Sofia e la vacanza fuori programma

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Sofia, capitale della Bulgaria, non ha mai attirato la mia curiosità.

Devo essere onesto, sono scioccamente prevenuto sui paesi dell’Est Europa.

A vincere questa mia illogica diffidenza è stata un inatteso invito ad organizzare una breve gita in questa città. Dopo 15 giorni nell’Inghilterra del nord partendo da Newcastle, una brevissima sosta a Lecce, eccomi a Sofia per tre giorni, dove i miei pregiudizi sono stati in parte smentiti.

Sofia capitale

Sofia è la più grande città della Bulgaria, centro non solo amministrativo di tutto il Paese. E’ una delle capitali più antiche d’Europa e le sue origini risalgono ai Traci, circa 4000 anni avanti Cristo.

E’ stata spesso terra di conquista e gli invasori partono dagli antichi Romani per finire ai Russi. I segni di tutte queste dominazioni sono visibili nel contesto urbano, dai reperti delle vecchie strade romane, alle antiche chiese ortodosse, ai palazzi del potere di epoca russa.

Arrivare a Sofia

Sono partito in aereo da Bari con una compagnia, ahimè, lowcost. Purtroppo, non sono molte le opportunità di un collegamento diretto dall’Italia verso la capitale bulgara, per cui bisogna scendere a compromessi.

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L’insegna dell’aeroporto di Sofia

Sorvolando la città in fase di atterraggio, si vede una grande città, densamente abitata, grandi palazzi, ampie strade e lunghi viali.

L’aeroporto internazionale della città ha due terminal. Il primo è quello più vecchio, aperto nel 1937 e base di tutti i voli lowcost. Con un’architettura molto essenziale, poche comodità e sistemazioni spartane, dimostra tutti gli anni che ha. Il secondo terminal è la base di tutte le maggiori compagnie aeree. Dall’architettura moderna e funzionale, è stato inaugurato alla fine del 2006. I due terminal sono serviti da un servizio di bus shuttle gratuito. Tassisti abusivi sono sempre pronti a portarti ovunque con le loro auto sgangherate.

L’aeroporto è collegato alla città sia da moderni bus che da una efficiente e moderna metropolitana.

La metropolitana di Sofia

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La stazione metro in aeroporto

La metropolitana di Sofia è stata la mia prima sorpresa positiva che mi ha accolto dall’arrivo.

Dal terminal 2 dell’aeroporto, la metro conduce fino al centro della città. Il biglietto, dal costo di pochi centesimi di euro, si compra direttamente prima dei tornelli. Si può provare ad acquistarlo ai distributori automatici, ma non accettano moneta straniera e difficilmente digeriscono le carte di credito. Meglio quindi cambiare o prelevare banconote locali, il lev bulgaro, e pagare all’addetto che, con un inglese stentoreo, consiglia anche dove effettuare eventuali cambi.

Sulla banchina di partenza ci sono diverse mappe della città e della metropolitana, così è più semplice capire come spostarsi.

I moderni treni sono comodi e funzionali. Indicazioni visive sulle fermate e annunci anche in lingua inglese semplificano moltissimo gli spostamenti. I nomi delle  stazioni sono indicati sia con l’alfabeto cirillico che con il nostro. Tutte le stazioni sono estremamente pulite e l’architettura è imponente.

Al servizio metropolitano si affianca una capillare rete di filobus, bus e tram, alcuni di questi di epoca sovietica. I biglietti si possono comprare anche a bordo di tram e bus da distributori automatici che accettano solo monete dell’importo corretto.

Il centro della città

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Il Palazzo di giustizia in centro città

La prima impressione della città mi ha lasciato contraddetto. La periferia nei pressi dell’aeroporto non è per nulla invitante. Grandi edifici industriali, architettura residenziale molto spartana e una diffusa sensazione di trasandatezza. Poi la metro scende sotto terra e ci si ritrova in centro città.

Il mio primo incontro con il centro di Sofia è stato alla fermata di NDK, il Palazzo della Cultura. Si trova all’estremità meridionale del boulevard Vitosha, il centralissimo viale pedonale di circa 800 metri sul quale si affacciano ristoranti alla moda e negozi di moltissimi brand occidentali. Anche a Sofia, ormai, la globalizzazione ha portato i suoi frutti e i  prezzi a volte sono veramente bassi, tranne per i prodotti Apple che costano come da noi.

Tra un bar e un negozio di souvenir si possono incontrare molti turisti, soprattutto dalla Germania, ma anche gli Italiani non mancano. Il costo della vita molto basso e collegamenti aerei a prezzi stracciati sono un bell’incentivo per venire a scoprire questa città.

Il circondario del viale pedonale può lasciare straniti. Al luccichio dei negozi alla moda, corrispondono piccole vie laterali, spesso alberate, dai marciapiedi sconnessi. I palazzi sono quasi tutti moderni, ma trascurati nel rivestimento.

Quando cala il sole, la città si spegne. Letteralmente. Infatti, la politica di risparmio energetico e lotta all’inquinamento luminoso portata avanti dall’amministrazione ha determinato la scelta di non illuminare le vie secondo standard ai quali siamo abituati in Italia. Come ad Amburgo, durante la notte le strade sono praticamente buie e tornare in albergo lungo vie sconosciute può diventare inquietante.

Cosa vedere a Sofia

La ricca storia di Sofia ha lasciato come tributo un ingente patrimonio architettonico e artistico. A voler vedere ogni singolo museo, galleria d’arte, chiesa, moschea probabilmente non basterebbe una settimana. Tuttavia, il rischio è che la visita possa diventare ripetitiva e noiosa, per cui il consiglio che si legge su diverse guide è quello di non dedicare più di tre giorni pieni alla città.

Io ho visitato le maggiori attrazioni della città in due giorni, concedendomi anche un’andatura lenta e lunghe pause. Si può visitare Sofia facilmente a piedi. In alternativa bus e tram sono comodi o si può prendere un taxi, il cui costo non è mai esoso.

Ci si può affidare a tour organizzati da agenzia o al giro col bus turistico che tocca le principali attrazioni della città e una guida ne racconta per sommi capi la storia. Io ho particolarmente apprezzato il giro gratuito passeggiando per la città, organizzato da 365 Association Sofia Tour.

Free Walking Tour a Sofia

La mia opinione su Sofia è cambiata dopo aver preso parte a questa passeggiata per le strade di Sofia. Grazie ad una simpatica guida e alla sua ottima preparazione, ho avuto modo di vedere con un occhio più critico alcuni dei monumenti più emblematici della città.

Partendo dal centralissimo Palazzo di Giustizia, la guida ha accompagnato il mio gruppo tra i tesori più o meno nascosti, narrando le varie fasi storiche di cui questa capitale è stata protagonista.

Il tour è durato circa un paio d’ore, che possono essere molte se la giornata è calda. La guida ha raccontato, sempre in un ottimo inglese, delle varie bellezze della città, arricchendo la narrazione anche con qualche aneddoto.

Cattedrale di Santa Domenica

La passeggiata inizia dalla Cattedrale Ortodossa della città che risale al 1863. Sorge sui resti di chiese di epoche precedenti. Infatti, la città è stata martoriata da guerre ed eventi infelici che più volte hanno distrutto molti edifici. L’attuale chiesa di Santa Domenica risale al restauro del 1933 dopo che un attentato esplosivo, che fece numerose vittime, la danneggiò gravemente.

L’interno è magnificamente affrescato in stile bizantino, un ottimo inizio per confrontarsi con l’arte a Sofia. L’ingresso è gratuito, ma si paga se si vogliono scattare delle foto all’interno. Attenti ai vigilanti che sono pronti a rimproverare chi tenta di scattare foto senza aver pagato.

Chiesa di San Giorgio

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La rotonda di San Giorgio

La chiesa di San Giorgio è l’edificio più antico di Sofia. Conosciuta anche col nome di Rotonda di San Giorgio, per la sua pianta circolare, questa chiesa di epoca paleocristiana è stata nel tempo anche una moschea. E’ circondata dai resti della vecchia città, Serdica, sui quali affacciano imponenti palazzi, tra cui quello del Presidente della Repubblica, il Ministero degli Interni ed  un lussuosissimo hotel.

Statua di Santa Sofia

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La statua di Santa Sofia

E’ il simbolo della città, per la quale le polemiche non sono ancora finite.

Il nome Sofia si riferisce alla divina saggezza e non alla martire cristiana Santa Sofia. Quando gli amministratori decisero di sostituire la statua di Lenin con questa caddero in errore e la fecero progettare con riferimenti cristiani. Tuttavia questo non fu l’unico errore visti i molteplici riferimenti pagani che vennero inseriti.

Si è arrivati così a questa statua, dalle forme sinuose e procaci, con riferimenti pagani, ma di ispirazione cristiana.

Probabilmente, la visita alla statua durerà meno della lettura di questo paragrafo.

Cattedrale Aleksandar Nevski

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La Cattedrale Aleksandar Nevski al tramonto

Questa è la più grande cattedrale ortodossa del Paese ed è il simbolo della liberazione della Bulgaria dagli Ottomani, grazie all’intervento dei Russi.

Le cupole dorate, visibili anche da fuori città, si ispirano all’arte bizantina. All’interno ci sono numerosi dipinti di prestigio e gli spazi sono tutti finemente decorati. Il luogo è molto mistico e non mancano anche qua i severi controlli su chi fa foto senza aver pagato il relativo biglietto.

Moschea e sinagoga

A poca distanza l’una dall’altra si trovano i due centri di culto mussulmano ed ebraico. L’architettura degli edifici non è di particolare pregio e la visita può essere considerata come breve intervallo tra monumenti “maggiori”.

