Sofia e la vacanza fuori programma

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Sofia, capitale della Bulgaria, non ha mai attirato la mia curiosità.

Devo essere onesto, sono scioccamente prevenuto sui paesi dell’Est Europa.

A vincere questa mia illogica diffidenza è stata un inatteso invito ad organizzare una breve gita in questa città. Dopo 15 giorni nell’Inghilterra del nord partendo da Newcastle, una brevissima sosta a Lecce, eccomi a Sofia per tre giorni, dove i miei pregiudizi sono stati in parte smentiti.

Sofia capitale

Sofia è la più grande città della Bulgaria, centro non solo amministrativo di tutto il Paese. E’ una delle capitali più antiche d’Europa e le sue origini risalgono ai Traci, circa 4000 anni avanti Cristo.

E’ stata spesso terra di conquista e gli invasori partono dagli antichi Romani per finire ai Russi. I segni di tutte queste dominazioni sono visibili nel contesto urbano, dai reperti delle vecchie strade romane, alle antiche chiese ortodosse, ai palazzi del potere di epoca russa.

Arrivare a Sofia

Sono partito in aereo da Bari con una compagnia, ahimè, lowcost. Purtroppo, non sono molte le opportunità di un collegamento diretto dall’Italia verso la capitale bulgara, per cui bisogna scendere a compromessi.

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L’insegna dell’aeroporto di Sofia

Sorvolando la città in fase di atterraggio, si vede una grande città, densamente abitata, grandi palazzi, ampie strade e lunghi viali.

L’aeroporto internazionale della città ha due terminal. Il primo è quello più vecchio, aperto nel 1937 e base di tutti i voli lowcost. Con un’architettura molto essenziale, poche comodità e sistemazioni spartane, dimostra tutti gli anni che ha. Il secondo terminal è la base di tutte le maggiori compagnie aeree. Dall’architettura moderna e funzionale, è stato inaugurato alla fine del 2006. I due terminal sono serviti da un servizio di bus shuttle gratuito. Tassisti abusivi sono sempre pronti a portarti ovunque con le loro auto sgangherate.

L’aeroporto è collegato alla città sia da moderni bus che da una efficiente e moderna metropolitana.

La metropolitana di Sofia

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La stazione metro in aeroporto

La metropolitana di Sofia è stata la mia prima sorpresa positiva che mi ha accolto dall’arrivo.

Dal terminal 2 dell’aeroporto, la metro conduce fino al centro della città. Il biglietto, dal costo di pochi centesimi di euro, si compra direttamente prima dei tornelli. Si può provare ad acquistarlo ai distributori automatici, ma non accettano moneta straniera e difficilmente digeriscono le carte di credito. Meglio quindi cambiare o prelevare banconote locali, il lev bulgaro, e pagare all’addetto che, con un inglese stentoreo, consiglia anche dove effettuare eventuali cambi.

Sulla banchina di partenza ci sono diverse mappe della città e della metropolitana, così è più semplice capire come spostarsi.

I moderni treni sono comodi e funzionali. Indicazioni visive sulle fermate e annunci anche in lingua inglese semplificano moltissimo gli spostamenti. I nomi delle  stazioni sono indicati sia con l’alfabeto cirillico che con il nostro. Tutte le stazioni sono estremamente pulite e l’architettura è imponente.

Al servizio metropolitano si affianca una capillare rete di filobus, bus e tram, alcuni di questi di epoca sovietica. I biglietti si possono comprare anche a bordo di tram e bus da distributori automatici che accettano solo monete dell’importo corretto.

Il centro della città

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Il Palazzo di giustizia in centro città

La prima impressione della città mi ha lasciato contraddetto. La periferia nei pressi dell’aeroporto non è per nulla invitante. Grandi edifici industriali, architettura residenziale molto spartana e una diffusa sensazione di trasandatezza. Poi la metro scende sotto terra e ci si ritrova in centro città.

Il mio primo incontro con il centro di Sofia è stato alla fermata di NDK, il Palazzo della Cultura. Si trova all’estremità meridionale del boulevard Vitosha, il centralissimo viale pedonale di circa 800 metri sul quale si affacciano ristoranti alla moda e negozi di moltissimi brand occidentali. Anche a Sofia, ormai, la globalizzazione ha portato i suoi frutti e i  prezzi a volte sono veramente bassi, tranne per i prodotti Apple che costano come da noi.

Tra un bar e un negozio di souvenir si possono incontrare molti turisti, soprattutto dalla Germania, ma anche gli Italiani non mancano. Il costo della vita molto basso e collegamenti aerei a prezzi stracciati sono un bell’incentivo per venire a scoprire questa città.

Il circondario del viale pedonale può lasciare straniti. Al luccichio dei negozi alla moda, corrispondono piccole vie laterali, spesso alberate, dai marciapiedi sconnessi. I palazzi sono quasi tutti moderni, ma trascurati nel rivestimento.

Quando cala il sole, la città si spegne. Letteralmente. Infatti, la politica di risparmio energetico e lotta all’inquinamento luminoso portata avanti dall’amministrazione ha determinato la scelta di non illuminare le vie secondo standard ai quali siamo abituati in Italia. Come ad Amburgo, durante la notte le strade sono praticamente buie e tornare in albergo lungo vie sconosciute può diventare inquietante.

Cosa vedere a Sofia

La ricca storia di Sofia ha lasciato come tributo un ingente patrimonio architettonico e artistico. A voler vedere ogni singolo museo, galleria d’arte, chiesa, moschea probabilmente non basterebbe una settimana. Tuttavia, il rischio è che la visita possa diventare ripetitiva e noiosa, per cui il consiglio che si legge su diverse guide è quello di non dedicare più di tre giorni pieni alla città.

Io ho visitato le maggiori attrazioni della città in due giorni, concedendomi anche un’andatura lenta e lunghe pause. Si può visitare Sofia facilmente a piedi. In alternativa bus e tram sono comodi o si può prendere un taxi, il cui costo non è mai esoso.

Ci si può affidare a tour organizzati da agenzia o al giro col bus turistico che tocca le principali attrazioni della città e una guida ne racconta per sommi capi la storia. Io ho particolarmente apprezzato il giro gratuito passeggiando per la città, organizzato da 365 Association Sofia Tour.

Free Walking Tour a Sofia

La mia opinione su Sofia è cambiata dopo aver preso parte a questa passeggiata per le strade di Sofia. Grazie ad una simpatica guida e alla sua ottima preparazione, ho avuto modo di vedere con un occhio più critico alcuni dei monumenti più emblematici della città.

Partendo dal centralissimo Palazzo di Giustizia, la guida ha accompagnato il mio gruppo tra i tesori più o meno nascosti, narrando le varie fasi storiche di cui questa capitale è stata protagonista.

Il tour è durato circa un paio d’ore, che possono essere molte se la giornata è calda. La guida ha raccontato, sempre in un ottimo inglese, delle varie bellezze della città, arricchendo la narrazione anche con qualche aneddoto.

Cattedrale di Santa Domenica

La passeggiata inizia dalla Cattedrale Ortodossa della città che risale al 1863. Sorge sui resti di chiese di epoche precedenti. Infatti, la città è stata martoriata da guerre ed eventi infelici che più volte hanno distrutto molti edifici. L’attuale chiesa di Santa Domenica risale al restauro del 1933 dopo che un attentato esplosivo, che fece numerose vittime, la danneggiò gravemente.

L’interno è magnificamente affrescato in stile bizantino, un ottimo inizio per confrontarsi con l’arte a Sofia. L’ingresso è gratuito, ma si paga se si vogliono scattare delle foto all’interno. Attenti ai vigilanti che sono pronti a rimproverare chi tenta di scattare foto senza aver pagato.

Chiesa di San Giorgio

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La rotonda di San Giorgio

La chiesa di San Giorgio è l’edificio più antico di Sofia. Conosciuta anche col nome di Rotonda di San Giorgio, per la sua pianta circolare, questa chiesa di epoca paleocristiana è stata nel tempo anche una moschea. E’ circondata dai resti della vecchia città, Serdica, sui quali affacciano imponenti palazzi, tra cui quello del Presidente della Repubblica, il Ministero degli Interni ed  un lussuosissimo hotel.

