Sofia e la vacanza fuori programma

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Sofia, capitale della Bulgaria, non ha mai attirato la mia curiosità.

Devo essere onesto, sono scioccamente prevenuto sui paesi dell’Est Europa.

A vincere questa mia illogica diffidenza è stata un inatteso invito ad organizzare una breve gita in questa città. Dopo 15 giorni nell’Inghilterra del nord partendo da Newcastle, una brevissima sosta a Lecce, eccomi a Sofia per tre giorni, dove i miei pregiudizi sono stati in parte smentiti.

Sofia capitale

Sofia è la più grande città della Bulgaria, centro non solo amministrativo di tutto il Paese. E’ una delle capitali più antiche d’Europa e le sue origini risalgono ai Traci, circa 4000 anni avanti Cristo.

E’ stata spesso terra di conquista e gli invasori partono dagli antichi Romani per finire ai Russi. I segni di tutte queste dominazioni sono visibili nel contesto urbano, dai reperti delle vecchie strade romane, alle antiche chiese ortodosse, ai palazzi del potere di epoca russa.

Arrivare a Sofia

Sono partito in aereo da Bari con una compagnia, ahimè, lowcost. Purtroppo, non sono molte le opportunità di un collegamento diretto dall’Italia verso la capitale bulgara, per cui bisogna scendere a compromessi.

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L’insegna dell’aeroporto di Sofia

Sorvolando la città in fase di atterraggio, si vede una grande città, densamente abitata, grandi palazzi, ampie strade e lunghi viali.

L’aeroporto internazionale della città ha due terminal. Il primo è quello più vecchio, aperto nel 1937 e base di tutti i voli lowcost. Con un’architettura molto essenziale, poche comodità e sistemazioni spartane, dimostra tutti gli anni che ha. Il secondo terminal è la base di tutte le maggiori compagnie aeree. Dall’architettura moderna e funzionale, è stato inaugurato alla fine del 2006. I due terminal sono serviti da un servizio di bus shuttle gratuito. Tassisti abusivi sono sempre pronti a portarti ovunque con le loro auto sgangherate.

L’aeroporto è collegato alla città sia da moderni bus che da una efficiente e moderna metropolitana.

La metropolitana di Sofia

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La stazione metro in aeroporto

La metropolitana di Sofia è stata la mia prima sorpresa positiva che mi ha accolto dall’arrivo.

Dal terminal 2 dell’aeroporto, la metro conduce fino al centro della città. Il biglietto, dal costo di pochi centesimi di euro, si compra direttamente prima dei tornelli. Si può provare ad acquistarlo ai distributori automatici, ma non accettano moneta straniera e difficilmente digeriscono le carte di credito. Meglio quindi cambiare o prelevare banconote locali, il lev bulgaro, e pagare all’addetto che, con un inglese stentoreo, consiglia anche dove effettuare eventuali cambi.

Sulla banchina di partenza ci sono diverse mappe della città e della metropolitana, così è più semplice capire come spostarsi.

I moderni treni sono comodi e funzionali. Indicazioni visive sulle fermate e annunci anche in lingua inglese semplificano moltissimo gli spostamenti. I nomi delle  stazioni sono indicati sia con l’alfabeto cirillico che con il nostro. Tutte le stazioni sono estremamente pulite e l’architettura è imponente.

Al servizio metropolitano si affianca una capillare rete di filobus, bus e tram, alcuni di questi di epoca sovietica. I biglietti si possono comprare anche a bordo di tram e bus da distributori automatici che accettano solo monete dell’importo corretto.

Il centro della città

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Il Palazzo di giustizia in centro città

La prima impressione della città mi ha lasciato contraddetto. La periferia nei pressi dell’aeroporto non è per nulla invitante. Grandi edifici industriali, architettura residenziale molto spartana e una diffusa sensazione di trasandatezza. Poi la metro scende sotto terra e ci si ritrova in centro città.

Il mio primo incontro con il centro di Sofia è stato alla fermata di NDK, il Palazzo della Cultura. Si trova all’estremità meridionale del boulevard Vitosha, il centralissimo viale pedonale di circa 800 metri sul quale si affacciano ristoranti alla moda e negozi di moltissimi brand occidentali. Anche a Sofia, ormai, la globalizzazione ha portato i suoi frutti e i  prezzi a volte sono veramente bassi, tranne per i prodotti Apple che costano come da noi.

Tra un bar e un negozio di souvenir si possono incontrare molti turisti, soprattutto dalla Germania, ma anche gli Italiani non mancano. Il costo della vita molto basso e collegamenti aerei a prezzi stracciati sono un bell’incentivo per venire a scoprire questa città.

Il circondario del viale pedonale può lasciare straniti. Al luccichio dei negozi alla moda, corrispondono piccole vie laterali, spesso alberate, dai marciapiedi sconnessi. I palazzi sono quasi tutti moderni, ma trascurati nel rivestimento.

Quando cala il sole, la città si spegne. Letteralmente. Infatti, la politica di risparmio energetico e lotta all’inquinamento luminoso portata avanti dall’amministrazione ha determinato la scelta di non illuminare le vie secondo standard ai quali siamo abituati in Italia. Come ad Amburgo, durante la notte le strade sono praticamente buie e tornare in albergo lungo vie sconosciute può diventare inquietante.

Cosa vedere a Sofia

La ricca storia di Sofia ha lasciato come tributo un ingente patrimonio architettonico e artistico. A voler vedere ogni singolo museo, galleria d’arte, chiesa, moschea probabilmente non basterebbe una settimana. Tuttavia, il rischio è che la visita possa diventare ripetitiva e noiosa, per cui il consiglio che si legge su diverse guide è quello di non dedicare più di tre giorni pieni alla città.

Io ho visitato le maggiori attrazioni della città in due giorni, concedendomi anche un’andatura lenta e lunghe pause. Si può visitare Sofia facilmente a piedi. In alternativa bus e tram sono comodi o si può prendere un taxi, il cui costo non è mai esoso.

Ci si può affidare a tour organizzati da agenzia o al giro col bus turistico che tocca le principali attrazioni della città e una guida ne racconta per sommi capi la storia. Io ho particolarmente apprezzato il giro gratuito passeggiando per la città, organizzato da 365 Association Sofia Tour.

Free Walking Tour a Sofia

La mia opinione su Sofia è cambiata dopo aver preso parte a questa passeggiata per le strade di Sofia. Grazie ad una simpatica guida e alla sua ottima preparazione, ho avuto modo di vedere con un occhio più critico alcuni dei monumenti più emblematici della città.

Partendo dal centralissimo Palazzo di Giustizia, la guida ha accompagnato il mio gruppo tra i tesori più o meno nascosti, narrando le varie fasi storiche di cui questa capitale è stata protagonista.

Il tour è durato circa un paio d’ore, che possono essere molte se la giornata è calda. La guida ha raccontato, sempre in un ottimo inglese, delle varie bellezze della città, arricchendo la narrazione anche con qualche aneddoto.

Cattedrale di Santa Domenica

La passeggiata inizia dalla Cattedrale Ortodossa della città che risale al 1863. Sorge sui resti di chiese di epoche precedenti. Infatti, la città è stata martoriata da guerre ed eventi infelici che più volte hanno distrutto molti edifici. L’attuale chiesa di Santa Domenica risale al restauro del 1933 dopo che un attentato esplosivo, che fece numerose vittime, la danneggiò gravemente.

L’interno è magnificamente affrescato in stile bizantino, un ottimo inizio per confrontarsi con l’arte a Sofia. L’ingresso è gratuito, ma si paga se si vogliono scattare delle foto all’interno. Attenti ai vigilanti che sono pronti a rimproverare chi tenta di scattare foto senza aver pagato.

Chiesa di San Giorgio

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La rotonda di San Giorgio

La chiesa di San Giorgio è l’edificio più antico di Sofia. Conosciuta anche col nome di Rotonda di San Giorgio, per la sua pianta circolare, questa chiesa di epoca paleocristiana è stata nel tempo anche una moschea. E’ circondata dai resti della vecchia città, Serdica, sui quali affacciano imponenti palazzi, tra cui quello del Presidente della Repubblica, il Ministero degli Interni ed  un lussuosissimo hotel.

Statua di Santa Sofia

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La statua di Santa Sofia

E’ il simbolo della città, per la quale le polemiche non sono ancora finite.

Il nome Sofia si riferisce alla divina saggezza e non alla martire cristiana Santa Sofia. Quando gli amministratori decisero di sostituire la statua di Lenin con questa caddero in errore e la fecero progettare con riferimenti cristiani. Tuttavia questo non fu l’unico errore visti i molteplici riferimenti pagani che vennero inseriti.

Si è arrivati così a questa statua, dalle forme sinuose e procaci, con riferimenti pagani, ma di ispirazione cristiana.

Probabilmente, la visita alla statua durerà meno della lettura di questo paragrafo.

Cattedrale Aleksandar Nevski

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La Cattedrale Aleksandar Nevski al tramonto

Questa è la più grande cattedrale ortodossa del Paese ed è il simbolo della liberazione della Bulgaria dagli Ottomani, grazie all’intervento dei Russi.

Le cupole dorate, visibili anche da fuori città, si ispirano all’arte bizantina. All’interno ci sono numerosi dipinti di prestigio e gli spazi sono tutti finemente decorati. Il luogo è molto mistico e non mancano anche qua i severi controlli su chi fa foto senza aver pagato il relativo biglietto.

Moschea e sinagoga

A poca distanza l’una dall’altra si trovano i due centri di culto mussulmano ed ebraico. L’architettura degli edifici non è di particolare pregio e la visita può essere considerata come breve intervallo tra monumenti “maggiori”.

Interessante, alle spalle della moschea, oltre al Museo di Storia Regionale, ci sono delle fontanelle di acqua termale. Infatti, la moschea, il cui nome significa “molti bagni”, è stata eretta su una zona di acque termali. Da queste fontane sgorga acqua termale la cui temperatura può anche ustionare.

Sempre in zona, sotto il viale principale, c’è la più grande area di reperti archeologici di epoca romana. Visitabile gratuitamente, tra un ingresso alla metro e diversi negozi di souvenir, si possono vedere la disposizione delle prime strade della città.

Hambara Bar

Questo è assolutamente il posto che merita la visita in tutta Sofia!

Nascosto dietro un edificio, questo un bar è all’interno di una baracca. Si narra che fosse un bar clandestino e che, per non essere visto dall’esterno, usassero solo candele per l’illuminazione. Ancora oggi, l’elettricità serve esclusivamente per il banco frigo e per una fioca lampadina all’interno del bagno. Per il resto solo candele, tante candele. Qua si può trovare la più buona rakìa del Paese, la tipica grappa bulgara.

E’ gestito da una signora non proprio affabile che se non ti trova simpatico non ti fa sedere al bancone.

Frequentato da molti turisti in cerca di un locale alternativo, fuori dal circuiti organizzati, è l’unico nel quale si possa ancora fumare all’interno.

Gita quasi fuori porta

Se la visita della città dopo due giornate piene può considerarsi conclusa, si può optare per una gita nei dintorni di Sofia alla scoperta di posti suggestivi.

A circa 150km ad ovest della città si trova il Monastero di Rila.

Il Monastero di Rila

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La Chiesa ortodossa all’interno del Monastero di Rila

Nella località montana di Rila sorge questo suggestivo monastero. Fondato nel X secolo, per lungo tempo è stato luogo di culto frequentato anche dai potenti.

Il complesso è circondato da alte mura tanto da sembrare più una fortezza che un luogo di culto. All’interno, la chiesa ortodossa si trova al centro di un complesso abitativo di 4 piani e 300 celle, dove soggiornavano i monaci. La chiesa è finemente decorata, sia all’interno che all’esterno ed è meta di moltissimi pellegrini.

Oggi il monastero è abitato da non più di cinque monaci, ma è sicuramente una destinazione turistica molto ambita.

Dal 1983 il Monastero di Rila è iscritto nel patrimonio Unesco.

Plovdiv – Filippopoli

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Il teatro romano di Plovdiv

A 150km questa volta ad est di Sofia sorge questa suggestiva località.

