Liverpool: sulle orme dei Beatles

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Dopo le meravigliose giornate nel Distretto dei Laghi, una rapida visita all’Isola di Man e l’esperienza di Blackpool, è ora di visitare Liverpool.

Conosciuta per aver dato i natali ai Beatles, questa città non è solo musica. Molte sono le attrazione che accolgono i turisti in questa località dall’aspetto tranquillo. Il centro cittadino è un brulicare di turisti che si spostano da un centro commerciale ad un pub, dal mitico Cavern al ristorante etnico alla modo.

LA TRASFORMAZIONE DI LIVERPOOL

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Le tre Grazie di Liverpool

Sorta sulla foce del fiume Mersey, affacciandosi sul mare d’Irlanda, per molto tempo la sorte di Liverpool è stata legata al commercio via mare. Dal suo importante porto, fin dal XVIII secolo numerose furono le rotte che collegavano la città al resto del mondo. Contemporaneamente si sviluppò una ricca industria che per decenni disegnò il panorama intorno alla città. Negli anni ’50 la città entrò in crisi e la florida industria lasciò spazio alla disoccupazione e al degrado.

Dagli anni ’90, tuttavia, una nuova forza vitale si impossessò della città e Liverpool rivide una nuova rinascita puntando sulle sue attrazioni culturali. Grazie all’impegno delle istituzioni, sfruttando anche la nomea di essere la città della musica e dei Beatles, nel 2008 divenne capitale europea della cultura.

Il turismo è diventato oggi uno dei fattori trainanti dell’economia della città. Enormi investimenti hanno restituito nuova vita al vecchio porto che ora è uno dei principali poli d’attrazione. La galleria d’arte Tate ha aperto una sede nei vecchi magazzini di stoccaggio, con importanti collezioni di arte contemporanea. Il centro cittadino è un vivace centro commerciale. Moltissimi sono gli hotel, i pub e i ristoranti. Soprattutto Liverpool rimane la città dei Beatles.

LIVERPOOL E I BEATLES

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L’ingresso del Cavern

Il nome Liverpool è inscindibile dai Beatles. I Fab Four mossero i primi passi verso il successo al Cavern Club nel centro della città. Questo angusto scantinato dalle volte basse, in passato rifugio antiaereo, fu il vero e proprio punto di partenza del beat inglese degli anni ’60.

Completamente ricostruito negli interni, il Cavern ha ospitato negli anni i cantanti più famosi ed oggi è una delle mete turistiche principali di Liverpool. Infatti, i Beatles sono oggi al centro dell’interesse di chi visita la città al punto che sono numerosi i tour organizzati intorno ai luoghi dove il gruppo è vissuto o ha cantato. Non manca neppure un’esposizione permanente sulla loro storia, The Beatles Story.

Ancora oggi il Cavern propone musica dal vivo tutti i giorni, pomeriggio e sera, ed è vera emozione quella che si respira scendendo i gradini che portano alle sale del locale. Pensare che su questi palchi abbiano cantato le più grandi star del panorama musicale mondiale fa sicuramente effetto.

Il pomeriggio in cui mi sono immerso sotto le volte di questi scantinati, un cantante provava a fare il brillante cantando i brani dei Beatles. Il pubblico, mai poco, partecipava con grande trasporto, soprattutto quando venivano suonati i brani più famosi del quartetto. Ho ancora nelle orecchie i cori durante Yellow Submarine.

Andare ad ascoltare musica al Cavern è molto semplice. Quasi sempre l’accesso è gratuito, salvo la presenza di ospiti importanti. Conviene consultare il sito per conoscere il calendario e i prezzi. Ci si può sedere ad ascoltare musica al costo di una consumazione.

Non solo Beatles per le strade di Liverpool. La musica rimane un motivo dominante nella città.

LA MUSICA A LIVERPOOL

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Vista del porto di Liverpool

La musica accompagna la visita della città. Ad ogni angolo, lungo tutte le vie pedonali del centro, così come al porto una folta schiera di artisti di strada intrattiene il pubblico. Moltissimi i cantanti, qualche ballerino. E poi giocolieri, pittori, animatori, equilibristi. Insomma, durante le belle giornate è possibile imbattersi in un gran numero di artisti capaci di farti trascorrere bei momenti.

E la musica continua anche nei pub e ristoranti, più o meno presente. Su Bold Street, la via del passeggio di Liverpool, e sulla prosecuzione Church st. e Lord st. è facile fermarsi ad ascoltare qualche bravo cantante. Addirittura, su Concert Square, una piccola piazzetta vicino a Bold St., si affacciano ben 8 pub, ognuno con la sua musica. Incredibile, tu senti soltanto quella del locale in cui ti sei fermato e non quella dei vicini.

E’ stato bello trascorrere le serate passeggiando lungo queste isole pedonali, dal porto con i suoi chioschetti, un luna park e i vecchi bacini pieni di barche da diporto. Salire per le vie commerciali del Cavern Quarter, con i locali pieni di gente e di musica e qualche ristorante turistico. Arrivare poi nella Concert Square, con il cielo stellato e il tepore di una estate insolitamente calda per questi posti, e godersi la musica seduto davanti ad un freschissima pinta di birra.

I MONUMENTI DI LIVERPOOL

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Vecchio e nuovo a Liverpool

Le guide turistiche della città, quelle ufficiali per intenderci, hanno un lungo elenco di musei e monumenti da visitare nella città dei Beatles.

Io sono un po’ allergico a rinchiudermi negli edifici quando ho poco tempo a disposizione per scoprire un posto.

A Liverpool, si possono incontrare molti dei suoi monumenti passeggiando. Si può iniziare idealmente dalla zona del terminal traghetti, dove fanno bella mostra tre imponenti edifici. Sono le Tre Grazie, tre palazzi simbolo di Liverpool, inseriti tra i Beni dell’Umanità dell’Unesco per il loro pregio.

ll Royal Liver Building, il Cunard Building e il Port of Liverpool Building hanno reso famosa la zona marittima e ricordano l’importanza del porto di questa città. Molti gli edifici di nuova concezione che si inseriscono nel panorama classico del porto della città. Perfetta la sintesi tra vecchio e nuovo, così come la Galleria d’Arte Moderna Tate Liverpool occupa perfettamente gli spazi di un vecchio deposito.

Non mancano le chiese. Due imponenti cattedrali sembrano fronteggiarsi a poca distanza una dall’altra. La Cattedrale Anglicana e la Cattedrale Cattolica.

La Cattedrale Anglicana di Liverpool

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La navata centrale della Cattedrale Anglicana

Questa cattedrale, una delle più imponenti d’Inghilterra, è facilmente visibile per il suo maestoso campanile. Alto circa 100 metri di altezza, con 13 campane è di sicuro uno dei più grandi al mondo. Lo stile gotico rivisitato per il ventesimo secolo, la cattedrale è dei primi del novecento, venne scelto tra molti progetti. Molte polemiche nacquero intorno alla scelta del progettista, considerato troppo giovane, poco più che ventenne, e cattolico.

Destino ha voluto che durante la mia visita stessero intonando il grande organo a canne. Ogni singola nota veniva modulata per un tempo improponibile, riecheggiando non solo lungo le navate, ma anche dentro la testa. Mai visita ad un monumento fu così veloce. Meno di dieci minuti ero fuori.

La Cattedrale Cattolica di Liverpool

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Vista della Cattedrale Cattolica

Quasi contemporanea alla Cattedrale Anglicana, questa chiesa è di pianta circolare. Di fronte all’ingresso principale si trova un grande altare bianco. Al livello inferiore è stata costruita una cripta, visibile a pagamento.

Di dubbio gusto per le forme sgraziate, la ripida scalinata d’accesso e l’algido interno, la Cattedrale ha la curiosità di ospitare all’interno della cripta l’annuale Liverpool Beer Festival.

TANTI MOTIVI PER VISITARE LIVERPOOL

Ho scoperto una Liverpool che mai mi sarei aspettato. Non solo Beatleas, musica e pub. Tanta cultura, una accoglienza speciale e ottimi ristoranti.

Ho avuto la possibilità di soggiornare in un boutique hotel, l’Hope Street Hotel.

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La facciate dell’Hope Street Hotel

Con un’offerta super scontata presa con Secret Escapes, sito che permette di prenotare alberghi di lusso a prezzi abbordabili, ho avuto una tariffa molto interessante. L’hotel è proprio di fronte alla Philharmonic Hall di Liverpool, non distante dal centro. L’edificio occupa quella che una volta era una fabbrica di carrozze. Completamente riammodernato, l’edificio è ricco di moderni dettagli inseriti in un conterto classico. Notti silenziose, comodo letto e super colazioni hanno reso il soggiorno eccezionale.

Ora è tempo di dirigersi a Manchester. Un comodo treno mi porterà alla prossima destinazione.


 

Isola di Man: a metà strada tra Scozia e Irlanda

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L’Isola di Man mi ha sempre incuriosito e appena ho potuto ho organizzato una gita di un paio di giorni alla scoperta di queste terre. Molto semplice visto che stavo arrivando da un giro nel nord Inghilterra, come vi ho raccontato qui e qui.

