong Kong ancora con la Qatar Airways. Al momento di salire a bordo, ecco una bellissima sorpresa!

VIAGGIO A BORDO DI UN AEREO NUOVO DI ZECCA

L’aereo che mi porterà ad Hong Kong è un velivolo nuovo e fiammante, come recitano le brochure che trovo a bordo. Uscito dalla fabbrica una settimana prima di questo viaggio, questo Boing Dreamliner 787 è un prodigio della scienza e della tecnica. Per chi ci viaggia è sicuramente molto comodo, silenzioso e pieno di accessori coi quali distrarsi durante il volo. In questa pagina la compagnia riporta qualche dato tecnico e giudizio critico.

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Questo non è il Boing Dreamliner 787

La mia esperienza di volo è semplicemente eccezionale. Questi velivoli hanno in business class 4 sedili per fila, contro i 6 posti della economy. Questo vuol dire che ci sono due poltrone accoppiate al centro, mentre sul lato dei finestrini ce n’è uno solo!

Più spazio per il passeggero, molto di più, poltrone più larghe e letti più accoglienti! Una vera gioia per chi ama viaggiare comodo. Anche il bagno su questo aereo ha dimensioni mai trovate prima! Per una volta, posso andare a fare i bisogni senza paura di rimanere incastrato tra la porta e la tazza.

Il televisore a disposizione è un 17 pollici, quindi uno schermo bello grande. Il tavolino a scomparsa ha spazio sufficiente per ospitare il mio computer da 15 pollici e la tavola imbandita per il pranzo. Il finestrino non ha più la classica tendina parasole, ma i vetri si oscurano al solo tocco di un pulsante. Ci sono luci led per uso personale e luci diffuse nella cabina che cambiano colore a seconda dell’ora.

UN VIAGGIO PER POCHI

Il servizio in business class è ancora migliore, se possibile, del volo precedente. Essendo fortunatamente solo in cinque passeggeri, le hostess sono attente a qualsiasi richiesta di noi viaggiatori. Le portate, scelte da un ricchissimo menu, si sono rivelate degne del migliore ristorante stellato. Così per i vini assaggiati, mai di mediocre qualità.

Questo volo dura circa 8 ore e arriverò ad Hong Kong poco dopo il tramonto. L’intrattenimento di bordo offre molti film in prima visione, documentari e show televisivi. Non mancano videogiochi e ottima musica. Addirittura posso giocare usando il display del telecomando, mentre in tv mi guardo un film.

Senza rendermi conto del tempo trascorso, il comandante annuncia di prepararsi per l’atterraggio ad Hong Kong. Anche questo meraviglioso volo sta per terminare.

L’AEROPORTO DI HONG KONG

L’aeroporto internazionale di Hong Kong sorge su un’isola artificiale a circa 25km dal centro della città. E’ considerato uno dei migliori aeroporti al mondo per quanto riguarda efficienza, servizi e puntualità degli aerei.

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L’aeroporto di Hong Kong

La prima volta che ci feci scalo fu nel 2002 durante un viaggio verso la Nuova Zelanda e allora ebbi anche modo di andare a fare una breve visita della città. Adesso avrò una sosta di circa tre ore prima di ripartire e mi divertirò a riscoprire cosa offre questo terminal.

Ad Hong Kong potrò utilizzare le lounge della compagnia Cathay Pacific, che qui ha il suo quartiere generale. Per andare incontro alle esigenze dei passeggeri ed evitare ogni scomodità, la compagnia ne offre ben 5 (CINQUE), dislocate lungo tutto l’aeroporto, non distanti dai vari gate.

THE PIER

Al mio arrivo vado direttamente alla sala The Pier, la lounge più ampia, come la definisce la stessa compagnia nella sua pagina web. In effetti gli spazi di questa sala d’aspetto riservata sono tutt’altro che angusti. Divanetti, poltrone e sale relax sono di una eleganza e uno stile molto curato.

Non manca un ristorante à la carte, un ricchissimo buffet e una sala da tè. Prima di cenare, però, avendo alle spalle qualcosa come 16 ore di volo, mi concedo un momento di relax nella day spa.

