Isola di Man: a metà strada tra Scozia e Irlanda

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L’Isola di Man mi ha sempre incuriosito e appena ho potuto ho organizzato una gita di un paio di giorni alla scoperta di queste terre. Molto semplice visto che stavo arrivando da un giro nel nord Inghilterra, come vi ho raccontato qui e qui.

Dalle coste inglesi ogni giorno partono due traghetti che raggiungono l’Isola. Altri collegamenti via mare sono previsti con l’Irlanda, così come il locale aeroporto è raggiunto da voli diretti anche dall’Italia.

Famosa per essere la sede del Tourist Trophy, una gara motociclistica su strada piuttosto insidiosa, conosciuta con le iniziali TT, l’Isola di Man è nota anche per la razza di gatti con la coda mozza che porta il suo nome. Ovviamente di quei gatti io non ne ho visto ombra!

L’ISOLA DI MAN ARRIVANDO DAL MARE

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L’alba vista dal traghetto per l’Isola di Man

Sono sbarcato sull’Isola di Man all’alba di una mattina di fine luglio. Il mio traghetto aveva circa 16 ore di ritardo dovuto ad un guasto. Pur di portarci a destinazione, la compagnia Steam Packet ha organizzato una nuova corsa con un catamarano con partenza intorno alle 3 del mattino.

Per ingannare le ore di attesa prima della partenza, dal porto di Heysham, piuttosto desolato e privo di alcuna attrattiva, mi sono spostato nella vicina cittadina di Lancaster. Dopo quattro passi in centro, un paio d’ore al cinema e una birra al pub rimane ben poco da fare e decido di tornare al porto. Faccio check in e mi incolonno prima di tirar giù il sedile e dormire un po’.

L’imbarco è puntuale nel ritardo e alle 3.30 il catamarano prende il largo. La pur confortevole sistemazione a bordo e l’ottimo servizio hanno leggermente alleviato un diffuso malessere dovuto al mare agitato. Se il catamarano è più veloce di un traghetto tradizionale, in condizioni di mare forte è sicuramente più sensibile alla forza delle onde.

Così, ondeggiando e sobbalzando per circa quattro ore, ho potuto ammirare una fantastica alba nel mezzo del mare d’Irlanda, prima di sbarcare a Douglas, capitale dell’Isola.

LA CAPITALE DOUGLAS

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Vista della baia di Douglas

La capitale dell’Isola di Man si trova all’interno di una ampia baia sulla costa orientale. E’ una cittadina piuttosto tranquilla, la più grande di tutta l’isola, dove vi risiede un terzo di tutti gli abitanti. Ha diversi punti di attrazione. Una affascinante camera oscura, la Great Union Camera Obscura, attira moltissimi turisti. Di epoca vittoriana, questa camera oscura, attraverso l’uso di 11 lenti e specchi, permette una visione a 360° più che nitida del panorama circostante.

La lunga promenade percorre quasi interamente la baia. Si possono fare piacevoli passeggiate lungo il bordo del mare o sulla spiaggia del centro città oppure si può decidere di fare un giro sul curioso tram trainato da cavalli. Fondato nel 1876, il tram a cavalli di Douglas ancora oggi richiama moltissimi turisti. E’ sicuramente una delle attrazioni principali della città e dell’intera Isola di Man.

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Un tram trainato da cavalli

Questa linea di tram è piuttosto breve, circa 2,5km, e unisce il terminal traghetti con il deposito principale di Derby Castle lungo tutta la promenade. Non è sicuramente l’unica attrazione su rotaie di Douglas, né dell’intera Isola di Man. Infatti, l’Isola di Man è un paradiso per gli appassionati di treni e rotaie come me. Dalla capitale parte una ferrovia a vapore in miniatura verso sud e uno storico tram elettrico verso nord.