Statua di Santa Sofia

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La statua di Santa Sofia

E’ il simbolo della città, per la quale le polemiche non sono ancora finite.

Il nome Sofia si riferisce alla divina saggezza e non alla martire cristiana Santa Sofia. Quando gli amministratori decisero di sostituire la statua di Lenin con questa caddero in errore e la fecero progettare con riferimenti cristiani. Tuttavia questo non fu l’unico errore visti i molteplici riferimenti pagani che vennero inseriti.

Si è arrivati così a questa statua, dalle forme sinuose e procaci, con riferimenti pagani, ma di ispirazione cristiana.

Probabilmente, la visita alla statua durerà meno della lettura di questo paragrafo.

Cattedrale Aleksandar Nevski

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La Cattedrale Aleksandar Nevski al tramonto

Questa è la più grande cattedrale ortodossa del Paese ed è il simbolo della liberazione della Bulgaria dagli Ottomani, grazie all’intervento dei Russi.

Le cupole dorate, visibili anche da fuori città, si ispirano all’arte bizantina. All’interno ci sono numerosi dipinti di prestigio e gli spazi sono tutti finemente decorati. Il luogo è molto mistico e non mancano anche qua i severi controlli su chi fa foto senza aver pagato il relativo biglietto.

Moschea e sinagoga

A poca distanza l’una dall’altra si trovano i due centri di culto mussulmano ed ebraico. L’architettura degli edifici non è di particolare pregio e la visita può essere considerata come breve intervallo tra monumenti “maggiori”.

Interessante, alle spalle della moschea, oltre al Museo di Storia Regionale, ci sono delle fontanelle di acqua termale. Infatti, la moschea, il cui nome significa “molti bagni”, è stata eretta su una zona di acque termali. Da queste fontane sgorga acqua termale la cui temperatura può anche ustionare.

Sempre in zona, sotto il viale principale, c’è la più grande area di reperti archeologici di epoca romana. Visitabile gratuitamente, tra un ingresso alla metro e diversi negozi di souvenir, si possono vedere la disposizione delle prime strade della città.

Hambara Bar

Questo è assolutamente il posto che merita la visita in tutta Sofia!

Nascosto dietro un edificio, questo un bar è all’interno di una baracca. Si narra che fosse un bar clandestino e che, per non essere visto dall’esterno, usassero solo candele per l’illuminazione. Ancora oggi, l’elettricità serve esclusivamente per il banco frigo e per una fioca lampadina all’interno del bagno. Per il resto solo candele, tante candele. Qua si può trovare la più buona rakìa del Paese, la tipica grappa bulgara.

E’ gestito da una signora non proprio affabile che se non ti trova simpatico non ti fa sedere al bancone.

Frequentato da molti turisti in cerca di un locale alternativo, fuori dal circuiti organizzati, è l’unico nel quale si possa ancora fumare all’interno.

Gita quasi fuori porta

Se la visita della città dopo due giornate piene può considerarsi conclusa, si può optare per una gita nei dintorni di Sofia alla scoperta di posti suggestivi.

A circa 150km ad ovest della città si trova il Monastero di Rila.

Il Monastero di Rila

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La Chiesa ortodossa all’interno del Monastero di Rila

Nella località montana di Rila sorge questo suggestivo monastero. Fondato nel X secolo, per lungo tempo è stato luogo di culto frequentato anche dai potenti.

Il complesso è circondato da alte mura tanto da sembrare più una fortezza che un luogo di culto. All’interno, la chiesa ortodossa si trova al centro di un complesso abitativo di 4 piani e 300 celle, dove soggiornavano i monaci. La chiesa è finemente decorata, sia all’interno che all’esterno ed è meta di moltissimi pellegrini.

Oggi il monastero è abitato da non più di cinque monaci, ma è sicuramente una destinazione turistica molto ambita.

Dal 1983 il Monastero di Rila è iscritto nel patrimonio Unesco.

Plovdiv – Filippopoli

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Il teatro romano di Plovdiv

A 150km questa volta ad est di Sofia sorge questa suggestiva località.

Seconda più grande città della Bulgaria, Plovdiv deve la sua fama ad un meraviglioso centro storico, ricco di reperti che risalgono agli antichi Traci. Forte l’influenza degli antichi Romani, come si può vedere dai resti di un teatro ben conservato.

L’elegante via pedonale del centro è la luccicante vetrina di questa città, capitale europea della Cultura per il 2019, insieme a Matera. Con una ripida salita si entra nel nucleo più antico del paese dove si possono vedere i tangibili segni della storia. Vecchie chiese e abitazioni d’epoca sono luoghi di attrazione per molti turisti.

Il caldo può essere veramente tanto, soprattutto nel mese di agosto.

Ho visitato sia il Monastero di Rila che Plovdiv nella stessa giornata, da vero temerario. Ci sono diverse organizzazioni turistiche che mettono a disposizione sia la guida che il veicolo per questo tipo di escursioni. Il costo è veramente abbordabile. Il rischio è di effettuare gli spostamenti con un’auto di medie dimensioni che per cinque persone non è comodissima. Bisogna, inoltre, tenere conto che le distanze sono importanti, visto che alla fine si percorrono più o meno 600km in circa otto ore. E si cammina parecchio.

La Sofia che ho lasciato

Alla fine di questo viaggio sono soddisfatto di aver scoperto una nuova realtà, lontana dai canoni ai quali sono abituato.

Ho trovato una città dove il desiderio di mettersi alla pari dell’Europa Occidentale è molto forte, con ingenti investimenti sia nelle infrastrutture che nei servizi. Non sempre l’accoglienza è calorosa. In alcuni ristoranti dove sono stato il personale è piuttosto burbero e alcuni modi potrebbero sembrare maleducati. L’inglese non è una lingua diffusa. Può capitare che qualche cameriere non lo conosca così come in metropolitana il personale non sappia parlarlo.

Sofia merita in ogni caso di essere visitata, anche se solo per pochi giorni. La sua storia e il suo patrimonio architettonico sono sicuramente affascinanti.


 

Manchester: una città inaspettata

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Manchester è l’ultima tappa di questo mio viaggio nell’Inghilterra del nord. Partendo da Newcastle Upon Tyne, passando per il Distretto dei Laghi, con una breve escursione sull’Isola di Man, sono arrivato prima a Blackpool e poi a Liverpool.

Ultima tappa a Manchester

Gli ultimi giorni di questo mio tour sono dedicati tutti a questa città di poco più di 500mila abitanti, la cui storia risale agli antichi Romani.

ARRIVARE A MANCHESTER COL TRENO

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La stazione Piccadilly di Manchester

Sono arrivato da Liverpool con il treno alla stazione Piccadilly, praticamente nel cuore della città. Alla struttura metallica di epoca vittoriana che copre i binari si affianca un moderno edificio in vetro e acciaio. Da questa stazione partono molti treni per Londra, Liverpool e la Scozia. Frequenti sono anche i treni per l’aeroporto internazionale.

Nel piazzale antistante la stazione fanno capolinea i mini bus delle tre linee turistiche urbane. Collegano i principali luoghi di interesse e monumenti della città con un percorso circolare e sono completamente gratuiti. I Metroshuttle sono un mezzo incredibilmente pratico per visitare il centro se non si ha voglia di camminare.

La scelta dell’hotel

Per questo soggiorno ho scelto un hotel Premier Inn a pochi passi dalla stazione. Questa struttura fa parte di una catena di hotel che si possono trovare in tutto il Regno Unito, Irlanda del Nord compresa, Germania, Dubai, Doha, Abu Dhabi e anche nell’estremo oriente.

La particolarità di questi alberghi è che, pur essendo considerati turistici, hanno sempre elevati standard di qualità, un’ottima posizione anche nel centro città e sei sicuro, ovunque andrai, di trovare sempre lo stesso servizio e la stessa accoglienza.