Dalle coste inglesi ogni giorno partono due traghetti che raggiungono l’Isola. Altri collegamenti via mare sono previsti con l’Irlanda, così come il locale aeroporto è raggiunto da voli diretti anche dall’Italia.

Famosa per essere la sede del Tourist Trophy, una gara motociclistica su strada piuttosto insidiosa, conosciuta con le iniziali TT, l’Isola di Man è nota anche per la razza di gatti con la coda mozza che porta il suo nome. Ovviamente di quei gatti io non ne ho visto ombra!

L’ISOLA DI MAN ARRIVANDO DAL MARE

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L’alba vista dal traghetto per l’Isola di Man

Sono sbarcato sull’Isola di Man all’alba di una mattina di fine luglio. Il mio traghetto aveva circa 16 ore di ritardo dovuto ad un guasto. Pur di portarci a destinazione, la compagnia Steam Packet ha organizzato una nuova corsa con un catamarano con partenza intorno alle 3 del mattino.

Per ingannare le ore di attesa prima della partenza, dal porto di Heysham, piuttosto desolato e privo di alcuna attrattiva, mi sono spostato nella vicina cittadina di Lancaster. Dopo quattro passi in centro, un paio d’ore al cinema e una birra al pub rimane ben poco da fare e decido di tornare al porto. Faccio check in e mi incolonno prima di tirar giù il sedile e dormire un po’.

L’imbarco è puntuale nel ritardo e alle 3.30 il catamarano prende il largo. La pur confortevole sistemazione a bordo e l’ottimo servizio hanno leggermente alleviato un diffuso malessere dovuto al mare agitato. Se il catamarano è più veloce di un traghetto tradizionale, in condizioni di mare forte è sicuramente più sensibile alla forza delle onde.

Così, ondeggiando e sobbalzando per circa quattro ore, ho potuto ammirare una fantastica alba nel mezzo del mare d’Irlanda, prima di sbarcare a Douglas, capitale dell’Isola.

LA CAPITALE DOUGLAS

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Vista della baia di Douglas

La capitale dell’Isola di Man si trova all’interno di una ampia baia sulla costa orientale. E’ una cittadina piuttosto tranquilla, la più grande di tutta l’isola, dove vi risiede un terzo di tutti gli abitanti. Ha diversi punti di attrazione. Una affascinante camera oscura, la Great Union Camera Obscura, attira moltissimi turisti. Di epoca vittoriana, questa camera oscura, attraverso l’uso di 11 lenti e specchi, permette una visione a 360° più che nitida del panorama circostante.

La lunga promenade percorre quasi interamente la baia. Si possono fare piacevoli passeggiate lungo il bordo del mare o sulla spiaggia del centro città oppure si può decidere di fare un giro sul curioso tram trainato da cavalli. Fondato nel 1876, il tram a cavalli di Douglas ancora oggi richiama moltissimi turisti. E’ sicuramente una delle attrazioni principali della città e dell’intera Isola di Man.

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Un tram trainato da cavalli

Questa linea di tram è piuttosto breve, circa 2,5km, e unisce il terminal traghetti con il deposito principale di Derby Castle lungo tutta la promenade. Non è sicuramente l’unica attrazione su rotaie di Douglas, né dell’intera Isola di Man. Infatti, l’Isola di Man è un paradiso per gli appassionati di treni e rotaie come me. Dalla capitale parte una ferrovia a vapore in miniatura verso sud e uno storico tram elettrico verso nord.

L’ISOLA DI MAN A BORDO DI UN TRENO A VAPORE

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Il treno a vapore dell’Isola di Man

L’Isola di Man, pur essendo piccola, circa 60km da nord a sud e meno di 25km da est ad ovest nel punto più largo, ha un gran numero di binari. Da Douglas a Port Erin, nel sud dell’isola, c’è un ferrovia a scartamento ridotto, dove treni trainati da originali locomotive a vapore, perfettamente restaurate, sono la gioia di turisti ed appassionati. I treni percorrono questa linea di circa 25km attraverso la campagna e suggestivi paesaggi. E’ quello che rimane di una rete più estesa che collegava anche località sulla costa occidentale e nel nord dell’Isola. Oggi è possibile raggiungere le principali attrazioni del sud stando seduti comodamente sui divanetti delle piccole carrozze e facendo delle piccole passeggiate dalle stazioni.

Nel capolinea di Port Erin c’è un grazioso museo ferroviario dove ripercorrere la storia di questa ferrovia e osservare alcuni cimeli conservati nel tempo.

LE FERROVIE ELETTRICHE DELL’ISOLA DI MAN

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Un tram dell’Isola di Man

Da Douglas in direzione nord c’è  la Manx Electric Railway,  una linea a metà tra tram e ferrovia che percorre circa 28,5km lungo la costa orientale dell’Isola. Partendo dal capolinea di Derby Castle nella capitale, questi tram di epoca vittoriana, restaurati in ogni dettaglio, risalgono la collina verso Ramsey, una cittadina costiera nel nord, nota tra l’altro per essere punto di partenza delle tappe di montagna del Gran Prix locale.

Il viaggio a bordo di questi tram è emozionante anche per chi non è appassionato di treni e rotaie. Viaggiare su questi vagoni di legno è un salto indietro nel tempo, dove la tecnologia è ridotta al minimo essenziale. Lungo il percorso si può ammirare lo spettacolo delle colline che scendono verso il mare. Si attraversano villaggi da cartolina, vaste praterie, qualche bosco e si incontrano molti turisti, ma anche abitanti del posto che utilizzano questo tram quotidianamente.

Più o meno a metà del percorso, nella stazione di Laxey, c’è la partenza della linea di tram per la Snaefell Mountain, che con i sui 620m è la montagna più alta dell’Isola di Man.

SNAEFELL MOUNTAIN RAILWAY

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Il tram sulla vetta della Snaefell Mountain

La Snaefell Mountain Railway è lunga circa 8km e si arrampica fino alla vetta della montagna attraversando la splendida campagna dell’Isola. Lungo il tragitto, con l’aumentare dell’altitudine, la vista si apre a panorami mozzafiato. Si dice che, in condizioni meteo più che perfette, dalla vetta si possano vedere sia la Scozia ad est che l’Irlanda ad ovest. Ovviamente, quando sono arrivato io in cima al monte le nuvole a bassa quota coprivano il panorama e un vento gelido spazzava la zona.

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La nebbia in vetta

I vagoni sono quelli originale, quando dalla fine del 1800 portavano i turisti in vetta. Qua, una ricca caffetteria/tavola calda accoglie i passeggeri che, tra una passeggiata e l’altra, aspettano il tram successivo per tornare a valle.

Curiosa la presenza della terza rotaia al centro dei binari lungo i tratti in salita. Contrariamente all’uso comune come cremagliera, ossia una rotaia alla quale una ruota dentata si aggancia per agevolare la salita, in questo caso serve come freno. Nei tratti in discesa, alcuni piuttosto ripidi, un paio di ganasce poste sotto il vagone fanno presa lungo i bordi di questo binario e ne rallentano la corsa.

A poca distanza dal capolinea di Laxey si può scorgere una grande ruota rossa.

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L’enorme ruota rossa di Laxey

Con i suoi 22 metri di diametro, la Laxey Wheel, conosciuta anche col nome di Lady Isabella, in onore della moglie del governatore dell’Isola al tempo dell’inaugurazione, questa ruota serviva per pompare l’acqua dalle sottostanti miniere. Oggi è considerata un monumento dell’Isola e attira sempre numerosi turisti.

Se proprio non si è sazi di treni e rotaie, si possono fare giri su altre ferrovie turistiche dell’Isola di Man.

ALTRE FERROVIE TURISTICHE SULL’ISOLA

The Great Laxey Mines Railway è una cortissima linea di piccoli treni che percorrono i binari delle miniere di Laxey. Al posto dei vagoni pieni di minerali grezzi, oggi ci sono vagoncini per turisti. Dal capolinea di Laxey, questi trenini raggiungo l’entrata delle miniere qualche centinaia di metri dopo. Gestita da volontari, è solitamente aperta solo il sabato.

The Groundle Railway è una linea turistica a vapore gestita unicamente da volontari. I caratteristici treni vittoriani circolano quasi esclusivamente la domenica, da maggio ad ottobre. Da fine giugno a tutto agosto potrebbero circolare anche il mercoledì, ma le corse non sono garantite perché a volte manca personale. Per le feste di natale organizzano anche qualche treno speciale. Lo spettacolo di questa linea è la natura che circonda i binari, portando i turisti dall’entroterra fino a picco sul mare.

Insomma, quest’Isola è proprio un paradiso per gli amanti dei treni, dei tram, delle locomotive e tutto ciò che va su rotaie.

CURIOSITA’ DELL’ISOLA DI MAN

L’Isola non fa parte né dell’Europa, né della CEE, neppure del Commonwealth. E’ una sorta di protettorato del Regno Unito, ma non ne fa parte. Ha la propria moneta, che vale come la sterlina, e non se ne può prendere la cittadinanza.

E’ un’isola molto incantevole, con una natura ricca e rigogliosa. Tuttavia, se si è già stati in Irlanda e in Scozia, i panorami ricordano molto i paesaggi di questi due Paesi.