Seconda più grande città della Bulgaria, Plovdiv deve la sua fama ad un meraviglioso centro storico, ricco di reperti che risalgono agli antichi Traci. Forte l’influenza degli antichi Romani, come si può vedere dai resti di un teatro ben conservato.

L’elegante via pedonale del centro è la luccicante vetrina di questa città, capitale europea della Cultura per il 2019, insieme a Matera. Con una ripida salita si entra nel nucleo più antico del paese dove si possono vedere i tangibili segni della storia. Vecchie chiese e abitazioni d’epoca sono luoghi di attrazione per molti turisti.

Il caldo può essere veramente tanto, soprattutto nel mese di agosto.

Ho visitato sia il Monastero di Rila che Plovdiv nella stessa giornata, da vero temerario. Ci sono diverse organizzazioni turistiche che mettono a disposizione sia la guida che il veicolo per questo tipo di escursioni. Il costo è veramente abbordabile. Il rischio è di effettuare gli spostamenti con un’auto di medie dimensioni che per cinque persone non è comodissima. Bisogna, inoltre, tenere conto che le distanze sono importanti, visto che alla fine si percorrono più o meno 600km in circa otto ore. E si cammina parecchio.

La Sofia che ho lasciato

Alla fine di questo viaggio sono soddisfatto di aver scoperto una nuova realtà, lontana dai canoni ai quali sono abituato.

Ho trovato una città dove il desiderio di mettersi alla pari dell’Europa Occidentale è molto forte, con ingenti investimenti sia nelle infrastrutture che nei servizi. Non sempre l’accoglienza è calorosa. In alcuni ristoranti dove sono stato il personale è piuttosto burbero e alcuni modi potrebbero sembrare maleducati. L’inglese non è una lingua diffusa. Può capitare che qualche cameriere non lo conosca così come in metropolitana il personale non sappia parlarlo.

Sofia merita in ogni caso di essere visitata, anche se solo per pochi giorni. La sua storia e il suo patrimonio architettonico sono sicuramente affascinanti.


 

Manchester: una città inaspettata

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Manchester è l’ultima tappa di questo mio viaggio nell’Inghilterra del nord. Partendo da Newcastle Upon Tyne, passando per il Distretto dei Laghi, con una breve escursione sull’Isola di Man, sono arrivato prima a Blackpool e poi a Liverpool.

Ultima tappa a Manchester

Gli ultimi giorni di questo mio tour sono dedicati tutti a questa città di poco più di 500mila abitanti, la cui storia risale agli antichi Romani.

ARRIVARE A MANCHESTER COL TRENO

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La stazione Piccadilly di Manchester

Sono arrivato da Liverpool con il treno alla stazione Piccadilly, praticamente nel cuore della città. Alla struttura metallica di epoca vittoriana che copre i binari si affianca un moderno edificio in vetro e acciaio. Da questa stazione partono molti treni per Londra, Liverpool e la Scozia. Frequenti sono anche i treni per l’aeroporto internazionale.

Nel piazzale antistante la stazione fanno capolinea i mini bus delle tre linee turistiche urbane. Collegano i principali luoghi di interesse e monumenti della città con un percorso circolare e sono completamente gratuiti. I Metroshuttle sono un mezzo incredibilmente pratico per visitare il centro se non si ha voglia di camminare.

La scelta dell’hotel

Per questo soggiorno ho scelto un hotel Premier Inn a pochi passi dalla stazione. Questa struttura fa parte di una catena di hotel che si possono trovare in tutto il Regno Unito, Irlanda del Nord compresa, Germania, Dubai, Doha, Abu Dhabi e anche nell’estremo oriente.

La particolarità di questi alberghi è che, pur essendo considerati turistici, hanno sempre elevati standard di qualità, un’ottima posizione anche nel centro città e sei sicuro, ovunque andrai, di trovare sempre lo stesso servizio e la stessa accoglienza.

Dalla mia camera all’undicesimo piano ho una meravigliosa vista sulla città e non vedo l’ora di andarla a conoscere meglio.

MANCHESTER E L’APE OPERAIA

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Il simbolo di Manchester  in versione Rainbow

Passeggiare per il centro di Manchester è sicuramente affascinante. Tra edifici storici e palazzi moderni, sono stato subito incuriosito dalla presenza di numerose installazioni, sparse tra piazze, vie e centri commerciali, raffiguranti un’ape. Facevano parte di Bee in the City, ape in città, un’iniziativa a scopo benefico dove 230 api, tra piccole e grandi, sono state esposte nei luoghi più importanti della città. Ognuna, dipinta da un artista diverso, rappresentano il fermento tipico di questa metropoli, dal passato industriale alla moderna scena musicale.

Ho così scoperto che l’ape operaia è il simbolo di Manchester. Comparso per la prima volta sullo stemma durante la Rivoluzione Industriale, quando la città iniziò ad avere un ruolo da protagonista nella produzione di massa. Da allora, questo emblema divenne sempre più diffuso e comune, tanto che la città è ancora soprannominata The Busy Bee, ossia l’ape indaffarata, proprio per il ritmo parecchio sostenuto nelle sue diverse attività.

Scoprire api in chiesa

Ho trovato api anche nei posti posti meno probabili. Persino all’interno della cattedrale di Manchester, un duomo in stile gotico che si trova nel cuore storico della città, c’erano delle piccole api dipinte dai bambini di una scuola. Così, tra una navata e un tabernacolo, faceva bella mostra di sé questo sciame di innocui insetti curiosi.

 A SPASSO PER MANCHESTER

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Il centro di Manchester

Con la navetta gratuita dalla stazione Piccadilly sono andato a visitare il Museo della Scienza ed Industria.

Science and Industry Museum

Ricavato da quella che è stata la prima stazione ferroviaria del mondo nel 1830, sulla linea per Liverpool, questo museo raccoglie reperti relativi ai trasporti, all’energia, ai computer e all’elettronica.

Al suo interno si trova la locomotiva che gareggiò contro la più nota di Stephenson per conquistare il titolo di più veloce. Si possono vedere anche vecchi treni elettrici usati sulle linee inglesi, diversi aerei, qualche macchina e oggetti legati al mondo dell’elettronica.

Ci sono anche alcuni strumenti utilizzati dalla BBC per le prime trasmissioni radio e televisive, compreso un mixer video che ho utilizzato pure io appena assunto in Rai.

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Un vecchio mixer video della BBC

Il museo, aperto tutti i giorni, permette di fare un bel salto indietro nel tempo e garantisce una piacevole escursione di almeno un paio d’ore, prima di andare a vedere il resto della città.

Decido di tornare indietro passeggiando accanto a  vecchi magazzini di stoccaggio ora convertiti a centro commerciale. In pochi minuti arrivo alla biblioteca John Rylands.

John Rylands Library

Questa affascinante biblioteca si trova nel quartiere di Deansgate, a pochi passi dal municipio. Commissionata dalla moglie di John Rylands, al quale è intitolata, doveva essere destinata a custodire libri di natura teologica. Per questa ragione il progettista si ispirò alle chiese neogotiche di periodo vittoriano e nel 1900 venne aperta al pubblico.

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L’interno della biblioteca John Rylands

Tra i documenti conservati si possono trovare alcune delle primissime stampe, compresa una Bibbia di Gutenberg. I suggestivi ambienti neogotici sono perfettamente preservati e uniti alla più recente biblioteca universitaria, alla quale si accede attraverso passerelle e passaggi soprelevati.

Questa biblioteca è stata una delle prime al mondo ad essere illuminata da un impianto elettrico. Grazie ad un generatore interno, la corrente elettrica venne preferita al gas in quanto più pulita e sicura. Vennero anche realizzati particolari condotti di aerazione con filtri, così da depurare l’aria all’interno dell’edificio.

Mi lascio emozionare dal profumo di libri e decido di visitare anche la non distante biblioteca centrale.

Central Library

La Biblioteca Centrale di Manchester si trova nella centralissima piazza San Pietro. Costruita negli anni ’30 del secolo scorso, è di pianta rotonda con un ampio porticato a colonne come facciata principale. Ricorda molto il Pantheon di Roma, al quale si ispira.

L’enorme collezione non si limita solo ai libri consultabili. Al primo piano dell’imponente edificio è ospitata un’intera ala dedicata alla musica. A disposizione del pubblico c’è una quantità quasi infinita non solo di testi, spartiti e raccolte, ma anche dischi. Ci sono anche delle tastiere elettroniche ad uso del pubblico. Consigliabile una cuffia, per non disturbare gli altri.

Dopo tutta questa cultura è ora di svagarsi con dello sano shopping.

LO SHOPPING A MANCHESTER

La centralissima piazza Piccadilly è la porta d’accesso ai grandi magazzini della città. Tutt’intorno si affacciano i maggiori centri commerciali della zona, da Primark a Debenhams. La pedonale Market street è un continuo di negozi di famosi brand e fast food.

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Una via commerciale a Manchester

Di sicuro a Manchester si è quasi costretti a passare per un centro commerciale prima di arrivare ad un museo. In alcuni casi la vera attrazione è il centro commerciale stesso, come nel caso di Exchange Square.

Un giro a Exchange Square

Questa piazza è stata completamente ridisegnata dopo un violento attentato dell’IRA del 1996. La ristrutturazione ha comportato lo spostamento di due storici pub per fare spazio ad un Marks & Spencer, un prestigioso grande magazzino inglese.

Sulla piazza affacciano altri centri commerciali, compreso il più visitato shopping centre del Regno Unito. E’ sicuramente la piazza più brulicante di tutta Manchester, con la Cattedrale e il Museo Nazionale del Calcio. C’è, inoltre, un’importante fermata d’interscambio della Metrolink, la metro tranvia di Manchester.

Metrolink

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Un tram fermo in stazione

A Manchester hanno provato a costruire una metropolitana, ma la forte opposizione e gli alti costi che avrebbero gravato sulle casse comunali hanno impedito che il progetto prendesse piede.

L’amministrazione ha allora investito su una meno costosa metro tranvia. Si tratta di un mezzo che in ambito urbano si comporta come un tram, con i binari anche su strade condivise con altri veicoli e fermate ravvicinate, mentre, in ambito extraurbano, corre su rete propria, anche ricavata da vecchie ferrovie dismesse.

I tram gialli si susseguono a distanza ravvicinata e, nel centro città, tutte le fermate hanno banchine rialzate, come se fossero stazioni della metropolitana.

MEDIACITY UK

Nella periferia occidentale di Manchester, nella zona di Salford e al posto di quelli che erano alcuni moli del porto della città, ha sede il quartiere delle telecomunicazioni, MediaCity UK.

Si tratta di un’area di sviluppo edilizio dove si trovano importanti aziende di telecomunicazioni. Tra queste, BBC e ITV occupano parecchi edifici.

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La BBC a Mediacity

Sia la BBC, che la privata ITV hanno trasferito in questo quartiere importanti settori delle loro produzioni. Nei grandi studi che sono stati costruiti, ogni giorno vengono realizzate trasmissioni che vanno in onda non solo nel Regno Unito.

La BBC organizza regolari visite guidate a questi studi. Basta prenotarsi con qualche giorno di anticipo sul loro sito. Cosa che non ho fatto io, perdendomi così l’opportunità di un giro all’interno della televisione di Sua Maestà.

Accanto a studi e uffici, moderni appartamenti, un centro commerciale, cinema, negozi e ristoranti completano il panorama. Collegata dalla Metrolink al centro di Manchester, MadiaCity Uk è un nuovo modo di vivere la città.

Da qua i canali proseguono fin nel cuore della città e, volendo, si possono fare lunghe passeggiate fino in centro.

DIVERTIRSI A MANCHESTER

La città offre una incredibile scelta di divertimenti. Cinema e teatri sono molto diffusi, così come pub e discoteche. Musei e gallerie d’arte completano l’offerta.

The Northern Quarter

Il Quartiere Settentrionale, il più bohemienne di Manchester, offre pub alternativi, negozi di musica, ristoranti etnici e varia umanità. Sotto le volte del vecchio mercato generale, diversi artigiani hanno aperto le loro botteghe dove vendono gli oggetti da loro prodotti. Si possono trovare gioielli particolari e simpatici oggetti regalo.