L’ISOLA DI MAN A BORDO DI UN TRENO A VAPORE

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Il treno a vapore dell’Isola di Man

L’Isola di Man, pur essendo piccola, circa 60km da nord a sud e meno di 25km da est ad ovest nel punto più largo, ha un gran numero di binari. Da Douglas a Port Erin, nel sud dell’isola, c’è un ferrovia a scartamento ridotto, dove treni trainati da originali locomotive a vapore, perfettamente restaurate, sono la gioia di turisti ed appassionati. I treni percorrono questa linea di circa 25km attraverso la campagna e suggestivi paesaggi. E’ quello che rimane di una rete più estesa che collegava anche località sulla costa occidentale e nel nord dell’Isola. Oggi è possibile raggiungere le principali attrazioni del sud stando seduti comodamente sui divanetti delle piccole carrozze e facendo delle piccole passeggiate dalle stazioni.

Nel capolinea di Port Erin c’è un grazioso museo ferroviario dove ripercorrere la storia di questa ferrovia e osservare alcuni cimeli conservati nel tempo.

LE FERROVIE ELETTRICHE DELL’ISOLA DI MAN

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Un tram dell’Isola di Man

Da Douglas in direzione nord c’è  la Manx Electric Railway,  una linea a metà tra tram e ferrovia che percorre circa 28,5km lungo la costa orientale dell’Isola. Partendo dal capolinea di Derby Castle nella capitale, questi tram di epoca vittoriana, restaurati in ogni dettaglio, risalgono la collina verso Ramsey, una cittadina costiera nel nord, nota tra l’altro per essere punto di partenza delle tappe di montagna del Gran Prix locale.

Il viaggio a bordo di questi tram è emozionante anche per chi non è appassionato di treni e rotaie. Viaggiare su questi vagoni di legno è un salto indietro nel tempo, dove la tecnologia è ridotta al minimo essenziale. Lungo il percorso si può ammirare lo spettacolo delle colline che scendono verso il mare. Si attraversano villaggi da cartolina, vaste praterie, qualche bosco e si incontrano molti turisti, ma anche abitanti del posto che utilizzano questo tram quotidianamente.

Più o meno a metà del percorso, nella stazione di Laxey, c’è la partenza della linea di tram per la Snaefell Mountain, che con i sui 620m è la montagna più alta dell’Isola di Man.

SNAEFELL MOUNTAIN RAILWAY

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Il tram sulla vetta della Snaefell Mountain

La Snaefell Mountain Railway è lunga circa 8km e si arrampica fino alla vetta della montagna attraversando la splendida campagna dell’Isola. Lungo il tragitto, con l’aumentare dell’altitudine, la vista si apre a panorami mozzafiato. Si dice che, in condizioni meteo più che perfette, dalla vetta si possano vedere sia la Scozia ad est che l’Irlanda ad ovest. Ovviamente, quando sono arrivato io in cima al monte le nuvole a bassa quota coprivano il panorama e un vento gelido spazzava la zona.

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La nebbia in vetta

I vagoni sono quelli originale, quando dalla fine del 1800 portavano i turisti in vetta. Qua, una ricca caffetteria/tavola calda accoglie i passeggeri che, tra una passeggiata e l’altra, aspettano il tram successivo per tornare a valle.

Curiosa la presenza della terza rotaia al centro dei binari lungo i tratti in salita. Contrariamente all’uso comune come cremagliera, ossia una rotaia alla quale una ruota dentata si aggancia per agevolare la salita, in questo caso serve come freno. Nei tratti in discesa, alcuni piuttosto ripidi, un paio di ganasce poste sotto il vagone fanno presa lungo i bordi di questo binario e ne rallentano la corsa.

A poca distanza dal capolinea di Laxey si può scorgere una grande ruota rossa.

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L’enorme ruota rossa di Laxey

Con i suoi 22 metri di diametro, la Laxey Wheel, conosciuta anche col nome di Lady Isabella, in onore della moglie del governatore dell’Isola al tempo dell’inaugurazione, questa ruota serviva per pompare l’acqua dalle sottostanti miniere. Oggi è considerata un monumento dell’Isola e attira sempre numerosi turisti.

Se proprio non si è sazi di treni e rotaie, si possono fare giri su altre ferrovie turistiche dell’Isola di Man.