Interessante, alle spalle della moschea, oltre al Museo di Storia Regionale, ci sono delle fontanelle di acqua termale. Infatti, la moschea, il cui nome significa “molti bagni”, è stata eretta su una zona di acque termali. Da queste fontane sgorga acqua termale la cui temperatura può anche ustionare.

Sempre in zona, sotto il viale principale, c’è la più grande area di reperti archeologici di epoca romana. Visitabile gratuitamente, tra un ingresso alla metro e diversi negozi di souvenir, si possono vedere la disposizione delle prime strade della città.

Hambara Bar

Questo è assolutamente il posto che merita la visita in tutta Sofia!

Nascosto dietro un edificio, questo un bar è all’interno di una baracca. Si narra che fosse un bar clandestino e che, per non essere visto dall’esterno, usassero solo candele per l’illuminazione. Ancora oggi, l’elettricità serve esclusivamente per il banco frigo e per una fioca lampadina all’interno del bagno. Per il resto solo candele, tante candele. Qua si può trovare la più buona rakìa del Paese, la tipica grappa bulgara.

E’ gestito da una signora non proprio affabile che se non ti trova simpatico non ti fa sedere al bancone.

Frequentato da molti turisti in cerca di un locale alternativo, fuori dal circuiti organizzati, è l’unico nel quale si possa ancora fumare all’interno.

Gita quasi fuori porta

Se la visita della città dopo due giornate piene può considerarsi conclusa, si può optare per una gita nei dintorni di Sofia alla scoperta di posti suggestivi.

A circa 150km ad ovest della città si trova il Monastero di Rila.

Il Monastero di Rila

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La Chiesa ortodossa all’interno del Monastero di Rila

Nella località montana di Rila sorge questo suggestivo monastero. Fondato nel X secolo, per lungo tempo è stato luogo di culto frequentato anche dai potenti.

Il complesso è circondato da alte mura tanto da sembrare più una fortezza che un luogo di culto. All’interno, la chiesa ortodossa si trova al centro di un complesso abitativo di 4 piani e 300 celle, dove soggiornavano i monaci. La chiesa è finemente decorata, sia all’interno che all’esterno ed è meta di moltissimi pellegrini.

Oggi il monastero è abitato da non più di cinque monaci, ma è sicuramente una destinazione turistica molto ambita.

Dal 1983 il Monastero di Rila è iscritto nel patrimonio Unesco.

Plovdiv – Filippopoli

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Il teatro romano di Plovdiv

A 150km questa volta ad est di Sofia sorge questa suggestiva località.

Seconda più grande città della Bulgaria, Plovdiv deve la sua fama ad un meraviglioso centro storico, ricco di reperti che risalgono agli antichi Traci. Forte l’influenza degli antichi Romani, come si può vedere dai resti di un teatro ben conservato.

L’elegante via pedonale del centro è la luccicante vetrina di questa città, capitale europea della Cultura per il 2019, insieme a Matera. Con una ripida salita si entra nel nucleo più antico del paese dove si possono vedere i tangibili segni della storia. Vecchie chiese e abitazioni d’epoca sono luoghi di attrazione per molti turisti.

Il caldo può essere veramente tanto, soprattutto nel mese di agosto.

Ho visitato sia il Monastero di Rila che Plovdiv nella stessa giornata, da vero temerario. Ci sono diverse organizzazioni turistiche che mettono a disposizione sia la guida che il veicolo per questo tipo di escursioni. Il costo è veramente abbordabile. Il rischio è di effettuare gli spostamenti con un’auto di medie dimensioni che per cinque persone non è comodissima. Bisogna, inoltre, tenere conto che le distanze sono importanti, visto che alla fine si percorrono più o meno 600km in circa otto ore. E si cammina parecchio.

La Sofia che ho lasciato

Alla fine di questo viaggio sono soddisfatto di aver scoperto una nuova realtà, lontana dai canoni ai quali sono abituato.

Ho trovato una città dove il desiderio di mettersi alla pari dell’Europa Occidentale è molto forte, con ingenti investimenti sia nelle infrastrutture che nei servizi. Non sempre l’accoglienza è calorosa. In alcuni ristoranti dove sono stato il personale è piuttosto burbero e alcuni modi potrebbero sembrare maleducati. L’inglese non è una lingua diffusa. Può capitare che qualche cameriere non lo conosca così come in metropolitana il personale non sappia parlarlo.

Sofia merita in ogni caso di essere visitata, anche se solo per pochi giorni. La sua storia e il suo patrimonio architettonico sono sicuramente affascinanti.


 

Manchester: una città inaspettata

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Manchester è l’ultima tappa di questo mio viaggio nell’Inghilterra del nord. Partendo da Newcastle Upon Tyne, passando per il Distretto dei Laghi, con una breve escursione sull’Isola di Man, sono arrivato prima a Blackpool e poi a Liverpool.

Ultima tappa a Manchester

Gli ultimi giorni di questo mio tour sono dedicati tutti a questa città di poco più di 500mila abitanti, la cui storia risale agli antichi Romani.

ARRIVARE A MANCHESTER COL TRENO

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La stazione Piccadilly di Manchester

Sono arrivato da Liverpool con il treno alla stazione Piccadilly, praticamente nel cuore della città. Alla struttura metallica di epoca vittoriana che copre i binari si affianca un moderno edificio in vetro e acciaio. Da questa stazione partono molti treni per Londra, Liverpool e la Scozia. Frequenti sono anche i treni per l’aeroporto internazionale.

Nel piazzale antistante la stazione fanno capolinea i mini bus delle tre linee turistiche urbane. Collegano i principali luoghi di interesse e monumenti della città con un percorso circolare e sono completamente gratuiti. I Metroshuttle sono un mezzo incredibilmente pratico per visitare il centro se non si ha voglia di camminare.

La scelta dell’hotel

Per questo soggiorno ho scelto un hotel Premier Inn a pochi passi dalla stazione. Questa struttura fa parte di una catena di hotel che si possono trovare in tutto il Regno Unito, Irlanda del Nord compresa, Germania, Dubai, Doha, Abu Dhabi e anche nell’estremo oriente.

La particolarità di questi alberghi è che, pur essendo considerati turistici, hanno sempre elevati standard di qualità, un’ottima posizione anche nel centro città e sei sicuro, ovunque andrai, di trovare sempre lo stesso servizio e la stessa accoglienza.

Dalla mia camera all’undicesimo piano ho una meravigliosa vista sulla città e non vedo l’ora di andarla a conoscere meglio.

MANCHESTER E L’APE OPERAIA

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Il simbolo di Manchester  in versione Rainbow

Passeggiare per il centro di Manchester è sicuramente affascinante. Tra edifici storici e palazzi moderni, sono stato subito incuriosito dalla presenza di numerose installazioni, sparse tra piazze, vie e centri commerciali, raffiguranti un’ape. Facevano parte di Bee in the City, ape in città, un’iniziativa a scopo benefico dove 230 api, tra piccole e grandi, sono state esposte nei luoghi più importanti della città. Ognuna, dipinta da un artista diverso, rappresentano il fermento tipico di questa metropoli, dal passato industriale alla moderna scena musicale.

Ho così scoperto che l’ape operaia è il simbolo di Manchester. Comparso per la prima volta sullo stemma durante la Rivoluzione Industriale, quando la città iniziò ad avere un ruolo da protagonista nella produzione di massa. Da allora, questo emblema divenne sempre più diffuso e comune, tanto che la città è ancora soprannominata The Busy Bee, ossia l’ape indaffarata, proprio per il ritmo parecchio sostenuto nelle sue diverse attività.

Scoprire api in chiesa

Ho trovato api anche nei posti posti meno probabili. Persino all’interno della cattedrale di Manchester, un duomo in stile gotico che si trova nel cuore storico della città, c’erano delle piccole api dipinte dai bambini di una scuola. Così, tra una navata e un tabernacolo, faceva bella mostra di sé questo sciame di innocui insetti curiosi.

 A SPASSO PER MANCHESTER

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Il centro di Manchester

Con la navetta gratuita dalla stazione Piccadilly sono andato a visitare il Museo della Scienza ed Industria.

Science and Industry Museum

Ricavato da quella che è stata la prima stazione ferroviaria del mondo nel 1830, sulla linea per Liverpool, questo museo raccoglie reperti relativi ai trasporti, all’energia, ai computer e all’elettronica.

Al suo interno si trova la locomotiva che gareggiò contro la più nota di Stephenson per conquistare il titolo di più veloce. Si possono vedere anche vecchi treni elettrici usati sulle linee inglesi, diversi aerei, qualche macchina e oggetti legati al mondo dell’elettronica.

Ci sono anche alcuni strumenti utilizzati dalla BBC per le prime trasmissioni radio e televisive, compreso un mixer video che ho utilizzato pure io appena assunto in Rai.

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Un vecchio mixer video della BBC

Il museo, aperto tutti i giorni, permette di fare un bel salto indietro nel tempo e garantisce una piacevole escursione di almeno un paio d’ore, prima di andare a vedere il resto della città.

Decido di tornare indietro passeggiando accanto a  vecchi magazzini di stoccaggio ora convertiti a centro commerciale. In pochi minuti arrivo alla biblioteca John Rylands.

John Rylands Library

Questa affascinante biblioteca si trova nel quartiere di Deansgate, a pochi passi dal municipio. Commissionata dalla moglie di John Rylands, al quale è intitolata, doveva essere destinata a custodire libri di natura teologica. Per questa ragione il progettista si ispirò alle chiese neogotiche di periodo vittoriano e nel 1900 venne aperta al pubblico.