Canal Street

Canal Street, lungo la sponda ovest del Rochdale Canal e vicino alla stazione di Piccadilly, è il centro del gay village di Manchester. I disco pub sono sempre gremiti di persone che durante il fine settimana vengono qua a ballare. I ristoranti della zona, alcuni di questi anche raffinati, sono pieni di residenti e turisti, attratti dalla tranquillità e dalla allegra spensieratezza della zona.

Ho passeggiato molto piacevolmente lungo il canale nelle calde serate che ho trascorso in città. E’ stato bello poter cenare seduto ad un tavolo lungo la via del passeggio, mentre la gente iniziava a riempire le discoteche del posto.

Museo dei Trasporti

Non potevo certo perdermi il Museum Of Transport di Manchester.

A nord della città, collegato non proprio bene con il centro, questo piccolo museo raccoglie un gran numero di bus utilizzati in passato sulla rete locale. Tra cimeli d’epoca e qualche rottame, aspettavo di veder anche qualche vecchio tram. Purtroppo così non è stato.

Per vederne uno e percorrere un paio di chilometri a bordo di questo reperto storico, sono andato fino ad Heaton Park, ancora più a nord.

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Tram a Heaton Park

All’interno del parco, raggiungibile sempre con la metro tranvia, è ancora in funzione un breve tratto della linea tranviaria originale. Dopo una lunga camminata dalla stazione della metro, si arriva ad un laghetto artificiale, capolinea del tram. Una vecchia vettura, meravigliosamente restaurata e funzionante, percorre il breve tragitto portando i turisti all’altra estremità. Qua, ospitati nella rimessa, una raccolta di vecchi attrezzi di lavoro e cartelli di destinazione delle linee costituiscono il Museo del Tram.

PRONTO PER UNA NUOVA ESPERIENZA

Con Manchester termina questa mia vacanza in Inghilterra. E’ tempo di tornare a casa e prepararmi a nuovi viaggi. Il mio desiderio di esplorare nuove destinazioni non si placa mai.


 

Liverpool: sulle orme dei Beatles

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Dopo le meravigliose giornate nel Distretto dei Laghi, una rapida visita all’Isola di Man e l’esperienza di Blackpool, è ora di visitare Liverpool.

Conosciuta per aver dato i natali ai Beatles, questa città non è solo musica. Molte sono le attrazione che accolgono i turisti in questa località dall’aspetto tranquillo. Il centro cittadino è un brulicare di turisti che si spostano da un centro commerciale ad un pub, dal mitico Cavern al ristorante etnico alla modo.

LA TRASFORMAZIONE DI LIVERPOOL

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Le tre Grazie di Liverpool

Sorta sulla foce del fiume Mersey, affacciandosi sul mare d’Irlanda, per molto tempo la sorte di Liverpool è stata legata al commercio via mare. Dal suo importante porto, fin dal XVIII secolo numerose furono le rotte che collegavano la città al resto del mondo. Contemporaneamente si sviluppò una ricca industria che per decenni disegnò il panorama intorno alla città. Negli anni ’50 la città entrò in crisi e la florida industria lasciò spazio alla disoccupazione e al degrado.

Dagli anni ’90, tuttavia, una nuova forza vitale si impossessò della città e Liverpool rivide una nuova rinascita puntando sulle sue attrazioni culturali. Grazie all’impegno delle istituzioni, sfruttando anche la nomea di essere la città della musica e dei Beatles, nel 2008 divenne capitale europea della cultura.

Il turismo è diventato oggi uno dei fattori trainanti dell’economia della città. Enormi investimenti hanno restituito nuova vita al vecchio porto che ora è uno dei principali poli d’attrazione. La galleria d’arte Tate ha aperto una sede nei vecchi magazzini di stoccaggio, con importanti collezioni di arte contemporanea. Il centro cittadino è un vivace centro commerciale. Moltissimi sono gli hotel, i pub e i ristoranti. Soprattutto Liverpool rimane la città dei Beatles.

LIVERPOOL E I BEATLES

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L’ingresso del Cavern

Il nome Liverpool è inscindibile dai Beatles. I Fab Four mossero i primi passi verso il successo al Cavern Club nel centro della città. Questo angusto scantinato dalle volte basse, in passato rifugio antiaereo, fu il vero e proprio punto di partenza del beat inglese degli anni ’60.

Completamente ricostruito negli interni, il Cavern ha ospitato negli anni i cantanti più famosi ed oggi è una delle mete turistiche principali di Liverpool. Infatti, i Beatles sono oggi al centro dell’interesse di chi visita la città al punto che sono numerosi i tour organizzati intorno ai luoghi dove il gruppo è vissuto o ha cantato. Non manca neppure un’esposizione permanente sulla loro storia, The Beatles Story.

Ancora oggi il Cavern propone musica dal vivo tutti i giorni, pomeriggio e sera, ed è vera emozione quella che si respira scendendo i gradini che portano alle sale del locale. Pensare che su questi palchi abbiano cantato le più grandi star del panorama musicale mondiale fa sicuramente effetto.

Il pomeriggio in cui mi sono immerso sotto le volte di questi scantinati, un cantante provava a fare il brillante cantando i brani dei Beatles. Il pubblico, mai poco, partecipava con grande trasporto, soprattutto quando venivano suonati i brani più famosi del quartetto. Ho ancora nelle orecchie i cori durante Yellow Submarine.

Andare ad ascoltare musica al Cavern è molto semplice. Quasi sempre l’accesso è gratuito, salvo la presenza di ospiti importanti. Conviene consultare il sito per conoscere il calendario e i prezzi. Ci si può sedere ad ascoltare musica al costo di una consumazione.

Non solo Beatles per le strade di Liverpool. La musica rimane un motivo dominante nella città.

LA MUSICA A LIVERPOOL

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Vista del porto di Liverpool

La musica accompagna la visita della città. Ad ogni angolo, lungo tutte le vie pedonali del centro, così come al porto una folta schiera di artisti di strada intrattiene il pubblico. Moltissimi i cantanti, qualche ballerino. E poi giocolieri, pittori, animatori, equilibristi. Insomma, durante le belle giornate è possibile imbattersi in un gran numero di artisti capaci di farti trascorrere bei momenti.

E la musica continua anche nei pub e ristoranti, più o meno presente. Su Bold Street, la via del passeggio di Liverpool, e sulla prosecuzione Church st. e Lord st. è facile fermarsi ad ascoltare qualche bravo cantante. Addirittura, su Concert Square, una piccola piazzetta vicino a Bold St., si affacciano ben 8 pub, ognuno con la sua musica. Incredibile, tu senti soltanto quella del locale in cui ti sei fermato e non quella dei vicini.

E’ stato bello trascorrere le serate passeggiando lungo queste isole pedonali, dal porto con i suoi chioschetti, un luna park e i vecchi bacini pieni di barche da diporto. Salire per le vie commerciali del Cavern Quarter, con i locali pieni di gente e di musica e qualche ristorante turistico. Arrivare poi nella Concert Square, con il cielo stellato e il tepore di una estate insolitamente calda per questi posti, e godersi la musica seduto davanti ad un freschissima pinta di birra.

I MONUMENTI DI LIVERPOOL

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Vecchio e nuovo a Liverpool

Le guide turistiche della città, quelle ufficiali per intenderci, hanno un lungo elenco di musei e monumenti da visitare nella città dei Beatles.

Io sono un po’ allergico a rinchiudermi negli edifici quando ho poco tempo a disposizione per scoprire un posto.

A Liverpool, si possono incontrare molti dei suoi monumenti passeggiando. Si può iniziare idealmente dalla zona del terminal traghetti, dove fanno bella mostra tre imponenti edifici. Sono le Tre Grazie, tre palazzi simbolo di Liverpool, inseriti tra i Beni dell’Umanità dell’Unesco per il loro pregio.

ll Royal Liver Building, il Cunard Building e il Port of Liverpool Building hanno reso famosa la zona marittima e ricordano l’importanza del porto di questa città. Molti gli edifici di nuova concezione che si inseriscono nel panorama classico del porto della città. Perfetta la sintesi tra vecchio e nuovo, così come la Galleria d’Arte Moderna Tate Liverpool occupa perfettamente gli spazi di un vecchio deposito.

Non mancano le chiese. Due imponenti cattedrali sembrano fronteggiarsi a poca distanza una dall’altra. La Cattedrale Anglicana e la Cattedrale Cattolica.

La Cattedrale Anglicana di Liverpool

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La navata centrale della Cattedrale Anglicana

Questa cattedrale, una delle più imponenti d’Inghilterra, è facilmente visibile per il suo maestoso campanile. Alto circa 100 metri di altezza, con 13 campane è di sicuro uno dei più grandi al mondo. Lo stile gotico rivisitato per il ventesimo secolo, la cattedrale è dei primi del novecento, venne scelto tra molti progetti. Molte polemiche nacquero intorno alla scelta del progettista, considerato troppo giovane, poco più che ventenne, e cattolico.

Destino ha voluto che durante la mia visita stessero intonando il grande organo a canne. Ogni singola nota veniva modulata per un tempo improponibile, riecheggiando non solo lungo le navate, ma anche dentro la testa. Mai visita ad un monumento fu così veloce. Meno di dieci minuti ero fuori.

La Cattedrale Cattolica di Liverpool

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Vista della Cattedrale Cattolica

Quasi contemporanea alla Cattedrale Anglicana, questa chiesa è di pianta circolare. Di fronte all’ingresso principale si trova un grande altare bianco. Al livello inferiore è stata costruita una cripta, visibile a pagamento.

Di dubbio gusto per le forme sgraziate, la ripida scalinata d’accesso e l’algido interno, la Cattedrale ha la curiosità di ospitare all’interno della cripta l’annuale Liverpool Beer Festival.

TANTI MOTIVI PER VISITARE LIVERPOOL

Ho scoperto una Liverpool che mai mi sarei aspettato. Non solo Beatleas, musica e pub. Tanta cultura, una accoglienza speciale e ottimi ristoranti.

Ho avuto la possibilità di soggiornare in un boutique hotel, l’Hope Street Hotel.

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La facciate dell’Hope Street Hotel

Con un’offerta super scontata presa con Secret Escapes, sito che permette di prenotare alberghi di lusso a prezzi abbordabili, ho avuto una tariffa molto interessante. L’hotel è proprio di fronte alla Philharmonic Hall di Liverpool, non distante dal centro. L’edificio occupa quella che una volta era una fabbrica di carrozze. Completamente riammodernato, l’edificio è ricco di moderni dettagli inseriti in un conterto classico. Notti silenziose, comodo letto e super colazioni hanno reso il soggiorno eccezionale.

Ora è tempo di dirigersi a Manchester. Un comodo treno mi porterà alla prossima destinazione.


 

Pay e display: l’incubo della sosta inglese

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Viaggiando in Gran Bretagna con un auto a noleggio mi sono spesso imbattuto nell’incubo del pay e display.

Parcheggiare in un’area di sosta inglese a volta ti porta a confrontarti con norme diverse da un parcheggio all’altro, anche con esiti divertenti.

Nell’ultima mia esperienza di viaggio in Inghilterra, che potete leggere a partire da questo post, ho avuto ancora una volta un rapporto conflittuale con il pay e display inglese.

PAY E DISPLAY COME IN ITALIA

In Italia siamo ormai abituati che quando parcheggiamo sulle strisce blu dobbiamo come minimo andare a pagare alla macchinetta, ritirare il tagliando ed esporlo sul cruscotto.

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Istruzioni per il parcheggio

Bene o male le cose succedono così anche in Inghilterra, se non fosse che ogni area di sosta ha le sue norme e non sempre sono comprensibili. Se ci si aggiunge che i parchimetri sono di diversi modelli e che non sempre sono funzionanti, allora parcheggiare diventa un vero incubo.

La prima dura realtà con la quale ci si confronta è che in città è impossibile parcheggiare senza pagare. Ovunque io abbia provato a lasciare l’auto in sosta, che fosse un vicolo nascosto o la strada principale, era sempre un’area a pagamento.