Le stanze da bagno, ognuna grande come uno spogliatoio di palestra, sono rivestite di pregiatissimo marmo di Carrara, così come di produzione italiana sono tutti i sanitari. L’ambiente doccia, capace di contenere un’intera famiglia, non si limita al classico soffione, ma ha anche i getti idromassaggio e la cromoterapia.

Lavato, cambiato e restaurato, posso ora pensare alla cena. Preferisco, però, spostarmi ed andare alla lounge più vicina al gate d’imbarco.

THE WING

Per raggiungere questa sala di business class, The Wing, devo attraversare l’aeroporto praticamente da un capo all’altro.

Situata vicino al gate 1, questa lounge è disposta su due piani. Dal secondo piano c’è una bella vista sui gate di partenza. Tra le comodità a disposizione dei passeggeri c’è un ottimo ristorante che offre sushi preparato al momento, oltre ad un ricchissimo buffet con ottimi piatti anche di tradizione locale.

SI RIPARTE PER SYDNEY

Nonostante un’ora di ritardo del volo in partenza, la mia sosta ad Hong Kong è terminata prima ancora che mi potessi accorgere del tempo passato. E’ quasi l’una di notte, ho mangiato in abbondanza e bevuto molto bene.

Il mio nuovo volo è quasi pronto, salto la solita coda al gate di partenza e mi infilo al mio posto a bordo di questo volo Cathay Pacific. L’aereo è un non più nuovo Boing 777, da diversi anni in servizio, e gli arredi mostrano un po’ i segni dell’età. Ho la mia poltrona singola lato finestrino, ma al confronto con l’eleganza e la comodità del posto sul volo Qatar Airways, questa compagnia ne esce con le ossa rotte.

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La cabina di business della Cathay Pacific

Lo stile spartano dei posti non condiziona la comodità della seduta e l’accuratezza del servizio.

Avendo mangiato alla grande prima del volo, decido di non cenare subito dopo il decollo, ma preferisco guardare un film prima di cadere in letargo. Avrò l’opportunità di concedermi uno spuntino qualora al risveglio avessi fame. La hostess, infatti, mi ha ripetuto più volte che posso chiedere di mangiare in qualsiasi momento durante il viaggio.

UN FINALE DI VIAGGIO TURBOLENTO

Questo volo di quasi nove ore è stato per lo più comodo e tranquillo per buona parte del tragitto. Ho dormito profondamente per quasi cinque ore. Al risveglio ero in volo sopra l’Australia a poche ore da Sydney.

Non passa molto tempo che iniziano a preparare la colazione. Come sempre la tavola è apparecchiata con grande attenzione e precisione.  Pane fresco, burro e marmellata, brioche, frutta fresca, spremuta e bicchiere d’acqua vengono serviti prima del piatto e della bevanda calda.

Improvvisamente, un annuncio allarmato del comandante invita i passeggeri ad allacciarsi in fretta la cintura e il personale a interrompere le attività in corso e sedersi rapidamente per l’arrivo di una forte turbolenza.

Prima ancora che l’annuncio finisca, ecco che l’aereo inizia a sobbalzare come una macchina su una serie di dossi. Chi è ancora in piedi fatica molto a recuperare il proprio posto. Qualche stoviglia e qualche bicchiere finiscono a terra e non manca qualche passeggero che preso dal panico si lascia andare ad urla stridule.

Io invece mi diverto, cercando di stare con la faccia attaccata al finestrino per non perdermi un metro di questa terra che ho tanto sognato. Tra una botta ed uno scossone aspetto che si finisca di sobbalzare per tornare alla colazione.

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Il primo panorama australiano che ho visto

La turbolenza dura un paio d’ore e qualche vuoto d’aria ha messo a dura prova il mio stomaco. Alla fine, quasi in prossimità di Sydney, tutto smette e il viaggio ritorna ad essere piacevole.

SYDNEY

Io sono ormai carico di adrenalina, mancano pochi minuti prima che, finalmente, metta piede a Sydney ed inizi questa mia avventura downunder.