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L’interno della biblioteca John Rylands

Tra i documenti conservati si possono trovare alcune delle primissime stampe, compresa una Bibbia di Gutenberg. I suggestivi ambienti neogotici sono perfettamente preservati e uniti alla più recente biblioteca universitaria, alla quale si accede attraverso passerelle e passaggi soprelevati.

Questa biblioteca è stata una delle prime al mondo ad essere illuminata da un impianto elettrico. Grazie ad un generatore interno, la corrente elettrica venne preferita al gas in quanto più pulita e sicura. Vennero anche realizzati particolari condotti di aerazione con filtri, così da depurare l’aria all’interno dell’edificio.

Mi lascio emozionare dal profumo di libri e decido di visitare anche la non distante biblioteca centrale.

Central Library

La Biblioteca Centrale di Manchester si trova nella centralissima piazza San Pietro. Costruita negli anni ’30 del secolo scorso, è di pianta rotonda con un ampio porticato a colonne come facciata principale. Ricorda molto il Pantheon di Roma, al quale si ispira.

L’enorme collezione non si limita solo ai libri consultabili. Al primo piano dell’imponente edificio è ospitata un’intera ala dedicata alla musica. A disposizione del pubblico c’è una quantità quasi infinita non solo di testi, spartiti e raccolte, ma anche dischi. Ci sono anche delle tastiere elettroniche ad uso del pubblico. Consigliabile una cuffia, per non disturbare gli altri.

Dopo tutta questa cultura è ora di svagarsi con dello sano shopping.

LO SHOPPING A MANCHESTER

La centralissima piazza Piccadilly è la porta d’accesso ai grandi magazzini della città. Tutt’intorno si affacciano i maggiori centri commerciali della zona, da Primark a Debenhams. La pedonale Market street è un continuo di negozi di famosi brand e fast food.

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Una via commerciale a Manchester

Di sicuro a Manchester si è quasi costretti a passare per un centro commerciale prima di arrivare ad un museo. In alcuni casi la vera attrazione è il centro commerciale stesso, come nel caso di Exchange Square.

Un giro a Exchange Square

Questa piazza è stata completamente ridisegnata dopo un violento attentato dell’IRA del 1996. La ristrutturazione ha comportato lo spostamento di due storici pub per fare spazio ad un Marks & Spencer, un prestigioso grande magazzino inglese.

Sulla piazza affacciano altri centri commerciali, compreso il più visitato shopping centre del Regno Unito. E’ sicuramente la piazza più brulicante di tutta Manchester, con la Cattedrale e il Museo Nazionale del Calcio. C’è, inoltre, un’importante fermata d’interscambio della Metrolink, la metro tranvia di Manchester.

Metrolink

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Un tram fermo in stazione

A Manchester hanno provato a costruire una metropolitana, ma la forte opposizione e gli alti costi che avrebbero gravato sulle casse comunali hanno impedito che il progetto prendesse piede.

L’amministrazione ha allora investito su una meno costosa metro tranvia. Si tratta di un mezzo che in ambito urbano si comporta come un tram, con i binari anche su strade condivise con altri veicoli e fermate ravvicinate, mentre, in ambito extraurbano, corre su rete propria, anche ricavata da vecchie ferrovie dismesse.

I tram gialli si susseguono a distanza ravvicinata e, nel centro città, tutte le fermate hanno banchine rialzate, come se fossero stazioni della metropolitana.

MEDIACITY UK

Nella periferia occidentale di Manchester, nella zona di Salford e al posto di quelli che erano alcuni moli del porto della città, ha sede il quartiere delle telecomunicazioni, MediaCity UK.

Si tratta di un’area di sviluppo edilizio dove si trovano importanti aziende di telecomunicazioni. Tra queste, BBC e ITV occupano parecchi edifici.

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La BBC a Mediacity

Sia la BBC, che la privata ITV hanno trasferito in questo quartiere importanti settori delle loro produzioni. Nei grandi studi che sono stati costruiti, ogni giorno vengono realizzate trasmissioni che vanno in onda non solo nel Regno Unito.

La BBC organizza regolari visite guidate a questi studi. Basta prenotarsi con qualche giorno di anticipo sul loro sito. Cosa che non ho fatto io, perdendomi così l’opportunità di un giro all’interno della televisione di Sua Maestà.

Accanto a studi e uffici, moderni appartamenti, un centro commerciale, cinema, negozi e ristoranti completano il panorama. Collegata dalla Metrolink al centro di Manchester, MadiaCity Uk è un nuovo modo di vivere la città.

Da qua i canali proseguono fin nel cuore della città e, volendo, si possono fare lunghe passeggiate fino in centro.

DIVERTIRSI A MANCHESTER

La città offre una incredibile scelta di divertimenti. Cinema e teatri sono molto diffusi, così come pub e discoteche. Musei e gallerie d’arte completano l’offerta.

The Northern Quarter

Il Quartiere Settentrionale, il più bohemienne di Manchester, offre pub alternativi, negozi di musica, ristoranti etnici e varia umanità. Sotto le volte del vecchio mercato generale, diversi artigiani hanno aperto le loro botteghe dove vendono gli oggetti da loro prodotti. Si possono trovare gioielli particolari e simpatici oggetti regalo.

Canal Street

Canal Street, lungo la sponda ovest del Rochdale Canal e vicino alla stazione di Piccadilly, è il centro del gay village di Manchester. I disco pub sono sempre gremiti di persone che durante il fine settimana vengono qua a ballare. I ristoranti della zona, alcuni di questi anche raffinati, sono pieni di residenti e turisti, attratti dalla tranquillità e dalla allegra spensieratezza della zona.

Ho passeggiato molto piacevolmente lungo il canale nelle calde serate che ho trascorso in città. E’ stato bello poter cenare seduto ad un tavolo lungo la via del passeggio, mentre la gente iniziava a riempire le discoteche del posto.

Museo dei Trasporti

Non potevo certo perdermi il Museum Of Transport di Manchester.

A nord della città, collegato non proprio bene con il centro, questo piccolo museo raccoglie un gran numero di bus utilizzati in passato sulla rete locale. Tra cimeli d’epoca e qualche rottame, aspettavo di veder anche qualche vecchio tram. Purtroppo così non è stato.

Per vederne uno e percorrere un paio di chilometri a bordo di questo reperto storico, sono andato fino ad Heaton Park, ancora più a nord.

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Tram a Heaton Park

All’interno del parco, raggiungibile sempre con la metro tranvia, è ancora in funzione un breve tratto della linea tranviaria originale. Dopo una lunga camminata dalla stazione della metro, si arriva ad un laghetto artificiale, capolinea del tram. Una vecchia vettura, meravigliosamente restaurata e funzionante, percorre il breve tragitto portando i turisti all’altra estremità. Qua, ospitati nella rimessa, una raccolta di vecchi attrezzi di lavoro e cartelli di destinazione delle linee costituiscono il Museo del Tram.

PRONTO PER UNA NUOVA ESPERIENZA

Con Manchester termina questa mia vacanza in Inghilterra. E’ tempo di tornare a casa e prepararmi a nuovi viaggi. Il mio desiderio di esplorare nuove destinazioni non si placa mai.


 

Blackpool: la Rimini d’Inghilterra

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Blackpool è la città del divertimento per famiglie più famosa dell’Inghilterra. Nata all’inizio del 1800, ha da subito avuto come vocazione quella di attirare i vacanzieri inglesi alla ricerca di mare e spensieratezza.

Ideale per qualche giorno di svago, è sempre piena di turisti che dalle vicine grandi città di Liverpool, Manchester, ma anche Londra, vengono in questa città per passare le loro vacanze.

PERCHE’ ANDARE A BLACKPOOL

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La lunga promenade di Blackpool

Normalmente, quando organizzo i miei viaggi tendo ad evitare le località facilmente troppo affollate da turisti. Blackpool tuttavia, pur essendo una meta ambitissima per le vacanze giovani e familiari, ha sempre avuto un gran richiamo su di me. In questo giro d’Inghilterra, partito da Newcastle, passando per il Distretto dei Laghi, per proseguire sull’Isola di Man, prima di andare a Liverpool e Manchester, è stato semplice inserire una tappa di un paio di giorni in questa cittadina.

Da sempre appassionato di treni e di tutto ciò che viaggia su rotaie, sapevo che fino a pochi anni fa questa città inglese era l’unica ad avere ancora una linea di tram funzionanti. Avevo visto più di una foto o di un filmato dei vecchi vagoni circolanti lungo la promenade della città. Sono sempre stato incuriosito di vederli dal vivo, salendoci sopra e fare un giro a bordo di queste carrozze storiche.

Così ho pianificato una visita a Blackpool, non tanto per la sua spiaggia e il suo mare poco invitanti, ma per i suoi tram storici.

I TRAM STORICI DI BLACKPOOL

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Tram storico di Blackpool

Sui binari dei tram di Blackpool continuano a circolare alcuni vecchi modelli dell’epoca d’oro del trasporto pubblico su rotaia. Tra le nuove carrozze a piano ribassato e con aria condizionata, si possono vedere anche tram a due piani nella classica livrea verde e crema. Sono tram dagli interni eleganti e divanetti imbottiti comodissimi. Ci sono anche dei tram più curiosi, dalle forme strane e divertenti.