Armato di un portamonete colmo di centesimi e sterline, il mio approccio con il parchimetro è sempre dubbioso. Capisco bene quello che c’è scritto o sto prendendo lucciolo per lanterne? Inizia così il mio rapporto con la sosta in terra inglese, supportato a volte dalla tecnologia, altre volte osteggiato proprio da questa.

PAY E DISPLAY TECNOLOGICI

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Il parchimetro è a sinistra

Quando sono stato fortunato ho parcheggiato in una zona con la sosta super tecnologica.

Il parcheggio del forte romano Housesteads lungo il Vallo di Adriano, dove mi sono fermato all’inizio del mio giro dell’Inghilterra del Nord, è controllato da telecamere. Il pagamento si fa solo al termine della sosta, quando al parchimetro si deve inserire il numero di targa della propria auto. Il sistema video sorvegliato ha memorizzato il numero della tua auto e calcola in maniera automatica il tempo di sosta e l’importo da pagare. Ben accette le carte di credito, che sempre salvano quando non si hanno a disposizioni monete. Certo, non siamo alla comodità di pagare con un’applicazione del proprio smartphone, ma come sistema è molto pratico e per me, straniero e senza monete in tasca, è molto semplice.

Le difficoltà arrivano nelle località remote, dove il sistema di parchimetri è ancora legato alle vecchie monete.

PAY E DISPLAY A MONETE

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A volte non parcheggi

Anche in località remote, spiagge isolate, radure desolate, il parchimetro è lì che fa bella mostra di sé. Un totem eretto ad ammonimento contro i furbetti della sosta. Che fai? Non paghi? Butto l’occhio sul cruscotto delle altre auto e tutte, dico tutte, hanno il loro bel tagliandino esposto. Ed io, che non voglio passare per il classico italiano evasore, inizio a frugare nelle tasche, nello zaino, sotto il tappetino della macchina, alla ricerca di una moneta, un nichelino, un centesimo che mi metta in regola con il parcheggio.

Il parchimetro non accetta più le monete di rame, solo quelle in acciaio, quindi a me, ovviamente, mancano 15 centesimi per poter acquistare la sosta minima. Niente bar nelle vicinanze per un caffè e cambiare banconote. Non resta che cambiare zona.

Ci sono poi i parchimetri le cui istruzioni sono state distrutte da vandali o consumate dal tempo. Che faccio? Sfido la sorte e non pago? Tutte le altre macchine parcheggiate hanno il tagliando lì, addirittura incollato al finestrino con l’ora di scadenza bella evidenziata. Non pago, facendomi venire sensi di colpa per i prossimi dieci anni o inserisco monete a caso fino a quando non mi viene stampato il ticket?

Mi è capitato anche di dovermi districare con il display del parchimetro vagamente sbiadito. Le indicazioni sull’importo inserito e l’ora di fine sosta erano affidate alla fantasia. Cifre e lettere erano evanescenti come un ectoplasma, effimere come un fuoco fatuo. Solo la fantasia mi ha fatto inserire le monete giuste ed ottenere il mitico foglietto da esporre, nemmeno fosse la sacra sindone.

PAY E DISPLAY CON CARTE DI PAGAMENTO

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Quanto e come si paga

Devo ammetterlo: non amo usare contanti. Sono talmente abituato ad effettuare tutti i miei acquisti pagando con carta di credito o bancomat che spesso mi capita di andare in giro senza soldi.

Non potete immaginare la mia gioia quando trovo parchimetri che accettano il pagamento elettronico con le carte. Tuttavia, non sempre le cose vanno come mi piacerebbero e in alcuni casi ho rischiato di venire alle mani con un parchimetro. Di sicuro, l’ho preso a brutte parole.

Alcuni parchimetri richiedono di inserire il numero di targa prima del pagamento. Cifre e lettere vanno digitate sul tastierino che c’è sulla torretta, ma non sempre questo ha voglia di collaborare. A volte non prende il carattere che hai digitato, altre volte sembra che tu lo abbia schiacciato tre volte. Alla fine la si vince, ma nel frattempo è passato un quarto d’ora.

Inserisco, quindi, la carta di credito e parte il cinema. Prima che compaia una qualsiasi istruzione sul display passano ere geologiche. Sembra di sentire in lontananza il rumore dei vecchi modem, quelli che pigolavano e squittivano prima di collegarsi alla rete dati.

Alla richiesta del pin, il display si spegne e si accende ad intermittenza per poi riaccendersi con un minaccioso messaggio di errore. Codice errato. Ripeto l’operazione un altro paio di volte, sempre col display lampeggiante e alla fine il netto rifiuto del sistema: nessun collegamento alla rete.

Bene, ma non benissimo. Non cedo neppure questa volta alla mia origine italiana e recupero quattro monete sufficienti a quel quarto d’ora di sosta per la passeggiata.

QUANDO SI SPEGNE IL PAY E DISPLAY

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Si paga anche qui

L’avventura più assurda l’ho avuta a Lancaster. Sono stato in questa località per puro caso, dopo il ritardo del traghetto per l’Isola di Man come ho raccontato qua.

Il primo parcheggio presso il quale mi sono fermato aveva il parchimetro rotto. Il secondo era uno per soli residenti, nemmeno tanto in centro, quindi ho desistito e mi sono spostato oltre. Ho cercato parcheggio in un centro commerciale. A pagamento, sul tetto dell’edificio, vicino all’ascensore rotto e con il parchimetro che accetta le carte di credito. Peccato che io non abbia guardato gli orari di apertura e solo una volta al piano terra chiedo in giro. Il parcheggio ha gli stessi orari del centro commerciale. Chiude alle 17. Sono le 16.45. Evviva.

Punto, allora, al parcheggio della locale stazione ferroviaria. Grande, trafficata, solo 4 sterline per tutto il giorno di sosta. Non ci sono orari di chiusura.

Ritiro il ticket all’accesso al parcheggio. Mentre esco, note i parchimetri sul primo binario della stazione di Lancaster. Ottimo, così al ritorno so dove pagare. Mi distraggo, vedo gente, faccio cose e, verso le 23.30, torno a prendere la macchina.

La stazione è chiusa! Il parchimetro irraggiungibile, quindi nessuna possibilità di pagare la sosta. Al parcheggio ci sono altre auto. Le istruzioni affisse sul cartello, ma anche sul sito della società di gestione, non parlano di questa eventualità. Ancora più inquietante, le sbarre di accesso e uscita sono alzate. Tre inquietanti telecamere sorvegliano l’accesso del parcheggio, quindi il dubbio che mi assale è che se esco senza pagare mi rincorrerà la cavalleria di sua Maestà.

UN FINALE INASPETTATO PER IL PAY E DISPLAY

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Quando il telefono ti paga il parcheggio

Decido, comunque, di uscire dal parcheggio con la mia auto. Vago nel piazzale deserto della stazione alla ricerca di un’anima pia che mi possa dare conforto.

Nessuno!

Dopo qualche attimo, da dietro un cancello della stazione esce un dipendente con la sua macchina, alla quale mi accosto al volo.

Racconto la mia disavventura e, forse complice il mio inglese non perfetto, il tizio si offre per aprire le sbarre del parcheggio con la sua tessera. Vedendo le barriere aperte, capisce l’equivoco, si fa una risata e mi dice che a stazione chiusa non si paga più la sosta, anche se si è parcheggiati dalla mattina.

Non mi rimane che andarmene, con una leggera ansia, a prendere il traghetto per l’Isola di Man, sperando di non vedermi recapitare qualche mega multa.

Dopo un viaggio in traghetto non completamente confortevole, come ho raccontato in questo post, ho comunque deciso di chiamare il call centre di chi gestisce l’area di sosta. Al telefono, una premurosa voce femminile mi conferma quanto detto la sera prima dal ferroviere e mi dice di stare tranquillo. Da loro funziona così.

PAY E DISPLAY NON MI AVRETE PER UN PO’

E’ arrivato il momento di consegnare l’auto a noleggio. Come sempre Avis mi ha dato la possibilità di una vacanza senza problemi. Se non fosse stato per gli inconvenienti con i parchimetri, direi anche perfetta. Mi aspettano Liverpool e Manchester, mete conclusive di questo giro nel nord ovest dell’Inghilterra. Fermandomi pochi giorni in ogni città non avrò più bisogno dell’auto e quindi non dovrò litigare ancora con le macchinette del pay e display.

Almeno fino al prossimo viaggio nel Regno Unito.


 

Blackpool: la Rimini d’Inghilterra

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Blackpool è la città del divertimento per famiglie più famosa dell’Inghilterra. Nata all’inizio del 1800, ha da subito avuto come vocazione quella di attirare i vacanzieri inglesi alla ricerca di mare e spensieratezza.

Ideale per qualche giorno di svago, è sempre piena di turisti che dalle vicine grandi città di Liverpool, Manchester, ma anche Londra, vengono in questa città per passare le loro vacanze.

PERCHE’ ANDARE A BLACKPOOL

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La lunga promenade di Blackpool

Normalmente, quando organizzo i miei viaggi tendo ad evitare le località facilmente troppo affollate da turisti. Blackpool tuttavia, pur essendo una meta ambitissima per le vacanze giovani e familiari, ha sempre avuto un gran richiamo su di me. In questo giro d’Inghilterra, partito da Newcastle, passando per il Distretto dei Laghi, per proseguire sull’Isola di Man, prima di andare a Liverpool e Manchester, è stato semplice inserire una tappa di un paio di giorni in questa cittadina.

Da sempre appassionato di treni e di tutto ciò che viaggia su rotaie, sapevo che fino a pochi anni fa questa città inglese era l’unica ad avere ancora una linea di tram funzionanti. Avevo visto più di una foto o di un filmato dei vecchi vagoni circolanti lungo la promenade della città. Sono sempre stato incuriosito di vederli dal vivo, salendoci sopra e fare un giro a bordo di queste carrozze storiche.

Così ho pianificato una visita a Blackpool, non tanto per la sua spiaggia e il suo mare poco invitanti, ma per i suoi tram storici.

I TRAM STORICI DI BLACKPOOL

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Tram storico di Blackpool

Sui binari dei tram di Blackpool continuano a circolare alcuni vecchi modelli dell’epoca d’oro del trasporto pubblico su rotaia. Tra le nuove carrozze a piano ribassato e con aria condizionata, si possono vedere anche tram a due piani nella classica livrea verde e crema. Sono tram dagli interni eleganti e divanetti imbottiti comodissimi. Ci sono anche dei tram più curiosi, dalle forme strane e divertenti.

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Lo storico tram scoperto

Tra questi, fa la sua bella figura il tram scoperto, la versione decapottabile del trasporto pubblico su rotaia. E’ un vecchio tram al quale hanno asportato la copertura e circola lungo la promenda durante le belle giornate assolate. Sul sito ufficiale si possono trovare molte informazioni circa gli orari e il percorso di questi veicoli d’epoca. Questi tram storici effettuano giri turistici tra due delle più conosciute attrazioni di Blackpool: la Torre di Blackpool e Pleasure Beach.

THE BLACKPOOL TOWER

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La Torre di Blackpool

Ispirata alla Tour Eiffel di Parigi, con i suoi 158 metri di altezza è sicuramente l’attrazione più appariscente di Blackpool. La Torre fa parte di un complesso più grande. Alla sua base, un edificio di mattoni rossi di tre piani racchiude il Tower Circus, diverse attrazioni per grandi e piccini e la meravigliosa Ballroom.

Inaugurata nel 1894, la Torre è stata protagonista di piccoli grandi avvenimenti nel corso della sua “carriera”. Tre anni dopo, la cima della torre prese fuoco e la notarono fino a 50 miglia di distanza. Tra il 1921 e il 1924 sostituirono tutte le travi d’acciaio di cui è composta perché le precedenti presentavano uno stato di corrosione eccessivo.

Un transatlantico la scambiò per un faro durante una tempesta, perdendo la rotta e affondando vicino alla spiaggia di Blackpool. Ancora oggi, durante la bassa marea si può vedere il relitto adagiato sul fondale.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, la Royal Air Force installò un radar sulla cima e nel 1984 comparve un gigantesco King Kong appeso lungo la struttura.