Prima di atterrare, l’aereo sorvola la meravigliosa baia lungo la quale è cresciuta la città. Ho la fortuna di essere sul lato che si affaccia proprio sul centro e non faccio fatica a distinguere il mitico ponte e l’ancora più mitica Opera House e le sue bianche vele. Da questa altezza sembrano essere delle miniature lillipuziane.

Il lungo volo sopra le coste a sud del centro, prima di raggiungere la giusta rotta per l’atterraggio, è un susseguirsi di abitazioni e immense macchie di verde, enormi parchi tra un centro e l’altro. Qualche settimana dopo scoprirò che tutti quei posti sono Sydney e li andrò a visitare, ma intanto fremo dalla voglia di scendere dall’aereo.

L’aereo tocca terra. Arriva alla zona parcheggio. Raccolgo le mie cose e mi infilo sulle spalle il mio enorme zaino arancione fluorescente. Il portellone si apre e i passeggeri iniziano ad uscire. Quando arriva il mio turno, arrivo sulla soglia dell’aereo e mi commuovo.

Ben trovata Sydney!


 

Volare a Sydney in business class

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Dopo la lunga organizzazione per coronare il sogno di una vita che ho raccontato nel post precedente, finalmente è arrivato il giorno di volare a Sydney.

PARTENZA PER UN LUNGO VIAGGIO

È il 13 luglio del 2016.

A Milano la temperatura è di quasi quaranta gradi. Nel soggiorno di casa ho due grandi valigie piene di scarpe e vestiti. Non sono mai riuscito a preparare bagagli di contenuto ridotto nemmeno per viaggi brevi e per un soggiorno di sei mesi mi serve sia l’abbigliamento estivo che quello invernale. Inoltre, in Australia le stagioni sono ribaltate rispetto alle nostre.

Quando atterrerò a Sydney sarà inverno!

Mi convinco che possa essere un inverno più mite rispetto a quello milanese, ma meglio essere previdenti e non lasciare a casa le felpe.

Intanto la temperatura in casa è insopportabile. L’emozione cresce di minuto in minuto e il mio bagaglio pesa un accidenti da quanta roba ho messo dentro. Avrò problemi al momento del check-in?

Per ridurre al minimo la fatica del trasferimento da casa all’aeroporto di Malpensa, decido di noleggiare una macchina, in modo da essere anche più libero con gli orari. Del resto, il noleggio di un’auto di medie dimensioni costa sempre meno del taxi tra Milano e l’aeroporto che, al momento, ammonta a 95€, secondo le tariffe del Comune di Milano.

Con il sole a picco, carico la macchina con le valigie, doppio bagaglio a mano, qualche zaino e gli occhiali da sole. Più che un viaggio intercontinentale, sembra un trasloco.

Il mio incubo peggiore è di andare a Malpensa in macchina e trovare l’autostrada bloccata, fare tardi e perdere il volo. Questa volta, nonostante l’orario pomeridiano, la strada è quasi deserta e ci sono tutte le condizioni ideali per non avere imprevisti lungo il percorso.

Il sole, inesorabile, sembra avere ora qualche piccolo oscuramento. Da nord il cielo sta assumendo colori sempre più cupi  e minacciosi e, dall’azzurro limpido sopra Milano, si passa, dopo pochi chilometri, al grigio piombo. Nei pressi di Malpensa sta per abbattersi un violento temporale, quello che poi i giornalisti non faranno fatica a descrivere come una bomba d’acqua.

DOPO LA PIOGGIA VIENE IL SERENO

Ovviamente io ero partito da casa in pantaloncini e maglietta con l’intenzione di asciugarmi il sudore e mettermi un jeans una volta imbarcato baule e cassapanca al check-in.

Arrivo a Malpensa che la pioggia è talmente fitta da rendere inutilizzabili i tergicristalli. Il parcheggio dove avevo deciso di riconsegnare l’auto è completo e nessun addetto dell’autonoleggio si avventura sotto il diluvio per dare indicazioni. La temperatura è passata dai 37 gradi di Milano ai 15 di Malpensa. Per fortuna io sono ben in anticipo: solo un paio d’ore prima che aprano il check-in (che di solito è due/tre ore prima del decollo. Dipende dalla compagnia).