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Lo storico tram scoperto

Tra questi, fa la sua bella figura il tram scoperto, la versione decapottabile del trasporto pubblico su rotaia. E’ un vecchio tram al quale hanno asportato la copertura e circola lungo la promenda durante le belle giornate assolate. Sul sito ufficiale si possono trovare molte informazioni circa gli orari e il percorso di questi veicoli d’epoca. Questi tram storici effettuano giri turistici tra due delle più conosciute attrazioni di Blackpool: la Torre di Blackpool e Pleasure Beach.

THE BLACKPOOL TOWER

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La Torre di Blackpool

Ispirata alla Tour Eiffel di Parigi, con i suoi 158 metri di altezza è sicuramente l’attrazione più appariscente di Blackpool. La Torre fa parte di un complesso più grande. Alla sua base, un edificio di mattoni rossi di tre piani racchiude il Tower Circus, diverse attrazioni per grandi e piccini e la meravigliosa Ballroom.

Inaugurata nel 1894, la Torre è stata protagonista di piccoli grandi avvenimenti nel corso della sua “carriera”. Tre anni dopo, la cima della torre prese fuoco e la notarono fino a 50 miglia di distanza. Tra il 1921 e il 1924 sostituirono tutte le travi d’acciaio di cui è composta perché le precedenti presentavano uno stato di corrosione eccessivo.

Un transatlantico la scambiò per un faro durante una tempesta, perdendo la rotta e affondando vicino alla spiaggia di Blackpool. Ancora oggi, durante la bassa marea si può vedere il relitto adagiato sul fondale.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, la Royal Air Force installò un radar sulla cima e nel 1984 comparve un gigantesco King Kong appeso lungo la struttura.

Nel 1998 venne posizionato, sul pavimento dell’osservatorio sulla vetta della torre, il Walk of Faith, un enorme pannello di vetro trasparente sul quale camminare sospesi nel vuoto. In effetti ci vuole molta fede, molto fegato e coraggio per camminarci sopra sapendo di essere a 120 metri sopra la strada.

Oggi, prima di raggiungere la cima della Torre di Blackpool, la lunga coda di turisti fa tappa in un cinema 4D, dove il pubblico viene intrattenuto con un video sulla storia della torre con effetti non sempre riusciti.

Sul sito ufficiale della Torre di Blackpool, The Blackpool Tower, ci sono molte altre curiosità ed aneddoti, oltre ai dettagli su tutte le attrazioni del complesso e i prezzi.

THE BLACKPOOL PLEASURE BEACH

Non c’è località turistica che si rispetti che non abbia il suo gran bel parco di divertimenti. Pleasure Beach di Blackpool è molto più di questo. Nato nel 1896 per attirare turisti nella nuova cittadina, questo parco è ora il più grande e più visitato del Regno Unito. Si trova nella zona meridionale della promenade della città e lo si può paragonare a Gardaland, non tanto per le dimensioni, decisamente più contenute, quanto per le attrazioni ad alto tasso adrenalinico.

Questo parco ha ben 10 montagne russe, alcune tra le più veloci e più alte del mondo. Quattro di queste sono in legno e garantiscono ancora emozioni al cardiopalma. A mio avviso, la più divertente è la Steeplechase, una corsa ad ostacoli in sella a cavalli metallici che si rincorrono su e giù per il percorso di questo ottovolante.

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Montagna russa in sella a cavalli

Dall’aspetto ad alcuni tratti un po’ vintage, Pleasure Beach assicura divertimento per tutta la famiglia. Molte le attrazioni per i più piccoli. Al parco si può accedere pagando un biglietto d’ingresso minimo e poi decidere su quali “giostre” salire. Oppure si può comprare un ticket che già include tutte le attrazioni. Sul sito ufficiale si possono trovare tutte le informazioni necessarie.

ALTRI DIVERTIMENTI A BLACKPOOL

Il lungomare di Blackpool è un continuo susseguirsi di piccolo o grandi luoghi di divertimento. Non si contano le sale giochi, numerosi sono i bingo e, tra un negozio di souvenir e l’altro, ecco comparire luoghi di richiamo dai nomi famosi, come il museo delle cere Madame Tussauds. Non manca un grande acquario, uno zoo, tre o quattro campi golf e molto altro.

Sui diversi pontili che si incontrano lungo la promenade ci sono altri parchi divertimento. Sono di richiamo per molti visitatori che passano la giornata tra una ruota panoramica e un ottovolante.

Nessun problema nemmeno per mangiare. Numerosi i ristoranti che si possono trovare nel centro della cittadina, a pochi passi dalla Torre. Una zona pedonale unisce le aree commerciali e diversi sono ristoranti e fastfood che si possono trovare lungo queste vie.

Insomma, l’industria del turismo britannico ha la sua capitale in questa città che si raggiunge facilmente anche con il treno. In realtà, la città è nata proprio grazie all’arrivo della ferrovia che ha portato da subito migliaia di turisti a godersi il mare d’Irlanda da queste spiagge.

Dopo una sosta di un paio di giorni a Blackpool è tempo di proseguire con il mio tour dell’Inghilterra del nord. Prossima destinazione Liverpool.


 

Il Distretto dei Laghi: natura e relax

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Il Distretto dei Laghi è la prossima meta del mio tour nell’Inghilterra del Nord. Lasciata la cittadina di Newcastle sulla costa orientale e seguendo il Vallo di Adriano verso ovest, come avevo raccontato in questo post, è il momento di visitare questa regione suggestiva.

Immerso nel verde e ricco di tesori, il Distretto dei Laghi è il trionfo dei panorami mozzafiato e di una natura rigogliosa. Ideale per gli amanti del trekking, escursionisti in bicicletta e campeggiatori, è il luogo perfetto per rilassarsi e ricaricarsi.

IL DISTRETTO DEI LAGHI PATRIMONIO UNESCO

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Un tramonto nel Distretto dei Laghi

Dal 2017 questa zona del Nord Ovest dell’Inghilterra è entrata a far parte del patrimonio tutelato dall’Unesco (sito internet lakesworldheritage.co.uk). Questa area racchiude le cime più alte di tutta l’Inghilterra. Il Lake District National Park è il secondo parco più vasto del Regno Unito.

Il nome si deve, ovviamente, alla presenza di numerosi laghi che ne costituiscono la caratteristica principale. E’ una meta molto ambita da tutti gli inglesi che decidono di trascorrere le loro vacanze nei piccoli paesi che si affacciano sulle rive di questi placidi laghi. Sono anche molto diffusi i campeggi. Escursioni sui monti, trekking nei boschi, gite in bicicletta e mini crociere nei laghi sono solo alcune delle attività che si possono fare in questo distretto.

Non mancano gli interessi culturali. Il Distretto dei Laghi è strettamente legato ai poeti romantici inglesi. William Wordsworth, uno dei più famosi poeti inglesi, si è ispirato alla cornice paesaggistica dei Laghi, dove è nato e cresciuto.

La pace e la tranquillità che si possono trovare in queste zone non sono comuni: panorami bucolici e paesaggi rasserenanti sono una certezza. Tra boschi rigogliosi, cottage da cartolina e angoli suggestivi, una vacanza nel Distretto dei Laghi è un’occasione per rallentare i ritmi e godersi lo spettacolo della natura.

AMBLESIDE COME PUNTO DI PARTENZA

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Vista del lago Windermere da sopra Ambleside

Per visitare il Distretto dei Laghi ho scelto come “base” per le escursioni giornaliere un b&b nella località di Ambleside, sulle rive occidentali del lago Windermere.

Ambleside è un piccolo paese molto tranquillo. Anche d’estate, quando i turisti riempiono le stradine del borgo o il molo dei traghetti per le gite lungo il lago Windermere, il paesino rimane immune dal caos delle grandi città. Si trova al centro del Parco Nazionale, punto di partenza di molte escursioni sia a piedi che in bicicletta. Da qui si possono raggiungere in macchina tutti gli altri laghi e le altre località turistiche senza percorrere troppi chilometri.

Il b&b dove ho soggiornato, Slack Cottage, è una tipica ed elegante abitazione a due livelli. Immerso in uno splendido bosco e avvolto da un incantevole silenzio, il cottage è a pochi minuti a piedi dalle rive del lago. Tutto intorno è natura, cerbiatti che pascolano nei campi davanti casa e tranquillità. L’ospitalità dei due padroni di casa, Liz e Chris, è particolarmente calorosa.

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Vista da Slack Cottage

Alle piacevoli passeggiate nel borgo si possono alternare le suggestive escursioni sui traghetti. Dal molo di Ambleside partono mini crociere del lago Windermere. In una piacevole giornata di sole si può stare sul ponte superiore scoperto ad ammirare il panorama del lago che lentamente scorre davanti. Il tempo per coprire la lunghezza di tutto il lago è di circa un’ora e mezza.

Sbarcati nella località di Lakeside, all’estremità meridionale del lago, si può decidere di visitare il Lakes Aquarium, molto più di un semplice acquario, dove vengono esposte e conservate non solo le specie che si trovano nel Distretto dei Laghi, ma anche animali terresti provenienti da altre parti del mondo. Ulteriori informazioni sulle attività dell’acquario si possono trovare sul sito ufficiale.

Per gli amanti di ferrovie e treni storici, decisamente più interessante la Lakeside and Haverthwaite Railway.

LE FERROVIE TURISTICHE DEL DISTRETTO DEI LAGHI

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Treno a vapore di Lakeside

Vicino al molo dei traghetti di Lakeside, c’è una piccola stazione ferroviaria.  E’ il capolinea della linea turistica che porta fino a Haverthwaite, anonima località lungo il fiume Raven. Lunga poco più di 5 km, questa linea è ciò che rimane di un tratto ferroviario che, fino agli anni ’60, collegava questa zona del Distretto dei Laghi alla rete nazionale. Dopo la dismissione, un gruppo di appassionati ne ha ereditato le locomotive e i vagoni che oggi costituiscono una bella attrazione turistica.