L’accoglienza è calorosa ed è piacevole girarla in macchina su strade non particolarmente trafficate. Attenzione però. Se arrivate via mare con una macchina a noleggio, dovrete molto probabilmente sottoscrivere una assicurazione aggiuntiva. Informatevi prima di partire.


 

Il Distretto dei Laghi: natura e relax

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Il Distretto dei Laghi è la prossima meta del mio tour nell’Inghilterra del Nord. Lasciata la cittadina di Newcastle sulla costa orientale e seguendo il Vallo di Adriano verso ovest, come avevo raccontato in questo post, è il momento di visitare questa regione suggestiva.

Immerso nel verde e ricco di tesori, il Distretto dei Laghi è il trionfo dei panorami mozzafiato e di una natura rigogliosa. Ideale per gli amanti del trekking, escursionisti in bicicletta e campeggiatori, è il luogo perfetto per rilassarsi e ricaricarsi.

IL DISTRETTO DEI LAGHI PATRIMONIO UNESCO

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Un tramonto nel Distretto dei Laghi

Dal 2017 questa zona del Nord Ovest dell’Inghilterra è entrata a far parte del patrimonio tutelato dall’Unesco (sito internet lakesworldheritage.co.uk). Questa area racchiude le cime più alte di tutta l’Inghilterra. Il Lake District National Park è il secondo parco più vasto del Regno Unito.

Il nome si deve, ovviamente, alla presenza di numerosi laghi che ne costituiscono la caratteristica principale. E’ una meta molto ambita da tutti gli inglesi che decidono di trascorrere le loro vacanze nei piccoli paesi che si affacciano sulle rive di questi placidi laghi. Sono anche molto diffusi i campeggi. Escursioni sui monti, trekking nei boschi, gite in bicicletta e mini crociere nei laghi sono solo alcune delle attività che si possono fare in questo distretto.

Non mancano gli interessi culturali. Il Distretto dei Laghi è strettamente legato ai poeti romantici inglesi. William Wordsworth, uno dei più famosi poeti inglesi, si è ispirato alla cornice paesaggistica dei Laghi, dove è nato e cresciuto.

La pace e la tranquillità che si possono trovare in queste zone non sono comuni: panorami bucolici e paesaggi rasserenanti sono una certezza. Tra boschi rigogliosi, cottage da cartolina e angoli suggestivi, una vacanza nel Distretto dei Laghi è un’occasione per rallentare i ritmi e godersi lo spettacolo della natura.

AMBLESIDE COME PUNTO DI PARTENZA

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Vista del lago Windermere da sopra Ambleside

Per visitare il Distretto dei Laghi ho scelto come “base” per le escursioni giornaliere un b&b nella località di Ambleside, sulle rive occidentali del lago Windermere.

Ambleside è un piccolo paese molto tranquillo. Anche d’estate, quando i turisti riempiono le stradine del borgo o il molo dei traghetti per le gite lungo il lago Windermere, il paesino rimane immune dal caos delle grandi città. Si trova al centro del Parco Nazionale, punto di partenza di molte escursioni sia a piedi che in bicicletta. Da qui si possono raggiungere in macchina tutti gli altri laghi e le altre località turistiche senza percorrere troppi chilometri.

Il b&b dove ho soggiornato, Slack Cottage, è una tipica ed elegante abitazione a due livelli. Immerso in uno splendido bosco e avvolto da un incantevole silenzio, il cottage è a pochi minuti a piedi dalle rive del lago. Tutto intorno è natura, cerbiatti che pascolano nei campi davanti casa e tranquillità. L’ospitalità dei due padroni di casa, Liz e Chris, è particolarmente calorosa.

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Vista da Slack Cottage

Alle piacevoli passeggiate nel borgo si possono alternare le suggestive escursioni sui traghetti. Dal molo di Ambleside partono mini crociere del lago Windermere. In una piacevole giornata di sole si può stare sul ponte superiore scoperto ad ammirare il panorama del lago che lentamente scorre davanti. Il tempo per coprire la lunghezza di tutto il lago è di circa un’ora e mezza.

Sbarcati nella località di Lakeside, all’estremità meridionale del lago, si può decidere di visitare il Lakes Aquarium, molto più di un semplice acquario, dove vengono esposte e conservate non solo le specie che si trovano nel Distretto dei Laghi, ma anche animali terresti provenienti da altre parti del mondo. Ulteriori informazioni sulle attività dell’acquario si possono trovare sul sito ufficiale.

Per gli amanti di ferrovie e treni storici, decisamente più interessante la Lakeside and Haverthwaite Railway.

LE FERROVIE TURISTICHE DEL DISTRETTO DEI LAGHI

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Treno a vapore di Lakeside

Vicino al molo dei traghetti di Lakeside, c’è una piccola stazione ferroviaria.  E’ il capolinea della linea turistica che porta fino a Haverthwaite, anonima località lungo il fiume Raven. Lunga poco più di 5 km, questa linea è ciò che rimane di un tratto ferroviario che, fino agli anni ’60, collegava questa zona del Distretto dei Laghi alla rete nazionale. Dopo la dismissione, un gruppo di appassionati ne ha ereditato le locomotive e i vagoni che oggi costituiscono una bella attrazione turistica.

Diverse sono le locomotive a vapore rimesse a nuovo e funzionanti. In testa a lunghi convogli di vagoni d’epoca, fanno su e giù lungo questa linea che costeggia il fiume Raven. Dai finestrini è possibile vedere panorami ancora incontaminati. Nella stazione di Haverthwaite, se non si opta per una camminata alla scoperta del circondario, si può visitare la rimessa dove vengono custodite e restaurate le locomotive e le carrozze. In attesa del treno di ritorno, la caffetteria della stazione offre una vasta scelta di piatti locali e ottime birre.

Per informazioni sui prezzi e gli orari dei treni, niente di meglio che un giro sul sito della Lakeside&Haverthwaite Railway.

Questa non è l’unica ferrovia turistica del Distretto dei Laghi. Tra le più suggestive di sicuro si trova la Ferrovia di Ravenglass

THE RAVENGLASS RAILWAY

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Un treno della Ravenglass railway

Questa ferrovia turistica parte dal paesino di Ravenglass che sorge lungo la foce di tre fiumi, Esk, Mite e Irt, quasi sulle rive del Mar d’Irlanda. Il villaggio è stato un porto molto importante per i romani e o alcuni resti delle antiche terme ne testimoniano il passaggio. Oggi è una tranquilla e piccola frazione turistica per famiglie. Il ritmo è scandito dalle lente maree che ridisegnano il paesaggio lungo i fiumi durante la giornata. Non lontano si può visitare il castello di Muncaster, dagli splendidi giardini.

Dalla stazione sulla linea principale si distacca una ferrovia in miniatura. A cavallo tra il 1800 e il 1900, questa linea a scartamento ridotto serviva principalmente le miniere di ferro del Distretto dei Laghi. Tra un treno e merci e l’altro vennero introdotti convogli passeggeri, ma nel 1913, a causa della diminuzione dei carichi di ferro e le non buone condizioni del tracciato, venne chiusa. Durante la Grande Guerra la linea fu oggetto di sperimentazioni tecniche, un nuovo modello di rotaie fu introdotto, e nuove miniere di granito diedero una nuova vita a questi treni. Col tempo, i traffici diminuirono, i costi di manutenzione crescevano e nel 1960 venne messa all’asta. Dal 1968 la nuova gestione ha investito molto in ristrutturazione e restauri, rinnovando le stazione e le fermate, recuperando le motrici diesel e le vecchie locomotive a vapore, intervenendo nella manutenzione dei rotabili e della linea.

Oggi è una delle più famose ferrovie turistiche del Distretto dei Laghi. Durante l’estate i treni in orario sono tutti pieni e spesso capita che mettano corse speciali per soddisfare la richiesta. La durata del singolo viaggio è di 40 minuti. Dal villaggio di Ravenglass, a bordo di carri scoperti o più angusti vagoni chiusi, si raggiunge la località Dalegarth. Il tragitto segue indicativamente prima il percorso del fiume Mite, poi dell’Esk per arrivare nel mezzo del nulla. Infatti, l’attuale capolinea di Dalegarth non era il terminal originale della ferrovia. Tuttavia, da questa stazione si possono fare piacevoli escursioni in attesa di prendere il treno di ritorno.

Il treno attraversa bellissimi boschi e piccoli villaggi. Fattorie e allevamenti sono una consuetudine del Distretto dei Laghi, ma è sempre curioso vedere mandrie di mucche a pochi metri dalla ferrovia. Il sito ravenglass-railway.co.uk offre tutte le informazioni per pianificare una bella gita su questa linea.

IL NORD DEL DISTRETTO DEI LAGHI

A nord del lago Windermere, numerosi paesini si affacciano sugli altri bacini di questo Parco Nazionale. I laghi Thrilmere, Derwent Water, Bassenthwaite Lake sono suggestive località dove organizzare escursioni e gite.

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Panorama del lago Ullswater

Il grande lago Ullswater è quesi la porta del Distretto per chi arriva da est e dalla cittadina di Penrith.