Cambio parcheggio. Scendo dall’auto e ho freddo, brividi e pelle d’oca. Nel terminal l’aria condizionata è sparata a mille e io corro, si fa per dire, con il mio carrello pieno di valigie, verso il bagno più vicino per cambiarmi. Jeans, camicia, calze lunghe e giubbino.  Che sia un anticipo delle temperature di Sydney?

UN SOGNO ANCORA PIÙ MAGICO

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Torna il sereno a Malpensa

Mentre il temporale, che ha bloccato l’aeroporto per un’ora abbondante, si sta spostando, lasciando spazio ad un tramonto suggestivo, io sono davanti ai banchi dell’accettazione in attesa che apra il check-in.

Per rendere ancora più magico questo mio viaggio da sogno, mi sono regalato il volo in business class. Comprando il biglietto nel mese di gennaio, sono riuscito a trovare una tariffa non eccessivamente costosa con la Qatar Airways, la migliore compagnia al mondo per i servizi in business, e non solo, secondo autorevoli sondaggi che potete trovare qua.

Come consigliato dalla compagnia, sono al check-in con largo anticipo e, mentre una lunga fila di persone cariche di ogni tipo di bagaglio, compreso un ventilatore a piantana e una stufetta elettrica, si sta formando davanti ai desk di economy class, a quelli di business non c’è nessuno e, quando la hostess apre l’accettazione, io sono il primo.

Come ho raccontato in questo post, ai banchi delle classi superiori ti accolgono con tappeti rossi, fiori profumati e sorrisi a 36 denti. Il personale è molto disponibile e cortese, preparatissimo a dare consigli di viaggio e indicazioni. Anche sul bagaglio da imbarcare sono molto attenti e io temo di dover pagare un extra salato per tutto quello che mi sto portando dietro.

La mia preoccupazione per il peso eccessivo delle valigie lascia immediatamente spazio a serenità e soddisfazione dopo una breve chiacchierata con la gentilissima hostess: tra i vantaggi del viaggiare in business class c’è anche quello di poter imbarcare due valigie per un peso complessivo tra i 32 e i 40 kg, a seconda della compagnia aerea, e di avere anche due bagagli a mano fino ad un massimo di 15kg (altro che low-cost!).

Quindi nessun problema per me, ritirerò il tutto a destinazione. Dopo 27 ore. Non resta altro che godermi il viaggio.

COME AFFRONTARE 27 ORE DI VOLO

Con le mie carte d’imbarco bordate di rosso mi si aprono una serie di corsie preferenziali, iniziando dai controlli di sicurezza attraverso i quali passo saltando la fila.

Quindi evito pure le comuni sale d’attesa tra un fastfood e un kebabbaro e mi dirigo spedito verso la lounge della compagnia aerea, oramai solo con il mio enorme zaino arancione fluorescente sulle spalle.

Sempre in questo post ho raccontato delle lounge milanesi non sempre all’altezza del loro ruolo se confrontate con quelle di altri aeroporti internazionali, tuttavia la comodità di avere una elegante poltroncina dove bivaccare un paio d’ore, mentre mangi tartine e tramezzini e bevi ottimo champagne, è sempre un modo molto tranquillo e rilassante per aspettare la partenza.

Anche per l’imbarco il passeggero delle classi superiori ha una serie di priorità. Oltre a poter rimanere nella sala riservata fino all’ultimo, non ci sono file da fare e, come sempre, vieni accolto al banco da personale super sorridente.

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Film e champagne in business class

Volare a Sydney in business class

A bordo dell’aero si vede la vera differenza tra le classi di viaggio. La cabina di business di questo volo ha solo sei poltrone per fila, due accanto ai finestrini e due centrali, mentre in economica le file sono da 8 posti, due lato finestrino e 4 centrali.