Diverse sono le locomotive a vapore rimesse a nuovo e funzionanti. In testa a lunghi convogli di vagoni d’epoca, fanno su e giù lungo questa linea che costeggia il fiume Raven. Dai finestrini è possibile vedere panorami ancora incontaminati. Nella stazione di Haverthwaite, se non si opta per una camminata alla scoperta del circondario, si può visitare la rimessa dove vengono custodite e restaurate le locomotive e le carrozze. In attesa del treno di ritorno, la caffetteria della stazione offre una vasta scelta di piatti locali e ottime birre.

Per informazioni sui prezzi e gli orari dei treni, niente di meglio che un giro sul sito della Lakeside&Haverthwaite Railway.

Questa non è l’unica ferrovia turistica del Distretto dei Laghi. Tra le più suggestive di sicuro si trova la Ferrovia di Ravenglass

THE RAVENGLASS RAILWAY

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Un treno della Ravenglass railway

Questa ferrovia turistica parte dal paesino di Ravenglass che sorge lungo la foce di tre fiumi, Esk, Mite e Irt, quasi sulle rive del Mar d’Irlanda. Il villaggio è stato un porto molto importante per i romani e o alcuni resti delle antiche terme ne testimoniano il passaggio. Oggi è una tranquilla e piccola frazione turistica per famiglie. Il ritmo è scandito dalle lente maree che ridisegnano il paesaggio lungo i fiumi durante la giornata. Non lontano si può visitare il castello di Muncaster, dagli splendidi giardini.

Dalla stazione sulla linea principale si distacca una ferrovia in miniatura. A cavallo tra il 1800 e il 1900, questa linea a scartamento ridotto serviva principalmente le miniere di ferro del Distretto dei Laghi. Tra un treno e merci e l’altro vennero introdotti convogli passeggeri, ma nel 1913, a causa della diminuzione dei carichi di ferro e le non buone condizioni del tracciato, venne chiusa. Durante la Grande Guerra la linea fu oggetto di sperimentazioni tecniche, un nuovo modello di rotaie fu introdotto, e nuove miniere di granito diedero una nuova vita a questi treni. Col tempo, i traffici diminuirono, i costi di manutenzione crescevano e nel 1960 venne messa all’asta. Dal 1968 la nuova gestione ha investito molto in ristrutturazione e restauri, rinnovando le stazione e le fermate, recuperando le motrici diesel e le vecchie locomotive a vapore, intervenendo nella manutenzione dei rotabili e della linea.

Oggi è una delle più famose ferrovie turistiche del Distretto dei Laghi. Durante l’estate i treni in orario sono tutti pieni e spesso capita che mettano corse speciali per soddisfare la richiesta. La durata del singolo viaggio è di 40 minuti. Dal villaggio di Ravenglass, a bordo di carri scoperti o più angusti vagoni chiusi, si raggiunge la località Dalegarth. Il tragitto segue indicativamente prima il percorso del fiume Mite, poi dell’Esk per arrivare nel mezzo del nulla. Infatti, l’attuale capolinea di Dalegarth non era il terminal originale della ferrovia. Tuttavia, da questa stazione si possono fare piacevoli escursioni in attesa di prendere il treno di ritorno.

Il treno attraversa bellissimi boschi e piccoli villaggi. Fattorie e allevamenti sono una consuetudine del Distretto dei Laghi, ma è sempre curioso vedere mandrie di mucche a pochi metri dalla ferrovia. Il sito ravenglass-railway.co.uk offre tutte le informazioni per pianificare una bella gita su questa linea.

IL NORD DEL DISTRETTO DEI LAGHI

A nord del lago Windermere, numerosi paesini si affacciano sugli altri bacini di questo Parco Nazionale. I laghi Thrilmere, Derwent Water, Bassenthwaite Lake sono suggestive località dove organizzare escursioni e gite.

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Panorama del lago Ullswater

Il grande lago Ullswater è quesi la porta del Distretto per chi arriva da est e dalla cittadina di Penrith.

I villaggi sono piccole curiosità da visitare in poche ore. Nella località di Derwent, sull’omonimo lago, c’è un singolare Museo della Matita, il Derwent Pencil Museum, dove viene raccontata la storia di quella che era la più grande fabbrica di lapis prima del trasferimento della sede. Dalle vicine cave di grafite veniva estratta la materia prima che si lavorava in questi laboratori. Tra le note curiose viene raccontato come fu costruita la matita usata dalle spie dei servizi segreti, all’interno della quale venivano inseriti messaggi cifrati.

IL RESTO DEL DISTRETTO DEI LAGHI

Avendo più tempo dei quattro giorni che io ho dedicato alla visita di questa zona, si potrebbero scoprire molti altri piccoli paesi, affacciati su tanti altri laghetti, o immersi in boschi rigogliosi. Sono poche le cittadine, quasi tutte al margine del Parco Nazionale. Partendo la Nord, Carlisle, Penrith e Kendal si trovano sul lato orientale. Sulla costa del mar d’Irlanda, invece, sono molti i piccoli villaggi che richiamano turisti nella stagione calda.

Il turismo non è mai invadente, difficile trovare il traffico all’italiana lungo le seppur piccole strade. E’ piacevole andare alla scoperta del territorio e perdersi tra le stradine che in un attimo ti portano dal mare alle alte vette della zona.

Facile trovare ottimi pub che servono buona birra e piatti prelibati a costi contenuti. Non deve spaventare neppure l’orario della cena. Ormai, anche in questa area, servono da mangiare fino a tardi.

Prossima tappa l’Isola di Man. Cliccate qua se volete leggere il post.


 

Newcastle: trampolino per l’Inghilterra del nord

Newcastle upon Tyne è la più grande città dell’Inghilterra del nord. Si trova quasi al confine con la Scozia, sull’estuario del fiume Tyne, ad est verso il mare del Nord.

Il fiume ha scavato una profonda valle e per unire le due sponde sono stati costruiti negli anni diversi ponti.

Il TYNE BRIDGE DI NEWCASTLE

Per farmi arrivare fino a qua è bastato vedere la foto del Tyne Bridge.

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Il Tyne Bridge di Newcastle

Immediatamente il pensiero è volato dall’altra parte del mondo.

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Il Sydney Harbour Bridge

Due ricerche sul web, qualche sana lettura, in poco tempo scopro che i due ponti sono stati progettati e realizzati dallo stesso architetto. Costruiti in contemporanea, il ponte di Newcastle è molto più piccolo di quello di Sydney, ma altrettanto suggestivo.

È stato bello poter organizzare le vacanze partendo proprio dalla cittadina inglese che con il suo ponte mi ha fatto sentire di nuovo a Sydney.

Se andate qua troverete un mio ricordo legato al ponte di Sydney

GLI ALTRI PONTI DI NEWCASTLE

Passeggiando lungo le rive del Tyne, non si rimane indifferenti nel vedere quanti ponti ci siano ponti.

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Altri due ponti di Newcastle

In totale se ne contano ben 7 che attraversano la profonda vallata del fiume più o meno in corrispondenza del centro cittadino.

Alcuni sono solo per macchine e pedoni. Altri solo ferroviari. Uno, a due livelli, sia per auto (al piano inferiore) che per treni (al livello superiore).

Uno in particolare, il più recente, è solo per pedoni e biciclette.

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Il Gateshead Millennium Bridge di Newcastle

IL GATESHEAD MILLENNIUM BRIDGE

A Newcastle c’è un’operazione di sviluppo cittadino che va avanti da un paio di decenni. Tra i lavori rientra anche la bonifica e il recupero del lungo fiume. In questa zona, adesso, sono parecchi i locali dove passare la serata.

Ad unire le due sponde è questo nuovo ponte riservato solo a pedoni e biciclette. È una costruzione dalle forme molto leggere. Due archi, uniti da tiranti d’acciaio, costituiscono le due strutture portanti.

Per garantire il passaggio di navi anche grosse, il ponte si “inclina”. L’arco superiore viene fatto inclinate in modo che quello inferiore si alzi. Il movimento e le forme ricordano a molti un battito d’occhio o un occhiolino.

Sul sito ufficiale del ponte, cliccando qua, si possono trovare tante altre informazioni tecniche e curiosità, comprese le date e gli orari in cui viene “alzato”. Peccato non essere stato lì durante uno di questi “battiti”.

LA NUOVA NEWCASTLE

Newcastle è una cittadina che si può visitare in poco tempo. Saltando musei, gallerie d’arte, cattedrali e chiese, il centro città lo si vede in un giorno.

Purtroppo, il desiderio di modernità ha portato nel centro cittadino un unico, enorme e mastodontico centro commerciale. Poche le strutture d’epoca sopravvissute al cambiamento. Il Theatre Royal, proprio scritto così, è un elegante edificio neoclassico che si trova a pochi passi dalla centralissima Monument.

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Il Grey’s Monument nel centro di Newcastle

La città è sicuramente famosa per la sua vivace vita notturna. Grazie alla presenza di diverse università e college, sono molti i ragazzi che riempiono i tanti pub e bar del centro e lungo il fiume.

GO WEST – VERSO IL LAKE DISTRICT

Dopo la veloce visita a Newcastle, è tempo di dirigersi verso il Distretto dei Laghi, prossima meta di questa vacanza.