I villaggi sono piccole curiosità da visitare in poche ore. Nella località di Derwent, sull’omonimo lago, c’è un singolare Museo della Matita, il Derwent Pencil Museum, dove viene raccontata la storia di quella che era la più grande fabbrica di lapis prima del trasferimento della sede. Dalle vicine cave di grafite veniva estratta la materia prima che si lavorava in questi laboratori. Tra le note curiose viene raccontato come fu costruita la matita usata dalle spie dei servizi segreti, all’interno della quale venivano inseriti messaggi cifrati.

IL RESTO DEL DISTRETTO DEI LAGHI

Avendo più tempo dei quattro giorni che io ho dedicato alla visita di questa zona, si potrebbero scoprire molti altri piccoli paesi, affacciati su tanti altri laghetti, o immersi in boschi rigogliosi. Sono poche le cittadine, quasi tutte al margine del Parco Nazionale. Partendo la Nord, Carlisle, Penrith e Kendal si trovano sul lato orientale. Sulla costa del mar d’Irlanda, invece, sono molti i piccoli villaggi che richiamano turisti nella stagione calda.

Il turismo non è mai invadente, difficile trovare il traffico all’italiana lungo le seppur piccole strade. E’ piacevole andare alla scoperta del territorio e perdersi tra le stradine che in un attimo ti portano dal mare alle alte vette della zona.

Facile trovare ottimi pub che servono buona birra e piatti prelibati a costi contenuti. Non deve spaventare neppure l’orario della cena. Ormai, anche in questa area, servono da mangiare fino a tardi.

Prossima tappa l’Isola di Man. Cliccate qua se volete leggere il post.


 

Bianco: un cuore pieno di ricordi

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Ho parlato di Bianco la prima volta su un sito, Blogwithaview, che purtroppo terminerà la sua avventura a breve. Mi dispiacerebbe se questo racconto andasse perso quindi lo riposto anche sul mio blog. Grazie ancora a Giordano per l’opportunità che mi ha regalato.

BIANCO COME LUOGO DEL CUORE

Esiste in Calabria, sulle spiagge del mar Jonio ad una settantina di chilometri da Reggio, un paesello di poco più di 4000 anime.

Questo paesello, sconosciuto ai molti, si chiama Bianco.

Non ho mai saputo l’origine di questo nome, non l’ho mai chiesto ai nonni. Ho sempre pensato che si riferisse alla luce accecante che annienta il panorama nelle ore più calde, quando il sole scende a picco e sembra voler bruciare ogni cosa.

Bianco per me è l’estate della mia infanzia, ricordi legati ai nonni. Erano giornate intere passate in spiaggia ad entrare ed uscire di continuo dall’acqua senza il controllo dei grandi, tanto cosa volevi che potesse succedere.

BIANCO E LA CASA SULLA SPIAGGIA

Casa nostra era sulla spiaggia, letteralmente, a circa 200 metri dalla riva. Per arrivare alla porta d’ingresso dovevi camminare nella sabbia: la strada finiva molto prima e ti facevi questa breve passeggiata tra le dune di sabbia.

La prima volta che aprivi il portone d’ingresso, dopo un intero inverno che casa era rimasta chiusa, un intenso odore di umido e di chiuso ti avvolgeva come un domopak. Io rimanevo stordito qualche attimo sulla soglia, mentre la nonna correva ad aprire tutte le finestre, scavalcando mucchietti di sabbia che si erano accumulati qua e là entrando da sotto le porte non proprio stagne.

Era una casa enorme, soprattutto per me bambino abituato a vivere in un appartamento di città di dimensioni più contenute.

Ad accoglierti c’era un enorme ingresso, che era anche il soggiorno, la sala da pranzo e il salotto considerate le dimensioni. In questa stanza si facevano venire gli ospiti, c’era la credenza con i piatti e i bicchieri del servizio buono.

Non c’era la tv. Già tanto che ci fosse la luce.

In quegli anni, primi anni ’70, era sempre un’avventura passare un’intera estate a Bianco. L’acqua arrivava solo per poche ore al giorno e la luce spesso andava via, soprattutto quando c’erano forti temporali e tempeste. Per superare l’emergenza si raccoglieva l’acqua in grandi vasche di metallo e con quella ti lavavi, facendola scaldare al sole. C’era una tinozza dentro la quale la nonna mi faceva entrare, quando ancora riuscivo ad entrarci. Ogni sera, dopo che avevo passato l’intera giornata a giocare in giro, dentro quella tinozza la nonna cercava di togliermi quel centimetro e mezzo di zozzeria che ero riuscito a spalmarmi in ogni.

BIANCO E LE TRADIZIONI

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Le luminarie per la festa di Bianco

Il 15 agosto si festeggia la Madonna di Pugliano, protettrice di Bianco. Varie processioni si rincorrono per le viuzze del paese. C’è anche qualche tentativo di processione su una barca di pescatori. Non mancano i concerti della banda, qualche zampognaro e le bancarelle per la via principale.

La festa culmina nella notte di ferragosto con uno spettacolo di fuochi d’artificio tale da far impallidire la contraerei meglio attrezzata degli Stati Uniti. Per circa un’ora vengono sparati nel cielo sopra Bianco, a pochi metri dalle case sulla spiaggia, quintali di polvere da sparo di tutti i colori e forme, con un tale fragore da farti dilaniare la cassa toracica. Io avevo l’abitudine di salire in terrazza e aspettare lo sparo del primo fuoco dopo aver portato su decine di sedie per chi veniva a trovarci. Poi mi appollaiavo sul parapetto e mi divertivo a vedere quanta gente fosse arrivata ad aspettare i fuochi.

Il 15 agosto non si poteva fare il bagno in mare, lo imponeva la tradizione. Si passava la giornata ad aiutare la nonna in cucina, ad andare col nonno a comprare le paste con la crema e ad aspettare pranzo. A mezzogiorno in punto veniva servita la lasagna al forno con le polpettine, il prosciutto e la mozzarella. Non soddisfatti di questo primo piatto dietetico, per secondo la nonna faceva il mitico brociolone. E’ un polpettone ripieno di ogni ben di dio, uova, prosciutto, formaggio, di una consistenza tale che avrebbe potuto benissimo sfamare un reggimento intero.

BIANCO E LA MOVIDA

A Bianco c’è poco da vedere, è innegabile. E’ un anonimo paesino che conosci solo perché o hai antenati che sono nati lì, o perché hai qualche amico che te ne ha parlato e ti ci ha portato. Ha una lunghissima spiaggia di millemila chilometri, mai interrotta, di finissima sabbia bianca che diventa ciottoli e piccoli sassi a pochi metri dal bagnasciuga. Il mare, blu cobalto e verde smeraldo, è salatissimo, più di altri. Se non stai attento fai presto a ritrovarti al largo perché sprofonda quasi subito e non si tocca più.

Ci sono ancora i pescatori, con le loro barche issate a riva e all’ombra delle quali si dorme da signori dopo una bella nuotata. Escono in mare tendenzialmente la notte, con le loro lampare che illuminano una piccola porzione di acqua, e fanno ritorno poco dopo l’alba, prestissimo, per vendere il pesce direttamente in spiaggia a compaesani che conoscono la qualità del pescato.

C’è un lido, uno stabilimento balneare che è anche ristorante, pizzeria e sala da ballo. Una discoteca all’aperto che richiama una piccola folla di ragazzi ogni sera e che riempie di musica l’intera notte, per la gioia di chi ci abita vicino. Proprio in questo lido, tanti anni fa, si organizzavano concerti e serate con personaggi più o meno noti del mondo dello spettacolo, ai quali si poteva accedere anche a titolo gratuito grazie alle conoscenze e a vari gradi di parentela che ti legavano ai tizi dell’ingresso.

BIANCO E RAFFAELLA CARRA’

In una di queste serate mio padre mi portò a vedere Raffaella Carrà che si esibiva in un suo concerto. Erano pur sempre gli anni ’70, si era a Bianco e la Carrà spopolava per il suo caschetto, l’ombelico di fuori e i suoi programmi televisivi.

Tra un Tuca-Tuca e un Rumore la serata filò via allegramente e ci si ritrovò ad aspettare l’uscita della Nostra Signora di fianco alla porta del camerino. Io in braccio a mio padre, un piccolo drappello di fans con macchine fotografiche in mano. Quando la Carrà mise il naso fuori non si capì più nulla. Urla, spintoni e flash che scoppiettavano qua e là e senza capire come mi ritrovai in braccio alla Diva che mi sorrise e si fece fotografare. Mio padre, stralunato, ci guardò e, senza accorgersi del miracolo, essere toccati dalla Carrà non era, e non è, affare di tutti i giorni, mi riprese a sé quasi terrorizzato.

Delle foto di quel momento non c’è traccia; son dovuti passare quasi quarant’anni perché potessi avere una foto con la Carrà. Rimane solo il ricordo, un po’ sfuocato, di quell’avventura, che per un bimbetto aveva ben poco significato.

Sono tornato a Bianco dopo 17 anni dall’ultima volta che ho visto la festa per la Madonna di Pugliano e mi sono affacciato di nuovo a quel parapetto a guardare quanta gente fosse venuta ad aspettare il primo scoppio: son passati tanti anni, tanta musica è stata suonata al lido, ma quei fuochi d’artificio mi hanno emozionato come la prima volta.