ALTRE FERROVIE TURISTICHE SULL’ISOLA

The Great Laxey Mines Railway è una cortissima linea di piccoli treni che percorrono i binari delle miniere di Laxey. Al posto dei vagoni pieni di minerali grezzi, oggi ci sono vagoncini per turisti. Dal capolinea di Laxey, questi trenini raggiungo l’entrata delle miniere qualche centinaia di metri dopo. Gestita da volontari, è solitamente aperta solo il sabato.

The Groundle Railway è una linea turistica a vapore gestita unicamente da volontari. I caratteristici treni vittoriani circolano quasi esclusivamente la domenica, da maggio ad ottobre. Da fine giugno a tutto agosto potrebbero circolare anche il mercoledì, ma le corse non sono garantite perché a volte manca personale. Per le feste di natale organizzano anche qualche treno speciale. Lo spettacolo di questa linea è la natura che circonda i binari, portando i turisti dall’entroterra fino a picco sul mare.

Insomma, quest’Isola è proprio un paradiso per gli amanti dei treni, dei tram, delle locomotive e tutto ciò che va su rotaie.

CURIOSITA’ DELL’ISOLA DI MAN

L’Isola non fa parte né dell’Europa, né della CEE, neppure del Commonwealth. E’ una sorta di protettorato del Regno Unito, ma non ne fa parte. Ha la propria moneta, che vale come la sterlina, e non se ne può prendere la cittadinanza.

E’ un’isola molto incantevole, con una natura ricca e rigogliosa. Tuttavia, se si è già stati in Irlanda e in Scozia, i panorami ricordano molto i paesaggi di questi due Paesi.

L’accoglienza è calorosa ed è piacevole girarla in macchina su strade non particolarmente trafficate. Attenzione però. Se arrivate via mare con una macchina a noleggio, dovrete molto probabilmente sottoscrivere una assicurazione aggiuntiva. Informatevi prima di partire.


 

Pendolare a Milano: scoprire la città per lavoro

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Per più di due mesi ho fatto il pendolare a Milano, andando a lavorare in un posto diverso dal solito e prendendo molti più mezzi pubblici del normale. E’ stata l’occasione per trasformare quella che poteva essere una noiosa routine in una esplorazione quotidiana della città.

PENDOLARE A MILANO IN METROPOLITANA

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La stazione di Porta Garibaldi della Metro 5

Muoversi a Milano con la metropolitana è come bere un bicchiere d’acqua. Le quattro linee in funzione raggiungono quasi tutti i punti più importanti della città. Ho la fortuna di avere la sede principale del mio lavoro a breve distanza dalla fermata della stessa metro che arriva sotto casa e in venti minuti sono in ufficio.

Purtroppo, per l’ultima fatica lavorativa mi sono dovuto spostare nella sede distaccata della mia azienda che si trova nella periferia est di Milano, a poca distanza dall’aeroporto di Linate. Questo mi ha obbligato a diventare un pendolare a Milano, utilizzando la metro solo come primo mezzo pubblico per avvicinarmi al lavoro. Il tragitto, di quasi un’ora, comprende anche un tratto in treno, prima di prendere un tram per percorrere gli ultimi chilometri.

La metro è la nuovissima linea 5, la lilla, gestita dall’ATM, la società del comune che controlla tutti i mezzi pubblici. E’ la metro automatica, quella senza pilota. Infatti, non c’è il macchinista a guidarla e ci si può mettere in prima fila, come sulle montagne russe, e veder correre i binari davanti a noi. Per uno patito di treni e binari come me è un bellissimo regalo. 

La città sotterranea ha sempre il suo fascino. Gallerie, diramazioni, collegamenti tra stazioni. E’ un continuo rincorrersi di treni, una quantità di persone che si sposta da una parte all’altra. Una varia umanità che a volte può essere eccessiva (nel numero, nel comportamento, nel rumore), ma che a me affascina sempre per l’incredibile varietà. E’ il bello, e il brutto, di vivere in una grande città.