Dalla mia camera all’undicesimo piano ho una meravigliosa vista sulla città e non vedo l’ora di andarla a conoscere meglio.

MANCHESTER E L’APE OPERAIA

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Il simbolo di Manchester  in versione Rainbow

Passeggiare per il centro di Manchester è sicuramente affascinante. Tra edifici storici e palazzi moderni, sono stato subito incuriosito dalla presenza di numerose installazioni, sparse tra piazze, vie e centri commerciali, raffiguranti un’ape. Facevano parte di Bee in the City, ape in città, un’iniziativa a scopo benefico dove 230 api, tra piccole e grandi, sono state esposte nei luoghi più importanti della città. Ognuna, dipinta da un artista diverso, rappresentano il fermento tipico di questa metropoli, dal passato industriale alla moderna scena musicale.

Ho così scoperto che l’ape operaia è il simbolo di Manchester. Comparso per la prima volta sullo stemma durante la Rivoluzione Industriale, quando la città iniziò ad avere un ruolo da protagonista nella produzione di massa. Da allora, questo emblema divenne sempre più diffuso e comune, tanto che la città è ancora soprannominata The Busy Bee, ossia l’ape indaffarata, proprio per il ritmo parecchio sostenuto nelle sue diverse attività.

Scoprire api in chiesa

Ho trovato api anche nei posti posti meno probabili. Persino all’interno della cattedrale di Manchester, un duomo in stile gotico che si trova nel cuore storico della città, c’erano delle piccole api dipinte dai bambini di una scuola. Così, tra una navata e un tabernacolo, faceva bella mostra di sé questo sciame di innocui insetti curiosi.

 A SPASSO PER MANCHESTER

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Il centro di Manchester

Con la navetta gratuita dalla stazione Piccadilly sono andato a visitare il Museo della Scienza ed Industria.

Science and Industry Museum

Ricavato da quella che è stata la prima stazione ferroviaria del mondo nel 1830, sulla linea per Liverpool, questo museo raccoglie reperti relativi ai trasporti, all’energia, ai computer e all’elettronica.

Al suo interno si trova la locomotiva che gareggiò contro la più nota di Stephenson per conquistare il titolo di più veloce. Si possono vedere anche vecchi treni elettrici usati sulle linee inglesi, diversi aerei, qualche macchina e oggetti legati al mondo dell’elettronica.

Ci sono anche alcuni strumenti utilizzati dalla BBC per le prime trasmissioni radio e televisive, compreso un mixer video che ho utilizzato pure io appena assunto in Rai.

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Un vecchio mixer video della BBC

Il museo, aperto tutti i giorni, permette di fare un bel salto indietro nel tempo e garantisce una piacevole escursione di almeno un paio d’ore, prima di andare a vedere il resto della città.

Decido di tornare indietro passeggiando accanto a  vecchi magazzini di stoccaggio ora convertiti a centro commerciale. In pochi minuti arrivo alla biblioteca John Rylands.

John Rylands Library

Questa affascinante biblioteca si trova nel quartiere di Deansgate, a pochi passi dal municipio. Commissionata dalla moglie di John Rylands, al quale è intitolata, doveva essere destinata a custodire libri di natura teologica. Per questa ragione il progettista si ispirò alle chiese neogotiche di periodo vittoriano e nel 1900 venne aperta al pubblico.

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L’interno della biblioteca John Rylands

Tra i documenti conservati si possono trovare alcune delle primissime stampe, compresa una Bibbia di Gutenberg. I suggestivi ambienti neogotici sono perfettamente preservati e uniti alla più recente biblioteca universitaria, alla quale si accede attraverso passerelle e passaggi soprelevati.

Questa biblioteca è stata una delle prime al mondo ad essere illuminata da un impianto elettrico. Grazie ad un generatore interno, la corrente elettrica venne preferita al gas in quanto più pulita e sicura. Vennero anche realizzati particolari condotti di aerazione con filtri, così da depurare l’aria all’interno dell’edificio.

Mi lascio emozionare dal profumo di libri e decido di visitare anche la non distante biblioteca centrale.

Central Library

La Biblioteca Centrale di Manchester si trova nella centralissima piazza San Pietro. Costruita negli anni ’30 del secolo scorso, è di pianta rotonda con un ampio porticato a colonne come facciata principale. Ricorda molto il Pantheon di Roma, al quale si ispira.

L’enorme collezione non si limita solo ai libri consultabili. Al primo piano dell’imponente edificio è ospitata un’intera ala dedicata alla musica. A disposizione del pubblico c’è una quantità quasi infinita non solo di testi, spartiti e raccolte, ma anche dischi. Ci sono anche delle tastiere elettroniche ad uso del pubblico. Consigliabile una cuffia, per non disturbare gli altri.

Dopo tutta questa cultura è ora di svagarsi con dello sano shopping.

LO SHOPPING A MANCHESTER

La centralissima piazza Piccadilly è la porta d’accesso ai grandi magazzini della città. Tutt’intorno si affacciano i maggiori centri commerciali della zona, da Primark a Debenhams. La pedonale Market street è un continuo di negozi di famosi brand e fast food.

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Una via commerciale a Manchester

Di sicuro a Manchester si è quasi costretti a passare per un centro commerciale prima di arrivare ad un museo. In alcuni casi la vera attrazione è il centro commerciale stesso, come nel caso di Exchange Square.

Un giro a Exchange Square

Questa piazza è stata completamente ridisegnata dopo un violento attentato dell’IRA del 1996. La ristrutturazione ha comportato lo spostamento di due storici pub per fare spazio ad un Marks & Spencer, un prestigioso grande magazzino inglese.

Sulla piazza affacciano altri centri commerciali, compreso il più visitato shopping centre del Regno Unito. E’ sicuramente la piazza più brulicante di tutta Manchester, con la Cattedrale e il Museo Nazionale del Calcio. C’è, inoltre, un’importante fermata d’interscambio della Metrolink, la metro tranvia di Manchester.

Metrolink

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Un tram fermo in stazione

A Manchester hanno provato a costruire una metropolitana, ma la forte opposizione e gli alti costi che avrebbero gravato sulle casse comunali hanno impedito che il progetto prendesse piede.

L’amministrazione ha allora investito su una meno costosa metro tranvia. Si tratta di un mezzo che in ambito urbano si comporta come un tram, con i binari anche su strade condivise con altri veicoli e fermate ravvicinate, mentre, in ambito extraurbano, corre su rete propria, anche ricavata da vecchie ferrovie dismesse.

I tram gialli si susseguono a distanza ravvicinata e, nel centro città, tutte le fermate hanno banchine rialzate, come se fossero stazioni della metropolitana.

MEDIACITY UK

Nella periferia occidentale di Manchester, nella zona di Salford e al posto di quelli che erano alcuni moli del porto della città, ha sede il quartiere delle telecomunicazioni, MediaCity UK.

Si tratta di un’area di sviluppo edilizio dove si trovano importanti aziende di telecomunicazioni. Tra queste, BBC e ITV occupano parecchi edifici.

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La BBC a Mediacity

Sia la BBC, che la privata ITV hanno trasferito in questo quartiere importanti settori delle loro produzioni. Nei grandi studi che sono stati costruiti, ogni giorno vengono realizzate trasmissioni che vanno in onda non solo nel Regno Unito.

La BBC organizza regolari visite guidate a questi studi. Basta prenotarsi con qualche giorno di anticipo sul loro sito. Cosa che non ho fatto io, perdendomi così l’opportunità di un giro all’interno della televisione di Sua Maestà.

Accanto a studi e uffici, moderni appartamenti, un centro commerciale, cinema, negozi e ristoranti completano il panorama. Collegata dalla Metrolink al centro di Manchester, MadiaCity Uk è un nuovo modo di vivere la città.

Da qua i canali proseguono fin nel cuore della città e, volendo, si possono fare lunghe passeggiate fino in centro.