SIETE CURIOSI DI ANDARE A BIANCO?

Se volete andare anche voi a passare qualche giorno a Bianco siete sempre in tempo a mandarmi un messaggio e a chiedermi altri dettagli.

E non dimenticate di leggere qualche vecchio post dei miei, tipo questo


 

Un lungo silenzio… viaggiando

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Un silenzio lungo più di due mesi quello che mi ha tenuto lontano da questa pagina. Un lavoro più impegnativo del solito quello che sta occupando molta parte delle mie giornate.

Silenzio fatto di tasti colorati

Sto lavorando alla realizzazione di The Voice of Italy, un talent show dove si cerca la voce più bella d’Italia.

Gran parte delle mie giornate lavorative, sei giorni alla settimana, le trascorro davanti ad una tastiera di computer con i tastini colorati.

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I miei tastini colorati

 

 

 

 

 

Quando finisco, nel tardo pomeriggio o nel cuore della notte, non vedo l’ora di correre a casa e sprofondare in un sonno lunghissimo.

Silenzio assordante

Non mi piace questo lungo silenzio su queste pagine.

Scrivere di viaggi, raccontando le mie esperienze è per me non solo una gioia, ma anche una passione che amo coltivare. Purtroppo in questo periodo non riesco a stare dietro ai miei racconti. Eppure sto viaggiando, tutti i giorni per andare al lavoro. Capita anche, nelle 24 ore di riposo che ho, che mi inventi qualche escursione fuori porta, o una notte romantica a Venezia.

Tutti viaggi che prima o poi troveranno spazio su queste pagine. In silenzio, senza troppo clamore.

Un blackout ancora per poco

Ho voglia di tornare a scrivere dei miei viaggi, non appena questa avventura lavorativa sarà finita.

Tra poco più di due settimane, il 3 maggio, tornerò ad una vita più regolare e questo silenzio finirà.

Rimane l’incognita computer, dato che il mio ha dato l’estremo saluto dopo sei anni di servizio.

Sto scrivendo dallo smartphone, ma non mi trovo molto bene, come un viaggio scomodo con compagni antipatici, che non stanno mai in silenzio.

E non riesco neppure ad allegare foto!

Potete sempre andare sul mio profilo Instagram, fran_ba, così da vedere un paio di posti che ho visitato in questo periodo.

Torno in silenzio

Ancora qualche settimana di vita vissuta velocemente e poi posso tornare a scrivere di viaggi.

Intanto mi consolo rileggendo della mia vacanza a Dublino


 

Studiare in Australia: alla scoperta di un mondo

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Da quando ho iniziato questo blog ho ricevuto diverse mail in cui mi si chiede come ho concretizzato la possibilità di vivere e studiare in Australia per sei mesi.

In un post precedente, che si può leggere qua, avevo accennato a come mi fossi organizzato per ottenere un visto più lungo di quello turistico.

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Panchina vista mare a Cronulla

STUDIARE IN AUSTRALIA: la mia esperienza

Per visitare determinati Paesi fuori dalla Comunità Europea occorre richiedere un visto turistico, la cui validità è normalmente di massimo tre mesi. Se ci si vuole fermare per più di questo periodo bisogna ricorrere a visti alternativi che i diversi Stati mettono a disposizione.

L’Australia ha un sistema di leggi che regolamenta in maniera molto severa e precisa l’immigrazione e, prima di finire nelle maglie della giustizia per comportamenti non corretti, occorre prestare molta attenzione alla normativa vigente. Infatti, questo sistema di leggi australiane viene modificato quasi tutti gli anni in alcuni punti e, se non si è adeguatamente informati, si rischia di commettere degli errori.

Per diversi anni mi sono documentato sulle diverse possibilità che c’erano per trascorrere un periodo più lungo di tre mesi a Sydney. Avrei potuto richiedere un visto lavorativo, ma le pratiche sarebbero state molto complesse e non avevo la certezza di averne diritto. Il visto studenti, invece, era molto più semplice da ottenere e mi garantiva in ogni caso la possibilità di una lunga permanenza.

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La spiaggia di Collaroy

STUDIARE IN AUSTRALIA: come scegliere?

Il visto studenti per l’Australia viene rilasciato sulla base e per la durata del corso di studi che si intende frequentare. Questa durata tiene conto anche delle vacanze scolastiche e di un periodo dopo la fine del corso prima di dover lasciare il Paese. Non tutti i percorsi scolastici sono percorribili, ma solo quelli certificati dal CRICOS, un registro del governo australiano per l’educazione. L’elenco è veramente impressionante e va dal corso di Inglese base a percorsi accademici molto complessi, passando da scuole di formazione e diplomi tecnici.

Ovviamente, la mia conoscenza del sistema scolastico australiano era pressoché nulla, quindi, tramite internet, ho iniziato ad informarmi su come e cosa scegliere.

Ho quindi scoperto che esistono delle organizzazioni educative che, a titolo anche gratuito, aiutano nella scelta del percorso scolastico da seguire all’estero. Per studiare in Australia esistono diverse agenzie scolastiche che si possono facilmente trovare su internet. Le migliori di queste si distinguono per l’attenzione che riservano al cliente, per i servizi che offrono e per la scelta di corsi e di scuole australiane di ottima qualità e di costi adeguati all’offerta proposta.

Io, prima di scegliere da chi farmi aiutare, ho cercato informazioni attraverso la rete sui vari forum al riguardo, leggendo le opinioni di altri clienti e chiedendo direttamente alle varie agenzie cosa offrissero e quali fossero le loro migliori proposte. Non tutte si sono rivelate serie. Qualcuna non ha neppure risposto. Altre si sono limitate a rimandare al loro sito internet.

Ho partecipato ad un seminario, a pagamento, organizzato da una di queste società, il cui leader ha illustrato, in maniera anche troppo teatrale, quali potessero essere i vantaggi dello studiare in Australia e quale aiuto loro offrissero.

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Una baia colorata a Sydney

STUDIARE IN AUSTRALIA: la scelta del college

Tra tutte le società da me consultate, quella che si è rivelata essere molto attenta al cliente e con una eccellente offerta formativa, rispondendo appieno alle mie esigenze, è stata Go Study Australia.

Grazie al loro sito, studiare in Australia, sono venuto a conoscenza di una organizzazione efficiente e ben strutturata, con personale qualificato ed uffici non solo in Italia, ma anche nelle principali città australiane.

Sin dal primo scambio di email ho avuto modo di confrontarmi con persone disponibili e molto preparate. Al primo appuntamento, nei loro uffici in pieno centro a Milano, una lunga chiacchierata con Francesco, il consulente che mi ha seguito nell’organizzazione, mi ha chiarito molti dubbi. Su suo suggerimento e considerate le mie esigenze. la scelta è andata su un corso avanzato di Inglese. A Sydney ovviamente, anche se i campus erano disponibili in altre città australiane.

Sono moltissimi i college che offrono corsi di inglese a tutti i livelli e la scelta può non essere semplice. Francesco, e Go Study, mi hanno aiutato nella decisione, fornendomi tutte le informazioni di cui avevo bisogno, descrivendomi nel dettaglio ogni singola scuola e informandomi sui costi diretti ed accessori.

Sono stato aiutato nella richiesta del visto, che si può ottenere solo dopo aver scelto e pagato il corso di studi. Avrei potuto richiede supporto anche per la sistemazione. Importantissima, da questo punto di vista, l’esperienza diretta che Francesco ha avuto a Sydney. Avendoci vissuto per un po’,  ha saputo indicarmi i migliori quartieri dove cercare un locale in affitto. Non capita spesso che i consulenti abbiano conosciuto direttamente i posti di cui parlano.

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L’Univerità di Sydney

STUDIARE IN AUSTRALIA: Sydney

Ho scelto di studiare al Greenwich College, qua il sito internet, nel loro campus in centro a Sydney. Per la qualità e la tipologia dei corsi offerti è stato sicuramente quello che più rispondeva alle mie esigenze. Grazie al servizio di consulenza che ho avuto, ho scelto un corso serale che mi ha permesso di vivere la città durante il giorno, scoprendo ogni volta posti nuovi.

Go Study Australia ha, ovviamente, un ufficio di rappresentanza a Sydney e in altre città australiane. Si può essere certi di avere assistenza da parte di altri consulenti anche quando ci si trova all’estero. Io ho avuto supporto da Lidia, una dei consulenti dell’ufficio di Sydney, che oltre ad informazioni sul college, mi ha saputo consigliare cosa vedere in città e qualche eventuale escursione. E’ un altro dei vantaggi che ho avuto rivolgendomi a questa agenzia scolastica, avendo la certezza di un aiuto locale e in lingua italiana.

Scegliere di frequentare un corso di studi a Sydney mi ha permesso di concretizzare il sogno di vivere in questa in città. Diversamente, avrei avuto grosse difficoltà a conoscere così bene questo posto emozionante ed affascinante come solo Sydney e la sua baia sanno essere.