PENDOLARE A MILANO IN TRENO

Dopo quattro fermate dalla partenza, è ora di scendere dalla metro nella stazione di Garibaldi e salire sul treno.

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Il mezzanino di Porta Garibaldi sotterranea

Milano Porta Garibaldi è un’importante stazione per il trasporto pubblico a Milano. Praticamente nel cuore del nuovo quartiere dei grattacieli di Porta Nuova, è una fermata della metropolitana M2, la verde, e della M5, la lilla. E’ anche una stazione molto importante delle linee ferroviarie FS e Trenord, le ferrovie della Lombardia. Ha pure una fermata sotterranea con due binari per i treni suburbani del cosiddetto Passante, la linea che attraversa Milano da SudEst a NordOvest dedicata al trasporto dei pendolari.

La stazione di Garibaldi Passante non è il massimo del design. Una banchina non molto ampia serve contemporaneamente i due binari. Nelle ore di punta può essere particolarmente affollata e la gente si accavalla tra chi deve prendere il treno e chi, invece, deve uscire dalla stazione. Nonostante le pareti bianche e una buona illuminazione, la fermata può risultare opprimente.

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Treno nella stazione di Milano Repubblica

Così io, lasciata la metro, scendo in stazione e aspetto il mio bel trenino che mi porta all’altro capo della città. Sono poche fermate. Spesso il treno è pieno di pendolari che al mattino arrivano dall’hinterland milanese per studio o lavoro e che la sera ritornano a casa. Scendono quasi tutti nelle stazioni più centrali e di interscambio con le linee metropolitane: Repubblica che incrocia la metro M3 gialla e Porta Venezia, che incrocia la metro M1 rossa.

Particolarità del Passante ferroviario è di avere diverse fermate in città e un alta frequenza di treni. Può essere considerato come una linea metropolitana tanto che si possono usare gli stessi biglietti urbani dei mezzi pubblici.

PENDOLARE A MILANO IN TRAM

In pochi minuti, dal centro glamour di Milano, mi ritrovo in Viale Campania, sulla circonvallazione esterna, qualche chilometro prima che la città lasci spazio alla periferia e all’aeroporto di Linate. Per raggiungere gli studi dove lavoro mi mancano ancora circa 3 km.

Dalla stazione di Milano Porta Vittoria, un breve tragitto a piedi mi separa dal tram 27 che mi porterà a destinazione. E’ un vialone alberato, con bei palazzi  d’epoca dall’architettura elegante accanto ad edifici più recenti non sempre belli. E’ una zona dove si sta investendo parecchio negli ultimi anni, ma che ancora rimane defilata dalla Milano alla moda.

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Periferia in tram

Il tram 27 è un vecchio tram moderno. Nel 1977, quando venne introdotto questo modello sulle linee milanesi, fece gran parlare di se per la forma particolare, squadrata, molto diversa dagli altri tram in circolazione. Recentemente è stato rinnovato negli arredi e nella meccanica, migliorandone un po’ il confort di viaggio.

E’ una linea che parte dal centro, da piazza Duomo, per arrivare nella periferia orientale di Milano facendo mille mila fermate. Per le abitudini milanesi non ha un’ottima frequenza. Quando va bene passa un tram ogni dieci minuti, ma spesso capita di doverlo aspettare per più di quindici.

Dopo poche fermate da Porta Vittoria, superata la ferrovia, si è in periferia. Il panorama inizia ad essere un po’ desolante, dove grossi casermoni si alternano a capannoni industriali. All’impiegato pendolare si affianca il residente dalle mille etnie. Un grosso supermercato è il punto di aggregazione di questo grande quartiere. La tangenziale è a qualche centinaia di metri dal mio ufficio e la pista di Linate è solo dietro qualche condominio.

PENDOLARE PER SCOPRIRE MILANO

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Destinazione ignota

Fare il pendolare può essere una situazione poco piacevole. Se si considerano i disagi nei quali si può incappare, tra ritardi, affollamento e orari scomodi, non è uno stile di vita consigliabile.

Con lo spirito giusto, tuttavia, fare il pendolare a Milano può essere l’occasione per scoprire una città alla quale non si è abituati, lontana dalle consuetudini consolidate.