DIVERTIRSI A MANCHESTER

La città offre una incredibile scelta di divertimenti. Cinema e teatri sono molto diffusi, così come pub e discoteche. Musei e gallerie d’arte completano l’offerta.

The Northern Quarter

Il Quartiere Settentrionale, il più bohemienne di Manchester, offre pub alternativi, negozi di musica, ristoranti etnici e varia umanità. Sotto le volte del vecchio mercato generale, diversi artigiani hanno aperto le loro botteghe dove vendono gli oggetti da loro prodotti. Si possono trovare gioielli particolari e simpatici oggetti regalo.

Canal Street

Canal Street, lungo la sponda ovest del Rochdale Canal e vicino alla stazione di Piccadilly, è il centro del gay village di Manchester. I disco pub sono sempre gremiti di persone che durante il fine settimana vengono qua a ballare. I ristoranti della zona, alcuni di questi anche raffinati, sono pieni di residenti e turisti, attratti dalla tranquillità e dalla allegra spensieratezza della zona.

Ho passeggiato molto piacevolmente lungo il canale nelle calde serate che ho trascorso in città. E’ stato bello poter cenare seduto ad un tavolo lungo la via del passeggio, mentre la gente iniziava a riempire le discoteche del posto.

Museo dei Trasporti

Non potevo certo perdermi il Museum Of Transport di Manchester.

A nord della città, collegato non proprio bene con il centro, questo piccolo museo raccoglie un gran numero di bus utilizzati in passato sulla rete locale. Tra cimeli d’epoca e qualche rottame, aspettavo di veder anche qualche vecchio tram. Purtroppo così non è stato.

Per vederne uno e percorrere un paio di chilometri a bordo di questo reperto storico, sono andato fino ad Heaton Park, ancora più a nord.

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Tram a Heaton Park

All’interno del parco, raggiungibile sempre con la metro tranvia, è ancora in funzione un breve tratto della linea tranviaria originale. Dopo una lunga camminata dalla stazione della metro, si arriva ad un laghetto artificiale, capolinea del tram. Una vecchia vettura, meravigliosamente restaurata e funzionante, percorre il breve tragitto portando i turisti all’altra estremità. Qua, ospitati nella rimessa, una raccolta di vecchi attrezzi di lavoro e cartelli di destinazione delle linee costituiscono il Museo del Tram.

PRONTO PER UNA NUOVA ESPERIENZA

Con Manchester termina questa mia vacanza in Inghilterra. E’ tempo di tornare a casa e prepararmi a nuovi viaggi. Il mio desiderio di esplorare nuove destinazioni non si placa mai.


 

Pay e display: l’incubo della sosta inglese

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Viaggiando in Gran Bretagna con un auto a noleggio mi sono spesso imbattuto nell’incubo del pay e display.

Parcheggiare in un’area di sosta inglese a volta ti porta a confrontarti con norme diverse da un parcheggio all’altro, anche con esiti divertenti.

Nell’ultima mia esperienza di viaggio in Inghilterra, che potete leggere a partire da questo post, ho avuto ancora una volta un rapporto conflittuale con il pay e display inglese.

PAY E DISPLAY COME IN ITALIA

In Italia siamo ormai abituati che quando parcheggiamo sulle strisce blu dobbiamo come minimo andare a pagare alla macchinetta, ritirare il tagliando ed esporlo sul cruscotto.

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Istruzioni per il parcheggio

Bene o male le cose succedono così anche in Inghilterra, se non fosse che ogni area di sosta ha le sue norme e non sempre sono comprensibili. Se ci si aggiunge che i parchimetri sono di diversi modelli e che non sempre sono funzionanti, allora parcheggiare diventa un vero incubo.

La prima dura realtà con la quale ci si confronta è che in città è impossibile parcheggiare senza pagare. Ovunque io abbia provato a lasciare l’auto in sosta, che fosse un vicolo nascosto o la strada principale, era sempre un’area a pagamento.

Armato di un portamonete colmo di centesimi e sterline, il mio approccio con il parchimetro è sempre dubbioso. Capisco bene quello che c’è scritto o sto prendendo lucciolo per lanterne? Inizia così il mio rapporto con la sosta in terra inglese, supportato a volte dalla tecnologia, altre volte osteggiato proprio da questa.

PAY E DISPLAY TECNOLOGICI

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Il parchimetro è a sinistra

Quando sono stato fortunato ho parcheggiato in una zona con la sosta super tecnologica.

Il parcheggio del forte romano Housesteads lungo il Vallo di Adriano, dove mi sono fermato all’inizio del mio giro dell’Inghilterra del Nord, è controllato da telecamere. Il pagamento si fa solo al termine della sosta, quando al parchimetro si deve inserire il numero di targa della propria auto. Il sistema video sorvegliato ha memorizzato il numero della tua auto e calcola in maniera automatica il tempo di sosta e l’importo da pagare. Ben accette le carte di credito, che sempre salvano quando non si hanno a disposizioni monete. Certo, non siamo alla comodità di pagare con un’applicazione del proprio smartphone, ma come sistema è molto pratico e per me, straniero e senza monete in tasca, è molto semplice.

Le difficoltà arrivano nelle località remote, dove il sistema di parchimetri è ancora legato alle vecchie monete.

PAY E DISPLAY A MONETE

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A volte non parcheggi

Anche in località remote, spiagge isolate, radure desolate, il parchimetro è lì che fa bella mostra di sé. Un totem eretto ad ammonimento contro i furbetti della sosta. Che fai? Non paghi? Butto l’occhio sul cruscotto delle altre auto e tutte, dico tutte, hanno il loro bel tagliandino esposto. Ed io, che non voglio passare per il classico italiano evasore, inizio a frugare nelle tasche, nello zaino, sotto il tappetino della macchina, alla ricerca di una moneta, un nichelino, un centesimo che mi metta in regola con il parcheggio.

Il parchimetro non accetta più le monete di rame, solo quelle in acciaio, quindi a me, ovviamente, mancano 15 centesimi per poter acquistare la sosta minima. Niente bar nelle vicinanze per un caffè e cambiare banconote. Non resta che cambiare zona.

Ci sono poi i parchimetri le cui istruzioni sono state distrutte da vandali o consumate dal tempo. Che faccio? Sfido la sorte e non pago? Tutte le altre macchine parcheggiate hanno il tagliando lì, addirittura incollato al finestrino con l’ora di scadenza bella evidenziata. Non pago, facendomi venire sensi di colpa per i prossimi dieci anni o inserisco monete a caso fino a quando non mi viene stampato il ticket?

Mi è capitato anche di dovermi districare con il display del parchimetro vagamente sbiadito. Le indicazioni sull’importo inserito e l’ora di fine sosta erano affidate alla fantasia. Cifre e lettere erano evanescenti come un ectoplasma, effimere come un fuoco fatuo. Solo la fantasia mi ha fatto inserire le monete giuste ed ottenere il mitico foglietto da esporre, nemmeno fosse la sacra sindone.

PAY E DISPLAY CON CARTE DI PAGAMENTO

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Quanto e come si paga

Devo ammetterlo: non amo usare contanti. Sono talmente abituato ad effettuare tutti i miei acquisti pagando con carta di credito o bancomat che spesso mi capita di andare in giro senza soldi.

Non potete immaginare la mia gioia quando trovo parchimetri che accettano il pagamento elettronico con le carte. Tuttavia, non sempre le cose vanno come mi piacerebbero e in alcuni casi ho rischiato di venire alle mani con un parchimetro. Di sicuro, l’ho preso a brutte parole.

Alcuni parchimetri richiedono di inserire il numero di targa prima del pagamento. Cifre e lettere vanno digitate sul tastierino che c’è sulla torretta, ma non sempre questo ha voglia di collaborare. A volte non prende il carattere che hai digitato, altre volte sembra che tu lo abbia schiacciato tre volte. Alla fine la si vince, ma nel frattempo è passato un quarto d’ora.