 

Capodanno a Maratea: la scoperta di un territorio

Lavorare nei giorni di fine anno può essere una gran seccatura, soprattutto se sei di turno nella notte di San Silvestro. Ho la fortuna di avere un lavoro che per l’ultimo dell’anno mi manda in “missione” in giro per l’Italia. Dopo la pausa australiana e il capodanno 2017 a Sydney, ho iniziato il 2018 a Maratea.

MARATEA E LA BASILICATA

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Il mare di Maratea

 

 

 

 

 

 

 

Maratea è una cittadina di poco più di 5mila abitanti in provincia di Potenza ed è l’unico comune della Basilicata ad affacciarsi sul mar Tirreno. È formata da una decina di frazioni spalmate tra splendide spiagge e un rigoglioso entroterra per cui non esiste una vera e propria città. Il “centro” è un suggestivo borgo molto simile ad un paesino di montagna, dove la vita scorre lenta e sottolineata dai rintocchi dei numerosi campanili.

Numerose sono le chiese, le cappelle e i monasteri presenti nel territorio di Maratea, tanto da essere chiamata la “città delle 44 chiese“. Il ritmo delle ore scandite dai campanili si alterna al fragore del mare che si infrange sugli scogli, a qualche belato delle greggi che pascolano paciose nei boschi, agli immancabili galli che riempiono i pollai e ai numerosi treni che transitano nelle stazioni del comune.

Infatti, il comune di Maratea ha ben tre fermate sulla linea tirrenica delle FS che collega Napoli a Reggio Calabria. Nella principale, “Maratea” appunto, fermano quasi tutti i treni, garantendo così numerosi collegamenti con il resto d’Italia.

MARATEA E IL MARE

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Spiagge a Maratea

 

 

 

 

 

 

 

Maratea deve parte della sua fama essenzialmente al meraviglioso mare che lambisce le sue coste. Negli ultimi anni ha ricevuto più volte la Bandiera Blu per la qualità delle sue spiagge e l’ottima accoglienza che riserva ai turisti di ogni parte del mondo. È conosciuta anche come la Perla del Tirreno.

La costa è un susseguirsi di ripide scogliere che lasciano spazio a piccole insenature e brevi spiagge ben curate. Nelle località di Acquafredda e di Fiumicello si possono trovare due tra le spiagge più belle di tutta la Basilicata, fatte di piccoli ciottoli uniformi, dove anche in pieno inverno si possono fare piacevoli passeggiate.

Il clima invernale, almeno sulla costa, è quasi sempre mite. Durante il mio soggiorno di fine anno, nonostante qualche giornata di brutto tempo e burrasca, ho avuto la possibilità di godermi la spiaggia con 15 gradi e mettere i piedi in acqua non è stato traumatico.

Le guide turistiche parlano di diverse grotte raggiungibili solo via mare, così come molto nascosta è una spiaggia che si scopre dopo aver attraversato, sempre dal mare, una galleria nella roccia.

MARATEA E LA MONTAGNA

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La montagna di Maratea

 

 

 

 

 

 

 

Il territorio di Maratea è ricco proprio per il suo aspetto vario. Dalle spiagge sul Tirreno, in pochi minuti, si può salire su alte montagne dalle quali godere di un panorama mozzafiato. Lo stesso “centro” della cittadina è un piccolo borgo che richiama i paesini di montagna delle alpi.

Non manca una vegetazione tipicamente montana, dove in pochi metri la macchia mediterranea lascia spazio a fitti boschi di pini.

La statua del Redentore, ormai simbolo della città, sorge in vetta al monte San Biagio, a 620m sul livello del mare. Con i suoi 22 metri di altezza, è considerata la statua più alta d’Italia e domina il centro storico di Maratea, volgendo le spalle al mare.

L’entroterra della cittadina è ricco di sentieri ed itinerari ideali per gli escursionisti e per gli amanti delle passeggiate in mezzo alla natura.

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Statua del Redentore

COME ARRIVARE A MARATEA

Non è così comodo arrivare a Maratea. L’aeroporto più vicino è quello di Napoli, a poco più di 200km di distanza. Si deve quindi poi raggiungere la cittadina utilizzando l’autostrada Salerno/Reggio Calabria fino allo svincolo di Padula, preferibile a quello virtualmente più vicino di Lagonegro Nord. Infatti, da Padula una scorrevole e comoda strada statale porta a Policastro, sul mare, dove prendere poi la Statale 18 in direzione Sud.

Superata Sapri, la strada diventa stretta e piuttosto tortuosa, occorre, quindi, fare attenzione e non farsi distrarre dal meraviglioso panorama a picco sul mare.

La fortuna è che, anche in alta stagione, il traffico è molto ridotto e quindi non ci sono particolari problemi a percorrere questo tragitto.

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Treno a Maratea

 

 

 

 

 

 

 

Ben più semplice è arrivare a Maratea in treno. Dalla stazione ci si può spostare con i bus di linea, noleggiare un’auto o organizzarsi con le navette degli alberghi.

DOVE SOGGIORNARE A MARATEA

L’ottima ospitalità di questo territorio mette a disposizione dei turisti diverse opportunità di soggiorno, b&b, appartamenti e ottimi hotel.

Io ho soggiornato presso l’Hotel Villa Cheta Élite e l’esperienza è stata al di sopra di ogni più rosea aspettativa.

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Hotel Villa Cheta a Maratea

 

 

 

 

 

 

 

 

Situato nella frazione di Acquafredda di Maratea, questo hotel offre un’esperienza di soggiorno fuori dall’ordinario. Ricavato in un antico edificio nobiliare dalle caratteristiche liberty, si fa presto ad essere sedotti dal fascino di questo posto.

L’accoglienza riservata agli ospiti è degna del più lussuoso albergo al mondo e l’eleganza degli interni lascia senza parole.

Gli spazi comuni sono un susseguirsi di salottini dove rilassarsi, leggere o guardare la tv, mentre le sale da pranzo offrono un servizio di prima categoria, così come eccellente è la qualità del ristorante. Durante la stagione calda è possibile cenare negli spazi esterni, dai quali godere di un meraviglioso panorama della costa.

Le camere, ognuna con un nome diverso, sono molto raffinate nell’arredamento e nei corredi, sempre in stile con l’epoca dell’edificio.

È disponibile anche una piscina all’aperto e il mare non è molto distante, raggiungibile con una breve passeggiata.

Utile una visita al sito ufficiale di Villa Cheta, cliccando qui, dove poter leggere di più sulla storia dell’hotel e trovare maggiori informazioni.

RILASSARSI A MARATEA

Scegliere di fare una vacanza a Maratea vuol dire garantirsi un’esperienza di totale relax, lontano dal caos di spiagge affollate o località inflazionate. Anche solo un weekend in questo territorio è sufficiente a ritrovare il giusto relax interiore, facendosi coccolare dall’ottimo cibo e da una natura ancora incontaminata.

Mi sono ripromesso di tornarci non appena ci sia la possibilità, perché l’esperienza vissuta è stata molto positiva.


 

Feste di Natale in riva al mare

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Chi è nato e cresciuto in Italia è abituato ad associare il Natale all’inverno. Temperature abbastanza fredde e, in alcuni casi, un po’ di neve rendono l’atmosfera natalizia molto suggestiva.

Trascorrere queste feste in località di mare, qua in Italia, è altrettanto piacevole, perché iI clima è tendenzialmente mite, tanto che i più temerari si cimentano in un bagno.

Vi è però mai capitato di trascorrere il Natale con temperature sopra i 25 gradi, sole a picco e spiagge meravigliose dove poter fare il bagno?

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Panorama di Sanremo il giorno di Natale

IL MIO NATALE ITALIANO

Sono cresciuto festeggiando il periodo natalizio in inverno e, come molti, alla parola Natale associo immediatamente sensazioni fredde: la neve, le renne con la slitta, il camino, maglioni pesanti, cappellino e guanti.

Del resto, la tipica immagine legata all’albero di Natale è un paesaggio nordico, dove una soffice neve si sta posando sugli addobbi colorati. Le decorazioni alle finestre lasciano intravvedere un camino acceso, dal quale un paffuto e rubicondo Santa Claus passerà nella notte col suo carico di regali.

Anche a Sanremo, dove sono nato e cresciuto, sebbene il clima sia particolarmente mite, comunque durante il Natale è inverno. Quest’anno, per esempio, la temperatura ha anche toccato i 15 gradi, ma sarà stato per non più di un’ora. Nel momento in cui è calato il sole, tra il vento di tramontana e l’immancabile umidità, la temperatura è scesa rapidamente.

E’ gradevole fare una passeggiata in riva al mare, ma maglioncino e cappellino sono più che consigliati

IL MIO PRIMO NATALE AL MARE

Prima di andare a Sydney lo scorso anno (inizia a leggere la mia avventura australiana qua), ero già stato in Oceania diversi anni fa.

A fine 2001, per lavoro, sono stato in Nuova Zelanda ed è stata la prima volta che trascorrevo il periodo natalizio in un posto “caldo“. L’esperienza all’inizio è stata decisamente straniante.