Lungo il tragitto verso ovest, una fermata è d’obbligo per visitare le rovine di un vecchio forte di epoca romana, costruito lungo il Vallo di Adriano.

Infatti, proprio lungo questa direttrice, quasi al confine tra Scozia e Inghilterra, si estendeva questa fortificazione in pietra fatta edificare dall’Imperatore Adriano. Serviva a difendere la Britannia, occupata dai Romani, dalle invasioni dei “barbari” che calavano da nord. Tutto questo ricorda vagamente il “Trono di Spade“.

L’Housesteads è uno dei pochi posti dove vedere i resti di un forte romano. Dopo aver pagato un salatissimo parcheggio, nel biglietto di ingresso è compresa anche una visita guidata dell’area. Il sito è gestito dal National Trust, l’ente nazionale per la tutela dei beni storici.

Per saperne di più e organizzare bene la visita, consiglio di dare un occhio al sito ufficiale, cliccando qui.

La visita richiede almeno un’ora di tempo se si va veloce, due sono più che consigliate.

La mia prossima meta è il Distretto dei Laghi, ma ne parlerò nel prossimo post (clicca qua)


Bianco: un cuore pieno di ricordi

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Ho parlato di Bianco la prima volta su un sito, Blogwithaview, che purtroppo terminerà la sua avventura a breve. Mi dispiacerebbe se questo racconto andasse perso quindi lo riposto anche sul mio blog. Grazie ancora a Giordano per l’opportunità che mi ha regalato.

BIANCO COME LUOGO DEL CUORE

Esiste in Calabria, sulle spiagge del mar Jonio ad una settantina di chilometri da Reggio, un paesello di poco più di 4000 anime.

Questo paesello, sconosciuto ai molti, si chiama Bianco.

Non ho mai saputo l’origine di questo nome, non l’ho mai chiesto ai nonni. Ho sempre pensato che si riferisse alla luce accecante che annienta il panorama nelle ore più calde, quando il sole scende a picco e sembra voler bruciare ogni cosa.

Bianco per me è l’estate della mia infanzia, ricordi legati ai nonni. Erano giornate intere passate in spiaggia ad entrare ed uscire di continuo dall’acqua senza il controllo dei grandi, tanto cosa volevi che potesse succedere.

BIANCO E LA CASA SULLA SPIAGGIA

Casa nostra era sulla spiaggia, letteralmente, a circa 200 metri dalla riva. Per arrivare alla porta d’ingresso dovevi camminare nella sabbia: la strada finiva molto prima e ti facevi questa breve passeggiata tra le dune di sabbia.

La prima volta che aprivi il portone d’ingresso, dopo un intero inverno che casa era rimasta chiusa, un intenso odore di umido e di chiuso ti avvolgeva come un domopak. Io rimanevo stordito qualche attimo sulla soglia, mentre la nonna correva ad aprire tutte le finestre, scavalcando mucchietti di sabbia che si erano accumulati qua e là entrando da sotto le porte non proprio stagne.

Era una casa enorme, soprattutto per me bambino abituato a vivere in un appartamento di città di dimensioni più contenute.

Ad accoglierti c’era un enorme ingresso, che era anche il soggiorno, la sala da pranzo e il salotto considerate le dimensioni. In questa stanza si facevano venire gli ospiti, c’era la credenza con i piatti e i bicchieri del servizio buono.

Non c’era la tv. Già tanto che ci fosse la luce.

In quegli anni, primi anni ’70, era sempre un’avventura passare un’intera estate a Bianco. L’acqua arrivava solo per poche ore al giorno e la luce spesso andava via, soprattutto quando c’erano forti temporali e tempeste. Per superare l’emergenza si raccoglieva l’acqua in grandi vasche di metallo e con quella ti lavavi, facendola scaldare al sole. C’era una tinozza dentro la quale la nonna mi faceva entrare, quando ancora riuscivo ad entrarci. Ogni sera, dopo che avevo passato l’intera giornata a giocare in giro, dentro quella tinozza la nonna cercava di togliermi quel centimetro e mezzo di zozzeria che ero riuscito a spalmarmi in ogni.

BIANCO E LE TRADIZIONI

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Le luminarie per la festa di Bianco

Il 15 agosto si festeggia la Madonna di Pugliano, protettrice di Bianco. Varie processioni si rincorrono per le viuzze del paese. C’è anche qualche tentativo di processione su una barca di pescatori. Non mancano i concerti della banda, qualche zampognaro e le bancarelle per la via principale.

La festa culmina nella notte di ferragosto con uno spettacolo di fuochi d’artificio tale da far impallidire la contraerei meglio attrezzata degli Stati Uniti. Per circa un’ora vengono sparati nel cielo sopra Bianco, a pochi metri dalle case sulla spiaggia, quintali di polvere da sparo di tutti i colori e forme, con un tale fragore da farti dilaniare la cassa toracica. Io avevo l’abitudine di salire in terrazza e aspettare lo sparo del primo fuoco dopo aver portato su decine di sedie per chi veniva a trovarci. Poi mi appollaiavo sul parapetto e mi divertivo a vedere quanta gente fosse arrivata ad aspettare i fuochi.

Il 15 agosto non si poteva fare il bagno in mare, lo imponeva la tradizione. Si passava la giornata ad aiutare la nonna in cucina, ad andare col nonno a comprare le paste con la crema e ad aspettare pranzo. A mezzogiorno in punto veniva servita la lasagna al forno con le polpettine, il prosciutto e la mozzarella. Non soddisfatti di questo primo piatto dietetico, per secondo la nonna faceva il mitico brociolone. E’ un polpettone ripieno di ogni ben di dio, uova, prosciutto, formaggio, di una consistenza tale che avrebbe potuto benissimo sfamare un reggimento intero.

BIANCO E LA MOVIDA

A Bianco c’è poco da vedere, è innegabile. E’ un anonimo paesino che conosci solo perché o hai antenati che sono nati lì, o perché hai qualche amico che te ne ha parlato e ti ci ha portato. Ha una lunghissima spiaggia di millemila chilometri, mai interrotta, di finissima sabbia bianca che diventa ciottoli e piccoli sassi a pochi metri dal bagnasciuga. Il mare, blu cobalto e verde smeraldo, è salatissimo, più di altri. Se non stai attento fai presto a ritrovarti al largo perché sprofonda quasi subito e non si tocca più.

Ci sono ancora i pescatori, con le loro barche issate a riva e all’ombra delle quali si dorme da signori dopo una bella nuotata. Escono in mare tendenzialmente la notte, con le loro lampare che illuminano una piccola porzione di acqua, e fanno ritorno poco dopo l’alba, prestissimo, per vendere il pesce direttamente in spiaggia a compaesani che conoscono la qualità del pescato.

C’è un lido, uno stabilimento balneare che è anche ristorante, pizzeria e sala da ballo. Una discoteca all’aperto che richiama una piccola folla di ragazzi ogni sera e che riempie di musica l’intera notte, per la gioia di chi ci abita vicino. Proprio in questo lido, tanti anni fa, si organizzavano concerti e serate con personaggi più o meno noti del mondo dello spettacolo, ai quali si poteva accedere anche a titolo gratuito grazie alle conoscenze e a vari gradi di parentela che ti legavano ai tizi dell’ingresso.

BIANCO E RAFFAELLA CARRA’

In una di queste serate mio padre mi portò a vedere Raffaella Carrà che si esibiva in un suo concerto. Erano pur sempre gli anni ’70, si era a Bianco e la Carrà spopolava per il suo caschetto, l’ombelico di fuori e i suoi programmi televisivi.

Tra un Tuca-Tuca e un Rumore la serata filò via allegramente e ci si ritrovò ad aspettare l’uscita della Nostra Signora di fianco alla porta del camerino. Io in braccio a mio padre, un piccolo drappello di fans con macchine fotografiche in mano. Quando la Carrà mise il naso fuori non si capì più nulla. Urla, spintoni e flash che scoppiettavano qua e là e senza capire come mi ritrovai in braccio alla Diva che mi sorrise e si fece fotografare. Mio padre, stralunato, ci guardò e, senza accorgersi del miracolo, essere toccati dalla Carrà non era, e non è, affare di tutti i giorni, mi riprese a sé quasi terrorizzato.

Delle foto di quel momento non c’è traccia; son dovuti passare quasi quarant’anni perché potessi avere una foto con la Carrà. Rimane solo il ricordo, un po’ sfuocato, di quell’avventura, che per un bimbetto aveva ben poco significato.

Sono tornato a Bianco dopo 17 anni dall’ultima volta che ho visto la festa per la Madonna di Pugliano e mi sono affacciato di nuovo a quel parapetto a guardare quanta gente fosse venuta ad aspettare il primo scoppio: son passati tanti anni, tanta musica è stata suonata al lido, ma quei fuochi d’artificio mi hanno emozionato come la prima volta.

SIETE CURIOSI DI ANDARE A BIANCO?

Se volete andare anche voi a passare qualche giorno a Bianco siete sempre in tempo a mandarmi un messaggio e a chiedermi altri dettagli.

E non dimenticate di leggere qualche vecchio post dei miei, tipo questo


 

I fuori programma del viaggiare in prima classe

Il bello del viaggiare comodi e organizzati, in prima classe o in business class, è che non ti aspetti nessuna variazione alla tabella di marcia che hai pianificato. Con molta probabilità, mentre si stanno studiando tutti gli itinerari e i chilometri da macinare, nei calcoli del perfetto viaggiatore sono contemplati anche piccoli fuori programma ed eventuali soste alternative.