Si incontrano tantissime persone, alcune curiose, altre un po’ meno. Si scoprono negozi e attività originali, dal ristorante etnico favoloso, alla bottega artigianale che resiste alle epoche. E poi nuovi quartieri da esplorare e altri da evitare. Il tutto prima di concedersi un nuovo viaggio o una nuova vacanza, magari a Dublino oppure a Maratea.

E’ un viaggio alla scoperta della città al solo costo di un biglietto urbano.


 

Un lungo silenzio… viaggiando

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Un silenzio lungo più di due mesi quello che mi ha tenuto lontano da questa pagina. Un lavoro più impegnativo del solito quello che sta occupando molta parte delle mie giornate.

Silenzio fatto di tasti colorati

Sto lavorando alla realizzazione di The Voice of Italy, un talent show dove si cerca la voce più bella d’Italia.

Gran parte delle mie giornate lavorative, sei giorni alla settimana, le trascorro davanti ad una tastiera di computer con i tastini colorati.

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I miei tastini colorati

 

 

 

 

 

Quando finisco, nel tardo pomeriggio o nel cuore della notte, non vedo l’ora di correre a casa e sprofondare in un sonno lunghissimo.

Silenzio assordante

Non mi piace questo lungo silenzio su queste pagine.

Scrivere di viaggi, raccontando le mie esperienze è per me non solo una gioia, ma anche una passione che amo coltivare. Purtroppo in questo periodo non riesco a stare dietro ai miei racconti. Eppure sto viaggiando, tutti i giorni per andare al lavoro. Capita anche, nelle 24 ore di riposo che ho, che mi inventi qualche escursione fuori porta, o una notte romantica a Venezia.

Tutti viaggi che prima o poi troveranno spazio su queste pagine. In silenzio, senza troppo clamore.

Un blackout ancora per poco

Ho voglia di tornare a scrivere dei miei viaggi, non appena questa avventura lavorativa sarà finita.

Tra poco più di due settimane, il 3 maggio, tornerò ad una vita più regolare e questo silenzio finirà.

Rimane l’incognita computer, dato che il mio ha dato l’estremo saluto dopo sei anni di servizio.

Sto scrivendo dallo smartphone, ma non mi trovo molto bene, come un viaggio scomodo con compagni antipatici, che non stanno mai in silenzio.

E non riesco neppure ad allegare foto!

Potete sempre andare sul mio profilo Instagram, fran_ba, così da vedere un paio di posti che ho visitato in questo periodo.

Torno in silenzio

Ancora qualche settimana di vita vissuta velocemente e poi posso tornare a scrivere di viaggi.

Intanto mi consolo rileggendo della mia vacanza a Dublino


 

Il Museo dei Tram di Sydney: un salto nel passato

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Per gli appassionati di trasporto su rotaia come me, un museo dei tram è un’occasione imperdibile per scorrazzare tra binari e traversine. Non potevo certo perdermi l’occasione di visitare il museo che alcuni appassionati di Sydney hanno dedicato ai loro tram.

IL MUSEO DEI TRAM: LA STORIA SU ROTAIE

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Un vecchio tram funzionante

Il primo tram, trainato da cavalli, fece la sua a comparsa a Sydney nel 1879 e, da quell’anno, la rete tranviaria si estese in maniera capillare. Si passò poi ai tram a vapore, a quelli a cavo (come a San Francisco) e nel 1898 comparvero i primi tram elettrici. Nel 1923, la rete, nata prima nella zona centrale per collegare la vecchia stazione dei treni con Circular Quay, aveva raggiunto la massima estensione con ben 291km di binari, collegando quasi tutti i sobborghi con la città.

Con lo sviluppo dell’automobile, i tram fecero i conti con il traffico sempre più congestionato e da molti vennero accusati di essere responsabili di ingorghi e rallentamenti, visto l’enorme numero di carrozze circolanti.

Dopo la seconda guerra mondiale, i politici, seguendo l’esempio di molte città del resto del mondo, decisero di dismettere la rete tranviaria, nonostante l’opinione pubblica fosse di parere contrario.

