Pay e display: l’incubo della sosta inglese

Viaggiando in Gran Bretagna con un auto a noleggio mi sono spesso imbattuto nell’incubo del pay e display.

Parcheggiare in un’area di sosta inglese a volta ti porta a confrontarti con norme diverse da un parcheggio all’altro, anche con esiti divertenti.

Nell’ultima mia esperienza di viaggio in Inghilterra, che potete leggere a partire da questo post, ho avuto ancora una volta un rapporto conflittuale con il pay e display inglese.

PAY E DISPLAY COME IN ITALIA

In Italia siamo ormai abituati che quando parcheggiamo sulle strisce blu dobbiamo come minimo andare a pagare alla macchinetta, ritirare il tagliando ed esporlo sul cruscotto.

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Istruzioni per il parcheggio

Bene o male le cose succedono così anche in Inghilterra, se non fosse che ogni area di sosta ha le sue norme e non sempre sono comprensibili. Se ci si aggiunge che i parchimetri sono di diversi modelli e che non sempre sono funzionanti, allora parcheggiare diventa un vero incubo.

La prima dura realtà con la quale ci si confronta è che in città è impossibile parcheggiare senza pagare. Ovunque io abbia provato a lasciare l’auto in sosta, che fosse un vicolo nascosto o la strada principale, era sempre un’area a pagamento.

Armato di un portamonete colmo di centesimi e sterline, il mio approccio con il parchimetro è sempre dubbioso. Capisco bene quello che c’è scritto o sto prendendo lucciolo per lanterne? Inizia così il mio rapporto con la sosta in terra inglese, supportato a volte dalla tecnologia, altre volte osteggiato proprio da questa.

PAY E DISPLAY TECNOLOGICI

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Il parchimetro è a sinistra

Quando sono stato fortunato ho parcheggiato in una zona con la sosta super tecnologica.

Il parcheggio del forte romano Housesteads lungo il Vallo di Adriano, dove mi sono fermato all’inizio del mio giro dell’Inghilterra del Nord, è controllato da telecamere. Il pagamento si fa solo al termine della sosta, quando al parchimetro si deve inserire il numero di targa della propria auto. Il sistema video sorvegliato ha memorizzato il numero della tua auto e calcola in maniera automatica il tempo di sosta e l’importo da pagare. Ben accette le carte di credito, che sempre salvano quando non si hanno a disposizioni monete. Certo, non siamo alla comodità di pagare con un’applicazione del proprio smartphone, ma come sistema è molto pratico e per me, straniero e senza monete in tasca, è molto semplice.

Le difficoltà arrivano nelle località remote, dove il sistema di parchimetri è ancora legato alle vecchie monete.

PAY E DISPLAY A MONETE

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A volte non parcheggi

Anche in località remote, spiagge isolate, radure desolate, il parchimetro è lì che fa bella mostra di sé. Un totem eretto ad ammonimento contro i furbetti della sosta. Che fai? Non paghi? Butto l’occhio sul cruscotto delle altre auto e tutte, dico tutte, hanno il loro bel tagliandino esposto. Ed io, che non voglio passare per il classico italiano evasore, inizio a frugare nelle tasche, nello zaino, sotto il tappetino della macchina, alla ricerca di una moneta, un nichelino, un centesimo che mi metta in regola con il parcheggio.

Il parchimetro non accetta più le monete di rame, solo quelle in acciaio, quindi a me, ovviamente, mancano 15 centesimi per poter acquistare la sosta minima. Niente bar nelle vicinanze per un caffè e cambiare banconote. Non resta che cambiare zona.

Ci sono poi i parchimetri le cui istruzioni sono state distrutte da vandali o consumate dal tempo. Che faccio? Sfido la sorte e non pago? Tutte le altre macchine parcheggiate hanno il tagliando lì, addirittura incollato al finestrino con l’ora di scadenza bella evidenziata. Non pago, facendomi venire sensi di colpa per i prossimi dieci anni o inserisco monete a caso fino a quando non mi viene stampato il ticket?

Mi è capitato anche di dovermi districare con il display del parchimetro vagamente sbiadito. Le indicazioni sull’importo inserito e l’ora di fine sosta erano affidate alla fantasia. Cifre e lettere erano evanescenti come un ectoplasma, effimere come un fuoco fatuo. Solo la fantasia mi ha fatto inserire le monete giuste ed ottenere il mitico foglietto da esporre, nemmeno fosse la sacra sindone.

PAY E DISPLAY CON CARTE DI PAGAMENTO

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Quanto e come si paga

Devo ammetterlo: non amo usare contanti. Sono talmente abituato ad effettuare tutti i miei acquisti pagando con carta di credito o bancomat che spesso mi capita di andare in giro senza soldi.

Non potete immaginare la mia gioia quando trovo parchimetri che accettano il pagamento elettronico con le carte. Tuttavia, non sempre le cose vanno come mi piacerebbero e in alcuni casi ho rischiato di venire alle mani con un parchimetro. Di sicuro, l’ho preso a brutte parole.