Per essere più comodo e non dover chiedere permesso al vicino, o farmi scavalcare, ho scelto una poltrona tra quelle centrali, così da non essere disturbato da altri passeggeri. Questo primo volo dura circa sette ore, tutte in notturna, e il servizio a bordo è eccezionale. Subito dopo il decollo, le hostess apparecchiano tavola per servire la cena: tovaglia e tovagliolo di cotone, posate di metallo, bicchieri di vetro e pane appena sfornato.

Avendo mangiato alla lounge in aeroporto, non mi lascio tentare da tutte le portate del menù, ma mi limito ad assaggiare una selezione di formaggi e il dolce, accompagnato da due bicchieri di vino, diversi per ogni portata, mentre mi guardo sul mio televisore da 14 pollici uno degli ultimi film appena usciti al cinema.

Nel frattempo mi sono cambiato, indossando la tuta/pigiama che la compagnia riserva ai passeggeri di business e, terminata la cena e finito il film, faccio sistemare dalla hostess la poltrona in modalità notte, mi sistemo il cuscino, tiro su la copertina e dormo della grossa.

Dopo una meravigliosa dormita, anche se di una manciata di ore, è tempo di colazione che viene servita con esemplare cortesia. Pancake e succo d’acero, qualche brioche calda, spremuta d’arancia. Direi che sono pronto per atterrare.

VOLARE A SYDNEY FACENDO DUE SCALI

Per volare a Sydney con il mio biglietto devo fare due scali e la prima sosta è a Doha, capitale del Qatar, un piccolo e ricchissimo emirato situato nella penisola Arabica.

Grazie al mio status di passeggero di business class, i controlli doganali appena sceso dall’aereo sono rapidissimi e senza code.

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L’enorme peluche al centro dell’aeroporto di Doha

L’aeroporto è così grande che puoi tranquillamente muoverti guardando le mappe di Google. Nonostante non siano ancora le sei della mattina, c’è un viavai di persone che sembra di essere a mezzogiorno. Ho due ore di sosta e mi dirigo con piglio deciso verso la lounge della Qatar Airways, della quale vi ho già parlato qua.

Faccio un bis di colazione, cappuccino Illy e qualche dolcetto, una veloce visita alla day spa, nome altisonante per indicare gli elegantissimi bagni con servizio di concierge, musica diffusa in sottofondo, asciugamani di pregiatissimo cotone, ed è già ora di andare a prendere un altro aereo.

Il gate d’imbarco questa volta è veramente lontano. Io e il mio zaino fluorescente attraversiamo lunghissime navate piene di gente in partenza e, alla fine di un interminabile corridoio, scendendo di un piano con una lentissima scala mobile, vedo il mio desk di imbarco con una lunga fila di persone. Ovviamente io passo davanti a tutti, mi controllano la carta d’imbarco e mi indirizzano verso un bus navetta con tre persone a bordo.

Per fortuna sul pullman l’aria condizionata funziona a meraviglia, perché nel passaggio dal terminal al bus ho potuto constatare che alle 7.30 della mattina del 14 luglio in Qatar  ci sono già 40 gradi!!!

Con immensa sorpresa scopro che l’autobus sul quale sono salito è riservato ai viaggiatori di business class e, a quanto pare, siamo solo in cinque. Il prossimo scalo, questa volta a Hong Kong prima di volare a Sydney, si annuncia essere ancora più interessante del precedente (ma lo racconterò nel prossimo post).


 

Sydney: un sogno che diventa realtà

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Come ho scritto nella presentazione del blog, che potete leggere qui, ho vissuto sei straordinari mesi a Sydney. Arrivarci, però, non è stata cosa semplice e il viaggio ha richiesto una lunga pianificazione.

UN SOGNO COLTIVATO A LUNGO

Sin da bambino coltivavo il sogno di andare in Australia e visitare Sydney, città famosa per l’iconica Opera House e per le sue meravigliose baie ed insenature.

Non ho ricordo di un motivo particolare per cui mi sia nata questa passione per il paese dei canguri, sta di fatto che negli ultimi anni era diventata quasi un’ossessione l’idea di poter andare a vivere, anche se solo per un periodo, dall’altra parte del mondo.