Inserisco, quindi, la carta di credito e parte il cinema. Prima che compaia una qualsiasi istruzione sul display passano ere geologiche. Sembra di sentire in lontananza il rumore dei vecchi modem, quelli che pigolavano e squittivano prima di collegarsi alla rete dati.

Alla richiesta del pin, il display si spegne e si accende ad intermittenza per poi riaccendersi con un minaccioso messaggio di errore. Codice errato. Ripeto l’operazione un altro paio di volte, sempre col display lampeggiante e alla fine il netto rifiuto del sistema: nessun collegamento alla rete.

Bene, ma non benissimo. Non cedo neppure questa volta alla mia origine italiana e recupero quattro monete sufficienti a quel quarto d’ora di sosta per la passeggiata.

QUANDO SI SPEGNE IL PAY E DISPLAY

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Si paga anche qui

L’avventura più assurda l’ho avuta a Lancaster. Sono stato in questa località per puro caso, dopo il ritardo del traghetto per l’Isola di Man come ho raccontato qua.

Il primo parcheggio presso il quale mi sono fermato aveva il parchimetro rotto. Il secondo era uno per soli residenti, nemmeno tanto in centro, quindi ho desistito e mi sono spostato oltre. Ho cercato parcheggio in un centro commerciale. A pagamento, sul tetto dell’edificio, vicino all’ascensore rotto e con il parchimetro che accetta le carte di credito. Peccato che io non abbia guardato gli orari di apertura e solo una volta al piano terra chiedo in giro. Il parcheggio ha gli stessi orari del centro commerciale. Chiude alle 17. Sono le 16.45. Evviva.

Punto, allora, al parcheggio della locale stazione ferroviaria. Grande, trafficata, solo 4 sterline per tutto il giorno di sosta. Non ci sono orari di chiusura.

Ritiro il ticket all’accesso al parcheggio. Mentre esco, note i parchimetri sul primo binario della stazione di Lancaster. Ottimo, così al ritorno so dove pagare. Mi distraggo, vedo gente, faccio cose e, verso le 23.30, torno a prendere la macchina.

La stazione è chiusa! Il parchimetro irraggiungibile, quindi nessuna possibilità di pagare la sosta. Al parcheggio ci sono altre auto. Le istruzioni affisse sul cartello, ma anche sul sito della società di gestione, non parlano di questa eventualità. Ancora più inquietante, le sbarre di accesso e uscita sono alzate. Tre inquietanti telecamere sorvegliano l’accesso del parcheggio, quindi il dubbio che mi assale è che se esco senza pagare mi rincorrerà la cavalleria di sua Maestà.

UN FINALE INASPETTATO PER IL PAY E DISPLAY

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Quando il telefono ti paga il parcheggio

Decido, comunque, di uscire dal parcheggio con la mia auto. Vago nel piazzale deserto della stazione alla ricerca di un’anima pia che mi possa dare conforto.

Nessuno!

Dopo qualche attimo, da dietro un cancello della stazione esce un dipendente con la sua macchina, alla quale mi accosto al volo.

Racconto la mia disavventura e, forse complice il mio inglese non perfetto, il tizio si offre per aprire le sbarre del parcheggio con la sua tessera. Vedendo le barriere aperte, capisce l’equivoco, si fa una risata e mi dice che a stazione chiusa non si paga più la sosta, anche se si è parcheggiati dalla mattina.

Non mi rimane che andarmene, con una leggera ansia, a prendere il traghetto per l’Isola di Man, sperando di non vedermi recapitare qualche mega multa.

Dopo un viaggio in traghetto non completamente confortevole, come ho raccontato in questo post, ho comunque deciso di chiamare il call centre di chi gestisce l’area di sosta. Al telefono, una premurosa voce femminile mi conferma quanto detto la sera prima dal ferroviere e mi dice di stare tranquillo. Da loro funziona così.

PAY E DISPLAY NON MI AVRETE PER UN PO’

E’ arrivato il momento di consegnare l’auto a noleggio. Come sempre Avis mi ha dato la possibilità di una vacanza senza problemi. Se non fosse stato per gli inconvenienti con i parchimetri, direi anche perfetta. Mi aspettano Liverpool e Manchester, mete conclusive di questo giro nel nord ovest dell’Inghilterra. Fermandomi pochi giorni in ogni città non avrò più bisogno dell’auto e quindi non dovrò litigare ancora con le macchinette del pay e display.

Almeno fino al prossimo viaggio nel Regno Unito.


 

Blackpool: la Rimini d’Inghilterra

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Blackpool è la città del divertimento per famiglie più famosa dell’Inghilterra. Nata all’inizio del 1800, ha da subito avuto come vocazione quella di attirare i vacanzieri inglesi alla ricerca di mare e spensieratezza.

Ideale per qualche giorno di svago, è sempre piena di turisti che dalle vicine grandi città di Liverpool, Manchester, ma anche Londra, vengono in questa città per passare le loro vacanze.

PERCHE’ ANDARE A BLACKPOOL

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La lunga promenade di Blackpool

Normalmente, quando organizzo i miei viaggi tendo ad evitare le località facilmente troppo affollate da turisti. Blackpool tuttavia, pur essendo una meta ambitissima per le vacanze giovani e familiari, ha sempre avuto un gran richiamo su di me. In questo giro d’Inghilterra, partito da Newcastle, passando per il Distretto dei Laghi, per proseguire sull’Isola di Man, prima di andare a Liverpool e Manchester, è stato semplice inserire una tappa di un paio di giorni in questa cittadina.

Da sempre appassionato di treni e di tutto ciò che viaggia su rotaie, sapevo che fino a pochi anni fa questa città inglese era l’unica ad avere ancora una linea di tram funzionanti. Avevo visto più di una foto o di un filmato dei vecchi vagoni circolanti lungo la promenade della città. Sono sempre stato incuriosito di vederli dal vivo, salendoci sopra e fare un giro a bordo di queste carrozze storiche.

Così ho pianificato una visita a Blackpool, non tanto per la sua spiaggia e il suo mare poco invitanti, ma per i suoi tram storici.

I TRAM STORICI DI BLACKPOOL

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Tram storico di Blackpool

Sui binari dei tram di Blackpool continuano a circolare alcuni vecchi modelli dell’epoca d’oro del trasporto pubblico su rotaia. Tra le nuove carrozze a piano ribassato e con aria condizionata, si possono vedere anche tram a due piani nella classica livrea verde e crema. Sono tram dagli interni eleganti e divanetti imbottiti comodissimi. Ci sono anche dei tram più curiosi, dalle forme strane e divertenti.

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Lo storico tram scoperto

Tra questi, fa la sua bella figura il tram scoperto, la versione decapottabile del trasporto pubblico su rotaia. E’ un vecchio tram al quale hanno asportato la copertura e circola lungo la promenda durante le belle giornate assolate. Sul sito ufficiale si possono trovare molte informazioni circa gli orari e il percorso di questi veicoli d’epoca. Questi tram storici effettuano giri turistici tra due delle più conosciute attrazioni di Blackpool: la Torre di Blackpool e Pleasure Beach.

THE BLACKPOOL TOWER

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La Torre di Blackpool

Ispirata alla Tour Eiffel di Parigi, con i suoi 158 metri di altezza è sicuramente l’attrazione più appariscente di Blackpool. La Torre fa parte di un complesso più grande. Alla sua base, un edificio di mattoni rossi di tre piani racchiude il Tower Circus, diverse attrazioni per grandi e piccini e la meravigliosa Ballroom.

Inaugurata nel 1894, la Torre è stata protagonista di piccoli grandi avvenimenti nel corso della sua “carriera”. Tre anni dopo, la cima della torre prese fuoco e la notarono fino a 50 miglia di distanza. Tra il 1921 e il 1924 sostituirono tutte le travi d’acciaio di cui è composta perché le precedenti presentavano uno stato di corrosione eccessivo.