Come in Australia, anche in Nuova Zelanda le stagioni sono invertite rispetto alle nostre italiane, quindi nel mese di dicembre è estate. Sebbene la stagione estiva neozelandese non sia particolarmente calda, vista la latitudine, comunque non è periodo di neve. Niente maglioni e cappellini quindi, ma pantaloncini, maglietta e infradito. Ma come può essere Natale se sono in shorts e a maniche corte?

Se all’inizio mi sono trovato abbastanza stranito nell’affrontare le feste di fine anno con vestiti estivi, ammetto che non è stato difficile abituarsi. È sempre bello quando puoi stare con una piacevole temperatura e a pochi passi dal mare. Certo è che il Natale inizia a perdere un po’ della magia con la quale siamo cresciuti.

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Tipica giornata natalizia australiana

NATALE DOWNUNDER

Le decorazioni alle finestre, renne stilizzate, Santa Claus paffuti, luci intermittenti, sono tutti dettagli che hanno un sapore un po’ ironico quando fuori ci sono 27 gradi di temperatura. Sarà pur sempre festa, ma la sensazione è di vivere un ferragosto anomalo.

L’impatto più forte l’ho avuto il giorno di Natale, il 25 dicembre, quando si organizza il barbecue in spiaggia.

Per cultura, i neozelandesi, così come gli australiani, adorano il barbecue e ogni occasione è buona per ritrovarsi davanti ad un braciere a cucinare qualche costoletta. Non è difficile trovare nei parchi cittadini dei barbecue ad uso dei cittadini, quindi basta che ti porti la carne da arrostire e il gioco è fatto.

Questo succede anche nei parchi in riva al mare, dove la distanza tra il fuoco e la spiaggia è di qualche decina di metri (se la marea è alta, altrimenti devi camminare per chilometri).

Il giorno di Natale è d’obbligo il barbecue in spiaggia. Si mangia bene, si beve molto e di lì ad andare a dormire sotto un pino, col suono della risacca di sottofondo, è un attimo.

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Decorazione natalizia a Sydney 2016

QUALE NATALE E’ MEGLIO?

Per chi è nato e cresciuto in Italia, con i natali al freddo dell’inverno, queste feste natalizie in riva al mare possono essere considerate un vero Natale?

Ecco, io ci sto riflettendo ancora, dalla mia posizione privilegiata con vista mare dalle colline di Sanremo. Durante il Natale 2016 ero in maniche corte e pantaloncini a Sydney e mi è sembrato assolutamente normale festeggiare in riva al mare.

È questione di cultura e di abitudini, alle quali però ti adegui in fretta quando stai bene, e che senti mancare quando sei lontano. Durante i miei due natali a testa in giù un po’ mi è mancata l’atmosfera di questi giorni in Italia, inverno/freddo/neve/maglione/cappellino. Adesso ho un po’ di nostalgia per le feste di Natale in spiaggia, tra un barbecue e un bagno rischio squali/meduse/correntipericolose.

Alla fine, però, è sempre festa quando stai bene!


 

Sanremo: non sono solo canzonette

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Sono nato a Sanremo, cittadina della Riviera dei Fiori a pochi chilometri dal confine con la Francia. E’ conosciuta un po’ ovunque per il Festival della Canzone Italiana, un po’ meno per le sue spiagge e per il suo entroterra.

Sono cresciuto sulle colline che circondano il centro cittadino, tra qualche sentiero dei nidi di ragno e pochi ossi di seppia, rimasti in riva al mare.

SANREMO TUTTO L’ANNO

Fino all’età di 19 anni ho abitato e vissuto a Sanremo, frequentando d’estate le spiagge alla moda tra i ragazzi e d’inverno i locali più in voga del momento.

Molte persone credono che a Sanremo ci sia solo il Festival e il Casinò, mentre sono tante le manifestazioni che si organizzano in città durante l’anno.

Le mie stagioni erano scandite da super appuntamenti: i carri fioriti a fine gennaio, il festival a fine febbraio, la Milano/Sanremo a marzo, il mare e le spiagge d’estate, il Rally ad ottobre. Questi più o meno gli appuntamenti che evidenziavo sulla mia agenda.

Per anni ho aspettato questi eventi con trepidazione perché erano quelli in cui vedevo la mia città dare il meglio di sé. Il centro cittadino si faceva bello per i turisti e tutto sembrava più accogliente.

Se durante il fine settimana la città era invasa dai milanesi e torinesi che scappavano da casa loro per svernare in riva al mare e godersi il tepore durante l’inverno, nei momenti top arrivavano turisti da ogni dove.

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Passeggiata Imperatrice e pista ciclabile a Sanremo

SANREMO E I TURISTI

Sanremo viene considerata come un piccolo gioiello per chi decide di passarci qualche giorno di vacanza. E’ facile rimanere incantati da un mare luccicante, temperature sempre miti e una discreta scelta di locali dove passare bei momenti.

E poi è la città del festival e fa sempre un certo effetto quando si racconta di aver passeggiato di fronte all’Ariston.

Il centro cittadino si può tranquillamente girare a piedi in una giornata. Dal porto turistico, il Porto Sole, dove rimanere incantati davanti a yacht super lussuosi, con una bella passeggiata si arriva alla città vecchia, la Pigna, dove è sorto il primo insediamento urbano.

Il giro lungo i carrugi, i caratteristici vicoli delle cittadine liguri, è spesso accompagnato dal profumo della sardenaira, una specie di pizza con le acciughe tipica di Sanremo. Non si può rimanere insensibili neppure di fronte alla torta di verdura appena sfornata, una leccornia da gustare con una spuma, chiara o scura a seconda dei gusti.

Il turista perfetto, quando è in vacanza a Sanremo, prima di andare a giocare al casinò si fa una vasca, ossia una passeggiata lungo via Matteotti.

Interamente pedonale, via Matteotti è la strada dei negozi alla moda, dei marchi internazionali, delle gelaterie e dei bar. E’ la via sulla quale si affaccia il teatro Ariston e dove stendono il tappeto rosso per accogliere i cantanti. Tra un cinema e una boutique si arriva al Casinò municipale, dove scegliere se giocare alle slot machine o ai tavoli verdi.

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The Voice of Italy all’Ariston

SANREMO DURANTE IL FESTIVAL

Il momento dell’anno più importante per Sanremo è durante il Festival.

La città si trasforma accogliendo migliaia di persone che si affollano davanti all’Ariston nel disperato tentativo di vedere qualche cantante.

L’Ariston è un cinema/teatro costruito agli inizi degli anni ’60 all’inizio di via Matteotti. Durante il festival diventa il centro del mondo. Televisioni, radio e giornalisti di tutta Italia trasferiscono la loro residenza a Sanremo e fanno del teatro il loro quartier generale.

Noi ragazzi, negli anni ’80, rincorrevamo i cantanti alla ricerca di un autografo o di una foto. Gli smartphone non erano neppure fantascienza e selfie non sapevamo neppure come scriverlo.

Sapevamo che per vedere i cantanti dovevamo andare all’entrata posteriore dell’Ariston, quella in via Roma, e aspettare.

Ricordo benissimo l’epoca dei Duran Duran, quando per avere un loro autografo saltavamo tra le macchine, scavalcando motorini e sfidando enormi guardie del corpo. Nel film “Sposerò Simon Le Bon” solo in parte vengono descritte le scene di delirio alle quali ho assistito dietro e davanti all’Ariston.

Anche oggi vivere Sanremo durante il festival è sempre un momento di follia collettiva. Tra turisti, fotografi e televisioni varie è sempre un gran luna park.

SANREMO D’ESTATE

Non sei di Sanremo se non vai al mare almeno una volta ai Tre Ponti.

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Panorama di Sanremo dai Tre Ponti

Prima di arrivare in centro, lungo la statale da Imperia, ci sono i Tre Ponti. E’ una località a levante della città, dove trovare quella che viene considerata la spiaggia per antonomasia di Sanremo.

E’ un piccolo arenile sabbioso, molto gettonato durante i giorni estivi. Nonostante le difficoltà per trovare un parcheggio, è sempre preso d’assalto dai bagnanti. Anche gli amanti del surf non disdegnano venire a cavalcare le onde da queste parti.

I miei ricordi sanremesi più belli sono legati ai Tre Ponti, dove andavo in spiaggia con gli amici e dove amavo guardare passare i treni lungo la vecchia ferrovia, ora trasformata in pista ciclo-pedonale.

I miei viaggi in treno avevano come prerogativa quella di stare incollato al finestrino mentre passavo sopra la spiaggia dei Tre Ponti. Era un modo per portare con me il profumo del mare, o ritrovare il mio mondo quando tornavo in città.

A Sanremo ci sono altre spiagge, anche in pieno centro davanti alla vecchia stazione dei treni. Spiagge libere e stabilimenti balneari si possono raggiungere senza arrivare alla periferia della città, ma poche hanno lo stesso fascino dei Tre Ponti.

A SANREMO DA MILANESE

Ormai frequento Sanremo più come un turista che come nativo. La mia vita e il mio lavoro sono a Milano e “scendo” al mare poche volte, più per trovare i miei che per altro.

Come turista apprezzo molto il clima quasi sempre mite, la possibilità di mangiare in riva al mare in ogni periodo dell’anno e il sole sempre piacevole.