QUANDO L’IMPREVISTO È PRIMA DEL VIAGGIO

Non sempre le variazioni sono alle tabelle di marcia della vacanza organizzata. Ancora prima di partire può capitare l’impensabile che getterebbe nel panico anche la persona più serena e rilassata del mondo.

Tornando da Lecce a Milano, per fare il cambio di valigia prima di andare in Irlanda, ad aspettarmi a casa ho trovato un’incredibile sorpresa: dal piano di sopra piove a dirotto!

Un’enorme macchia di quasi 2 metri quadri sovrasta la mia cucina e un’incessante cascata di acqua, come una doccia dal getto debole, ma continuo, si riversa ormai da giorni in casa.

Tutta la parete, dal soffitto fino al pavimento, è bella gonfia di umido tanto che le macchie si vedono su entrambe i lati. Il cassone che contiene l’avvolgibile è così bagnato che la vernice è saltata, così come sul soffitto la pittura ha lasciato spazio all’acqua.

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L’enorme perdita di acqua in casa

RINUNCIARE AL VIAGGIO?

A questo punto bisogna stare calmi e decidere in tempi stretti.

Sono le nove di sera del 15 agosto. Il condominio è deserto. Il volo per Dublino è l’indomani alle 8. Nessuno risponde al telefono e quei pochi rimasti nel palazzo hanno l’età di Matusalemme e il massimo aiuto che possono darti è farti ripetere le cose minimo dieci volte.

Dopo un’ora di tentativi andati a vuoto riesco a contattare un condomino, in vacanza in Calabria, il quale manda un suo amico che avendo già fatto dei lavori nel condominio ne conosce gli impianti.

Morale: la perdita è forse al sesto piano e da più giorni sta allagando l’intera ala del palazzo fino al primo piano. Nessuno è in casa e solo perché io sono rientrato si scopre il danno.

Si chiude l’acqua all’intera scala e si spera che l’indomani qualcuno possa risolvere la questione. Io spero invece che nessuno riapra l’acqua e riprenda così a piovermi in casa.

A questo punto la questione è rimanere a guardare le macchie sul muro o partire.

NON CI FERMEREMO PER UN PO’ DI ACQUA

Il mio compagno ed io, consapevoli che più di quello che abbiamo fatto non potremmo fare, osiamo e, il 16 agosto, ci mettiamo in viaggio.

Fortunatamente le notizie che ci arrivano in Irlanda sono confortanti: il danno condominiale è stato riparato, l’assicurazione avvisata, in casa non piove più.

Piove invece in Irlanda, come vi ho raccontato in questo post, piove per ben 12 giorni dei 14 programmati. Ero preparato a questa evenienza, ma sempre pioggia è stata.

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Cielo carico di pioggia in Irlanda

Sotto un cielo color piombo e carico di acqua percorriamo più di 2200 km scoprendo una Irlanda dai paesaggi e dai colori emozionanti. Arriviamo a Dublino dopo un giro di 14 tappe, fantastiche località che abbiamo visitato, altre che abbiamo immaginato attraverso banchi di nebbia e posti dove ci piacerebbe tornare in un altro periodo dell’anno. Ed è tempo di tornare a Milano.

L’AVVENTURA DELL’ULTIMA ORA

Aeroporto di Dublino. Ora dell’imbarco. Del nostro volo nemmeno l’ombra. Nessuna informazione dal personale addetto al gate.

Controllo l’applicazione della British Airways e, appena aperta, un messaggio a caratteri cubitali e rossi mi informa che il mio volo è stato cancellato!

L’hostess di terra alla quale mi rivolgo sembra non sapere nulla. Gli altri passeggeri che mi hanno visto andare a chiedere informazioni con l’ansia dipinta in faccia si sono avvicinati e, sentendo della cancellazione del volo, iniziano a fare mille domande, accavallandosi l’uno sull’altro, facendosi prendere dalla tensione.

Con passo velocissimo corro nella lounge della compagnia aerea, dove ero stato in attesa del volo, a chiedere informazioni, ma vengo mandato alla biglietteria della British che si trova alle partenze, quindi prima dei controlli di sicurezza.

Uscire dall’area partenze di un aeroporto senza prendere un volo è una operazione abbastanza complicata se non c’è un collegamento diretto con gli arrivi. Nell’aeroporto di Dublino devi chiedere aiuto al mastro di chiavi che prima ti apre una serie di porte verso passaggi segreti e poi ti indica la via.

Scendi, sali, giri a destra e poi a sinistra. Tutto questo mentre al telefono cerco di contattare il call centre italiano della compagnia aerea, ma la linea fa capricci e solo al terzo tentativo ottengo risposta.

TUTTO SOTTO CONTROLLO

Con estremo candore, l’impiegato mi assicura che ho già i biglietti pronti per un nuovo volo, questa volta con Lufthansa però, perché i voli British sono tutti al completo. Destinazione Malpensa con scalo a Francoforte. Sempre meglio che rimanere a piedi.

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L’aeroporto di Dublino

Circa due ore dopo l’ora prevista, siamo all’imbarco del nuovo volo, che avviene in orario, e pronti al decollo. Il comandante fa i saluti di rito prima in tedesco e poi in inglese. Ci informa anche che, a causa di un guasto ad un altro velivolo, una delle due piste dell’aeroporto è inagibile, quindi potremmo accumulare del ritardo.

Un’altra ora dopo decolliamo con destinazione Francoforte, sperando di prendere la coincidenza per Milano. Purtroppo, un’ora era il tempo della coincidenza e così, quando atterriamo, l’ultimo volo per Milano è già decollato.

ORGANIZZAZIONE TEDESCA

All’arrivo in aeroporto, il personale della compagnia tedesca ci sta aspettando pronto con le indicazioni per il pernottamento e il volo della mattina dopo.

Hotel a quattro stelle, cena, colazione e i trasferimenti andata e ritorno per l’albergo sono compresi nel voucher. Riesco anche a trovare posto su un volo per Linate, più comodo per casa.

In poco tempo, anche questo imprevisto è sistemato, ma il mio bagaglio rimane in aeroporto, con il necessario per la notte chiuso in valigia.

Se alla partenza dall’Italia avevo previsto nel bagaglio a mano una scorta di abiti per un eventuale imprevisto, vuoi durante lo scalo aereo, vuoi per la mancata consegna della valigia a destinazione, per il viaggio di ritorno non ho considerato alcun intoppo, quindi ciabatte e ricambio sono chiuse in chissà quale deposito dell’aeroporto di Francoforte.

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Un decollo da Francoforte

SI TORNA A CASA

L’esperienza insegna che mai si può dare per scontato un cambiamento di programma dell’ultimo minuto e che è sempre meglio arrivarci preparati, magari con un paio di ciabatte nel trolley.

Intanto, anche a Francoforte piove.


 

Tramonti del Salento: un po’(st) romantico

Puoi essere lontano migliaia di chilometri, ma l’emozione che ti lascia un tramonto ti segue ovunque.

UN TRAMONTO È PER SEMPRE

L’estate 2017 in terra salentina, quindici giorni di anomala follia, mi ha regalato una serie continua di tramonti spettacolari.

Fino a poco tempo fa ero convinto che al mare si dovesse restare il più tempo possibile, magari dalla mattina fino a sera. Passavo così le ore a cuocermi sotto il sole su qualche spiaggia del litorale leccese, ora mare Adriatico, ora mar Jonio.

Tuttavia, era veramente difficile che si riuscisse a stare in spiaggia fino al tramonto, perché verso le sei ormai avevo bruciato anche l’ultimo neurone e non vedevo l’ora di tornarmene a casa a riprendermi.

Capita quest’anno che la stanchezza, la pigrizia e il gran caldo l’abbiano fatta da padrone, per cui ho preferito di gran lunga stare a casa durante le ore col sole a picco, dormire durante i 40 gradi del pomeriggio e andare in spiaggia verso le 17.30.

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La laguna di San Cataldo (Lecce)

IL TRAMONTO SULL’ ADRIATICO

Arrivare a quell’ora sulle rive del mare Adriatico è fantastico perché gran parte delle persone sta rientrando a casa, lasciando la spiaggia deserta.

Il sole tramonta dalla parte opposta del mare e a pochi piace rimanere al calar della luce senza poter vedere il sole sciogliersi in acqua.

Per i più resistenti, gli stoici e i più rilassati invece, le luci dell’ Adriatico regalano suggestioni uniche.

La foto qua sopra è stata scattata verso le otto di sera di una caldissima serata della prima metà di agosto dalle parti del bacino di San Cataldo, una spiaggia a 10km da Lecce.  Il vento di tramontana, che di solito flagella quelle rive, aveva dato tregua per un po’ e rimanere fino a tardi sul bagnasciuga è stata un’esperienza incredibile.

Le sfumature di arancione si perdono tra il verde della boscaglia e il blu profondo del lago che si trova alle spalle della spiaggia, a circa una cinquantina di metri.

Le onde del mare ti cullano mentre guardi l’orizzonte prendere fuoco; speri che le calde temperature si stemperino mentre il sole affonda dietro gli alberi, ma questa è un’estate più che torrida.

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Il tramonto al Molo 13 (Frigole – Lecce)

LE NUVOLE DI MOLO13

Nemmeno una giornata di tramontana e delle nuvole minacciose possono avere la meglio sui colori del tramonto adriatico.

Qua, nella foto, ero al lido Molo13, una spiaggia attrezzata, nuova per me, che si trova dove una volta c’era il campeggio di Frigole, ridente località a pochi chilometri più a nord di San Cataldo.

Le nuvole mi hanno regalato un tramonto con dei colori eccezionali, giochi di luci e ombre tra i rami dei pini che arrivano quasi in spiaggia.