Un transatlantico la scambiò per un faro durante una tempesta, perdendo la rotta e affondando vicino alla spiaggia di Blackpool. Ancora oggi, durante la bassa marea si può vedere il relitto adagiato sul fondale.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, la Royal Air Force installò un radar sulla cima e nel 1984 comparve un gigantesco King Kong appeso lungo la struttura.

Nel 1998 venne posizionato, sul pavimento dell’osservatorio sulla vetta della torre, il Walk of Faith, un enorme pannello di vetro trasparente sul quale camminare sospesi nel vuoto. In effetti ci vuole molta fede, molto fegato e coraggio per camminarci sopra sapendo di essere a 120 metri sopra la strada.

Oggi, prima di raggiungere la cima della Torre di Blackpool, la lunga coda di turisti fa tappa in un cinema 4D, dove il pubblico viene intrattenuto con un video sulla storia della torre con effetti non sempre riusciti.

Sul sito ufficiale della Torre di Blackpool, The Blackpool Tower, ci sono molte altre curiosità ed aneddoti, oltre ai dettagli su tutte le attrazioni del complesso e i prezzi.

THE BLACKPOOL PLEASURE BEACH

Non c’è località turistica che si rispetti che non abbia il suo gran bel parco di divertimenti. Pleasure Beach di Blackpool è molto più di questo. Nato nel 1896 per attirare turisti nella nuova cittadina, questo parco è ora il più grande e più visitato del Regno Unito. Si trova nella zona meridionale della promenade della città e lo si può paragonare a Gardaland, non tanto per le dimensioni, decisamente più contenute, quanto per le attrazioni ad alto tasso adrenalinico.

Questo parco ha ben 10 montagne russe, alcune tra le più veloci e più alte del mondo. Quattro di queste sono in legno e garantiscono ancora emozioni al cardiopalma. A mio avviso, la più divertente è la Steeplechase, una corsa ad ostacoli in sella a cavalli metallici che si rincorrono su e giù per il percorso di questo ottovolante.

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Montagna russa in sella a cavalli

Dall’aspetto ad alcuni tratti un po’ vintage, Pleasure Beach assicura divertimento per tutta la famiglia. Molte le attrazioni per i più piccoli. Al parco si può accedere pagando un biglietto d’ingresso minimo e poi decidere su quali “giostre” salire. Oppure si può comprare un ticket che già include tutte le attrazioni. Sul sito ufficiale si possono trovare tutte le informazioni necessarie.

ALTRI DIVERTIMENTI A BLACKPOOL

Il lungomare di Blackpool è un continuo susseguirsi di piccolo o grandi luoghi di divertimento. Non si contano le sale giochi, numerosi sono i bingo e, tra un negozio di souvenir e l’altro, ecco comparire luoghi di richiamo dai nomi famosi, come il museo delle cere Madame Tussauds. Non manca un grande acquario, uno zoo, tre o quattro campi golf e molto altro.

Sui diversi pontili che si incontrano lungo la promenade ci sono altri parchi divertimento. Sono di richiamo per molti visitatori che passano la giornata tra una ruota panoramica e un ottovolante.

Nessun problema nemmeno per mangiare. Numerosi i ristoranti che si possono trovare nel centro della cittadina, a pochi passi dalla Torre. Una zona pedonale unisce le aree commerciali e diversi sono ristoranti e fastfood che si possono trovare lungo queste vie.

Insomma, l’industria del turismo britannico ha la sua capitale in questa città che si raggiunge facilmente anche con il treno. In realtà, la città è nata proprio grazie all’arrivo della ferrovia che ha portato da subito migliaia di turisti a godersi il mare d’Irlanda da queste spiagge.

Dopo una sosta di un paio di giorni a Blackpool è tempo di proseguire con il mio tour dell’Inghilterra del nord. Prossima destinazione Liverpool.


 

Newcastle: trampolino per l’Inghilterra del nord

Newcastle upon Tyne è la più grande città dell’Inghilterra del nord. Si trova quasi al confine con la Scozia, sull’estuario del fiume Tyne, ad est verso il mare del Nord.

Il fiume ha scavato una profonda valle e per unire le due sponde sono stati costruiti negli anni diversi ponti.

Il TYNE BRIDGE DI NEWCASTLE

Per farmi arrivare fino a qua è bastato vedere la foto del Tyne Bridge.

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Il Tyne Bridge di Newcastle

Immediatamente il pensiero è volato dall’altra parte del mondo.

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Il Sydney Harbour Bridge

Due ricerche sul web, qualche sana lettura, in poco tempo scopro che i due ponti sono stati progettati e realizzati dallo stesso architetto. Costruiti in contemporanea, il ponte di Newcastle è molto più piccolo di quello di Sydney, ma altrettanto suggestivo.

È stato bello poter organizzare le vacanze partendo proprio dalla cittadina inglese che con il suo ponte mi ha fatto sentire di nuovo a Sydney.

Se andate qua troverete un mio ricordo legato al ponte di Sydney

GLI ALTRI PONTI DI NEWCASTLE

Passeggiando lungo le rive del Tyne, non si rimane indifferenti nel vedere quanti ponti ci siano ponti.

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Altri due ponti di Newcastle

In totale se ne contano ben 7 che attraversano la profonda vallata del fiume più o meno in corrispondenza del centro cittadino.

Alcuni sono solo per macchine e pedoni. Altri solo ferroviari. Uno, a due livelli, sia per auto (al piano inferiore) che per treni (al livello superiore).

Uno in particolare, il più recente, è solo per pedoni e biciclette.

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Il Gateshead Millennium Bridge di Newcastle

IL GATESHEAD MILLENNIUM BRIDGE

A Newcastle c’è un’operazione di sviluppo cittadino che va avanti da un paio di decenni. Tra i lavori rientra anche la bonifica e il recupero del lungo fiume. In questa zona, adesso, sono parecchi i locali dove passare la serata.

Ad unire le due sponde è questo nuovo ponte riservato solo a pedoni e biciclette. È una costruzione dalle forme molto leggere. Due archi, uniti da tiranti d’acciaio, costituiscono le due strutture portanti.

Per garantire il passaggio di navi anche grosse, il ponte si “inclina”. L’arco superiore viene fatto inclinate in modo che quello inferiore si alzi. Il movimento e le forme ricordano a molti un battito d’occhio o un occhiolino.

Sul sito ufficiale del ponte, cliccando qua, si possono trovare tante altre informazioni tecniche e curiosità, comprese le date e gli orari in cui viene “alzato”. Peccato non essere stato lì durante uno di questi “battiti”.

LA NUOVA NEWCASTLE

Newcastle è una cittadina che si può visitare in poco tempo. Saltando musei, gallerie d’arte, cattedrali e chiese, il centro città lo si vede in un giorno.

Purtroppo, il desiderio di modernità ha portato nel centro cittadino un unico, enorme e mastodontico centro commerciale. Poche le strutture d’epoca sopravvissute al cambiamento. Il Theatre Royal, proprio scritto così, è un elegante edificio neoclassico che si trova a pochi passi dalla centralissima Monument.

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Il Grey’s Monument nel centro di Newcastle

La città è sicuramente famosa per la sua vivace vita notturna. Grazie alla presenza di diverse università e college, sono molti i ragazzi che riempiono i tanti pub e bar del centro e lungo il fiume.

GO WEST – VERSO IL LAKE DISTRICT

Dopo la veloce visita a Newcastle, è tempo di dirigersi verso il Distretto dei Laghi, prossima meta di questa vacanza.

Lungo il tragitto verso ovest, una fermata è d’obbligo per visitare le rovine di un vecchio forte di epoca romana, costruito lungo il Vallo di Adriano.

Infatti, proprio lungo questa direttrice, quasi al confine tra Scozia e Inghilterra, si estendeva questa fortificazione in pietra fatta edificare dall’Imperatore Adriano. Serviva a difendere la Britannia, occupata dai Romani, dalle invasioni dei “barbari” che calavano da nord. Tutto questo ricorda vagamente il “Trono di Spade“.