Grazie ad internet, avevo iniziato a studiare le diverse opportunità che esistevano per poter sbarcare in Australia con un visto regolare e, contemporaneamente, leggevo diversi blog che raccontavano l’esperienza di altri italiani trasferiti a vivere a “testa in giù”, downundercome si dice in maniera informale di chi vive in quel continente.

L’UNIVERSO INTERNET

Tra tutti i blog, il migliore, quello che più mi ha trasmesso le emozioni di un italiano che sogna Sydney e che finalmente la raggiunge, è stato quello di Giordano, che, attraverso i suoi post, mi ha coinvolto nella sua nuova vita australiana. Il suo primo post di sempre, che potete leggere cliccando qui, mi ha fatto sentire come se fossi io il protagonista di quella storia.

I racconti di Giordano descrivono una Sydney che io dovevo assolutamente vedere con i miei occhi. Quindi ho iniziato a consultare molti gruppi Facebook di italiani a Sydney ed in Australia e a leggere le esperienze raccontate per raccogliere informazioni sui visti d’ingresso. Tuttavia, sappiamo che questo social network non è uno strumento sempre attendibile e quindi ho cambiato fonte.

Niente di meglio che il sito ufficiale dell’immigrazione australiana, il sito Border.gov.au, per anni conosciuto come Immi, abbreviazione di immigration, nome contenuto nel vecchio indirizzo internet. Su questo sito ho trovato tutte le informazioni aggiornate in merito a visti e possibilità di ingresso in Australia, paese noto per le norme molto rigide in materia di immigrazione.

Alla fine, il modo migliore per me per andare a Sydney era quello di richiedere un visto studenti, così da potermi fermare oltre i 90 giorni del visto turistico, frequentare un corso d’inglese e poter lavorare, anche se solo per 20 ore la settimana.

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Il centro di Sydney visto dall’aereo

TROVATO IL VISTO ORA SI CERCA LA SCUOLA

Sebbene sulla carta la ricerca di una scuola d’inglese a Sydney possa sembrare un gioco da ragazzi visto che ce ne sono centinaia, ho preferito affidarmi a chi ne sa più di me.

Tra le varie notizie trovate in rete ho scoperto organizzazioni educative, agenzie scolastiche, che offrono servizi di consulenza gratuita per la ricerca di corsi di studio in Australia.

Ho anche partecipato ad una convention organizzata a Roma da una di queste agenzie, ma lo show con tanto di lacrimuccia del suo fondatore non mi ha convinto molto.

Ho fissato quindi un appuntamento con un’altra agenzia scolastica, questa volta a Milano, Go Study Australia, e l’approccio è risultato sicuramente meno melodrammatico e più pragmatico. Dopo un primo incontro nella sede vicino piazza San Babila con il manager Jacopo, è toccato al buon Francesco (se cliccate qui potete conoscerlo un po’ di più) occuparsi della mia pratica e, soprattutto, sopportare le mie mille domande e molteplici dubbi.

Si perde il conto del numero di telefonate che gli ho fatto o di email che gli ho scritto con le domande più disparate, ma alla fine è riuscito a tranquillizzarmi e insieme abbiamo scelto il campus, il Greenwich College nel centro di Sydney, dove avrei perfezionato il mio inglese, e, successivamente, abbiamo compilato la richiesta per il visto d’ingresso in Australia come studente.

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Il centro di Sydney

LA CONFERMA DEL VISTO

Meglio di ogni più rosea aspettativa, il visto mi è stato rilasciato in meno di 12 ore, tempo pressoché record per il dipartimento australiano di immigrazione, e a questo punto, con i biglietti già in tasca da diversi mesi, non mi è rimasto che aspettare la data di partenza.

Il 13 luglio 2016 mi sono imbarcato sul volo diretto a Sydney. Un violento temporale metteva a dura prova l’aeroporto di Malpensa, mentre la mia emozione cresceva di momento in momento; ma per sapere cosa successe dopo dovete aspettare il prossimo post.