Nel 1998 venne posizionato, sul pavimento dell’osservatorio sulla vetta della torre, il Walk of Faith, un enorme pannello di vetro trasparente sul quale camminare sospesi nel vuoto. In effetti ci vuole molta fede, molto fegato e coraggio per camminarci sopra sapendo di essere a 120 metri sopra la strada.

Oggi, prima di raggiungere la cima della Torre di Blackpool, la lunga coda di turisti fa tappa in un cinema 4D, dove il pubblico viene intrattenuto con un video sulla storia della torre con effetti non sempre riusciti.

Sul sito ufficiale della Torre di Blackpool, The Blackpool Tower, ci sono molte altre curiosità ed aneddoti, oltre ai dettagli su tutte le attrazioni del complesso e i prezzi.

THE BLACKPOOL PLEASURE BEACH

Non c’è località turistica che si rispetti che non abbia il suo gran bel parco di divertimenti. Pleasure Beach di Blackpool è molto più di questo. Nato nel 1896 per attirare turisti nella nuova cittadina, questo parco è ora il più grande e più visitato del Regno Unito. Si trova nella zona meridionale della promenade della città e lo si può paragonare a Gardaland, non tanto per le dimensioni, decisamente più contenute, quanto per le attrazioni ad alto tasso adrenalinico.

Questo parco ha ben 10 montagne russe, alcune tra le più veloci e più alte del mondo. Quattro di queste sono in legno e garantiscono ancora emozioni al cardiopalma. A mio avviso, la più divertente è la Steeplechase, una corsa ad ostacoli in sella a cavalli metallici che si rincorrono su e giù per il percorso di questo ottovolante.

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Montagna russa in sella a cavalli

Dall’aspetto ad alcuni tratti un po’ vintage, Pleasure Beach assicura divertimento per tutta la famiglia. Molte le attrazioni per i più piccoli. Al parco si può accedere pagando un biglietto d’ingresso minimo e poi decidere su quali “giostre” salire. Oppure si può comprare un ticket che già include tutte le attrazioni. Sul sito ufficiale si possono trovare tutte le informazioni necessarie.

ALTRI DIVERTIMENTI A BLACKPOOL

Il lungomare di Blackpool è un continuo susseguirsi di piccolo o grandi luoghi di divertimento. Non si contano le sale giochi, numerosi sono i bingo e, tra un negozio di souvenir e l’altro, ecco comparire luoghi di richiamo dai nomi famosi, come il museo delle cere Madame Tussauds. Non manca un grande acquario, uno zoo, tre o quattro campi golf e molto altro.

Sui diversi pontili che si incontrano lungo la promenade ci sono altri parchi divertimento. Sono di richiamo per molti visitatori che passano la giornata tra una ruota panoramica e un ottovolante.

Nessun problema nemmeno per mangiare. Numerosi i ristoranti che si possono trovare nel centro della cittadina, a pochi passi dalla Torre. Una zona pedonale unisce le aree commerciali e diversi sono ristoranti e fastfood che si possono trovare lungo queste vie.

Insomma, l’industria del turismo britannico ha la sua capitale in questa città che si raggiunge facilmente anche con il treno. In realtà, la città è nata proprio grazie all’arrivo della ferrovia che ha portato da subito migliaia di turisti a godersi il mare d’Irlanda da queste spiagge.

Dopo una sosta di un paio di giorni a Blackpool è tempo di proseguire con il mio tour dell’Inghilterra del nord. Prossima destinazione Liverpool.


 

Isola di Man: a metà strada tra Scozia e Irlanda

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L’Isola di Man mi ha sempre incuriosito e appena ho potuto ho organizzato una gita di un paio di giorni alla scoperta di queste terre. Molto semplice visto che stavo arrivando da un giro nel nord Inghilterra, come vi ho raccontato qui e qui.

Dalle coste inglesi ogni giorno partono due traghetti che raggiungono l’Isola. Altri collegamenti via mare sono previsti con l’Irlanda, così come il locale aeroporto è raggiunto da voli diretti anche dall’Italia.

Famosa per essere la sede del Tourist Trophy, una gara motociclistica su strada piuttosto insidiosa, conosciuta con le iniziali TT, l’Isola di Man è nota anche per la razza di gatti con la coda mozza che porta il suo nome. Ovviamente di quei gatti io non ne ho visto ombra!

L’ISOLA DI MAN ARRIVANDO DAL MARE

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L’alba vista dal traghetto per l’Isola di Man

Sono sbarcato sull’Isola di Man all’alba di una mattina di fine luglio. Il mio traghetto aveva circa 16 ore di ritardo dovuto ad un guasto. Pur di portarci a destinazione, la compagnia Steam Packet ha organizzato una nuova corsa con un catamarano con partenza intorno alle 3 del mattino.

Per ingannare le ore di attesa prima della partenza, dal porto di Heysham, piuttosto desolato e privo di alcuna attrattiva, mi sono spostato nella vicina cittadina di Lancaster. Dopo quattro passi in centro, un paio d’ore al cinema e una birra al pub rimane ben poco da fare e decido di tornare al porto. Faccio check in e mi incolonno prima di tirar giù il sedile e dormire un po’.

L’imbarco è puntuale nel ritardo e alle 3.30 il catamarano prende il largo. La pur confortevole sistemazione a bordo e l’ottimo servizio hanno leggermente alleviato un diffuso malessere dovuto al mare agitato. Se il catamarano è più veloce di un traghetto tradizionale, in condizioni di mare forte è sicuramente più sensibile alla forza delle onde.

Così, ondeggiando e sobbalzando per circa quattro ore, ho potuto ammirare una fantastica alba nel mezzo del mare d’Irlanda, prima di sbarcare a Douglas, capitale dell’Isola.

LA CAPITALE DOUGLAS

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Vista della baia di Douglas

La capitale dell’Isola di Man si trova all’interno di una ampia baia sulla costa orientale. E’ una cittadina piuttosto tranquilla, la più grande di tutta l’isola, dove vi risiede un terzo di tutti gli abitanti. Ha diversi punti di attrazione. Una affascinante camera oscura, la Great Union Camera Obscura, attira moltissimi turisti. Di epoca vittoriana, questa camera oscura, attraverso l’uso di 11 lenti e specchi, permette una visione a 360° più che nitida del panorama circostante.

La lunga promenade percorre quasi interamente la baia. Si possono fare piacevoli passeggiate lungo il bordo del mare o sulla spiaggia del centro città oppure si può decidere di fare un giro sul curioso tram trainato da cavalli. Fondato nel 1876, il tram a cavalli di Douglas ancora oggi richiama moltissimi turisti. E’ sicuramente una delle attrazioni principali della città e dell’intera Isola di Man.

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Un tram trainato da cavalli

Questa linea di tram è piuttosto breve, circa 2,5km, e unisce il terminal traghetti con il deposito principale di Derby Castle lungo tutta la promenade. Non è sicuramente l’unica attrazione su rotaie di Douglas, né dell’intera Isola di Man. Infatti, l’Isola di Man è un paradiso per gli appassionati di treni e rotaie come me. Dalla capitale parte una ferrovia a vapore in miniatura verso sud e uno storico tram elettrico verso nord.

L’ISOLA DI MAN A BORDO DI UN TRENO A VAPORE

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Il treno a vapore dell’Isola di Man

L’Isola di Man, pur essendo piccola, circa 60km da nord a sud e meno di 25km da est ad ovest nel punto più largo, ha un gran numero di binari. Da Douglas a Port Erin, nel sud dell’isola, c’è un ferrovia a scartamento ridotto, dove treni trainati da originali locomotive a vapore, perfettamente restaurate, sono la gioia di turisti ed appassionati. I treni percorrono questa linea di circa 25km attraverso la campagna e suggestivi paesaggi. E’ quello che rimane di una rete più estesa che collegava anche località sulla costa occidentale e nel nord dell’Isola. Oggi è possibile raggiungere le principali attrazioni del sud stando seduti comodamente sui divanetti delle piccole carrozze e facendo delle piccole passeggiate dalle stazioni.

Nel capolinea di Port Erin c’è un grazioso museo ferroviario dove ripercorrere la storia di questa ferrovia e osservare alcuni cimeli conservati nel tempo.

LE FERROVIE ELETTRICHE DELL’ISOLA DI MAN

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Un tram dell’Isola di Man

Da Douglas in direzione nord c’è  la Manx Electric Railway,  una linea a metà tra tram e ferrovia che percorre circa 28,5km lungo la costa orientale dell’Isola. Partendo dal capolinea di Derby Castle nella capitale, questi tram di epoca vittoriana, restaurati in ogni dettaglio, risalgono la collina verso Ramsey, una cittadina costiera nel nord, nota tra l’altro per essere punto di partenza delle tappe di montagna del Gran Prix locale.

Il viaggio a bordo di questi tram è emozionante anche per chi non è appassionato di treni e rotaie. Viaggiare su questi vagoni di legno è un salto indietro nel tempo, dove la tecnologia è ridotta al minimo essenziale. Lungo il percorso si può ammirare lo spettacolo delle colline che scendono verso il mare. Si attraversano villaggi da cartolina, vaste praterie, qualche bosco e si incontrano molti turisti, ma anche abitanti del posto che utilizzano questo tram quotidianamente.

Più o meno a metà del percorso, nella stazione di Laxey, c’è la partenza della linea di tram per la Snaefell Mountain, che con i sui 620m è la montagna più alta dell’Isola di Man.

SNAEFELL MOUNTAIN RAILWAY

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Il tram sulla vetta della Snaefell Mountain

La Snaefell Mountain Railway è lunga circa 8km e si arrampica fino alla vetta della montagna attraversando la splendida campagna dell’Isola. Lungo il tragitto, con l’aumentare dell’altitudine, la vista si apre a panorami mozzafiato. Si dice che, in condizioni meteo più che perfette, dalla vetta si possano vedere sia la Scozia ad est che l’Irlanda ad ovest. Ovviamente, quando sono arrivato io in cima al monte le nuvole a bassa quota coprivano il panorama e un vento gelido spazzava la zona.

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La nebbia in vetta

I vagoni sono quelli originale, quando dalla fine del 1800 portavano i turisti in vetta. Qua, una ricca caffetteria/tavola calda accoglie i passeggeri che, tra una passeggiata e l’altra, aspettano il tram successivo per tornare a valle.

Curiosa la presenza della terza rotaia al centro dei binari lungo i tratti in salita. Contrariamente all’uso comune come cremagliera, ossia una rotaia alla quale una ruota dentata si aggancia per agevolare la salita, in questo caso serve come freno. Nei tratti in discesa, alcuni piuttosto ripidi, un paio di ganasce poste sotto il vagone fanno presa lungo i bordi di questo binario e ne rallentano la corsa.

A poca distanza dal capolinea di Laxey si può scorgere una grande ruota rossa.

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L’enorme ruota rossa di Laxey

Con i suoi 22 metri di diametro, la Laxey Wheel, conosciuta anche col nome di Lady Isabella, in onore della moglie del governatore dell’Isola al tempo dell’inaugurazione, questa ruota serviva per pompare l’acqua dalle sottostanti miniere. Oggi è considerata un monumento dell’Isola e attira sempre numerosi turisti.

Se proprio non si è sazi di treni e rotaie, si possono fare giri su altre ferrovie turistiche dell’Isola di Man.

ALTRE FERROVIE TURISTICHE SULL’ISOLA

The Great Laxey Mines Railway è una cortissima linea di piccoli treni che percorrono i binari delle miniere di Laxey. Al posto dei vagoni pieni di minerali grezzi, oggi ci sono vagoncini per turisti. Dal capolinea di Laxey, questi trenini raggiungo l’entrata delle miniere qualche centinaia di metri dopo. Gestita da volontari, è solitamente aperta solo il sabato.