L’Housesteads è uno dei pochi posti dove vedere i resti di un forte romano. Dopo aver pagato un salatissimo parcheggio, nel biglietto di ingresso è compresa anche una visita guidata dell’area. Il sito è gestito dal National Trust, l’ente nazionale per la tutela dei beni storici.

Per saperne di più e organizzare bene la visita, consiglio di dare un occhio al sito ufficiale, cliccando qui.

La visita richiede almeno un’ora di tempo se si va veloce, due sono più che consigliate.

La mia prossima meta è il Distretto dei Laghi, ma ne parlerò nel prossimo post (clicca qua)


Dublino val bene una pinta

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Nell’agosto dello scorso anno ho fatto una vacanza di due settimane in Irlanda. Come avevo scritto subito dopo quel giro, e che potete leggere cliccando qua, era stata una vacanza piuttosto umida, ma non per questo meno emozionante. Ho concluso il tour facendo meta a Dublino, città sempre piena di turisti e con una vivace vita notturna.

DUBLINO D’AGOSTO

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Dublino al tramonto

Sono arrivato a Dublino verso la fine di agosto, dopo un giro in macchina di tutta l’Irlanda, compresa quella del nord. Dopo due settimane di pioggia, finalmente il tempo concede una tregua e il cielo si è rasserenato. Ho riconsegnato l’auto a noleggio in aeroporto e sono arrivato in città utilizzando il bus di linea. Collegamento molto, forse troppo, veloce. L’autista del tipico bus a due piani ha tenuto una velocità decisamente sostenuta e sembrava di ribaltarsi ad ogni curva.

Il bus mi ha lasciato praticamente sulla porta dell’hotel che ho prenotato, il St. George. Comodo e non lontano dal centro pedonale, è vicino alle vie dello shopping e dei pub. Sarebbe un albergo perfetto se non fosse per le stanze veramente piccole e troppo calde.

Dall’albergo, con una breve passeggiata mi ritrovo in O’Connell Street, una delle principali vie del turismo. Infatti, sono moltissimi i turisti che affollano questa ampia strada fatta di negozi, caffetterie e ristoranti. Il clima, perfetto per passeggiare, è un ottimo stimolo per visitare a piedi il centro città.

Proprio a metà di O’Connell Street si staglia nel panorama di Dublino The Spire, una torre di acciaio alta 120metri. Considerata la scultura più alta al mondo, la sua base ha un diametro di 3 metri, mentre la punta è di soli 15cm.

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The Spire

A questo enorme ago che si alza verso il cielo sono stati attribuiti diversi significati. Tra i tanti, quello più accreditato vuole che rappresenti la lotta per l’indipendenza dell’Irlanda dagli inglesi. Questa installazione artistica può lasciare perplessi, tuttavia ha un fascino particolare, soprattutto la notte, quando sembra essere un fascio di luci proiettato verso le stelle.

DUBLINO E TEMPLE BAR

Dublino è ricca di moltissimi punti di attrazione, dai monumenti ai musei. Tuttavia, la meta principale dei turisti è la zona di Temple Bar, famosa per i suoi pub e ristoranti. Affollata durante il giorno, è una zona molto vivace anche durante la sera, con locali dove ascoltare musica dal vivo o ballare.

Si trova subito a sud del ponte O’Connell che attraversa il fiume Liffey, l’importante corso d’acqua che taglia in due il centro cittadino. E’ un susseguirsi di pub, ristoranti, disco club che attirano migliaia di persone ogni giorno dell’anno. Il più famoso di questi locali è il mitico Temple Bar, che con i suoi muri rossi è di immediato riconoscimento. In questo caratteristico Irish Pub, se non si teme la folla, si possono gustare i tipici piatti della cucina irlandese, magari ascoltando musica dal vivo e bevendo birra.

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Due scurissime Guinness

LA BIRRA GUINNESS

La birra è una caratteristica quasi univoca di Dublino e dell’Irlanda stessa, tanto che non bere una bella pinta di Guinness, dal colore scuro e dal sapore deciso, è come non essere stati in Irlanda.

Questa birra è nata praticamente a Dublino, nel 1759, e nel birrificio originale di produzione, il St. James Gate Brewery, oggi c’è la Guinness Storehouse dove, attraverso un percorso con guide virtuali, si può conoscere la storia che ha portato questa birra scura ad essere rinomata in tutto il mondo. Dal piano terra, dove si conoscono gli ingredienti principali per la produzione della birra, si sale fino al settimo piano, seguendo le varie fasi di lavorazione. Curioso il piano dedicato alle diverse campagne pubblicitarie, che sono diventate virali nel mondo prima ancora dell’epoca di internet.

Decisamente più interessante la possibilità di degustare i diversi tipi di Guinness, non tutti reperibili sul mercato italiano. Al settimo piano di questo parco della birra c’è il Gravity Bar, dove potersi rilassare bevendo una pinta di birra, compresa nel biglietto d’ingresso alla Storehouse, mentre si rimane incantati davanti al panorama a 360° di Dublino.

DUBLINO E IL WHISKEY

L’Irlanda è anche terra di rinomati e ottimi whiskey. Nel cuore di Dublino, nel quartiere di Smithfield, nasce del whiskey irlandese. E’ la distilleria Jameson. Aperta nel 1780 in Bow Street, dopo 250 anni è ancora punto di riferimento per i cultori del whiskey e per tutti i turisti che vogliono conoscere qualcosa di più di questa bevanda alcolica. Oggi non si produce più nessun barile di whiskey, ma è diventato una sorta di museo dove ripercorrere la storia della famiglia Jameson, del whiskey che porta il suo nome e di Dublino.

Così come alla Guinness Storehouse, anche alla Jameson Distillery Bow St. è possibile ripercorrere la storia e il processo di produzione del whiskey. Questa volta si è accompagnati da una guida in carne ed ossa che, con simpatia e professionalità, racconta come sia nato e cresciuto il whiskey Jameson. Tra aneddoti legati alle vicende di Dublino e qualche effetto speciale, non manca l’occasione per assaggiare il prodotto di famiglia, confrontandolo con un whiskey scozzese e uno americano.

La mia visita è iniziata alle 10.30 del mattino e alle 11.15 avevo già mandato giù ben tre shot di whiskey. Capivo l’inglese come se fosse la mia lingua madre e la distilleria mi sembrava Disneyland vista dalle montagne russe. Ho un ricordo vago di quello che è successo dopo, ma di sicuro, al termine del tour, mi sono fermato nel raffinato lounge bar che c’è al piano terra e ho ordinato uno strepitoso whiskey cocktail, compreso nel biglietto d’ingresso, che ha reso tutto ancora più onirico. Alle 12.00, uscito dalla distilleria, non ero più a Dublino, ma a Las Vegas!

Vi consiglio una visita alla Jameson Distillery di Bow Street perché ne uscirete euforici!

DUBLINO PER TUTTI

Ovviamente Dublino non è solo per gli amanti di birra e whiskey. Esistono moltissime attrazioni dove essere sobri è di gran utilità. Come la visita al Trinity College, una delle università più prestigiose in Europa. Sorge nel centro di Dublino ed è meta turistica soprattutto per la suggestiva biblioteca ospitata nella Long Room.

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La biblioteca del Trinity College

Nella biblioteca del Trinity College è esposto il Libro di Kells, un testo miniato dell’800 che contiene i quattro Vangeli scritti in latino. Per l’eccellenza tecnica e la bellezza è considerato una delle migliori opere d’arte irlandese di quell’epoca.

Il posto può essere molto affollato e non è difficile trovare una lunga coda per l’acquisto del biglietto. Meglio comprarlo in internet, sul sito ufficiale del Trinity College, anche appena prima della visita.