La minaccia si è fatta concreta qualche ora dopo quando questi nuvoloni grigi si sono scaricati con un violento temporale.

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Il tramonto a San Gregorio (quasi Santa Maria di Leuca)

IL TRAMONTO SULLO JONIO

Cosa dire quando il sole si spegne nell’acqua? Come non emozionarsi con un tramonto sul mar Jonio?

Ero sulla spiaggia di San Gregorio, a qualche chilometro da Santa Maria di Leuca, andando verso sud dopo le più conosciute Maldive del Salento.

È una spiaggia anomala. Uno scivolo di cemento usato per calare le barche a mare e che termina la sua corsa tra scogli frastagliati e sassi insidiosi. Se poi il mare “sbatte” non è certo semplice farsi il bagno!

C’è una specie di lido attrezzato che ha ricavato la sua spiaggia tra due canneti. Gli ombrelloni sono piantati su un prato inglese bello florido e si può decidere se spiaggiarsi su un lettino o direttamente sull’erba.

SULLO JONIO TI ABBRONZI E TI SBRONZI DI PIÙ

Tra i patiti della tintarella si sa che il sole preso sullo Jonio ha un effetto più incisivo sull’abbronzatura, quindi, vuoi per il sole più forte, vuoi perché il tramonto è sul mare, da queste parti è anche più bello fare festa in compagnia.

Basta poco per lasciarsi andare e molto presto si perde il numero delle birre corrotte vodka che si sono bevute.

La foto è forse uno dei rari momenti di lucidità che ho avuto dopo le 18. Sembra anche che l’abbia scattata dopo essermi fatto il bagno tra sassi e scogli ed esserne riemerso vivo, sano e salvo.

Io non me lo ricordo!

Il tramonto però me lo ricordo bene. Quel sole calante dietro il promontorio (forse di Torre Pali, chissà?) ha tenuto tutti incollati verso un meraviglioso schermo naturale dove veniva proiettato uno dei film più belli.

3000KM A NORD-OVEST E FORSE DI PIÙ

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Il tramonto nel Killarney National Park, Irlanda

Dove sono ora c’è un’altra luce. Le nuvole sono molte di più e le temperature sono almeno una ventina di gradi più basse di quelle del Salento.

Sono i cieli d’ Irlanda che mi stanno tenendo compagnia in questi giorni ed è la luce del nord che riempie le mie giornate, ma i tramonti salentini di questa estate continueranno a scaldarmi ancora per un po’.


 

Gallipoli 1997: 20 anni e non sentirli

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Prima di continuare a raccontarvi di Madrid e del viaggio in Andalusia (se cliccate qua e qua troverete i primi capitoli), vorrei  portarvi con me indietro nel tempo, a Gallipoli nell’estate del 1997.

Il lungo viaggio

Nell’agosto del 1997 accettai l’offerta di due miei cari amici, Paolo e Claudio, a trascorrere una vacanza di un paio di settimane nel Salento, a Gallipoli.

Ammetto che all’epoca non avevo la minima idea di dove potesse essere il Salento, lo confondevo col Cilento, e quindi ero molto curioso di intraprendere questo viaggio. Era anche la mia prima vacanza da dipendente a tempo indeterminato, visto che avevo da poco compiuto il mio primo anno in Rai, e volevo anche festeggiare i miei 25 anni in maniera originale.

Partimmo da Milano in macchina, lungo l’autostrada del Sole fino a Bologna e poi la A14 Adriatica fino a Bari. Ricordo benissimo il traffico bloccato all’altezza di Pescara, con le macchine a motore spento in attesa che si sbloccasse qualcosa e le persone che bivaccavano lungo la strada, tra una vettura e l’altra. Sembra che nulla sia cambiato da allora su quella strada!

Da Foggia l’autostrada diventa un lunghissimo rettilineo e prima di arrivare a Gallipoli ci vogliono almeno altre tre ore. All’epoca, tra Bari e Brindisi era ancora in costruzione la superstrada. Il viaggio è stato un saltare da un cantiere e l’altro, corsie a senso unico alternato, qualche stradina locale sterrata e tanto traffico. Il panorama mi ricordava moltissimo i paesaggi della Calabria a me molto più familiari. Fino a poco tempo prima di questa viaggio io trascorrevo le mie estati nel paesino calabrese dove sono nati mio padre e i nonni.

Al centro del mondo

Sebbene nel 1997 il Salento non fosse così rinomato, conosciuto e pubblicizzato come negli ultimi anni, Gallipoli aveva il suo posto d’onore nel panorama turistico e dei viaggi d’elite. All’epoca era un vero lusso fare una vacanza da quelle parti, la cultura del b&b non era diffusa, gli alberghi veramente pochi , rare le camere in affitto, inesistenti le masserie.

A Gallipoli avevamo prenotato una camera nel centralissimo Joli Park Hotel, all’epoca un modesto albergo turistico, il cui pregio è sempre stato quello di essere in posizione super centrale e di avere un parcheggio privato. Dall’albergo si può decidere di fare una passeggiata lungo corso Roma, il viale principale e arrivare alla zona del porto prima di inoltrarsi nel borgo vecchio.

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Joli Park Hotel, Gallipoli 2017

Corso Roma taglia idealmente in due la cittadina ed è un susseguirsi di bar, gelaterie, negozi e rosticcerie. Già nel 1997, la pianta squadrata della città fatta di case vecchie di pietra leccese e di qualche discutibile palazzo a più piani degli anni settanta/ottanta era orribilmente sfregiata da un grattacielo edificato a ridosso di una fontana di epoca greca e del ponte che conduce alla città vecchia.

L’isola di Gallipoli

Proprio nella città vecchia, con le stradine strette e le case dei pescatori dai muri bianchi, Gallipoli sprigiona tutto il suo fascino. Attraversando il ponte che collega l’isola della città vecchia alla nuova, alla sinistra si supera una castello di epoca angioina, ora recuperato e aperto al pubblico. Inoltrandosi nel fitto dedalo di vicoli del centro storico si scoprono almeno una decina di chiese, una manciata di conventi e diversi palazzi barocchi di incantevole bellezza.

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Il castello di Gallipoli, 2017

Tutta l’isola di Gallipoli vecchia è circondata da enormi mura che l’hanno protetta dagli invasori e dalla forza del mare e da quelle mura, ora molto trafficate, si possono ammirare tramonti mozzafiato con il sole che cala dietro i monti della Calabria.

Vacanza a Gallipoli

Si era molto fortunati nel 1997 ad essere a Gallipoli in vacanza. In agosto ti potevi ancora permettere di fare un giro nel centro storico senza essere schiacciato dalla quantità di persone che oggi affolla i vicoli e potevi andare a prendere un gelato al Bar del Corso senza dover scavalcare bancarelle di souvenir ed evitare passeggini con bimbi frignanti di genitori annoiati e distratti.

La specialità del Bar del Corso era il gelato al gusto crema Plombier, una ricetta che il vecchio titolare del locale amava tenere segreta. Anche l’origine del nome Plombier è legata a diverse leggende che si perdono nella notte dei tempi.

Il salotto di Gallipoli

Il ritrovo gallipolino per antonomasia del jet set vacanziero, dove i milanesi (ancora non ufficialmente imbruttiti), i napoletani e i romani facevano la loro comparsa ai primi di agosto decretando l’inizio delle feste, era il bar Bellini, un piccolo locale all’inizio di corso Roma, con i suoi tavolini e le sue sedie che si allargavano fino al distributore di benzina lì accanto.

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Bar Bellini, Gallipoli 2017

Il Bellini era il vero ombelico del mondo. Erano gli anni in cui i cellulari stavano prendendo piede. C’erano l’etacs, il microtac e la tariffa “provincia” della TIM. Dopo le 8 di sera era praticamente un terno al lotto riuscire a fare una telefonata, un po’ come quando, non molti anni prima, aspettavi le 22 davanti a una cabina telefonica, con i gettoni in mano, per fare una interurbana. In tutto questo il Bellini diventava un punto di riferimento per tutti gli appuntamenti: semplice da trovare, comodo per tutti.

Al bar Bellini ci andavi per la colazione e ti ritrovavi con gli amici per andare in spiaggia, la mitica spiaggia della Punta della Suina, qualche chilometro a sud di Gallipoli, meta quasi obbligata per i viveur del salento, una scogliera con acqua cristallina e un lido di pochi ombrelloni, ma tanta spiaggia libera (più che spiaggia, direi rocce).

Dopo la spiaggia tornavi al Bellini se non avevi fatto l’aperitivo al lido al tramonto e, sempre al Bellini, ci si accordava per la serata, cena e dopo cena, e in quale locale andare a trascorrere la notte.

Incontravi sempre tanta gente al Bellini, amici che ti presentavano altri amici, ed è al Bellini che mi è stato presentato quello che sarebbe diventato il mio compagno.

Dopo 20 anni

Dopo 20 anni, torno a Gallipoli sempre affascinato e riconoscente, anche se ammetto che evito di frequentarla nel mese di agosto perché affollatissima, e ci torno con la persona che mi conquistò allora e insieme commentiamo le trasformazioni di questi decenni.

Il Bellini ha perso il suo ruolo centrale nella vita mondana, forse sostituito dai cellulari; la Punta della Suina è finita al cinema in una scene delle “Mine vaganti” di Ozpetek e continua a richiamare turisti in cerca di qualità; il Joli Park Hotel è ancora lì all’inizio del corso Roma, crocevia tra famiglie con carrozzine e ragazzotti in cerca dello sballo da discoteca.