The Groundle Railway è una linea turistica a vapore gestita unicamente da volontari. I caratteristici treni vittoriani circolano quasi esclusivamente la domenica, da maggio ad ottobre. Da fine giugno a tutto agosto potrebbero circolare anche il mercoledì, ma le corse non sono garantite perché a volte manca personale. Per le feste di natale organizzano anche qualche treno speciale. Lo spettacolo di questa linea è la natura che circonda i binari, portando i turisti dall’entroterra fino a picco sul mare.

Insomma, quest’Isola è proprio un paradiso per gli amanti dei treni, dei tram, delle locomotive e tutto ciò che va su rotaie.

CURIOSITA’ DELL’ISOLA DI MAN

L’Isola non fa parte né dell’Europa, né della CEE, neppure del Commonwealth. E’ una sorta di protettorato del Regno Unito, ma non ne fa parte. Ha la propria moneta, che vale come la sterlina, e non se ne può prendere la cittadinanza.

E’ un’isola molto incantevole, con una natura ricca e rigogliosa. Tuttavia, se si è già stati in Irlanda e in Scozia, i panorami ricordano molto i paesaggi di questi due Paesi.

L’accoglienza è calorosa ed è piacevole girarla in macchina su strade non particolarmente trafficate. Attenzione però. Se arrivate via mare con una macchina a noleggio, dovrete molto probabilmente sottoscrivere una assicurazione aggiuntiva. Informatevi prima di partire.


 

Il Distretto dei Laghi: natura e relax

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Il Distretto dei Laghi è la prossima meta del mio tour nell’Inghilterra del Nord. Lasciata la cittadina di Newcastle sulla costa orientale e seguendo il Vallo di Adriano verso ovest, come avevo raccontato in questo post, è il momento di visitare questa regione suggestiva.

Immerso nel verde e ricco di tesori, il Distretto dei Laghi è il trionfo dei panorami mozzafiato e di una natura rigogliosa. Ideale per gli amanti del trekking, escursionisti in bicicletta e campeggiatori, è il luogo perfetto per rilassarsi e ricaricarsi.

IL DISTRETTO DEI LAGHI PATRIMONIO UNESCO

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Un tramonto nel Distretto dei Laghi

Dal 2017 questa zona del Nord Ovest dell’Inghilterra è entrata a far parte del patrimonio tutelato dall’Unesco (sito internet lakesworldheritage.co.uk). Questa area racchiude le cime più alte di tutta l’Inghilterra. Il Lake District National Park è il secondo parco più vasto del Regno Unito.

Il nome si deve, ovviamente, alla presenza di numerosi laghi che ne costituiscono la caratteristica principale. E’ una meta molto ambita da tutti gli inglesi che decidono di trascorrere le loro vacanze nei piccoli paesi che si affacciano sulle rive di questi placidi laghi. Sono anche molto diffusi i campeggi. Escursioni sui monti, trekking nei boschi, gite in bicicletta e mini crociere nei laghi sono solo alcune delle attività che si possono fare in questo distretto.

Non mancano gli interessi culturali. Il Distretto dei Laghi è strettamente legato ai poeti romantici inglesi. William Wordsworth, uno dei più famosi poeti inglesi, si è ispirato alla cornice paesaggistica dei Laghi, dove è nato e cresciuto.

La pace e la tranquillità che si possono trovare in queste zone non sono comuni: panorami bucolici e paesaggi rasserenanti sono una certezza. Tra boschi rigogliosi, cottage da cartolina e angoli suggestivi, una vacanza nel Distretto dei Laghi è un’occasione per rallentare i ritmi e godersi lo spettacolo della natura.

AMBLESIDE COME PUNTO DI PARTENZA

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Vista del lago Windermere da sopra Ambleside

Per visitare il Distretto dei Laghi ho scelto come “base” per le escursioni giornaliere un b&b nella località di Ambleside, sulle rive occidentali del lago Windermere.

Ambleside è un piccolo paese molto tranquillo. Anche d’estate, quando i turisti riempiono le stradine del borgo o il molo dei traghetti per le gite lungo il lago Windermere, il paesino rimane immune dal caos delle grandi città. Si trova al centro del Parco Nazionale, punto di partenza di molte escursioni sia a piedi che in bicicletta. Da qui si possono raggiungere in macchina tutti gli altri laghi e le altre località turistiche senza percorrere troppi chilometri.

Il b&b dove ho soggiornato, Slack Cottage, è una tipica ed elegante abitazione a due livelli. Immerso in uno splendido bosco e avvolto da un incantevole silenzio, il cottage è a pochi minuti a piedi dalle rive del lago. Tutto intorno è natura, cerbiatti che pascolano nei campi davanti casa e tranquillità. L’ospitalità dei due padroni di casa, Liz e Chris, è particolarmente calorosa.

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Vista da Slack Cottage

Alle piacevoli passeggiate nel borgo si possono alternare le suggestive escursioni sui traghetti. Dal molo di Ambleside partono mini crociere del lago Windermere. In una piacevole giornata di sole si può stare sul ponte superiore scoperto ad ammirare il panorama del lago che lentamente scorre davanti. Il tempo per coprire la lunghezza di tutto il lago è di circa un’ora e mezza.

Sbarcati nella località di Lakeside, all’estremità meridionale del lago, si può decidere di visitare il Lakes Aquarium, molto più di un semplice acquario, dove vengono esposte e conservate non solo le specie che si trovano nel Distretto dei Laghi, ma anche animali terresti provenienti da altre parti del mondo. Ulteriori informazioni sulle attività dell’acquario si possono trovare sul sito ufficiale.

Per gli amanti di ferrovie e treni storici, decisamente più interessante la Lakeside and Haverthwaite Railway.

LE FERROVIE TURISTICHE DEL DISTRETTO DEI LAGHI

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Treno a vapore di Lakeside

Vicino al molo dei traghetti di Lakeside, c’è una piccola stazione ferroviaria.  E’ il capolinea della linea turistica che porta fino a Haverthwaite, anonima località lungo il fiume Raven. Lunga poco più di 5 km, questa linea è ciò che rimane di un tratto ferroviario che, fino agli anni ’60, collegava questa zona del Distretto dei Laghi alla rete nazionale. Dopo la dismissione, un gruppo di appassionati ne ha ereditato le locomotive e i vagoni che oggi costituiscono una bella attrazione turistica.

Diverse sono le locomotive a vapore rimesse a nuovo e funzionanti. In testa a lunghi convogli di vagoni d’epoca, fanno su e giù lungo questa linea che costeggia il fiume Raven. Dai finestrini è possibile vedere panorami ancora incontaminati. Nella stazione di Haverthwaite, se non si opta per una camminata alla scoperta del circondario, si può visitare la rimessa dove vengono custodite e restaurate le locomotive e le carrozze. In attesa del treno di ritorno, la caffetteria della stazione offre una vasta scelta di piatti locali e ottime birre.

Per informazioni sui prezzi e gli orari dei treni, niente di meglio che un giro sul sito della Lakeside&Haverthwaite Railway.

Questa non è l’unica ferrovia turistica del Distretto dei Laghi. Tra le più suggestive di sicuro si trova la Ferrovia di Ravenglass

THE RAVENGLASS RAILWAY

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Un treno della Ravenglass railway

Questa ferrovia turistica parte dal paesino di Ravenglass che sorge lungo la foce di tre fiumi, Esk, Mite e Irt, quasi sulle rive del Mar d’Irlanda. Il villaggio è stato un porto molto importante per i romani e o alcuni resti delle antiche terme ne testimoniano il passaggio. Oggi è una tranquilla e piccola frazione turistica per famiglie. Il ritmo è scandito dalle lente maree che ridisegnano il paesaggio lungo i fiumi durante la giornata. Non lontano si può visitare il castello di Muncaster, dagli splendidi giardini.

Dalla stazione sulla linea principale si distacca una ferrovia in miniatura. A cavallo tra il 1800 e il 1900, questa linea a scartamento ridotto serviva principalmente le miniere di ferro del Distretto dei Laghi. Tra un treno e merci e l’altro vennero introdotti convogli passeggeri, ma nel 1913, a causa della diminuzione dei carichi di ferro e le non buone condizioni del tracciato, venne chiusa. Durante la Grande Guerra la linea fu oggetto di sperimentazioni tecniche, un nuovo modello di rotaie fu introdotto, e nuove miniere di granito diedero una nuova vita a questi treni. Col tempo, i traffici diminuirono, i costi di manutenzione crescevano e nel 1960 venne messa all’asta. Dal 1968 la nuova gestione ha investito molto in ristrutturazione e restauri, rinnovando le stazione e le fermate, recuperando le motrici diesel e le vecchie locomotive a vapore, intervenendo nella manutenzione dei rotabili e della linea.

Oggi è una delle più famose ferrovie turistiche del Distretto dei Laghi. Durante l’estate i treni in orario sono tutti pieni e spesso capita che mettano corse speciali per soddisfare la richiesta. La durata del singolo viaggio è di 40 minuti. Dal villaggio di Ravenglass, a bordo di carri scoperti o più angusti vagoni chiusi, si raggiunge la località Dalegarth. Il tragitto segue indicativamente prima il percorso del fiume Mite, poi dell’Esk per arrivare nel mezzo del nulla. Infatti, l’attuale capolinea di Dalegarth non era il terminal originale della ferrovia. Tuttavia, da questa stazione si possono fare piacevoli escursioni in attesa di prendere il treno di ritorno.

Il treno attraversa bellissimi boschi e piccoli villaggi. Fattorie e allevamenti sono una consuetudine del Distretto dei Laghi, ma è sempre curioso vedere mandrie di mucche a pochi metri dalla ferrovia. Il sito ravenglass-railway.co.uk offre tutte le informazioni per pianificare una bella gita su questa linea.

IL NORD DEL DISTRETTO DEI LAGHI

A nord del lago Windermere, numerosi paesini si affacciano sugli altri bacini di questo Parco Nazionale. I laghi Thrilmere, Derwent Water, Bassenthwaite Lake sono suggestive località dove organizzare escursioni e gite.

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Panorama del lago Ullswater

Il grande lago Ullswater è quesi la porta del Distretto per chi arriva da est e dalla cittadina di Penrith.

I villaggi sono piccole curiosità da visitare in poche ore. Nella località di Derwent, sull’omonimo lago, c’è un singolare Museo della Matita, il Derwent Pencil Museum, dove viene raccontata la storia di quella che era la più grande fabbrica di lapis prima del trasferimento della sede. Dalle vicine cave di grafite veniva estratta la materia prima che si lavorava in questi laboratori. Tra le note curiose viene raccontato come fu costruita la matita usata dalle spie dei servizi segreti, all’interno della quale venivano inseriti messaggi cifrati.

IL RESTO DEL DISTRETTO DEI LAGHI

Avendo più tempo dei quattro giorni che io ho dedicato alla visita di questa zona, si potrebbero scoprire molti altri piccoli paesi, affacciati su tanti altri laghetti, o immersi in boschi rigogliosi. Sono poche le cittadine, quasi tutte al margine del Parco Nazionale. Partendo la Nord, Carlisle, Penrith e Kendal si trovano sul lato orientale. Sulla costa del mar d’Irlanda, invece, sono molti i piccoli villaggi che richiamano turisti nella stagione calda.

Il turismo non è mai invadente, difficile trovare il traffico all’italiana lungo le seppur piccole strade. E’ piacevole andare alla scoperta del territorio e perdersi tra le stradine che in un attimo ti portano dal mare alle alte vette della zona.

Facile trovare ottimi pub che servono buona birra e piatti prelibati a costi contenuti. Non deve spaventare neppure l’orario della cena. Ormai, anche in questa area, servono da mangiare fino a tardi.

Prossima tappa l’Isola di Man. Cliccate qua se volete leggere il post.


 

Newcastle: trampolino per l’Inghilterra del nord

Newcastle upon Tyne è la più grande città dell’Inghilterra del nord. Si trova quasi al confine con la Scozia, sull’estuario del fiume Tyne, ad est verso il mare del Nord.

Il fiume ha scavato una profonda valle e per unire le due sponde sono stati costruiti negli anni diversi ponti.

Il TYNE BRIDGE DI NEWCASTLE

Per farmi arrivare fino a qua è bastato vedere la foto del Tyne Bridge.