A Dublino si possono fare delle bellissime passeggiate che toccano tanti altri punti interesse. Tra questi c’è il Centro James Joyce, ospitato in un vecchio edificio del 1784, un museo dedicato allo scrittore irlandese. Tra foto di famiglia e dettagli dei suoi manoscritti è ideale per gli appassionati dell’autore. Sempre passeggiando, questa volta sul lungo fiume, si può ammirare il moderno ponte Samuel Beckett. Progettato dall’archistar Calatrava, le linee disegnate da cavi e pilone di sostegno fanno assomigliare questo ponte di 180 metri ad una arpa, uno dei simboli caratteristici dell’Irlanda.

A 3km dal centro di Dublino c’è anche il meraviglioso Giardino Botanico nazionale irlandese. Chiamato l‘isola di smeraldo, ha più di tremila piante e bellissime serre vittoriane dove sono ricreate diverse zone climatiche. E’ un posto di grande relax e poco frequentato da turisti.

DUBLINO FUORI PORTA

Volendo fare una gita fuori porta, io mi sono lasciato consigliare da amici. Dalla centralissima stazione di Tara Street, sono andato a Howth, un rinomato borgo in riva al mare a circa mezz’ora di treno da Dublino. E’ un vecchio villaggio di pescatori, oggi ricco sobborgo piuttosto trafficato. A Howth si può vedere il più antico edificio abitato di tutta l’Irlanda, ma più semplicemente si può passeggiare sulla diga che protegge il porticciolo dalle acque del mare d’Irlanda e godersi un meraviglioso tramonto.

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Tramonto a Howth

Dublino è affascinante, con molti posti da scoprire e sicuramente molti locali dove divertirsi. Pochi giorni non bastano per apprezzare a sufficienza il fascino che questa capitale racchiude tra le sue strade e i suoi palazzi.


 

Studiare in Australia: alla scoperta di un mondo

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Da quando ho iniziato questo blog ho ricevuto diverse mail in cui mi si chiede come ho concretizzato la possibilità di vivere e studiare in Australia per sei mesi.

In un post precedente, che si può leggere qua, avevo accennato a come mi fossi organizzato per ottenere un visto più lungo di quello turistico.

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Panchina vista mare a Cronulla

STUDIARE IN AUSTRALIA: la mia esperienza

Per visitare determinati Paesi fuori dalla Comunità Europea occorre richiedere un visto turistico, la cui validità è normalmente di massimo tre mesi. Se ci si vuole fermare per più di questo periodo bisogna ricorrere a visti alternativi che i diversi Stati mettono a disposizione.

L’Australia ha un sistema di leggi che regolamenta in maniera molto severa e precisa l’immigrazione e, prima di finire nelle maglie della giustizia per comportamenti non corretti, occorre prestare molta attenzione alla normativa vigente. Infatti, questo sistema di leggi australiane viene modificato quasi tutti gli anni in alcuni punti e, se non si è adeguatamente informati, si rischia di commettere degli errori.

Per diversi anni mi sono documentato sulle diverse possibilità che c’erano per trascorrere un periodo più lungo di tre mesi a Sydney. Avrei potuto richiedere un visto lavorativo, ma le pratiche sarebbero state molto complesse e non avevo la certezza di averne diritto. Il visto studenti, invece, era molto più semplice da ottenere e mi garantiva in ogni caso la possibilità di una lunga permanenza.

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La spiaggia di Collaroy

STUDIARE IN AUSTRALIA: come scegliere?

Il visto studenti per l’Australia viene rilasciato sulla base e per la durata del corso di studi che si intende frequentare. Questa durata tiene conto anche delle vacanze scolastiche e di un periodo dopo la fine del corso prima di dover lasciare il Paese. Non tutti i percorsi scolastici sono percorribili, ma solo quelli certificati dal CRICOS, un registro del governo australiano per l’educazione. L’elenco è veramente impressionante e va dal corso di Inglese base a percorsi accademici molto complessi, passando da scuole di formazione e diplomi tecnici.

Ovviamente, la mia conoscenza del sistema scolastico australiano era pressoché nulla, quindi, tramite internet, ho iniziato ad informarmi su come e cosa scegliere.

Ho quindi scoperto che esistono delle organizzazioni educative che, a titolo anche gratuito, aiutano nella scelta del percorso scolastico da seguire all’estero. Per studiare in Australia esistono diverse agenzie scolastiche che si possono facilmente trovare su internet. Le migliori di queste si distinguono per l’attenzione che riservano al cliente, per i servizi che offrono e per la scelta di corsi e di scuole australiane di ottima qualità e di costi adeguati all’offerta proposta.

Io, prima di scegliere da chi farmi aiutare, ho cercato informazioni attraverso la rete sui vari forum al riguardo, leggendo le opinioni di altri clienti e chiedendo direttamente alle varie agenzie cosa offrissero e quali fossero le loro migliori proposte. Non tutte si sono rivelate serie. Qualcuna non ha neppure risposto. Altre si sono limitate a rimandare al loro sito internet.

Ho partecipato ad un seminario, a pagamento, organizzato da una di queste società, il cui leader ha illustrato, in maniera anche troppo teatrale, quali potessero essere i vantaggi dello studiare in Australia e quale aiuto loro offrissero.

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Una baia colorata a Sydney

STUDIARE IN AUSTRALIA: la scelta del college

Tra tutte le società da me consultate, quella che si è rivelata essere molto attenta al cliente e con una eccellente offerta formativa, rispondendo appieno alle mie esigenze, è stata Go Study Australia.

Grazie al loro sito, studiare in Australia, sono venuto a conoscenza di una organizzazione efficiente e ben strutturata, con personale qualificato ed uffici non solo in Italia, ma anche nelle principali città australiane.

Sin dal primo scambio di email ho avuto modo di confrontarmi con persone disponibili e molto preparate. Al primo appuntamento, nei loro uffici in pieno centro a Milano, una lunga chiacchierata con Francesco, il consulente che mi ha seguito nell’organizzazione, mi ha chiarito molti dubbi. Su suo suggerimento e considerate le mie esigenze. la scelta è andata su un corso avanzato di Inglese. A Sydney ovviamente, anche se i campus erano disponibili in altre città australiane.

Sono moltissimi i college che offrono corsi di inglese a tutti i livelli e la scelta può non essere semplice. Francesco, e Go Study, mi hanno aiutato nella decisione, fornendomi tutte le informazioni di cui avevo bisogno, descrivendomi nel dettaglio ogni singola scuola e informandomi sui costi diretti ed accessori.

Sono stato aiutato nella richiesta del visto, che si può ottenere solo dopo aver scelto e pagato il corso di studi. Avrei potuto richiede supporto anche per la sistemazione. Importantissima, da questo punto di vista, l’esperienza diretta che Francesco ha avuto a Sydney. Avendoci vissuto per un po’,  ha saputo indicarmi i migliori quartieri dove cercare un locale in affitto. Non capita spesso che i consulenti abbiano conosciuto direttamente i posti di cui parlano.

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L’Univerità di Sydney

STUDIARE IN AUSTRALIA: Sydney

Ho scelto di studiare al Greenwich College, qua il sito internet, nel loro campus in centro a Sydney. Per la qualità e la tipologia dei corsi offerti è stato sicuramente quello che più rispondeva alle mie esigenze. Grazie al servizio di consulenza che ho avuto, ho scelto un corso serale che mi ha permesso di vivere la città durante il giorno, scoprendo ogni volta posti nuovi.

Go Study Australia ha, ovviamente, un ufficio di rappresentanza a Sydney e in altre città australiane. Si può essere certi di avere assistenza da parte di altri consulenti anche quando ci si trova all’estero. Io ho avuto supporto da Lidia, una dei consulenti dell’ufficio di Sydney, che oltre ad informazioni sul college, mi ha saputo consigliare cosa vedere in città e qualche eventuale escursione. E’ un altro dei vantaggi che ho avuto rivolgendomi a questa agenzia scolastica, avendo la certezza di un aiuto locale e in lingua italiana.

Scegliere di frequentare un corso di studi a Sydney mi ha permesso di concretizzare il sogno di vivere in questa in città. Diversamente, avrei avuto grosse difficoltà a conoscere così bene questo posto emozionante ed affascinante come solo Sydney e la sua baia sanno essere.