Nel 1961, con l’ultima corsa si decretò la fine dei tram a Sydney e quasi tutte le carrozze vennero distrutte.

Da allora, tutte le linee tranviarie furono sostituite da linee di autobus che andarono ad aumentare il traffico della città.

Nella primavera australiana del 1997, una nuova linea di moderni tram ha ripreso a collegare il centro cittadino con i sobborghi utilizzando la vecchia linea dei treni merci ormai dismessa.

Dal 2019 la città vedrà un ulteriore sviluppo del trasporto tranviario con l’estensione della linea esistente che tornerà di nuovo nel centro cittadino e a Circular Quay. In pochi anni, inoltre, farà la sua prima comparsa a Sydney la metropolitana!

UN MUSEO DEI TRAM GESTITO DA APPASSIONATI

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Vecchio tram esposto

Il Museo dei Tram di Sydney si trova ad una trentina di chilometri a sud del centro cittadino. Non distante dalla stazione ferroviaria di Loftus, è facilmente raggiungibile con i treni suburbani. Ogni mezz’ora, un convoglio collega la città con il museo in cinquanta minuti scarsi.

Nato pochi anni dopo la dismissione dei binari in Sydney, questo museo vede lo sforzo di numerosi volontari per la conservazione e la manutenzione dei vecchi tram, alcuni perfettamente funzionanti. Dal 1988, una nuova sede ospita un incredibile numero di modelli esposti, tanto da sembrare fin troppo piccola per contenerli tutti.

Si possono vedere alcuni dei primi tram che hanno circolato sulle strade di Sydney e qualche modello proveniente da altre città, non solo australiane. Ci sono le vetture di terza classe, senza porte e con le panche in legno, e una carrozza speciale adibita al trasporto dei detenuti.

I tram funzionanti vengono fatti circolare nei giorni di apertura, solitamente il mercoledì e la domenica, sulla breve linea che dal museo porta all’ingresso del maestoso Royal National Park. Per i patiti di tram, è sempre divertente farsi un giro su un tram storico perfettamente restaurato.

Su questa pagina di YouTube potete salire anche voi su uno dei tram storici restaurati. Il prezzo del biglietto è compreso nell’ingresso al museo e vale sia per l’andata, che per il ritorno. Sul sito ufficiale (esclusivamente in inglese) del museo, clicca qua per vedere, vengono elencate le iniziative speciali organizzate dai volontari, oltre alle informazioni su orari e prezzi.

QUALCHE CURIOSITA’

Facendo anche un po’ il turista per Sydney, trovi il racconto in questo post, ho avuto la fortuna di scoprire qualche aneddoto legato alla storia dei tram locali.

Per esempio, prima che fosse costruita la suggestiva Opera House, al suo posto si trovava una fortezza, Fort Macquarie, adibita a deposito dei tram.

Lungo le strade del centro cittadino, si possono ancora notare in alcuni tratti i vecchi binari dei tram sommersi sotto l’asfalto.

Proprio nel centro città, lungo George Street per arrivare a Circular Quay, hanno fatto la ricomparsa nuovi binari. E’ l’inizio della nuovissima linea due, che tornerà a collegare altri sobborghi. Questo tratto ha la caratteristica di non avere il filo dal quale i tram prendono normalmente corrente. Al suo posto verrà usata una particolare rotaia, posta in mezzo alle altre due.

Nel quartiere Glebe, lungo Glebe Point Road, un tratto di binari è stato preservato in ricordo dell’epoca d’oro dei tram.

Il vecchio deposito dei tram di Rozelle è stato recentemente riconvertito in un elegante centro commerciale, con diversi ristoranti, pizzerie e bar. Per anni è stato abbandonato con diversi tram all’interno, andati vandalizzati e presi di mira dai graffitari. Adesso, due vetture completamente restaurate sono esposte all’ingresso del centro.