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Il Tyne Bridge di Newcastle

Immediatamente il pensiero è volato dall’altra parte del mondo.

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Il Sydney Harbour Bridge

Due ricerche sul web, qualche sana lettura, in poco tempo scopro che i due ponti sono stati progettati e realizzati dallo stesso architetto. Costruiti in contemporanea, il ponte di Newcastle è molto più piccolo di quello di Sydney, ma altrettanto suggestivo.

È stato bello poter organizzare le vacanze partendo proprio dalla cittadina inglese che con il suo ponte mi ha fatto sentire di nuovo a Sydney.

Se andate qua troverete un mio ricordo legato al ponte di Sydney

GLI ALTRI PONTI DI NEWCASTLE

Passeggiando lungo le rive del Tyne, non si rimane indifferenti nel vedere quanti ponti ci siano ponti.

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Altri due ponti di Newcastle

In totale se ne contano ben 7 che attraversano la profonda vallata del fiume più o meno in corrispondenza del centro cittadino.

Alcuni sono solo per macchine e pedoni. Altri solo ferroviari. Uno, a due livelli, sia per auto (al piano inferiore) che per treni (al livello superiore).

Uno in particolare, il più recente, è solo per pedoni e biciclette.

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Il Gateshead Millennium Bridge di Newcastle

IL GATESHEAD MILLENNIUM BRIDGE

A Newcastle c’è un’operazione di sviluppo cittadino che va avanti da un paio di decenni. Tra i lavori rientra anche la bonifica e il recupero del lungo fiume. In questa zona, adesso, sono parecchi i locali dove passare la serata.

Ad unire le due sponde è questo nuovo ponte riservato solo a pedoni e biciclette. È una costruzione dalle forme molto leggere. Due archi, uniti da tiranti d’acciaio, costituiscono le due strutture portanti.

Per garantire il passaggio di navi anche grosse, il ponte si “inclina”. L’arco superiore viene fatto inclinate in modo che quello inferiore si alzi. Il movimento e le forme ricordano a molti un battito d’occhio o un occhiolino.

Sul sito ufficiale del ponte, cliccando qua, si possono trovare tante altre informazioni tecniche e curiosità, comprese le date e gli orari in cui viene “alzato”. Peccato non essere stato lì durante uno di questi “battiti”.

LA NUOVA NEWCASTLE

Newcastle è una cittadina che si può visitare in poco tempo. Saltando musei, gallerie d’arte, cattedrali e chiese, il centro città lo si vede in un giorno.

Purtroppo, il desiderio di modernità ha portato nel centro cittadino un unico, enorme e mastodontico centro commerciale. Poche le strutture d’epoca sopravvissute al cambiamento. Il Theatre Royal, proprio scritto così, è un elegante edificio neoclassico che si trova a pochi passi dalla centralissima Monument.

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Il Grey’s Monument nel centro di Newcastle

La città è sicuramente famosa per la sua vivace vita notturna. Grazie alla presenza di diverse università e college, sono molti i ragazzi che riempiono i tanti pub e bar del centro e lungo il fiume.

GO WEST – VERSO IL LAKE DISTRICT

Dopo la veloce visita a Newcastle, è tempo di dirigersi verso il Distretto dei Laghi, prossima meta di questa vacanza.

Lungo il tragitto verso ovest, una fermata è d’obbligo per visitare le rovine di un vecchio forte di epoca romana, costruito lungo il Vallo di Adriano.

Infatti, proprio lungo questa direttrice, quasi al confine tra Scozia e Inghilterra, si estendeva questa fortificazione in pietra fatta edificare dall’Imperatore Adriano. Serviva a difendere la Britannia, occupata dai Romani, dalle invasioni dei “barbari” che calavano da nord. Tutto questo ricorda vagamente il “Trono di Spade“.

L’Housesteads è uno dei pochi posti dove vedere i resti di un forte romano. Dopo aver pagato un salatissimo parcheggio, nel biglietto di ingresso è compresa anche una visita guidata dell’area. Il sito è gestito dal National Trust, l’ente nazionale per la tutela dei beni storici.

Per saperne di più e organizzare bene la visita, consiglio di dare un occhio al sito ufficiale, cliccando qui.

La visita richiede almeno un’ora di tempo se si va veloce, due sono più che consigliate.

La mia prossima meta è il Distretto dei Laghi, ma ne parlerò nel prossimo post (clicca qua)


Amburgo: una città ricca di sorprese

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Mi sono ritrovato ad Amburgo un weekend ad inizio giugno. E’ stato quasi per gioco, per soddisfare il desiderio di visitare una città del nord Europa che non fosse la solita capitale. Cercavo anche una località dal clima mite primaverile, dove il grande caldo non fosse ancora arrivato.

Ho scoperto così una città ricca di vita e posti da visitare. Sono stati giorni di piacevoli passeggiate tra i diversi quartieri di questa città/stato. Il clima è stato particolarmente caldo e afoso, ma questo non mi ha fermato. Ho macinato chilometri tra un grande magazzino e i pontili in riva al fiume Elba.

Ho fatto il turista in mezzo a tanti turisti. Pochi gli italiani che scelgono come meta Amburgo. Ho visitato i luoghi storici della città e i nuovi quartieri in pieno sviluppo edilizio, al posto dei vecchi magazzini di stoccaggio.

DOV’E’ AMBURGO

Amburgo è nel nord/ovest della Germania, più a nord di Berlino e anche di Londra. Si trova sull’estuario del fiume Elba, ed è proprio grazie alle acque navigabili di questo fiume che è diventata il secondo porto d’Europa per volume di traffico. Per molto tempo, i grossi porta-container arrivavano fin nel cuore della città, attraversata da una fitta rete di canali. Oggi le attività si sono spostate nelle aree a sud dell’Elba, liberando moltissime zone del centro, ora diventate moderne zone alla moda.

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Il centro di Amburgo

Sono i quartieri dei vecchi depositi di stoccaggio delle merci, riconvertiti in eleganti palazzi con affaccio sui canali. Intorno a questi edifici si sono moltiplicati locali dove andare a bere una birra, ascoltare musica dal vivo o mangiare in un romantico ristorante.

Si può anche semplicemente passeggiare tra un canale e l’altro e rimanere affascinati da come questi quartieri siano cambiati nel tempo. Infatti, per aiutare i turisti più curiosi, non mancano pannelli informativi che raccontano, anche con l’ausilio di foto d’epoca, come si sia evoluta la città negli anni.

Tra i tanti cambiamenti che ha visto la città, uno che sicuramente spicca agli occhi dei turisti è il modernissimo edificio della Filarmonica dell’Elba.

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La Filarmonica dell’Elba

ELBPHILHARMONIE DI AMBURGO

La Filarmonica dell’Elba sorge sopra un vecchio magazzino di stoccaggio nel quartiere di HafenCity, sulla riva dell’Elba. L’edificio ospita tre sale da concerto, una delle quali tra le più grandi ed avanzate del mondo. Ci sono pure un lussuoso hotel, 44 appartamenti e qualche ristorante.

E’ visitabile gratuitamente acquistando il biglietto direttamente all’ufficio informazioni che si trova di fronte l’ingresso. Altrimenti si possono comprare i biglietti on line, sul sito ufficiale dell’Elbphilharmonie, ma ho visto che viene applicata una commissione di 2€.

L’ accesso alla struttura è attraverso un lungo corridoio in salita, dove un tapis roulant particolare porta quasi all’ingresso dei teatri. Anziché avere un normale andamento rettilineo, questo tappeto mobile fa come una specie di onda prima di arrivare a destinazione all’ottavo piano. Un’altra breve salita conduce al foyer delle sale e alla terrazza panoramica, il Plaza,  che corre lungo tutto il perimetro dell’edificio. La vista della città che si gode da questo punto privilegiato lascia senza fiato.

Da questa zona si può fare una piacevole passeggiata tra i vecchi magazzini riconvertiti, attraversando antichi ponti su canali ora percorsi da battelli turistici. Oppure si può tornare in centro con la metropolitana o i bus.

IL CENTRO DI AMBURGO

Il centro cittadino è ricco di bellissimi monumenti e palazzi storici sopravvissuti prima ad un grande incendio e poi ai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Abili opere di conservazione e ripristino ne hanno restituito il fascino di un tempo.

La piazza del municipio, Rathaus in tedesco, è il cuore della città vecchia, Altstadt. Il municipio è ospitato in un edificio di stile neorinascimentale, costruito sul finire del 1800. Le sue dimensioni sono impressionanti: la facciata misura 111 metri e la torre raggiunge i 112 metri.

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La torre del Municipio di Amburgo

Nell’edificio hanno sede anche il Senato e il Parlamento del land di Amburgo. Durante la giornata vengono organizzate diverse visite guidate a pagamento che portano i turisti attraverso le numerose stanze del palazzo, sia nel Parlamento che nel Senato. Non sono previste guide in lingua italiana.

Nelle vicinanze si possono trovare moltissimi negozi di grandi marche di lusso, un paio di grandi magazzini con i marchi più conosciuti e tanti locali dove mangiare e bere.

Con una breve passeggiata si può raggiungere il Memoriale della chiesa San Nicola.

ST NIKOLAI MEMORIAL AD AMBURGO

Costruita poco prima del 1200, questa chiesa divenne cattedrale a tre navate dopo il Grande Incendio del 1842 che la distrusse insieme a gran parte della città. Ricostruita in stile neogotico, nel 1847 fu edificata una torre campanaria di 147 metri. I bombardamenti aerei che sconvolsero Amburgo nel 1943 non risparmiarono neppure questa cattedrale. Si salvarono solo qualche muro perimetrale e la torre campanaria, non completamente distrutta. Grazie a benefattori e donazioni, la torre venne completamente ricostruita, ma decisero di non recuperare l’intera cattedrale, lasciando le rovine superstiti come memoriale delle distruzioni della guerra.

Oggi, un ascensore in vetro raggiunge un belvedere situato a 76 metri all’interno della torre. Da qui si può ammirare un panorama a 360° della città. La vista spazia dalle gru del porto commerciale a sud dell’Elba fino ai quartieri più remoti. Una mostra fotografica mostra alcune viste dall’alto della città prima e dopo i bombardamenti.

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Vista di Amburgo dall’alto

ALTER ELBTUNNEL (IL VECCHIO TUNNEL SOTTO L’ELBA)

All’inizio del 1900 c’era il problema di velocizzare i collegamenti attraverso le due sponde dell’Elba. A nord risiedevano i lavoratori che dovevano raggiungere i cantieri navali a sud del fiume. Fino ad allora gli spostamenti venivano garantiti da traghetti, ma dal 1911 la situazione cambiò radicalmente.

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Il vecchio tunnel sotto l’Elba

Vennero infatti costruiti sotto il letto del fiume due tunnel di 426,5m che collegano tutt’oggi le due rive dell’Elba. La particolarità, direi unica al mondo, è che l’accesso ai tunnel è garantito esclusivamente da ascensori!

Non ci sono strade di accesso, solo 5 ascensori per lato (e una scala in metallo da mille mila gradini) che scendono fino a 23,5 metri sotto il fiume. Tre sono adibiti al trasporto di auto, due solo per pedoni e biciclette.

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Gli ascensori del vecchio tunnel

Oggi sono diversi i ponti che scavalcano il fiume e questo tunnel rimane più una attrazione turistica che una essenziale via di comunicazione. Le pareti delle gallerie sono ricoperte da mattonelle celesti. Alcune rilievi in terracotta raffigurano la fauna dell’Elba.

Al termine della passeggiata sotto il fiume, si emerge nel quartiere dei vecchi cantieri navali, dove da un belvedere si può ammirare tutto il profilo di Amburgo.

Dall’altra parte del tunnel, in città, il primo quartiere che si incontra è St Pauli. Un tempo considerato la zona meno desiderabile dove vivere, dal 18° secolo divenne casa dell’attività più antica del mondo. I marinai appena sbarcati correvano in questa area a farsi coccolare da donne che davano loro l’amore in cambio di parte dei guadagni. Ancora oggi è considerato il quartiere a luci rosse, con una strada, in parte protetta da sguardi ingenui, dove donne seminude mettono in mostra il loro corpo.