Alcuni parchimetri richiedono di inserire il numero di targa prima del pagamento. Cifre e lettere vanno digitate sul tastierino che c’è sulla torretta, ma non sempre questo ha voglia di collaborare. A volte non prende il carattere che hai digitato, altre volte sembra che tu lo abbia schiacciato tre volte. Alla fine la si vince, ma nel frattempo è passato un quarto d’ora.

Inserisco, quindi, la carta di credito e parte il cinema. Prima che compaia una qualsiasi istruzione sul display passano ere geologiche. Sembra di sentire in lontananza il rumore dei vecchi modem, quelli che pigolavano e squittivano prima di collegarsi alla rete dati.

Alla richiesta del pin, il display si spegne e si accende ad intermittenza per poi riaccendersi con un minaccioso messaggio di errore. Codice errato. Ripeto l’operazione un altro paio di volte, sempre col display lampeggiante e alla fine il netto rifiuto del sistema: nessun collegamento alla rete.

Bene, ma non benissimo. Non cedo neppure questa volta alla mia origine italiana e recupero quattro monete sufficienti a quel quarto d’ora di sosta per la passeggiata.

QUANDO SI SPEGNE IL PAY E DISPLAY

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Si paga anche qui

L’avventura più assurda l’ho avuta a Lancaster. Sono stato in questa località per puro caso, dopo il ritardo del traghetto per l’Isola di Man come ho raccontato qua.

Il primo parcheggio presso il quale mi sono fermato aveva il parchimetro rotto. Il secondo era uno per soli residenti, nemmeno tanto in centro, quindi ho desistito e mi sono spostato oltre. Ho cercato parcheggio in un centro commerciale. A pagamento, sul tetto dell’edificio, vicino all’ascensore rotto e con il parchimetro che accetta le carte di credito. Peccato che io non abbia guardato gli orari di apertura e solo una volta al piano terra chiedo in giro. Il parcheggio ha gli stessi orari del centro commerciale. Chiude alle 17. Sono le 16.45. Evviva.

Punto, allora, al parcheggio della locale stazione ferroviaria. Grande, trafficata, solo 4 sterline per tutto il giorno di sosta. Non ci sono orari di chiusura.

Ritiro il ticket all’accesso al parcheggio. Mentre esco, note i parchimetri sul primo binario della stazione di Lancaster. Ottimo, così al ritorno so dove pagare. Mi distraggo, vedo gente, faccio cose e, verso le 23.30, torno a prendere la macchina.

La stazione è chiusa! Il parchimetro irraggiungibile, quindi nessuna possibilità di pagare la sosta. Al parcheggio ci sono altre auto. Le istruzioni affisse sul cartello, ma anche sul sito della società di gestione, non parlano di questa eventualità. Ancora più inquietante, le sbarre di accesso e uscita sono alzate. Tre inquietanti telecamere sorvegliano l’accesso del parcheggio, quindi il dubbio che mi assale è che se esco senza pagare mi rincorrerà la cavalleria di sua Maestà.

UN FINALE INASPETTATO PER IL PAY E DISPLAY

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Quando il telefono ti paga il parcheggio

Decido, comunque, di uscire dal parcheggio con la mia auto. Vago nel piazzale deserto della stazione alla ricerca di un’anima pia che mi possa dare conforto.

Nessuno!

Dopo qualche attimo, da dietro un cancello della stazione esce un dipendente con la sua macchina, alla quale mi accosto al volo.

Racconto la mia disavventura e, forse complice il mio inglese non perfetto, il tizio si offre per aprire le sbarre del parcheggio con la sua tessera. Vedendo le barriere aperte, capisce l’equivoco, si fa una risata e mi dice che a stazione chiusa non si paga più la sosta, anche se si è parcheggiati dalla mattina.

Non mi rimane che andarmene, con una leggera ansia, a prendere il traghetto per l’Isola di Man, sperando di non vedermi recapitare qualche mega multa.

Dopo un viaggio in traghetto non completamente confortevole, come ho raccontato in questo post, ho comunque deciso di chiamare il call centre di chi gestisce l’area di sosta. Al telefono, una premurosa voce femminile mi conferma quanto detto la sera prima dal ferroviere e mi dice di stare tranquillo. Da loro funziona così.

PAY E DISPLAY NON MI AVRETE PER UN PO’

E’ arrivato il momento di consegnare l’auto a noleggio. Come sempre Avis mi ha dato la possibilità di una vacanza senza problemi. Se non fosse stato per gli inconvenienti con i parchimetri, direi anche perfetta. Mi aspettano Liverpool e Manchester, mete conclusive di questo giro nel nord ovest dell’Inghilterra. Fermandomi pochi giorni in ogni città non avrò più bisogno dell’auto e quindi non dovrò litigare ancora con le macchinette del pay e display.

Almeno fino al prossimo viaggio nel Regno Unito.


 

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