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Un tram funzionante del museo

UNA BELLA GITA DOMENICALE AL MUSEO

Se si ha parecchio tempo da trascorrere a Sydney, il Museo dei Tram è un’insolita meta per una gita domenicale. Luogo magico per appassionati di tram e treni, è molto consigliato per le famiglie.

Con una gita fuori porta, lontano da mete più turistiche, si può visitare un’attrazione che racconto un po’ della storia recente della città.


 

Milano: un’avventura nata 25 anni fa

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Sono arrivato a Milano nel settembre del 1992 inseguendo il mio sogno di lavorare in televisione. Da allora ho visto cambiare questa metropoli in molti modi, attraversando momenti di crisi e ritornando di moda in maniera ancora più affascinante.

In questa città sono cresciuto amando ogni sua strada, odiando il suo traffico, fuggendo dallo smog, ma desiderando di ritornarci il più presto possibile.

(Fino a quando non ho vissuto a  Sydney, ma questo è un altro racconto).

MILANO E LA TV

Ero ancora alle medie quando iniziai a sognare di lavorare in televisione. Affascinato ogni volta in cui, guardando la tv, riuscivo a vedere una telecamera in uno studio, mi emozionavo quando a Sanremo, durante il festival, vedevo qualche operatore con la videocamera in spalla.

Lavorare in tv per me era sinonimo di Milano. Cresciuto con le domeniche del Drive In e con la dissacrante ironia di Emilio, trasmissioni televisive mooooolto milanesi nell’animo, il mio mondo della tv coincideva con il capoluogo lombardo.

Finito il liceo, non persi l’occasione di entrare a lavorare in tv seguendo un corso di formazione tenuto proprio a Milano. Era un corso a numero chiuso e per accedervi occorreva superare un esame di ammissione.

Erano i primi di settembre del 1992 e, insieme ad altri tre miei compagni di liceo, andai a stare in un appartamento all’inizio di viale Certosa, uno dei viali più trafficati che da nord ovest arriva fin nel cuore della città.

All’epoca, la prima Milano che conobbi era legata alla vita pratica di tutti i giorni. I tram arancioni che passavano sferragliando sotto casa, la mitica linea 90/91 con i suoi filobus snodati e la guida a destra, il caffè e cornetto a colazione e il Duomo.

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Il mitico filobus 90/91
MILANO IN PRIMA CLASSE… DI UN FILOBUS

Superato l’esame e ormai iscritto ufficialmente al corso di formazione per aspiranti lavoratori televisivi, iniziai a scoprire anche altre zone di Milano.

Dall’appartamento vicino a piazza Firenze, un enorme anello nel quale confluiscono ben 14 strade e migliaia di auto al giorno, cominciai a frequentare anche Primaticcio, sede della mia scuola.

Primaticcio è una strada in una zona non centrale di Milano e anche il nome della fermata della linea 1 della metropolitana, la rossa, costruita sotto questa via all’incrocio con viale Legioni Romane.

Arrivare a Primaticcio da dove abitavo significava prendere il filobus fino a piazzale Lotto, la metro per un paio di fermate, scendere e cambiare metro. Oppure proseguire con il filobus per altre fermate e prendere direttamente la metropolitana.

Proprio grazie al filobus ho iniziato a vedere Milano da differenti punti di vista. La linea 90/91, operata con i filobus, chiamata la circonvallazione, ha un percorso circolare. Attraversa un sacco di quartieri, più o meno belli, e dà un’idea particolarmente chiara di quanto variegata sia questa megalopoli.

Ho iniziato a sentire Milano mia proprio facendo questi giri. Guardando fuori dal finestrino vedevo un mondo che cominciava a diventare sempre più mio. Le solite facce la mattina alla fermata, lo stesso tizio davanti alla tazza del cappuccino al bar, i compagni di scuola nati e cresciuti a Milano erano parte integrante del mio quotidiano.

IL BELLO DI MILANO

Milano non piace a tutti, c’è chi la trova caotica, grigia e poco bella. Io l’ho sempre amata, invece, per la sua bellezza che non è appariscente, ma va cercata con attenzione tra le vie e i palazzi.