Amo le lunghe passeggiate e non posso che apprezzare la pista ciclo-pedonale lungo il mare, anche se questo ha significato una nuova linea ferroviaria completamente in galleria.

Mi è capitato di lavorare a Sanremo, sia per il Festival che per qualche manifestazione collaterale.

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Pullman Rai a Sanremo

E’ stata l’occasione per vedere la città dove sono nato con altri occhi e frequentare anche qualche albergo. Purtroppo le esperienze non sono sempre state positive, soprattutto gli hotel mi hanno deluso parecchio, non sempre all’altezza delle aspettative. Molto meglio i ristoranti, alcuni veramente raffinati e dai prezzi non troppo esosi.

So di essere molto critico su quanto Sanremo ha da offrire e la sua ricettività turistica, tuttavia la considero ancora una gran bella cittadina dove poter trascorrere delle vacanze di prima classe.


 

Uluru: il cuore sacro dell’Australia

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Pochi giorni fa il mondo internet è stato invaso da migliaia di foto dei tramonti infuocati sopra Milano. I colori accesi e le sfumature che dal rosso passavano all’arancione mi hanno ricordato Uluru, l’imponente massiccio roccioso che si erge nel centro dell’Australia.

ULURU – AYERS ROCK

Conosciuto con il nome inglese di Ayers Rock, Uluru è un enorme monolite che si trova nel Territorio del Nord australiano. Circondato dal bush, il deserto completamente piano tipico dell’Australia, Uluru è visibile da decine di chilometri ed è famoso per il suo colore rosso che cambia col passare delle ore. Si trova all’interno del Parco Nazionale Uluru-Kata Tjuta ed è considerato un luogo sacro per gli aborigeni, ai quali è stato riconsegnato nel 1985.

Uluru è uno dei simboli dell’Australia. Composto da un unico blocco di roccia arenaria, è alto solo 350 metri, ma ben maggiore è la parte non visibile. Infatti, i geologi sono riusciti a misurare l’estensione del monolite fino a circa 7 chilometri sotto terra!

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Il bush, il tipico deserto intorno ad Uluru

IL MIO VIAGGIO AD ULURU

Durante mio soggiorno a Sydney, del quale vi ho accennato giusto in pochi altri post, ho avuto la possibilità di organizzare un viaggetto di un fine settimana in questa incredibile località.

Considerate le enormi distanze australiane e i prezzi non proprio popolari dei voli, per questo viaggio mi sono affidato ad una compagnia aerea dai prezzi relativamente contenuti, la Jetstar. Sorella minore della compagnia di bandiera Qantas, offre un servizio paragonabile all’europea easyJet. I voli sono comodi, senza vendita di gratta e vinci durante il viaggio, e il servizio a bordo è buono.

Da Sydney ad Ayers Rock il volo diretto dura 3 ore e mezza ed il panorama che si vede dai finestrini dell’aereo è veramente unico. Dall’alto, infatti, avvicinandosi a destinazione,  si scorge un territorio completamente arancione, punteggiato di macchie scure. E’ il bush, il deserto ricco di vegetazione tipico dell’outback australiano. Solo a pochi minuti dall’atterraggio, durante un’ampia virata, si scorge il profilo unico di Uluru emergere isolato in questa vasta distesa.

L’aeroporto di Ayers Rock si trova a circa 30km dal Parco Nazionale di Uluru ed è poco più grande di un garage. Ha una sola pista di decollo/atterraggio e in una decina di metri sei dal sedile dell’aereo alla strada fuori dal terminal. Sembra più una stazione di provincia che un aeroporto. E’ l’unico dove non si è obbligati a buttare via l’acqua prima dei controlli di sicurezza!

NON ESISTONO CITTA’ AD ULURU

Stabilito che il nome ufficiale di questa montagna è Uluru e che Ayers Rock ormai si usa per indicare l’aeroporto nelle vicinanze, dove si vive da queste parti?

La prima vera città che si può incontrare scendendo dall’aereo è Alice Springs, a soli 450km a nord est. Scomoda per andare a prendere un caffè con gli amici.

A servizio del Parco di Uluru c’è il villaggio di Yulara, a 17km dal monolite, un vero e proprio resort di circa 3000 anime, turisti esclusi. Si trova all’esterno del Parco, al quale si accede solo a pagamento, poiché l’area è sacra per gli aborigeni e non è possibile costruire.

Yulara è un enorme villaggio turistico. Si va dal campeggio all’hotel extra lusso, passando da ostelli per backpackers, ossia i turisti zaino in spalla, a sistemazioni turistiche. E’ gestito da una società della quale fanno parte gli indigeni australiani ed organizza anche visite guidate al Parco ed eventi per i numerosi turisti che affollano le strutture.

Una comoda sistemazione a prezzi convenienti è l’Outback Pioneer Hotel, le cui grandi camere sono sistemate in bungalow sparsi sotto enormi eucalipti. Sono solo ad un piano e dalle enormi vetrate scorrevoli delle camere si può uscire nel mezzo del bush. Non mancano le zanzare nonostante il clima torrido tipico del deserto.

Nella pagina ufficiale del resort di Yulara, Ayers Rock Resort, ci sono molte indicazioni sui servizi offerti, sui tour e sulle attrazioni che si possono trovare in questa zona.

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Passeggiata intorno ad Uluru

LA MAGIA DI ULURU

Nella mitologia aborigena Uluru ha un ruolo molto importante e per gli indigeni questi luoghi mantengono l’essenza vitale di chi li ha creati. Per il mito si tratta di figure ancestrali descritte come giganti in parte umani, in parte animali o piante.

Diversi luoghi alla base del monte hanno una valenza particolarmente religiosa, tanto che i turisti non vi possono accedere, né fotografare. E’ notizia molto recente il divieto che dal 2019 verrà esteso anche alle scalate del monolite, da sempre attività molto gettonata da parte dei turisti, ma invisa agli aborigeni.

Lungo le pareti del monolite si possono vedere dipinti rupestri di migliaia di anni fa che rimandano alla mitologia del “dreamtime“, il tempo dei sogni, un’epoca più vecchia della memoria dell’uomo in cui tutto venne creato.

Per respirare meglio tutto questa atmosfera mistica basta godersi la magia del tramonto che scende su Uluru. Da un punto panoramico privilegiato per chi sceglie le visite guidate, si possono ammirare tutti i colori dell’iride mentre il sole cala e l’arancione del monolite viene assorbito dalla notte.

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Tramonto ad Uluru

Saranno stati i diversi calici di vino bevuti al buffet, o la mia naturale predisposizione ad emozionarmi, ma davanti ad uno spettacolo simile è veramente difficile non farsi venire la pelle d’oca.

Anche la mattina successiva, nonostante un risveglio nel cuore della notte, lo spettacolo dell’alba su Uluru è da brividi! Il cielo limpido e ricco di stelle lascia spazio alle prime luci e, in lontananza, il monolite prende forma accendendosi ai primi raggi del sole.

EMOZIONI SENZA FINE AD ULURU

Non si possono dimenticare queste esperienze emozionanti, così come forte è il ricordo della passeggiata intorno alla base di Uluru.

Subito dopo aver visto l’alba, si può scegliere di andare ai piedi del monolite e decidere di fare un’escursione di 12km intorno alla base, meglio se con una guida capace di raccontare aneddoti legati al luogo.

Tra caverne scavate dalla pioggia e dal vento, dove un tempo abitavano gli indigeni, laghetti che nascono e spariscono a seconda delle piogge, sentieri all’interno di boschi di eucalipti, lo spettacolo è sempre più emozionante.

Si è a pochi centimetri dalla roccia, la si può toccare, si può percepire il fascino che emana. E’ proprio arancione, tutte le tonalità di arancione. Sono percepibili segni dell’erosione dovuti al tempo, così come si vedono ombre disegnare volti sulle pareti della roccia.

E’ una passeggiata di diverse ore, ma, considerata la natura pianeggiante del terreno, non è molto impegnativa. Meglio avere un’adeguata scorta d’acqua perché, come sale il sole, la temperature aumenta parecchio. Utile anche una retina sul viso per difendersi dalle mosche appiccicose che non mancano nemmeno qua.

Da metà percorso in avanti, per evitare zone dal valore religioso per gli indigeni, il sentiero da seguire si allontana di non poco dalla roccia. Il panorama fatto di arbusti, sabbia e mosche rischia di diventare monotono. Basta alzare lo sguardo verso il monolite per ritrovare la magia che la stanchezza potrebbe far scomparire. Da questa distanza il monte appare ancora più imponente, emergendo solitario e massiccio dal deserto pianeggiante.

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Il cielo sopra Uluru

ULTIMO SALUTO AD ULURU

Prima di partire per tornare a Sydney, non si può fare a meno di dare un saluto al monolite.

Al centro del villaggio di Yulara c’è una piccola collina. Dalla sommità si può ammirare il panorama a 360 gradi del circondario. Laggiù, in lontananza, c’è lui, Uluru che emerge imponente sopra il deserto.

Da questa collina ho filmato uno dei tramonti più suggestivi che mi sia capitato di vivere. Lo potete vedere sul mio canale YouTube, cliccando qua.

Uluru: un altro posto che mi manca della mia esperienza australiana.