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Un ostello e un sexyshop

IL QUARTIERE ST PAULI

Tra un sexy shop ed un ostello, questo quartiere è il centro della vita notturna. Discoteche, pub, ristoranti in ogni via, i giovani riempiono le strade per tutta la notte. Non manca un enorme area all’aperto, nella Spielbudenplatz, dove si organizzano concerti e djset.

Il Reeperbahn, il quartiere a luci rosse, esercita ancora il suo fascino. Accanto allo storico St Pauli Theater, autorevole teatro di Amburgo, non mancano negozi bizzarri.

Questa area è al centro di un radicale cambiamento, intenzionato a far perdere l’aspetto erotico e popolare della zona, a favore di uno stile di vita più tranquillo.

Nella zona nord del quartiere si respira un’aria più romantica e bohemienne allo stesso tempo. Tra tranquille vie residenziali si trovano negozi di abiti usati, botteghe artigiane e bar caratteristici, dove la colazione tipica tedesca viene servita fino a tardi.

MINIATUR WUNDERLAND

Devo confessare un segreto che non è poi nemmeno tanto segreto. Già in questo post di qualche tempo fa avevo parlato della mia passione per i treni.

Il motivo del mio viaggio ad Amburgo è stato perché la città ospita il più grande plastico ferroviario del mondo.

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I trenini di Miniatur Wunderland

Più di 16 milioni di visitatori hanno visitato questa esposizione che si estende su quasi 1500 metri quadrati di superficie. Più di 1000 locomotive trainano i treni sugli oltre 15 km di binari. In oltre 16 anni dall’apertura sono state costruite almeno 9 sezioni con altrettante ambientazioni. Si passa dalla stazione centrale di Amburgo, alla Scandinavia. Austria e Svizzera sono presenti con i loro panorami anche innevati. Non mancano gli Stati Uniti dove i treni attraversano Las Vegas o le rosse montagne del deserto del Nevada.

Anche l’Italia fa bella mostra di sé. La stazione di Roma Termini è capolinea dei nostri treni. C’è Venezia con i suoi canali. I treni passano anche tra le montagne a picco sul mare delle Cinque Terre e della costiera Amalfitana. Il Vesuvio erutta i suoi lapilli mentre un treno sfreccia sul viadotto sopra Pompei.

Tutto è curato fin nei minimi dettagli. E’ proprio questa estrema precisione, quasi maniacale, a far rimanere a bocca aperta. Persone alle finestre, gente che scia, macchine e camion che sfrecciano su autostrade. Persino una nave cargo nelle acque di un fiume. E poi ponti mobili, concerti gremiti di folla, luna park e feste di paese.

Hanno ricreato un aeroporto dove gli aerei atterrano e decollano realmente, macchine di servizio in movimento sulla pista e terminal dove si attestano gli eaeroplani.

MINIATUR WUNDERLAND BY NIGHT

Se l’emozione di fronte a questo spettacolo non bastasse, gli ideatori del parco hanno pensato di creare anche suggestioni notturne. Ogni 15 minuti vengono spente le luci, simulato un tramonto e, grazie a più di 380mila luci led, viene ricreata una perfetta ambientazione notturna. Il Colosseo è illuminato in ogni suo arco, nei piccoli appartamenti vengono accese e spente le luci come nelle case vere. Sui televisori va in onda il tg ripreso nello studio anch’esso in miniatura. Il luna park in scala ridotta ha le sue luci intermittenti e sul palco del concerto le luci stroboscopiche vanno a ritmo di musica.

I treni corrono con i compartimenti illuminati, le macchine hanno le luci di posizione accese e tutto è creato per farti vivere la notte.

Passerei giornate intere a vedere i treni fare su e giù da un ambiente all’altro. Perderei ore intere a controllare ogni singolo particolare di questo immenso plastico.

PERCHE’ AMBURGO

Amburgo è stata una sorpresa sotto moltissimi punti di vista. Una grande città del nord, ben vivibile, con una efficientissima rete di trasporto pubblico. Offre moltissimo al turista curioso, che ama camminare e scoprire le piccole grandi perle che questa città regala.

Merita sicuramente di essere visitata anche solo per un weekend.


 

Bianco: un cuore pieno di ricordi

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Ho parlato di Bianco la prima volta su un sito, Blogwithaview, che purtroppo terminerà la sua avventura a breve. Mi dispiacerebbe se questo racconto andasse perso quindi lo riposto anche sul mio blog. Grazie ancora a Giordano per l’opportunità che mi ha regalato.

BIANCO COME LUOGO DEL CUORE

Esiste in Calabria, sulle spiagge del mar Jonio ad una settantina di chilometri da Reggio, un paesello di poco più di 4000 anime.

Questo paesello, sconosciuto ai molti, si chiama Bianco.

Non ho mai saputo l’origine di questo nome, non l’ho mai chiesto ai nonni. Ho sempre pensato che si riferisse alla luce accecante che annienta il panorama nelle ore più calde, quando il sole scende a picco e sembra voler bruciare ogni cosa.

Bianco per me è l’estate della mia infanzia, ricordi legati ai nonni. Erano giornate intere passate in spiaggia ad entrare ed uscire di continuo dall’acqua senza il controllo dei grandi, tanto cosa volevi che potesse succedere.

BIANCO E LA CASA SULLA SPIAGGIA

Casa nostra era sulla spiaggia, letteralmente, a circa 200 metri dalla riva. Per arrivare alla porta d’ingresso dovevi camminare nella sabbia: la strada finiva molto prima e ti facevi questa breve passeggiata tra le dune di sabbia.

La prima volta che aprivi il portone d’ingresso, dopo un intero inverno che casa era rimasta chiusa, un intenso odore di umido e di chiuso ti avvolgeva come un domopak. Io rimanevo stordito qualche attimo sulla soglia, mentre la nonna correva ad aprire tutte le finestre, scavalcando mucchietti di sabbia che si erano accumulati qua e là entrando da sotto le porte non proprio stagne.

Era una casa enorme, soprattutto per me bambino abituato a vivere in un appartamento di città di dimensioni più contenute.

Ad accoglierti c’era un enorme ingresso, che era anche il soggiorno, la sala da pranzo e il salotto considerate le dimensioni. In questa stanza si facevano venire gli ospiti, c’era la credenza con i piatti e i bicchieri del servizio buono.

Non c’era la tv. Già tanto che ci fosse la luce.

In quegli anni, primi anni ’70, era sempre un’avventura passare un’intera estate a Bianco. L’acqua arrivava solo per poche ore al giorno e la luce spesso andava via, soprattutto quando c’erano forti temporali e tempeste. Per superare l’emergenza si raccoglieva l’acqua in grandi vasche di metallo e con quella ti lavavi, facendola scaldare al sole. C’era una tinozza dentro la quale la nonna mi faceva entrare, quando ancora riuscivo ad entrarci. Ogni sera, dopo che avevo passato l’intera giornata a giocare in giro, dentro quella tinozza la nonna cercava di togliermi quel centimetro e mezzo di zozzeria che ero riuscito a spalmarmi in ogni.

BIANCO E LE TRADIZIONI

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Le luminarie per la festa di Bianco

Il 15 agosto si festeggia la Madonna di Pugliano, protettrice di Bianco. Varie processioni si rincorrono per le viuzze del paese. C’è anche qualche tentativo di processione su una barca di pescatori. Non mancano i concerti della banda, qualche zampognaro e le bancarelle per la via principale.

La festa culmina nella notte di ferragosto con uno spettacolo di fuochi d’artificio tale da far impallidire la contraerei meglio attrezzata degli Stati Uniti. Per circa un’ora vengono sparati nel cielo sopra Bianco, a pochi metri dalle case sulla spiaggia, quintali di polvere da sparo di tutti i colori e forme, con un tale fragore da farti dilaniare la cassa toracica. Io avevo l’abitudine di salire in terrazza e aspettare lo sparo del primo fuoco dopo aver portato su decine di sedie per chi veniva a trovarci. Poi mi appollaiavo sul parapetto e mi divertivo a vedere quanta gente fosse arrivata ad aspettare i fuochi.

Il 15 agosto non si poteva fare il bagno in mare, lo imponeva la tradizione. Si passava la giornata ad aiutare la nonna in cucina, ad andare col nonno a comprare le paste con la crema e ad aspettare pranzo. A mezzogiorno in punto veniva servita la lasagna al forno con le polpettine, il prosciutto e la mozzarella. Non soddisfatti di questo primo piatto dietetico, per secondo la nonna faceva il mitico brociolone. E’ un polpettone ripieno di ogni ben di dio, uova, prosciutto, formaggio, di una consistenza tale che avrebbe potuto benissimo sfamare un reggimento intero.

BIANCO E LA MOVIDA

A Bianco c’è poco da vedere, è innegabile. E’ un anonimo paesino che conosci solo perché o hai antenati che sono nati lì, o perché hai qualche amico che te ne ha parlato e ti ci ha portato. Ha una lunghissima spiaggia di millemila chilometri, mai interrotta, di finissima sabbia bianca che diventa ciottoli e piccoli sassi a pochi metri dal bagnasciuga. Il mare, blu cobalto e verde smeraldo, è salatissimo, più di altri. Se non stai attento fai presto a ritrovarti al largo perché sprofonda quasi subito e non si tocca più.

Ci sono ancora i pescatori, con le loro barche issate a riva e all’ombra delle quali si dorme da signori dopo una bella nuotata. Escono in mare tendenzialmente la notte, con le loro lampare che illuminano una piccola porzione di acqua, e fanno ritorno poco dopo l’alba, prestissimo, per vendere il pesce direttamente in spiaggia a compaesani che conoscono la qualità del pescato.

C’è un lido, uno stabilimento balneare che è anche ristorante, pizzeria e sala da ballo. Una discoteca all’aperto che richiama una piccola folla di ragazzi ogni sera e che riempie di musica l’intera notte, per la gioia di chi ci abita vicino. Proprio in questo lido, tanti anni fa, si organizzavano concerti e serate con personaggi più o meno noti del mondo dello spettacolo, ai quali si poteva accedere anche a titolo gratuito grazie alle conoscenze e a vari gradi di parentela che ti legavano ai tizi dell’ingresso.

BIANCO E RAFFAELLA CARRA’

In una di queste serate mio padre mi portò a vedere Raffaella Carrà che si esibiva in un suo concerto. Erano pur sempre gli anni ’70, si era a Bianco e la Carrà spopolava per il suo caschetto, l’ombelico di fuori e i suoi programmi televisivi.

Tra un Tuca-Tuca e un Rumore la serata filò via allegramente e ci si ritrovò ad aspettare l’uscita della Nostra Signora di fianco alla porta del camerino. Io in braccio a mio padre, un piccolo drappello di fans con macchine fotografiche in mano. Quando la Carrà mise il naso fuori non si capì più nulla. Urla, spintoni e flash che scoppiettavano qua e là e senza capire come mi ritrovai in braccio alla Diva che mi sorrise e si fece fotografare. Mio padre, stralunato, ci guardò e, senza accorgersi del miracolo, essere toccati dalla Carrà non era, e non è, affare di tutti i giorni, mi riprese a sé quasi terrorizzato.

Delle foto di quel momento non c’è traccia; son dovuti passare quasi quarant’anni perché potessi avere una foto con la Carrà. Rimane solo il ricordo, un po’ sfuocato, di quell’avventura, che per un bimbetto aveva ben poco significato.

Sono tornato a Bianco dopo 17 anni dall’ultima volta che ho visto la festa per la Madonna di Pugliano e mi sono affacciato di nuovo a quel parapetto a guardare quanta gente fosse venuta ad aspettare il primo scoppio: son passati tanti anni, tanta musica è stata suonata al lido, ma quei fuochi d’artificio mi hanno emozionato come la prima volta.

SIETE CURIOSI DI ANDARE A BIANCO?

Se volete andare anche voi a passare qualche giorno a Bianco siete sempre in tempo a mandarmi un messaggio e a chiedermi altri dettagli.

E non dimenticate di leggere qualche vecchio post dei miei, tipo questo