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Balconi fioriti a Brera
Milano è ricca di fantastici palazzi ai quali spesso non prestiamo attenzione perché siamo troppo rapiti dalle nostre cose. Eleganti edifici fanno da cornice alle strade che percorriamo tutti i giorni. Balconi ricchi di fiori e piante, nonostante il clima non sempre favorevole, tolgono il grigiore del cielo che a lungo pesa sulla città.

Per scoprire Milano bisogna girarla, possibilmente a piedi. Camminare ti dà la possibilità di guardarti intorno e vedere posti che altrimenti sfuggirebbero all’attenzione. La città è ricca di corti e cortili che sono dei gioielli.

Dopo quattro anni in viale Certosa, mi trasferii insieme ai miei coinquilini in un enorme condominio lungo la circonvallazione, nella parte est di Milano.  L’appartamento si affacciava su un grande giardino condominiale, con alberi alti anche una decina di metri. Tenuto perfettamente in ordine da un custode, con il prezioso aiuto di una squadra di giardinieri, era un’ottima barriera per il rumore del traffico.

Con una piacevole passeggiata potevo raggiungere il centro di Milano attraversando zone di una sobria eleganza. Palazzine a due piani con cortili sempre ben tenuti e rigogliosi di piante si alternavano ad edifici più alti il cui decoro non era da meno. E’ la zona che da Città Studi, il quartiere della sede storica del Politecnico di Milano, porta fino in Duomo, a nord di viale Campania e corso XXII Marzo.

MILANO DAL SETTIMO PIANO

Dopo cinque anni di condivisione era tempo di diventare grande e andare a vivere da solo. Nuovo trasloco e nuova zona di Milano da conoscere, questa volta dal settimo piano di un palazzo senza balconi in via Govone. La tranquilla zona in cui ero andato ad abitare non era lontana dal posto di lavoro e potevo decidere anche di raggiungere l’ufficio con una passeggiata di una mezz’ora.

Il bello di Milano è che ti può capitare di attraversare zone adiacenti dal carattere diametralmente opposto tra di loro. Non è difficile trovare un isolato un po’ trasandato subito dopo una zona molto ricca. Prima di raggiungere corso Sempione, dove ha sede il mio ufficio e da sempre uno dei viali più ricchi ed eleganti di Milano, mi capitava di passare davanti a case dall’intonaco scrostato e dagli interni decadenti.

La zona del corso verso l’Arco della Pace, subito prima di Parco Sempione adesso è un quartiere ricco di locali e riferimento della vita notturna di Milano, ma prima degli anni 2000 non era particolarmente consigliato frequentarli di sera.

MILANO CHE PUNTA IN ALTO

Se un tempo a dominare lo skyline del capoluogo lombardo erano la Modonnina del Duomo e pochi altri edifici, primo fra tutti la Torre Velasca, adesso il panorama è decisamente cambiato.

Ho visto nascere, al posto del pittoresco luna park delle Varesine, quello che adesso è il quartiere di Porta Nuova. Dove una volta c’era una stazione ferroviaria, adesso sorgono quelli che sono tra gli edifici più emblematici di Milano.

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La Torre Unicredit e la vecchia Milano
Il Bosco Verticale e la Torre Unicredit sono luoghi della nuova Milano conosciuti ormai in tutto il mondo. Intorno alla fontana di piazza Gae Aulenti si ritrovano turisti e cittadini a passeggiare tra negozi di marche famose e prestigiosi appartamenti.

Pochi passi e sei in corso Como e corso Garibaldi, da sempre punti di riferimento della città, ricchi di bar, ristoranti e negozi. Non è difficile trovare un nuovo cantiere pronto a cambiare ancora una volta il volto di questa zona di Milano.

La nuova Milano punta a crescere in altezza. Non solo grattacieli e nuove abitazioni super panoramiche, ma anche bar, pub e lounge ai piani più alti dei palazzi. Posti meravigliosi dai quali osservare tramonti incredibili e godere di tutto il bello che questa Milano ha da offrirti. Anche a queste altitudini. 

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Tramonto milanese